Riflettere sulle cause della Grande guerra per evitare che si riproduca
di RenatoL’attacco alla scuola pubblica non è solo rivolto ai diritti contrattuali degli insegnanti; è – soprattutto – un colpo sferrato ai diritti delle studentesse e degli studenti. A quelli che, domani, saranno cittadini con diritti e doveri nel nostro Paese. Un colpo, insomma, a tutta la società e al modo in cui il nostro Paese costruirà il proprio futuro.
Per capire da dove prende le mosse lo storico accordo del maggio 2015 tra Cina e Russia per la fornitura di gas, bisogna muoversi tra i dati relativi all’ultimo decennio , periodo in cui il Regno di Mezzo cominciò a rivedere le sue politiche energetiche anche alla luce di problemi ambientali e di salute sociale, e mise le basi per il futuro accordo venuto a conclusione il mese scorso.
A distanza di quasi otto anni dal terribile rogo che nel dicembre 2007 uccise sette operai, la magistratura compie un altro passo verso l’alleggerimento delle responsabilità. Dopo la derubricazione degli omicidi dolosi in omicidi colposi, ora viene disposta anche un’ulteriore riduzione delle pene inflitte ai responsabili. Nel paese del Jobs Act la vita di chi lavora è un fattore secondario.
Il sistema economico-sociale dominante nell’occidente del pianeta, si avvale ultimamente di forme governative “democratiche”, le cui forme in continua evoluzione, sono da adattare alle esigenze dei mutamenti produttivi. Sotto le apparenze di questa formula istituzionale, politica e ideologica si nasconde il comando sul lavoro altrui.
La resistibile riduzione del proletariato a plebe moderna attraverso una “buona scuola” volta alla formazione di una forza lavoro flessibile e soggetta al modello dei lavoretti imposto dal Jobs act. A tale inquietante scenario – reso sempre più realistico dalla passività e dalla inconsapevolezza dei subalterni – sarà possibile reagire nel momento in cui anche gli odierni umiliati e offesi comprenderanno che ognuno non può che essere l’artefice del proprio destino.
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di Alba VastanoRestare due ore con il fiato sospeso e la vista incredula a tanta inquietante -ma anche affascinante- visione, fra l’immaginifico, il patetico, l’osceno e l’horror. Questo è “Tale of Tales”, ovvero “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone. Fra il geniale e la follia. Così, al cinema, in una domenica di fine maggio. E pensare che finalmente ne è valsa la pena di passare dal botteghino a pagare un biglietto per vedere un film.