L’arrivo a Gemona, la fine del viaggio

E’ una battaglia di civiltà mantenere il treno. L’ultima tappa a piedi sulla Pedemontana del Friuli.


L’arrivo a Gemona, la fine del viaggio Credits: foto di Giuliano Guida

Ultima tappa del reportage di viaggio che ci ha condotto a piedi lungo i binari più remoti del Paese, sulle strade ferrate inoperanti a causa della lenta (e insensata) dismissione a favore del trasporto su gomma . Gemona, la fine del viaggio, e sempre la stessa certezza: “ La Pedemontana del Friuli è amata dalle persone del posto”.

di Claudio C.

CON L’ECO DEI TRENI

A piedi sulla strada ferrata

Viviana, oltre ad essere la mamma di Davide, è stata anche sindaco di Osoppo nei primi anni del 2000; la incontriamo per caso appena arrivati in città ed approfittiamo per farci due chiacchiere. “Purtroppo non esiste una politica dei trasporti che incentivi l’uso della ferrovia, provincia e regione preferiscono la gomma anche perché l’azienda di trasporto pubblico ha fra i soci i comuni, che possono così spartirsi i dividendi. Pensate, qui a Rivoli sorge una zona industriale con oltre 2000 lavoratori, eppure non c’è un treno che possa portarli al lavoro, ma neanche prima quando circolavano, infatti il servizio fra Gemona e Pinzano veniva effettuato solo la domenica”. Storicamente il treno veniva molto utilizzato, questa fu una zona di emigranti per tutti gli anni ‘50-’60 e “nell’immaginario collettivo rappresenta ancora la miseria, la povertà. Nei ricordi vi è l’immagine del migrante con la valigia che lascia la sua terra”. Anche lei è convinta che la frana sia stata un pretesto, quell’occasione tanto aspettata da alcuni, e crede che il vero motivo sia l’ignavia. “Si la linea può riaprire ma deve esserci la volontà di farlo, si deve potenziare l’offerta adeguandola alle esigenze dei viaggiatori e soprattutto fornire un servizio efficiente che sia connesso anche ad uno sviluppo turistico”. Come molte altre persone incontrare ha un legame affettivo con la littorina, un mix di memoria personali ed esperienze, cita i viaggi da adolescente a Pinzano o Sacile ed i felici momenti dell’infanzia con i campi scout nei dintorni di Cavasso.

Siamo sul marciapiede del primo binario, vicino a noi la sala del Dirigente Movimento, la stazione è attiva e presenziata, il capostazione regola il traffico dei treni merci fra qui ed Osoppo. Difficile e vietato proseguire a piedi lungo la ferrovia, anche se non si potrebbe potremmo utilizzare lo stradello o le stradine che costeggiano la via ferrata. Discutiamo, le nostre posizioni sono contrastanti. Un signore ci chiede chi siamo e cosa facciamo e dopo avergli parlato del nostro viaggio ci informa di essere un ferroviere in pensione, un ex capostazione proprio di questa linea. “Sapete le linee erano due una volta, quella Gemona-Pinzano-Sacile e poi Pinzano-Casarsa ,ma quest’ultima venne chiusa già alla fine degli anni sessanta costringendo molti dalla zona di Spilimbergo a recarsi a Pinzano per prendere il treno. Così quello era diventato il principale punto di viaggiatori”. Poi ci fa un po’ di storia, “linea a singolo binario non elettrificata, prima sotto dirigenza unica collocata a Spilimbergo e successivamente a Pinzano, anche dopo il passaggio alla dirigenza centrale. Dalla fine degli anni novanta in questa stazione i treni circolavano solo nel fine settimana e dalla metà dei duemila più nessuno. Di fatto in quella data la linea era già stata chiusa al trasporto passeggeri. C’è stata una volontà chiara e precisa in questo, una strategia che si ripete simile in tutta Italia. Corse messe in orari inservibili, disservizi continui, sostituzione dei treni con i bus ed infine chiusura della linea. Dal nord al sud è uno stillicidio continuo”. Ci salutiamo con una sua valutazione, “sono sicurissimo che la Pedemontana possa avere una grande utilità al servizio degli abitanti di questa regione ma anche per uno sviluppo turistico dell’area e per il trasporto delle merci delle innumerevoli fabbriche. Beh eventi particolari potrebbero richiamare una grande attenzione, penso in particolare ai treni storici a vapore”.

Ed incredibilmente fra una chiacchiera e l’altra anche il nostro problema si risolve in una maniera imprevista ma ben accetta. Rimediano un passaggio a bordo di un treno in partenza, montiamo sul locomotore con i due macchinisti e percorriamo così in senso figurato anche questi ultimi 4 km di traversine. Gemona, fine del viaggio ma inizio di nuove avventure, ad accoglierci trionfalmente troviamo Enrico, ormai una garanzia ed un punto fermo per noi ed Andrea, quarantenne di Gemona e principale animatore del Comitato Sacile-Gemona nonché componente del Comitato Pendolari Alto Friuli e, soprattutto, colui che ci ha fornito preziosi contatti per i nostri incontri trasformando questo viaggio in un’avventura indimenticabile. La sua disponibilità e gentilezza è impagabile e lo appureremo ulteriormente nei giorni successivi in cui ci farà da guida per la natia cittadina. Saluti abbracci e ringraziamenti reciproci. La stazione è invasa da un gruppo di circa 20 ciclisti, “vedete”, ci dice, “vengono dall’Austria, hanno percorso la ciclabile dell’Alpe Adria costruita sul tracciato ferroviario della vecchia Pontebbana ed ora stanno aspettando il Micotra, il treno che effettuata il servizio biciclette con apposita carrozza e che collega il Friuli alla Carinzia. Il servizio è affidato alla società ferroviaria regionale Fuc tramite materiale OBB (ferrovie austriache), purtroppo Trenitalia dal 2009 ha tagliato i collegamenti transfrontalieri e di trasportare bici neanche a parlarne. Da quando è partito questo servizio nel 2012 e grazie alla splendida ciclabile, un flusso continuo e numeroso di cicloturisti raggiunge la nostra cittadina. Pensate, un analogo servizio sulla Pedemontana sarebbe perfetto, il collegamento ideale che porterebbe un ulteriore sviluppo aumentando i visitatori di tutta la zona”. La bellezza e l’incanto di questo tracciato che passa su ponti e galleria di fine ottocento lo verificheremo un paio di giorni dopo, quando insieme ad Enrico, Andrea e Davide, percorrendo in bici i circa 60 km che da Tarvisio portano a Gemona; come noteremo attentamente che in un giorno infrasettimanale saranno una decina i ciclisti che alle 7 del mattino monteranno sul Micotra per raggiungere il confine.

Gemona, cittadina di 11.000 abitanti è il comune più popoloso a nord di Udine, colpita dal terremoto del 1976 che provocò oltre 400 vittime vanta una gradevole zona storica che porta ancora indelebili i segni della tragedia. Una mostra fotografica infatti ripercorre la storia del borgo mentre le colonne del duomo sono rimaste storte in ricordo di quel tragico momento ed infine un centro sportivo e ricreativo è stato realizzato su una collinetta creata con le macerie del sisma. Il centro storico è stato completamente riedificato come era in origine mentre i lavori di ricostruzione del castello non sono ancora terminati ma dalla sua sommità si può ammirare uno sbalorditivo panorama, con le verdi montagne che sovrastano l’abitato. L’origine medievale, era un comune autonomo già nel 1200-1300, oltre che dalla undici contrade e dalla porta di Udine, l’ultima rimasta in piedi, viene ricordata con la festa medievale di agosto e dall’evento del tallero.

Il sindaco ci aspetta in municipio per un breve incontro.”La linea aveva una ricaduta importante nel tratto pordenonese, meno nel gemonese ma comunque era significativa per gli studenti che arrivavano in città. Pertanto bisogno legarla ad uno sviluppo turistico considerando le numerose bellezze ambientali che ci sono, mi auguro che nell’immediato futuro tanti turisti possano percorrere la pedemontana in treno”. Ci parla poi dell’impegno della comunità montana e della provincia per la realizzazione di una rete di piste ciclabili in connessione fra loro, un’importante volano turistico ma anche un’occasione di svago e di mobilità lenta per gli abitanti del distretto. “Aspettiamo l’esito dello studio di fattibilità, i costi economici sono ingenti ma se vi è un vantaggio sociale, come ridurre il numero di automobili, si possono avere anche delle perdite. E poi sono numerosi gli operai della zona industriale di Osoppo che potrebbero giungere in fabbrica con il treno, certo vi è la necessità di rimodulare l’orario dei treni in base ai turni di lavoro e a quelli delle scuole. E’ il momento di fare scelte importanti e la regione deve metterci i soldi”. Il sindaco si ricorda di aver viaggiato diverse volte su questa linea e di essersi preso una forte otite perché passava il tempo fuori dal finestrino ad ammirare i paesaggi meravigliosi.

Arriva per noi il momento di festeggiare è così si va a cena con alcuni degli amici che abbiamo incontrato e conosciuto durante il viaggio e qualcuno nuovo. La scelta del posto ricade sul ristorante Willy dove nel cortile campeggiano una Locomotiva FS E.626, prima motrice a trazione 3 KV corrente continua costruita fra gli anni venti e trenta, e la locomotiva a vapore FS 835, costruita fra i primi del novecento e gli anni 20 e rimasta in servizio fino al 1984 negli scali e sui raccordi di tutta la rete italiana. “Parlavamo di cosa fare contro la chiusura della linea, non potevamo rimanere inermi, e così venuta l’idea dello striscione che vedete ed è nato il Comitato Sacile-Gemona” ci raccontano gli attivisti della ferrovia. “Abbiamo appeso il nostro striscione al Comune di Gemona e da lì è partita la staffetta che in 30 giorni ha percorso tutta la tratta, e in questo modo il nostro vessillo con la scritta Trenitaglia ridacci il nostro treno ha risaltato sui palazzi di tutti gli enti locali per 2-3 giorni cadauno”.

Andrea ci conferma che vi è stato un movimento generale, una partecipazione globale, “che ha visto i pendolari, la popolazione, gli enti locali, dar vita a staffette, incontri. E’ una battaglia di civiltà mantenere attivo il treno”. Teme che il prezioso patrimonio rappresentato dalla Pedemontana e da questa lotta di civiltà possa disperdersi, a distanza di tre anni non si è ottenuto ancora niente ed è preoccupato che la ferrovia cada nel dimenticatoio considerato anche che lo studio di fattibilità doveva essere depositato a fine maggio ma di cui non si sa ancora nulla. “Ho paura che la gomma abbia la preferenza invece bisognerebbe ampliare l’asse del ferro e poi solo dopo integrarlo con la gomma, dobbiamo fare un salto di qualità e la regione deve impegnarsi in questo. Il Friuli Venezia Giulia è isolato dal punto di vista ferroviario, l’Italia dell’alta velocità finisce a Mestre, ma con la Pedemontana gli abitanti dell’alto Friuli impiegavano un’ora in meno rispetto alla direttissima Udine-Venezia”. Poi, come sempre, emergono i ricordi personali, “da ragazzo facevo ciclismo agonistico e prendevo sempre il treno per raggiungere Sacile dove mi allenavo con la squadra”.

Sandro fa parte del circolo di legambiente e collabora da anni con il periodico gemonese Pense e Maravè, ci vuole intervistare e noi cogliamo l’occasione per parlare un po’ con lui. “Sono nato a Travesio nel casello prima della stazione, mio padre era ferroviere. Ho studiato a Padova ma la più grande soddisfazione era scendere a Sacile e prendere la littorina per tornare a casa”. La possibilità che ritorni a circolare è fondamentalmente un aspetto politico, basterebbe quello per riattivare la linea e per questo crede che vi sia la necessità di mantenere una forte e costante pressione sulle istituzioni, tenere alta l’attenzione anche perché la gente sta riscoprendo l’importanza di una mobilità dolce, di trascorrere il tempo in maniera diversa, di saper godere dei momenti che si hanno. “Una volta da bimbo mio padre mi portò a caccia con lui, erano le 4 del mattina ma io rimasi sul treno che ripartì, così per fermarlo pensò bene di sparare qualche colpo”.

Romano Vecchiet ci accoglie nel suo studio fra vecchi libri ed un’atmosfera di antichità. Oltre ad essere il direttore della Biblioteca Civica di Udine è un grande appassionato, conoscitore ed amante di treni e ferrovie; ha scritto alcuni volumi sul tema affrontando sia il contesto locale che quello internazionale. Nato a S. Daniele del Friuli, ha trascorso la sua vita proprio a ridosso della Pedemontana e dopo aver ascoltato con passione e curiosità la nostra avventura arriva il suo momento di parlare. “Il primo viaggio in treno da solo l’ho fatto da Cimano, che era la fermata del mio paese natale, fino a Sacile su una ALn772. Il biglietto era manuale e me lo fece l’assuntore”. Per anni veniva a lavorare la domenica esclusivamente perché era l’unica giornata in cui il treno circolava sull’intera tratta Sacile-Gemona, lui saliva a Pinzano e poi prendeva la coincidenza per Udine, “erano le tre ore più belle della settimana, le aspettavo con gioia ed ansia”, tanto impiegava per arrivare a destinazione, dopodichè qualche oretta di lavoro e poi si ritornava indietro. “Eravamo spessissimo solamente io ed il macchinista. Purtroppo negli ultimi anni ho dovuto rinunciare anche a questo piacere, in quanto non avevo più una coincidenza per il ritorno.” “Il problema principale sta proprio qua, la volontà di fare orari assurdi, non congeniali, insomma fare di tutto affinché i viaggiatori siano il meno possibile, un controsenso eppure sembra essere la logica che guida le FS”.

Ci confida che perfino il ministro Barca restò sorpreso del forte interesse delle persone del luogo per il recupero della ferrovia e per le molte proposte avanzate. “Bisogna scardinare la cultura del trasporto privato, che dà il senso della libertà ma che in realtà è solamente una prigione e contestualmente incentivare al massimo il trasporto pubblico in particolare quello ferroviario. La Sacile-Gemona può avere una grossa utilità, se tutti i Comuni, anche quelli più lontani, mettono il treno al primo posto come mezzo di locomozione, usato per raggiungere destinazioni più lontane mentre l’intermodalità con la gomma deve servire per arrivare nelle stazioni ferroviarie”. Ci salutiamo con le seguenti parole che non possiamo non condividere, l’essenza stessa di questo viaggio ne è fortemente impregnata ed influenzata: “La Pedemontana del Friuli è amata dalle persone del posto”.

25/09/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: foto di Giuliano Guida

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L'Autore

Claudio C.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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