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Contro il riformismo di destra e l’opportunismo di sinistra

Il riformismo di destra nel continente europeo e americano favorisce l’ascesa dell’estrema destra, mentre l’opportunismo di sinistra, in nome del tanto peggio tanto meglio, non fa nulla per contrastare il ritorno al governo degli eredi del fascismo.


Contro il riformismo di destra e l’opportunismo di sinistra Credits: immagine generata da intelligenza artificiale Gemini

Anche in Brasile vince l’estrema destra. La prospettiva di presentare una alternativa rappresentata dall’ala sinistra liberaldemocratica della classe dominante borghese è fallimentare. La linea in America Latina di prendere le distanze dalla posizione antimperialista di Chavez non ha pagato. Anche la prospettiva di accettare le regole del gioco della classe dominante in funzione di una alternanza elettorale ci sta facendo precipitare nel bonapartismo regressivo.

La stessa caduta del governo Sanchez, dinanzi alla grande ripresa della mobilitazione sociale, è emblematica. Questo governo aveva creato la falsa illusione che fosse possibile una alternativa socialdemocratica alla destra estrema. In realtà le poche cose buone che ha fatto erano dovute a un livello di mobilitazione sociale non indifferente e al fatto che Sanchez, per restare al governo, aveva bisogno di tutti i voti del partito comunista e della varie forze della sinistra radicale, da Sumar a Podemos, dagli indipendenti di sinistra catalani di Esquerra Repubblicana a quelli baschi di EH Bildu.

Tutti questi governi di coalizione, in cui maggioritaria è la sinistra borghese, dal Brasile alla Spagna, si sono fatti garanti della salvaguardia della pace sociale in nome di un interclassismo a parole e un liberismo dal volto umano nei fatti. Non appena riesplode il conflitto sociale e bisogna prendere posizione nello scontro fra grande capitale e subalterni, anche il governo Sanchez è costretto alle dimissioni. Del resto era evidente che, se non ci fosse stato questo grande movimento sociale dal basso, il governo Sanchez sarebbe stato  assolutamente impotente a impedire la conquista del governo del paese da parte di una coalizione fra la destra “moderata” e l’estrema destra, a cui avrebbe lasciato sempre più il governo nelle varie comunità autonome in cui è diviso il potere. Solo questo grande movimento sociale potrà impedire l’affermazione della coalizione fra la destra del Partito Popolare e l’estrema destra franchista di Vox,  alle prossime elezioni politiche.

Ancora più evidente è il caso francese dove la politica di Macron, che ha portato alle estreme conseguenze le politiche da liberismo compassionevole dell’ala moderata del Partito socialista francese, stava regalando la guida del paese ai postnazisti e collaborazionisti del Front National, cioè all’estrema destra.

Il punto è che la crisi del modo di produzione capitalistico e le politiche sempre più antipopolari e guerrafondaie che porta avanti per uscire dalla crisi, sono sempre più sotto gli occhi di tutti. In assenza di una sinistra radicale credibile che se ne faccia interprete, come a Graz, New York e Berlino, è la destra estrema ad apparire come una forza antisistema. Del resto le politiche antipopolari e guerrafondaie prodotte dai vani tentativi di salvare il capitalismo dalla sua crisi, in assenza di una reale sinistra antisistema che se ne faccia interprete, rischiano di spingere la rabbia sociale a portare acqua al mulino dell’estrema destra. Quest’ultima si differenzia dai fascismi non perché sarebbe meno reazionaria ma, al contrario, perché elimina quei tipici aspetti di rivoluzione passiva caratteristici dei fascismi storici, mentre l’attuale estrema destra si rivela sempre più ultraliberista e filosionista.

È evidente come la tattica dell’opposizione parlamentare italiana di appiattirsi sulla posizione della sinistra borghese, tesa soltanto all’alternanza parlamentare come la destra, con posizioni interclassiste, in nome di un liberismo sociale, siano state in Italia totalmente fallimentari. Hanno frenato il conflitto sociale, permettendo al primo governo egemonizzato dalla destra radicale, di divenire il più longevo e stabile della storia della Repubblica, senza contare che, nonostante tutte le politiche antisociali e guerrafondaie che ha portato avanti, non è affatto certo che il governo Meloni sarà sconfitto alle prossime elezioni. Anzi la strategia di imbarcare ultraliberisti e guerrafondai nella grande coalizione che si opporrà al governo, rischia di produrre o un Meloni bis, se trovasse un accordo con Vannacci, o un nuovo governo tecnico e/o di larghe intese con il rischio che se non ci troveremo un membro della destra radicale a capo dello Stato, certamente il prossimo governo rischierà di essere egemonizzato dall’estrema destra e non farà più prigionieri, sulla scia del Trump bis. Perciò è essenziale mantenere credibilità e riuscire a egemonizzare i subalterni, interpretando da sinistra la rabbia sociale popolare, come riesce a fare La France Insoumise e la sinistra radicale spagnola.

In Francia e in Spagna abbiamo di fronte dei grandi movimenti di massa nati spontaneamente dal basso con una netta impronta di classe, ai quali tentano di dare una direzione consapevole le forze della sinistra radicale. In entrambi i casi si tratta di movimenti caratterizzati da una forte presenza delle giovani generazioni che tendono a radicalizzarsi. Tanto in Francia che in Spagna, i movimenti si sono conquistati il pieno appoggio dei sindacati, nonostante le posizioni radicali che esprimono. Il Spagna si va così a un grande sciopero generale per difendere gli affittuari dai grandi fondi speculativi che controllano il mercato. In Francia persino il sindacato più moderato ha preso decisamente la posizione degli studenti e anche qui si stanno organizzando scioperi a sostegno delle lotte degli studenti.

Entrambi i movimenti hanno imposto il ritorno al centro del dibattito politico, delle questioni connesse agli interessi dei ceti sociali subalterni e non più le consuete problematiche cavalcate dalle destre, come l’immigrazione e la sicurezza. Questa appare l’unica reale via per sbarrare la strada alla resistibile crescita della destra estrema e radicale. In entrambi i casi i movimenti sono radicalmente critici rispetto alle politiche della socialdemocrazia divenuta l’ala sinistra del blocco sociale dominante, egemonizzato dal capitale finanziario. Ciò non toglie la consapevolezza che un governo della destra estrema e/o radicale non potrebbe che peggiorare significativamente le cose.

Anche in Brasile, nonostante gli enormi limiti della presidenza Lula, che ha rassicurato la direttrice del Fondo Monetario Internazionale e il cancelliere tedesco Merz di non esser mai stato di sinistra, le principali forze della sinistra hanno chiarissimo il rischio di un governo della destra estrema e radicale. Così mentre il principale partito comunista, di origine maoista, ha fatto parte del governo ed è stato nuovamente parte della coalizione con il Partito dei lavoratori di Lula, anche la principale forza politica della sinistra radicale, il Psol, da sempre protagonista dell’opposizione di sinistra ai governi del Pt, ha dato indicazione di voto alle presidenziale per il presidente uscente, evitando di presentare un proprio candidato, pur di sbarrare la strada a Bolsonaro.

Anche il principale movimento sociale del paese, i Sem Terra, nonostante le loro posizioni decisamente più radicali, hanno anche in questa occasione dato il pieno appoggio a Lula, pur di sbarrare la strada alla destra estrema. Peraltro queste posizioni hanno anche pagato dal punto di vista elettorale,  visto che tanto il PCdoB quanto il Partido Socialismo e Liberdade hanno aumentato la loro rappresentanza sia in termini di voti, che in percentuale e come numero di rappresentanti istituzionali, al contrario le forze dell’estrema sinistra che si sono presentate in alternativa a Lula, non hanno in nessun caso superato nemmeno lo zero virgola.

In Spagna il Partito comunista e le forze della sinistra radicale hanno sostenuto il governo Sanchez pur di sbarrare la strada a destra ed estrema destra. In Francia non solo il Partito comunista ma anche La France Insoumise hanno, anche unilateralmente, ritirato i loro candidati nei ballottaggi delle più recenti comunali in cui era il Partito di Macron ad apparire più efficace nello sbarrare la strada all’estrema destra. Negli Stati Uniti tanto il Partito comunista quanto le principali forze della sinistra radicale hanno sostenuto prima Biden e poi Harris pur di impedire la rielezione di Trump. Solo in Italia, non a caso patria del bordighismo, la maggioranza delle forze comuniste o della sinistra radicale non ritengono importante sbarrare la strada alla destra radicale.

D’altra parte sempre in Italia, riproducendo lo storico deprecabile dualismo fra riformismo e massimalismo, abbiamo una componente altrettanto significativa dei comunisti e della sinistra radicale che appoggia in modo sostanzialmente acritico il campo larghissimo, che rischia il guinnes dei primati per mantenere al governo una destra radicale nonostante le sue politiche antipopolari, pur di piazzare qualcuno nelle istituzioni.

Al contrario si tratterebbe proprio di ampliare la frattura fra le forze liberali e le forze sinceramente democratiche del campo larghissimo. In modo di avere come in Francia tre grandi blocchi: le destre, il centro e la sinistra. Esattamente come in Francia, nonostante si tratti di blocchi ben separati e antagonisti, le forze del centro e della sinistra tendono a sommare i propri voti per sbarrare la strada alle destre.

Anche perché questo accrocco che è il centrosinistra italiano rischia di separarsi di nuovo tragicamente o prima delle elezioni, regalando di nuovo la maggioranza alla destra radicale, o di spaccarsi dopo le elezioni prima o dopo la formazione del governo. Il che porterebbe o ad un nuovo rovinoso governo di larghe intese o alla macelleria sociale di un nuovo governo tecnico, o a un nuovo governo egemonizzato dalla destra radicale. I primi due rovinosi casi rischierebbero, se la sinistra radicale non si riunirà e non riprenderà a far politica, di portare al governo l’estrema destra. Nell’ultimo caso quest’ultima potrebbe convergere con le forze di destra al governo, affinché anche il capo dello Stato divenga un esponente della destra radicale.

Dunque, intanto che si lavora affinché anche in Italia possa aprirsi una nuova significativa mobilitazione dal basso, occorrerà operare affinché finalmente si rompa questo cordone ombelicale che lega in un abbraccio mortale forze liberali di centrodestra con forze progressiste sinceramente democratiche, riformiste.

09/10/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: immagine generata da intelligenza artificiale Gemini

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L'Autore

Renato Caputo
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