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FIGC: Giovanni Malagò è il nuovo Presidente.

Elezione del nuovo presidente della FIGC: dichiarazioni e interviste. La Federazione Italiana Giuoco Calcio tra la formazione dei calciatori professionisti e i ragazzi e gli adolescenti che non dispongono dei mezzi economici per frequentare le scuole di calcio.


FIGC: Giovanni Malagò è il nuovo Presidente.

Come è noto, a seguito delle dimissioni di Gabriele Gravina per l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali 2026, ancora in corso, il 22 giugno, a Roma, presso il “Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel”, nel corso dell’Assemblea della Federazione Italiana del Giuoco Calcio, è stato eletto il nuovo presidente Giovanni Malagò con il 68,58% dei voti, mentre il suo unico avversario, Giancarlo Abete, si è fermato al 29,17%.

Malagò è stato presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) dal 2013 al 2025 ed è membro, a titolo individuale, del Comitato Olimpico Internazionale dal 2019. È stato inoltre presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Il Consiglio federale della FIGC è stato riconfermato. Ne fanno parte Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta per la Serie A; Antonio Gozzi per la Lega B; Giulio Gallazzi per la Lega Pro; Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini e Giuliana Tambaro per la Lega Nazionale Dilettanti. In rappresentanza degli atleti siedono Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama, mentre per i tecnici Giancarlo Camolese e Silvia Città.

I programmi del nuovo presidente non sono stati ancora presentati, almeno ufficialmente, così come non è stata ancora annunciata la scelta del nuovo Commissario Tecnico della Nazionale. Le aspettative del calcio italiano, tuttavia, sono note: dalla destinazione di una quota dei proventi delle scommesse ai vivai e agli impianti, fino all’introduzione di un tax credit sul modello del cinema, che, in sintesi, rappresenta un’agevolazione fiscale a sostegno delle imprese del settore cinematografico e audiovisivo, consistente nel riconoscimento di un credito d’imposta parametrato ai costi sostenuti per la produzione e la distribuzione, nazionale e internazionale, di opere di nazionalità italiana. Al riguardo, come è noto, il credito d’imposta per la produzione cinematografica è passato dal 40% al 30% per i produttori indipendenti e dal 30% al 20% per quelli non indipendenti. Come più volte sostenuto, sarebbe inoltre necessario un inasprimento delle pene contro la pirateria audiovisiva e la concreta promozione di un piano nazionale per le infrastrutture del settore, che in Italia ancora non esiste.

Il primo Consiglio federale si è tenuto il primo luglio, su proposta del presidente Malagò. Il Consiglio ha eletto all’unanimità Ezio Maria Simonelli vicepresidente vicario e Umberto Calcagno vicepresidente.

Non si è vista alcuna svolta per il calcio italiano, una svolta che da tempo viene richiesta da calciatori, professionisti e dilettanti, operatori e amanti del calcio.

Appena eletto, Malagò ha dichiarato: «Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto» [1]. Un’ottima presentazione. Non è chiaro, però, almeno per chi scrive questo articolo, se quel suo «tutto» faccia esplicito riferimento alle problematiche più urgenti, rappresentate dall’eliminazione dell’Italia dai Mondiali, che tanto ha fatto discutere, oppure se debba intendersi esclusivamente come un riferimento al funzionamento della macchina del calcio italiano, che, come continuiamo a vedere, tutela molto bene i processi di business.

Quindi, quale svolta ci sarà? È stata ampiamente annunciata prima della sua elezione e ora tutti sperano che possa concretizzarsi. Ma, se davvero ci sarà, in cosa consisterà? Ci si augura che non si traduca nella sola continuità. È inoltre da rilevare che il nuovo presidente, fino a questo momento, non ha mai pronunciato la parola «vivai», né ha affrontato il tema della formazione dei nuovi giocatori di calcio.

Comunque, dalla sua prima dichiarazione si è colto con chiarezza che il vero nodo da sciogliere sarà quello di riallacciare i rapporti almeno con una parte della politica e, quindi, con il ministro dello Sport Andrea Abodi, con il quale, come è noto, si è trovato più volte in disaccordo.

Nella stessa giornata della sua elezione ha rilasciato un'intervista nel corso della trasmissione “Notti Mondiali Speciale - Puntata del 22 giugno 2026”, in onda su Rai 2 e curata da Alessandro Spinelli. Alla domanda: «Qual è il primo punto dell’agenda?», il nuovo presidente ha risposto, al di là delle varie enunciazioni e richiamando il ministro dello Sport Andrea Abodi, che aveva preso in considerazione l'ipotesi di destinare alcune «mutualità» a favore delle squadre di calcio femminile, di voler «andare oltre» (minuto 15) [2].

Il professionismo femminile sta attraversando una fase importante e ci si augura che questo percorso possa proseguire. Lo stesso ministro dello Sport, illustrando alcune linee guida del Governo sul calcio femminile, ha dichiarato che esse consentiranno di rafforzare il settore destinando l'1% delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi sportivi assegnate alla FIGC e al massimo campionato femminile [3].

Anche Luciano Buonfiglio, presidente del CONI, in riferimento al calcio femminile professionistico, ha dichiarato: «Abbiamo presentato un progetto per attirare l'attenzione delle ragazze verso un percorso da manager sportivo, con l'obiettivo di arrivare al 30% nei prossimi anni» [4].

Tutto bene. Tuttavia, tornando a Malagò e al suo «andare oltre», non è ancora chiaro che cosa questa espressione significhi concretamente. È certamente positivo che tra il calcio professionistico maschile e quello femminile si persegua una maggiore parità. Occorre però ricordare che lo Statuto della FIGC, approvato dalla Giunta Nazionale del CONI con deliberazione n. 479 del 20 novembre 2024, stabilisce, all'articolo 1, che la FIGC è un'associazione riconosciuta, dotata di personalità giuridica di diritto privato e federata al Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), individuando i propri scopi fondamentali nei seguenti tre punti:

  1. Promuovere la massima diffusione della pratica del giuoco del calcio in ogni fascia di età e di popolazione;
  2. Promuovere e disciplinare l'attività del giuoco del calcio e gli aspetti ad esso connessi, conciliando la dimensione professionistica con quella dilettantistica attraverso una struttura centrale;
  3. Promuovere l'esclusione dal giuoco del calcio di ogni forma di discriminazione sociale, razzismo, xenofobia e violenza [5].

Già il primo punto, pur nella rilevanza degli altri due, delinea un programma preciso. La «massima diffusione della pratica del giuoco del calcio in ogni fascia di età e di popolazione» dovrebbe indurre il nuovo presidente a guardare oltre il tradizionale orizzonte dei club, senza limitarsi esclusivamente alle loro problematiche, che naturalmente non vanno sottovalutate. In particolare, le questioni che riguardano i vivai meritano una considerazione prioritaria, mentre, purtroppo, nelle trasmissioni televisive dedicate al calcio se ne parla molto poco.

Malagò dovrebbe interrogarsi su come il gioco del calcio venga oggi recepito nella fascia d'età dei ragazzi e degli adolescenti. La risposta, purtroppo, non è positiva. Mancano campetti pubblici dove poter giocare liberamente e molti ragazzi finiscono per giocare in casa, con tutti i disagi che questo comporta.

È proprio nella fascia d'età compresa tra l'infanzia e l'adolescenza che dovrebbe realizzarsi una vera svolta, soprattutto sul piano della formazione sportiva. In particolare, occorre prestare attenzione a quei ragazzi e adolescenti le cui famiglie non dispongono delle risorse economiche necessarie per garantire una pratica calcistica continuativa, organizzata e seguita. La pratica spontanea è certamente importante, ma da sola non basta: deve essere coltivata e sostenuta.

Come è noto, tutte le scuole di calcio sono strutture private e la loro frequenza non è possibile per tutti, poiché i costi sono spesso proibitivi. Occorre però richiamare l'attenzione sull'articolo 2, punto 3, secondo comma, dello Statuto della FIGC, che afferma: «La FIGC detta principi affinché ogni giovane atleta formato ai fini di alta competizione sportiva riceva una formazione educativa e lavorativa complementare alla sua formazione sportiva».

Ecco il punto. Come si vede, si parla esclusivamente di «ogni giovane atleta formato». Ma chi, in Italia, ha realmente la possibilità di formarsi? È evidente che nessuno può farlo da solo: è necessario frequentare una scuola di calcio.

La formazione dei calciatori professionisti è, come sappiamo, ottimamente organizzata in Italia. Tuttavia, la possibilità di accedervi riguarda soltanto una piccola parte della popolazione e, come è noto, il risultato è stato l'eliminazione dell'Italia dai Mondiali per tre edizioni consecutive.

Il nuovo presidente della FIGC ne prenda atto e non presenti progetti vuoti, fatti di «minestre riscaldate» che ormai non servono più.

Non ci siamo.

Nel formulare sinceri auguri di buon lavoro al nuovo presidente, è bene ricordare che una svolta del calcio italiano non può essere realizzata esclusivamente dalla FIGC. Deve attivarsi innanzitutto il Governo Meloni, promuovendo riforme radicali per il calcio italiano.

Al momento, però, il ministro dello Sport Andrea Abodi non ha ancora presentato interventi concreti né un progetto organico in materia. Recentemente ha dichiarato: «Sappiamo perfettamente quello che già può partire dal sistema, prima che il sistema chieda al Governo di fare altro» [6].

Se il ministro conosce così bene la situazione, viene spontaneo chiedersi: perché non avvia concretamente queste riforme? Che cosa aspetta?

Uno dei problemi, pur non dichiarato apertamente, riguarda i business che ruotano intorno al calcio, i quali continuano a proliferare e devono restare costantemente attivi, garantendo la continuità dei profitti nelle loro diverse forme. Con obiettivi di questo tipo sarà difficile realizzare qualsiasi riforma strutturale.

Un esempio è rappresentato dalla presenza dei calciatori stranieri nei campionati italiani, che si attesta intorno al 68%. Su questo tema si è discusso moltissimo, con un'attenzione mediatica senza precedenti, accompagnata da analisi e approfondimenti di ogni genere. Eppure non sembrerebbe particolarmente complesso adottare misure per ridurre tale percentuale. Tuttavia, non si interviene e, al momento, l'argomento sembra essere uscito persino dal dibattito pubblico.

L'attenzione si concentra invece quasi esclusivamente su chi sarà il nuovo Commissario Tecnico della Nazionale. Al momento, secondo quanto emerge, il favorito sarebbe Antonio Conte [7].

Formare nuovi calciatori è uno degli obiettivi dichiarati della FIGC. Ma è davvero possibile raggiungerlo lasciando tutto com'è oggi, cioè affidandosi esclusivamente a strutture private che, pur funzionando, non sono accessibili a tutti?

È una realtà che si conosce bene ma che difficilmente si vuole riconoscere: i costi non sono sostenibili per tutte le famiglie. È altrettanto noto che il gioco del calcio si apprende soprattutto durante l'età dei ragazzi e degli adolescenti. È proprio in quella fase della crescita che si forma anche il carattere sportivo del futuro calciatore; il fatto che poi diventi professionista dipenderà soprattutto dalle sue capacità e dalle sue scelte personali.

Eppure, proprio per questa fascia d'età, l'Italia fa ben poco. Al contrario, continua a favorire, attraverso politiche specifiche, quasi esclusivamente lo sviluppo di strutture private, che finiscono per rappresentare le uniche vere opportunità di praticare il calcio nel nostro Paese, in un contesto segnato dal capitalismo liberista.

Il calcio italiano appare così prigioniero di questa impostazione liberista e ai suoi principali protagonisti sembra interessare ben poco che l'Italia sia stata eliminata dai Mondiali per tre volte consecutive. I business continuano comunque a prosperare.

Dovrebbe essere il Governo Meloni a governare i processi di riforma dello sport. Su questo fronte, però, appare inadempiente. FIGC e CONI, oltre ad alimentare un importante dibattito nelle trasmissioni televisive e sulla stampa, dispongono di margini d'azione limitati, anche se, come richiamato in questo articolo, lo Statuto della FIGC mette comunque a disposizione alcuni strumenti significativi.

Spetterà quindi alla nuova dirigenza della FIGC saperli utilizzare. L'auspicio è che, oltre a riportare l'Italia ai prossimi Campionati del Mondo, riesca finalmente ad aumentare la fruibilità del calcio per tutti.

  

Note:

[1] (https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/22-06-2026/figc-nuovo-presidente-malago-o-abete-le-elezioni-live.shtml).

[2] (https://www.raiplay.it/video/2026/06/Notti-Mondiali-Speciale---Puntata-del-22062026-7a715d63-3f40-4d67-a979-11b06b31d3e4.html).

[3] (https://www.calciofemminileitaliano.it/extra-time/il-governo-al-fianco-della-serie-a-women-abodi-sostegno-concreto-allo-sviluppo-del-movimento/).

[4] (https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2026/06/25/figc-buonfiglio-malago-leader-il-calcio-ora-condivida-il-cambiamento_71e0097b-8ca9-4868-810a-c43d9e5d5404.html).

[5] (https://www.figc.it/media/254871/all-al-cu-n-123a-del-20-novembre-2024-statuto-figc.pdf).

[6] (https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2026/06/25/calcio-abodi-con-malago-incontro-per-capire-da-dove-si-riparte_9284acdf-a2de-430c-8d76-f6c6e2f17e00.html),

[7] (https://www.gazzetta.it/Calcio/Nazionale/26-06-2026/conte-l-anagramma-e-neo-ct-l-obiettivo-di-malago-la-sveglia-di-garlando.shtml?refresh_ce).




03/07/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Felice di Maro
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