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La nuova “maturità” di Valditara

Gli interventi sulla scuola e, in particolare, sull’esame di Stato da parte del governo non hanno prodotto che inaridimento, squilibri e un ulteriore arretramento sul piano della funzione emancipatrice della scuola, in nome di un non meglio precisato “merito”, o risultato, buono per tutte le stagioni


La nuova “maturità” di Valditara

Non c'è governo che non abbia voluto porre le sue mani sulla scuola. Il ministro Valditara ha sin da subito mostrato un grande furore di cambiamento, cambiando la stessa etichetta del suo ministero con l'aggiunta della parolina magica "merito", buona per tutte le stagioni e apparentemente neutrale e innocente. Tanti decenni di scuola democratica a porre il centro dell'attenzione sul processo e non sul prodotto finale, a focalizzare la valutazione su un piano formativo invece che su un piano sommativo, le pratiche sulle prestazioni, annullate con un colpo di spugna che fa perno su quello che può essere al massimo un risultato, non un criterio discriminante. Nella sfilza di misure volte a svuotare ulteriormente la funzione emancipatrice e egualitaria della scuola, è stata fatta rientrare dalla finestra la maturità, in sostituzione dell'esame di Stato. 

Cos'è cambiato nella pratica dell'esame? 

Il primo dato a balzare agli occhi è la riduzione delle discipline d'esame, con il conseguente taglio sui componenti delle commissioni. In primo luogo, viene il sospetto che tale decisione non sia stata ispirata ad alcuna motivazione di carattere formativo e pedagogico. Appare evidente il taglio dei costi che viene prodotto, populisticamente giustificabile in virtù dell'accoppiata con uno snellimento del programma d'esame. Eppure, si tratta di una misura che solo apparentemente alleggerisce il carico di studio degli studenti. Infatti, il taglio delle materie significa anche ridurre le possibilità per gli studenti stessi di mettere in mostra punti di forza, talenti, inclinazioni. Sono numerosi i casi di classi che hanno avvertito un forte impoverimento di quello che non è solo un rito di passaggio, ma anche il coronamento di un percorso di crescita personale che si è misurato con l'appropriazione di una cultura stratificata e multiforme. Senza contare la gerarchizzazione ulteriore tra discipline che si è venuta a creare. 

Come vengono scelte le materie d'esame? 

Ma il grado di avventatezza, leggerezza, superficialità di questa riforma è reso ancora più nitido dalla modalità con cui vengono scelte le materie d'esame. Quale criterio avrà guidato la selezione? È stata assolta l'esigenza espressa di misurare la maturità personale dei candidati? Si è conferita una qualche attenzione alla specificità dei profili educativi espressi dai vari PECUP (profilo educativo culturale e professionale) che caratterizzano ciascun percorso di scuola secondaria di secondo grado? Nemmeno per idea. Il criterio è stato puramente meccanico e casuale. Da un lato, le materie inaggirabili in quanto coinvolte nelle due prove scritte/pratiche. E quindi Italiano e una materia di indirizzo. Le altre due materie sono state scelte in modo puramente casuale, a sorteggio. In barba a ogni competenza, a ogni discrezionalità democratica, a ogni coinvolgimento dei consigli di classe che conoscono da vicino le classi, le studentesse e gli studenti, le loro sensibilità. Fino all'anno scorso, una quota di materie veniva scelta dagli insegnanti dei consigli di classe, i quali avevano la possibilità di adattare il percorso al lavoro svolto concretamente nel corso degli anni. Misuriamo la maturità sulla base di un terreno scelto dall’alea? 

I risultati concreti 

Prendiamo ad esempio il liceo artistico. Quest'anno l'esame ha coinvolto Italiano, Filosofia (entrambe con commissari esterni), Discipline plastiche e scultoree, Fisica. Ebbene sì, in un liceo artistico la Storia dell'arte è scivolata tra le materie di serie B. Studentesse e studenti

ne hanno risentito. Il peso specifico degli insegnanti esterni è aumentato. Da un lato basta che una delle due materie interne non sia nelle migliori corde del singolo, per avere una situazione di svantaggio in tre materie su quattro. Dall'altro lato, sono capitate situazioni in cui la prima prova d'esame è stata valutata con attenzione dai due insegnanti esterni, i quali ovviamente hanno minore contezza del percorso di lunga durata svolto in classe. Non vi è qui nessuna intenzione di gerarchizzare insegnanti esterni e interni, ma è evidente che una tale situazione provochi squilibri e impedisca a molti ragazzi di raggiungere il massimo del punteggio spesso a causa di piccole leggerezze, tecnicismi mancati, risultanti da ingenuità pur inevitabili a quel livello di educazione, su cui va ad abbattersi la scure di una valutazione di prodotto più che di processo

In sostanza, l'esame non è stato snellito, non è stato curvato dalla dimensione disciplinare delle nozioni alla dinamica della maturazione persone. L'esame si è inaridito, ha accorciato il suo respiro fin quasi all’asfissia - in questo accordandosi alle condizioni ambientali della canicola estiva -, ha inasprito gli elementi di eterodirezione dell'apprendimento (il timore della valutazione), riuscendo per giunta a frustrare i talenti degli studenti. L'ennesimo “capolavoro” di una politica sideralmente distante dalla scuola, dai luoghi in cui questa si pratica, dalle persone che la abitano.

03/07/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Marco Paciotti
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