Recensioni

Un’analisi critica sullo stato del cinema italiano a partire da una riflessione sulle assegnazioni dei premi e dei film incoronati ai David di Donatello.
Un documentario troppo didascalico che presenta in modo acritico e superficiale il ribellismo anarcoide degli anni sessanta in una delle sue più emblematiche declinazioni musicali: The Stooges.
Film che rappresenta, in modo del tutto acritico, la spaventosa decadenza morale dell’alta borghesia nelle società a capitalismo avanzato, sino all’apologia indiretta dello stupro.
La grande lotta di emancipazione contro l’apartheid vigente ancora negli anni sessanta negli Stati Uniti ridotto a una naturalistica storia d’amore di due subalterni privi di qualsiasi coscienza di classe.
Un buon esempio di Rivoluzione passiva: come l’anticomunismo ha permesso di superare negli Usa in modo molecolare l’apartheid nei confronti degli afroamericani e i pregiudizi di genere.
Il film muove da un valido spunto critico marcusiano, il principio di prestazione che uccide la stessa gioia di vivere, ma non è in grado di svilupparlo se non nella direzione di un noioso film d’autore.
I paradossi della non violenza: il pacifismo guerrafondaio e l’ipocrita fondamentalismo individualista dei pentacostali.
Il cinico punto di vista del cameriere diviene la prospettiva attraverso cui il regista narra la grande tragedia storica, disinteressandosi di tutto ciò che va al di là delle apparenze di cui si nutre la società dello spettacolo.
Un coraggioso film non riconciliato con l’industria culturale che riporta al centro dell’attenzione la working class, la cui tragica condizione è, però, rappresentata in modo naturalistico.
Una grande occasione sostanzialmente mancata per far riflettere il grande pubblico su tematiche essenziali come le grandi esclusioni di classe, genere e razza caratteristiche delle società liberali.
Con Calibro 77, la Gang recupera i propri ricordi colorandoli di nuovi suoni e nuovi colori, ma senza nostalgia ed anzi per andare avanti, perché “La lotta continua”.
Tornano nella sale, in versione restaurata, due classici della storia del cinema; la loro proiezione in sequenza stimola la comparazione critica fra due maestri del cinema muto.
La miserevole grandezza del sogno americano
Un classico prodotto culinario dell’industria culturale
Un delizioso film di animazione giapponese privo della sostanzialità del maestro Miyazaki
Una casa di bambola in scena al teatro Argentina, il Museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova alle Scuderie del Quirinale e lo spettacolo di danza contemporanea: Eredità Wuppertal.
Recensioni a Captain fantastic, Il cliente, Zero days, tre film da non perdere
Tempi bui per cinema, teatro e critica: un film mediocre totalizza 14 candidature all’Oscar, un film reazionario convince la critica di sinistra e una pessima opera teatrale non smuove la critica

Una vita per il cinema, l’amore per le donne e la questione ebraica, fra alti e bassi

Tra i film nelle sale in questo mese segnaliamo
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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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