Gabon: gli insegnanti sono in sciopero da mesi

Gli insegnanti del Gabon sono in sciopero da mesi per migliorare le proprie condizioni di lavoro e l’istruzione pubblica.


Gabon: gli insegnanti sono in sciopero da mesi Credits: http://www.ogooueinfos.com/index.php?action=voirNews&id=862#

Il Gabon è uno stato dell'Africa equatoriale, ex-colonia francese ma tutt'ora molto legato alla Francia, governato da più di cinquanta anni dalla famiglia Bongo. Sebbene il paese abbia uno dei più alti redditi procapite del continente africano, la gran parte della popolazione vive in povertà.

Nel Gabon non mancano le risorse: è ricco di petrolio, di legname e di giacimenti minerari, prevalentemente di manganese. Ma la ricchezza del paese è gestita essenzialmente dalle multinazionali straniere, dalla famiglia Bongo e dalla loro cerchia. Una borghesia “compradora” amministra lo Stato favorendo il capitale internazionale che è invitato ad investire in zone economiche speciali, appositamente istituite, soggette ad una legislazione più favorevole per gli investimenti stranieri. Infatti la pagina della CIA dedicata al paese riporta che “sono stati fatti passi per migliorare la trasparenza e rendere il Gabon più attrattivo come metà per gli investimenti”.

In questo piccolo paese africano [1] gli insegnanti sono da mesi in sciopero per un adeguato finanziamento del sistema educativo e per migliori condizioni di lavoro e di apprendimento. Lo sciopero è iniziato il 31 ottobre 2016, dopo che il governo non ha mantenuto le promesse fatte per fermare uno sciopero dell’anno scorso [2], ed è tutt'ora in corso. Questa lotta di lunga durata ha molto da insegnare ai docenti italiani, che sempre più spesso tendono a delegare il proprio conflitto. Una disaffezione alla lotta, da una parte incentivata dalla pratica da agenzie di consulenza assunta spesso dai sindacati maggioritari, e dall'altra dalle azioni di mera testimonianza attuate dai sindacati più combattivi, inefficaci per il raggiungimento degli obiettivi. La mancanza di prospettive è un fattore che limita la partecipazione agli scioperi. D'altronde se si rinuncia ad una parte del proprio salario non è per testimoniare la lotta ma per realmente incidere sulle proprie condizioni materiali. Errori soggettivi sono stati fatti da molti, compreso chi scrive questo articolo, ma è il caso di esaminare a fondo le ragioni della nostra sconfitta per ripartire con un conflitto adeguato alla fase di offensiva generale del capitale contro il mondo del lavoro. Senz’altro l’incapacità di estendere il conflitto ad altri settori, dopo il grande sciopero della scuola del 5 maggio 2015, è stato uno dei più grandi limiti del movimento contro la “buona scuola”. Fondamentale in questa fase, oltre il lavoro all’interno dei sindacati, sarà la capacità di organizzare i lavoratori in organismi consiliari al fine di rilanciare il protagonismo diretto dei lavoratori e ricostruire l’unità di classe necessaria per affrontare in modo adeguato la portata dell’offensiva avversaria, nonché embrioni della società futura che vogliamo costruire.

I docenti gabonesi rivendicano un miglioramento delle infrastrutture scolastiche, una riduzione degli alunni per classe, il pagamento di indennità per alcune prestazioni, il reclutamento di nuovi docenti (principalmente nelle discipline scientifiche), un comitato misto di contrattazione e l’indizione di un giorno dell’insegnante ogni 23 di marzo [3]. “Per 20 anni, noi abbiamo denunciato gli stessi problemi strutturali nella gestione del sistema educativo” ricorda Fridolin Mve Messa, Segretario Generale del Sindacato dell’Educazione Nazionale (SENA [4]), che denuncia “una tesa situazione educativa, talvolta con oltre 200 studenti per classe, la pratica della rotazione studentesca, sia nella educazione primaria che secondaria, con alcuni studenti a lezione la mattina, e altri nel pomeriggio. In alcuni casi, i ragazzi devono sedersi sul pavimento della classe”. La mercificazione e privatizzazione del sistema educativo è in corso anche in Gabon, tanto che “ci sono ora più scuole private che scuole pubbliche”, da quanto afferma il segretario generale del SENA. Rivendicazioni non molto diverse da quelle degli insegnanti italiani, che hanno lottato contro i progetti neoliberisti per l’istruzione pubblica, portati avanti da i vari Governi che si sono succeduti negli ultimi decenni.

Alla lotta del SENA si è unita la confederazione dei sindacati della scuola, Conferenza Nazionale dei Sindacati del Settore Educativo (CONASYSED), di cui il SENA fa parte. Ad oggi i tre quarti degli insegnanti gabonesi sono in sciopero e l’80% delle scuole del paese sono chiuse. Un unità nella lotta che ha esteso il conflitto, da contrapporre all’unità burocratica attuata, invece, dalle dirigenze sindacati confederali italiane per non fare conflitto. In Gabon anche i lavoratori del settore educativo privato cattolico della capitale [5] si sono uniti alla lotta degli insegnanti statali, così come, i genitori e gli studenti, che hanno occupato le strade, sostenendo i docenti, per chiedere al governo di risolvere la crisi nel sistema educativo finanziandolo adeguatamente. Secondo i dati della Banca Mondiale, il Gabon destina circa il 13% del bilancio statale per l’educazione, contro una media africana del 19%. L’Italia, invece, ha speso nel 2014 solo il 7,9% del proprio bilancio per l’istruzione, contro la media UE del 10,4% [6].

Il governo gabonese ha cercato di fermare la lotta per l’istruzione pubblica, attaccando i dimostranti e sospendendo le attività della CONASYSED. Delle manifestazioni di solidarietà con la lotta per l’istruzione pubblica in Gabon sono avvenute a Parigi, dove è stata denunciata la complicità del governo francese con la repressione del governo gabonese. Sembra che il governo gabonese in parte abbia ceduto, sbloccando i pagamenti dei premi arretrati per gli insegnanti. Sono infatti stati stanziati 11 miliardi di franchi CFA per pagare gli arretrati come il premio d’incentivazione di presenza e l’indennità per le attività di esame. Risorse che il governo sosteneva di non avere, e che invece sono state “magicamente“ trovate dopo mesi di mobilitazioni. Questo dimostra come la lotta paga, e come le classi dominanti sono sensibili solo ai rapporti di forza che le classi subalterne riescono a imporre con il conflitto. I salari mensili degli insegnanti gabonesi sono sotto la media nazionale di 839 dollari, e sono di 350000 franchi CFA (565 dollari) per la primaria e 500000 franchi CFA (805 dollari) per la secondaria. Per questo i premi e le varie indennità sono una componente essenziale del salario. Fatto che sempre più si sta verificando anche in Italia, dove il contratto di categoria è bloccato dal 2009 e la legge 107 ha introdotto dei premi salariali a discrezione dei dirigenti scolastici. Tuttavia la lotta non può essere limitato alla giusta rivendicazione del salario, ma deve essere estesa anche alle condizioni di lavoro. Cosa che i docenti gabonesi sembrano aver colto nelle loro rivendicazioni. E bene ricordare però come la vittoria sindacale dei lavoratori è solo una tappa del conflitto più generale contro le classi dominanti. Una tappa importante, che permette di accumulare forze e di far guadagnare fiducia allo schieramento dei salariati, ma che, come tutte le vittorie parziali, può essere in qualsiasi momento rimessa in discussione.


Note

[1] l'estensione territoriale del Gabon è di poco inferiore a quella dell'Italia, ma la popolazione è solo di un milione e settecentomila abitanti.

[2] I docenti gabonesi erano scesi in sciopero il 16 gennaio 2016, e avevano sospeso la propria lotta il 30 gennaio 2016 dopo gli accordi firmati con il Ministero dell’Educazione Nazionale.

[3] Con questo giorno dell’insegnante i lavoratori della scuola vogliono ricordare l’assassinio da parte della polizia dell’attivista sindacale Martine Oulabour, ucciso Il 23 marzo del 1992.

[4] Il SENA fa parte dell’Internazionale dell’Educazione (EI), i cui referenti italiani sono CCGIL, CISL e UIL. Sindacati che, in Italia, hanno firmato un accordo che limita la possibilità di sciopero nel pubblico impiego, impedendo ai lavoratori italiani di questi settori di intraprendere delle vertenze prolungate e più incisive.

[5] La capitale Libreville ha una popolazione di settecentomila abitanti, pari a circa il 40% degli abitanti del Gabon.

[6] Se si osserva la spesa relativa al PIL, in Italia questa è pari al 4,1% contro l’1% del Gabon. Dato indicativo di quanta poca ricchezza prodotta in questo paese africano vada all’istruzione pubblica, e quindi al salario indiretto. Questa cifra collegata alla ripartizione di bilancio è, anche, indicativa dell’appropriazione privata di gran parte delle ricchezze del paese.

15/04/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Marco Beccari

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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