La scuola e il lavoro

Perchè l’obbligo di un monte ore di alternanza scuola-lavoro lede il diritto allo studio.


La scuola e il lavoro

Perché l’obbligo di un monte ore oneroso, 200 ore per il triennio dei licei e 400 per gli istituti tecnici e professionali, di alternanza scuola-lavoro, come prescritto dalla Legge 107, lede il diritto allo studio, alla formazione e non rispetta il principio di eguaglianza sociale.

di Laura Nanni

Vorrei produrre e proporre delle riflessioni che tengano conto dell’appena terminato anno scolastico, del punto di vista degli studenti con cui ho parlato, di pratiche ed esperienze raccolte, alla luce di qualche punto della suddetta legge e della nostra realistica lettura secondo l’insegnamento di Marx, in una fase in cui ci sentiamo in dovere di combattere per la giustizia e il valore della nostra scuola, la scuola di tutte e di tutti secondo la Costituzione. [1]

La Legge 107/15 stanzia 100 milioni di euro all’anno per l’alternanza a decorrere dal 2016, ma non apporta sostanziali modifiche che rendano logico e organizzativamente razionale il loro utilizzo. La quantificazione del numero di ore, almeno 400 ore per tecnici e professionali, almeno 200 ore per i licei, nel secondo biennio e nell’ultimo anno, in questo primo anno di attuazione ha dimostrato tutti gli effetti negativi di cui docenti e studenti insieme hanno pagato le conseguenze, a discapito della formazione, delle possibilità di recupero e di valutazione.

I dirigenti scolastici che si sono impegnati a dare attuazione alla legge, hanno cercato di affrontare e dipanare le mille problematiche che, al di là della contestazione della norma stessa, non potevano non verificarsi: quali aziende? In che modo portare gli studenti? Che cosa di preciso possono o non possono fare? Quali le Onlus e quale tipo di attività è adeguata? La sicurezza è garantita? In quale periodo dell’anno? Come valutare le diverse esperienze in modo adeguato?

Mentre ecco le prime domande dal punto di vista degli studenti e dei docenti: quando tutto ciò non incorre nella possibilità di diventare a tutti gli effetti sfruttamento di lavoro minorile? È giusto imporre orari che vanno oltre il normale svolgimento dell’orario scolastico, quando gli-le studenti hanno già altre occupazioni nelle loro giornate, oltre lo studio? Se ci dobbiamo organizzativamente legare alle realtà territoriali, rischiamo di chiudere possibilità di sviluppo e di apertura di orizzonti, tutto il contrario di quello che si vuole far credere. Il contesto sociale in cui le scuole sono inserite, è diverso da provincia a provincia, da comune a comune, a fronte di territori ricchi culturalmente e non solo, ci sono territori molto poveri, come possiamo garantire a tutti le stesse opportunità di ‘crescita’? Sembra, invece, di determinare e condizionare le possibilità di arricchimento e potenziamento di aspirazioni o anche del desiderio di conoscenza.

La vera crescita dell’istruzione, sta in realtà nella possibilità che in ogni istituto d’Italia sia data a tutte e a tutti la stessa possibilità di istruzione e formazione, che può venire dai programmi di formazione/istruzione ben calibrati e da ambienti di apprendimento adeguati allo sviluppo di competenze e di relazioni sociali significative.

Lavoriamo in ambienti in cui mancano spesso le cose più ovvie, in cui la tecnologia non è all’altezza delle richieste, in cui i laboratori non sono funzionanti, perché mancanti non solo degli strumenti, ma anche del personale che possa gestirli. 

Quindi, perché non intervenire ovunque, prima di tutto, sull’edilizia scolastica e sulla fornitura e attrezzatura degli istituti? Credo che tutte le scuole in Italia attuino scambi internazionali, e sappiamo bene quale paragone si trovino a fare docenti e studenti che vengono da noi, nel momento in cui entrano nei nostri edifici scolastici, quasi tutti, in condizioni di evidente trascuratezza, quando non proprio di degrado.

E poi, i ragazzi e le ragazze che frequentano gli istituti superiori, quasi tutte e tutti, hanno esperienza di lavoro vero, nei fine settimana, oppure in estate o settimanalmente, e dicono: ma noi lavoriamo già, però siamo anche pagati! Perché dobbiamo lavorare gratuitamente?

Sembra di dover far passare l’idea che sia normale lavorare gratuitamente, come alcuni ragazzi osservavano, come quando gli si chiede di lavorare per ‘fare curriculum’.

Ce lo chiediamo anche noi, che formiamo persone che possano essere in grado di pensare autonomamente e criticamente e per cui il lavoro possa diventare uno strumento di liberazione e non di asservimento. 

Domanda: sono stati ascoltati gli-le studenti su ciò che concerne i contenuti, l’efficacia e l’adeguatezza di ciò che viene proposto loro con questa norma?

(Il movimento di protesta della scuola, dei docenti soprattutto, lo sappiamo che è rimasto inascoltato e respinto da tutti i luoghi delle scelte e della decisione, a cui, attraverso varie proposte, si voleva democraticamente partecipare.)

È una notizia di cronaca di questi giorni quanto è accaduto al liceo Tasso di Roma: gli studenti sono stati penalizzati proprio a causa dell’obbligo dell’alternanza scuola/lavoro che ha fatto emergere una situazione piuttosto preoccupante nella gestione della relazione scuola/azienda.

Noi docenti siamo sempre più impegnati in piani individualizzati d’insegnamento-apprendimento, giustamente; da sistemi di valutazione e giudizio da parte di famiglie e classi di studenti, alla stregua quasi del populismo; non sembra che in questo caso ci sia stata nessuna preoccupazione di raccogliere feed-back, osservazioni e proposte. Quando non c’è la contestazione, tra docenti e genitori, si è diffuso in molti casi un triste stato di rassegnazione di fronte a ciò che si percepisce come ingiustizia. I genitori dovrebbero essere invece più coinvolti per reagire in modo costruttivo a questa situazione che si ritiene non corrispondente ai compiti formativi della scuola.

Inoltre, negli istituti professionali e tecnici, ci sono già e sono, di norma, stabiliti dai docenti stage formativi e altre esperienze, secondo le specifiche esigenze di formazione-educazione dei rispettivi istituti.

Tornando ai fatti stabiliti dalla L.107, il dirigente scolastico individua le imprese con le quali stipulare le convenzioni per l’alternanza scuola lavoro dal registro nazionale e redige al termine di ciascun anno una scheda di valutazione. È stato istituito a decorrere dall’a.s. 2015/16 presso le Camere di commercio il Registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro. È infine prevista l’applicazione alle imprese disponibili all’alternanza scuola lavoro di alcune delle disposizioni previste dal D.L. 3/2015, relative alle Piccole e Medie Imprese (PMI) innovative.

Si vuole creare una stretta connessione della scuola al mondo delle imprese. Come lo spieghiamo questo, se non come una ricerca di piegare sempre più la scuola alle esigenze del Mercato? Farla entrare nell’ottica di una società in cui l’unico pensiero possibile sia quello del modello capitalistico e la sottomissione dell’intera società alle logiche del profitto a vantaggio delle oligarchie che detengono la ricchezza e i mezzi e gli strumenti di gestione della produzione.

È stata pubblicata dal MIUR una Guida di sessanta pagine di indicazioni e 9 allegati. Che valore ha questa pubblicazione? Come utilizzarla?

Una delle grandi contraddizioni al suo interno è comunque la seguente: “Le convenzioni possono essere stipulate, tuttavia, anche con imprese, musei e luoghi di cultura e di arte, istituzioni, che non sono presenti nel Registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro. La mancata iscrizione del soggetto ospitante nel suddetto Registro non preclude, quindi, la possibilità, da parte del suddetto soggetto, di accogliere studenti per esperienze di alternanza.

La questione dell’apprendistato, è un altro nodo irrisolto. Che differenza c’è tra alternanza e apprendistato? Ci poniamo la domanda, e se lo chiede la FLC CGIL che vede il MIUR succube del Ministero del Lavoro.

Questo ci deve preoccupare molto, poiché la Scuola ha un compito, quello della formazione di persone complete, cittadini-e, non di operai e operaie o lavoratori e lavoratrici determinati dalle esigenze del mercato, già predisposti prima ancora di essere formati come persone intere.

È preoccupante vedere chiaramente esposto il principio dominante: dare risposte alle richieste del mercato del lavoro.

Questa è una scelta di tipo ideologico e conferma un’idea di scuola che perde i connotati di luogo democratico, sociale e culturale, come la nostra Costituzione la configura, per essere piegata ai bisogni delle imprese.

“In questo quadro il rischio, più volte denunciato dalla FLC CGIL e dalle associazioni studentesche, che l’alternanza serva a mascherare prestazioni lavorative gratuite, è più che fondato, tenuto conto che la Legge 107/15 consente di effettuare il percorso in alternanza durante i periodi di sospensione della attività didattiche”.

 

 

Note: 

[1] Articolo 33

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

E` prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Articolo 34

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.?

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

10/06/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Laura Nanni

Roma, docente di Storia e Filosofia nel liceo. Fondatrice, progetta nell’ A.P.S. Art'Incantiere. Specializzata in politica internazionale e filosofia del Novecento, è impegnata nel campo della migrazione e dell’integrazione sociale. Artista performer. Commissione PPOO a Cori‐LT; Forum delle donne del PRC; Stati Generali delle Donne.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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