Scuola e Università

La scuola italiana non rispetta la Costituzione degli articoli 7 e 8. Trasgrediti i principi di pluralismo, laicità e uguaglianza.

Una recente sentenza della Cassazione ha sancito che anche nella Pubblica amministrazione si applichi la revisione dell'art.18 della Riforma Fornero.

L’università pubblica, dopo anni di controriforme, ha ormai perso il suo scopo originario.

Il progetto del governo, che prevede l’integrazione tra asilo nido e scuola dell’infanzia.

Il declino dell’università e della ricerca in questo paese è un’operazione sistematica.

Il MIUR ha previsto un ulteriore taglio di 53 milioni di euro agli EPR (Enti Pubblici di Ricerca).

L’attuale riflusso della significativa dinamica di lotta innescatasi l’anno passato è ormai un dato di fatto di cui occorre prendere atto.

La "Buona Scuola" di Renzi e l'annullamento delle differenze tra l’asilo nido e la scuola dell’Infanzia.

La deformazione del significato autentico del termine autonomia è alla base dei cambiamenti avvenuti nella scuola pubblica negli ultimi venti anni.

Contrariamente a quanto credono i più, i contenuti della “Buona scuola” di Renzi sono già presenti e operativi nelle Università italiane.

E' necessario che i lavoratori della scuola conoscano gli aspetti della legge 107 che andranno per primi in attuazione.

Nonostante sia percepibile il desiderio di mobilitazione nel mondo della scuola si sente la mancanza di una spinta da parte dei sindacati.

Nel corso dell’ultimo decennio le “riforme” Moratti e Gelmini hanno avuto un impatto a dir poco devastante sulla composizione e l'organizzazione del lavoro all'interno degli atenei italiani.

Nella strategia liberista di attacco ai servizi pubblici ed alla pubblica amministrazione, la demonizzazione mediatica dei lavoratori pubblici gioca un ruolo centrale per assicurarsi un adeguato consenso popolare.

Il dirigente assume un ruolo centrale nella scuola dell’autonomia a discapito degli organi collegiali che rischiano invece di essere esautorati.

Dopo la grande mobilitazione della scuola dello scorso anno si prova a fare un bilancio cercando anche di delineare le prospettive future. La lotta per la scuola pubblica, è certo, deve continuare, perché la lotta per la scuola è una lotta che va al di là della scuola stessa e dei suoi lavoratori.

Le trasformazioni della dirigenza scolastica dagli anni Novanta ad oggi, dall’introduzione dell’autonomia da parte di Luigi Berliguer, passando per i dicasteri Moratti e Gelmini, fino alla legge Brunetta rispondono al profondo cambiamento economico-culturale frutto dell’avanzata neoliberista.  

Nonostante un crescendo di lotte durate un anno intero, la controriforma della scuola di Renzi è passata. Ma il mondo per la scuola non si dà per vinto, forte è il desiderio di riscatto e la volontà di trasformare la temporanea sconfitta in una futura vittoria. 

Si prepara un’ulteriore offensiva del governo nell’ambito dell’istruzione: dopo lo scempio della “Buona Scuola”, Renzi e i suoi preparano un nuovo attentato ai danni dei ricercatori e dell’Università pubblica, da anni ridotta già allo stremo delle forze. Analisi del documento preparatorio all’intervento legislativo e controproposte.

La grande mistificazione dello “straordinario” piano di assunzioni nella scuola del governo Renzi: più che l’eliminazione del precariato la distruzione della dignità e dei diritti dei lavoratori.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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