Nella nuova puntata dell’Osservatorio, il professor Orazio Di Mauro analizza uno scenario internazionale che si fa ogni giorno più instabile. Al centro dell’attenzione c’è l’Iran, stretto tra minacce militari e pressione psicologica. La mobilitazione statunitense, con la portaerei USS Gerald R. Ford ancora nell’Atlantico e non nel Mediterraneo orientale, viene letta come segnale di preparazione a un’operazione ad alto impatto, ma non imminente. Secondo l’analisi, un eventuale intervento americano si svilupperebbe su due piani: l’attacco alle infrastrutture militari e, parallelamente, la pressione sulla popolazione civile per indebolire la coesione interna e favorire una destabilizzazione del sistema politico iraniano. Teheran, tuttavia, dispone di una capacità missilistica significativa che potrebbe colpire Israele e basi statunitensi nella regione. Un’invasione di terra appare improbabile: né Washington né Tel Aviv avrebbero le forze necessarie per un’operazione prolungata verso Teheran, e un conflitto impantanato sarebbe politicamente disastroso per Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni di Midterm. In questo quadro si inseriscono anche le incognite internazionali: la Cina potrebbe fornire supporto informativo a Teheran, mentre la Russia osserva con cautela. Sul fronte interno americano pesa inoltre la recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha limitato il potere presidenziale in materia di dazi, ridimensionando il margine di manovra economico della Casa Bianca. Lo sguardo si sposta poi sull’Ucraina. La controffensiva è fallita, con perdite significative anche di mezzi occidentali, mentre la Russia consolida avanzate limitate ma costanti. Mosca punta a logorare il sistema energetico ucraino per ridurre la capacità industriale e bellica di Kiev, più che a ottenere conquiste spettacolari. In questo contesto riemerge la figura di Valerii Zaluzhnyi, possibile alternativa politica a Zelensky, sostenuta da ambienti britannici dopo lo scontro interno sulla strategia militare.