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Generalizziamo anche la giornata di sciopero nazionale indetto dalla burocrazia della Cgil per il 20 di novembre

Renato Caputo Generalizziamo anche la giornata di sciopero nazionale indetto dalla burocrazia della Cgil per il 20 di novembre

Mai più scioperi separati! Dopo aver generalizzato con spinte dalla base la giornata del 30 di ottobre, si tratta ora di universalizzare anche lo sciopero generale separato imposto dalla burocrazia della Cgil.

Flavio Bolsonaro, dopo aver perso il ballottaggio per le presidenziali in Brasile, non ha esitato a lasciare immediatamente in modo clandestino il suo paese per non dover pagare il fio delle sue ruberie economiche. Anche Netanyahu ha perso la maggioranza con cui ha governato anche nella scorsa legislatura e rischia, seriamente, di essere spazzato via dai comunisti e dai palestinesi con cittadinanza israeliana, i sopravvissuti alla Nakba, che sono i reali vincitori delle elezioni politiche in Israele. L’opposizione moderata guidata dal militarista Eisenkot non rappresentava un reale cambiamento rispetto alle politiche reazionarie del governo e, quindi, non ha avuto il successo sperato. Se adesso l’opposizione moderata accetterà l’appoggio esterno di palestinesi e comunisti potrà formare un governo di minoranza, che potrebbe divenire di maggioranza se ottenesse l’appoggio dei fondamentalisti ebrei ora presenti nel governo. In entrambi i casi Netanyahu è a forte rischio di essere, infine, condannato per i suoi molteplici crimini economici. Al solito i dirigenti della destra radicale ed estrema rischiano più per non aver rispettato le regole del gioco del blocco sociale dominante, piuttosto che per essere stati artefici, nel caso specifico, del primo genocidio in diretta della storia. Esattamente come Al Capone che, infine, fu arrestato esclusivamente per evasione fiscale.

Anche Trump e i repubblicani, nonostante tutte le leggi truffe per impedire all’opposizione di tornare a controllare il parlamento, hanno subito una pesantissima sconfitta elettorale perdendo il controllo della camera dei deputati, il senato e anche la maggioranza eni governatori degli Stati. Trump che ha fatto delle elezioni un referendum sulla sua presidenza ha subito una vera e propria disfatta. Al punto che lo stesso suo progetto di rovesciare il tavolo, riprendendo in modo massiccio l’aggressione imperialista insieme a Israele – permettendo, così, a se stesso e al suo principale alleato di rimanere in sella nonostante la sconfitta elettorale – ha subito una battuta di arresto.

Nel frattempo cresce il movimento di protesta della Gen Z; in Francia e in Italia i giovani sono divenuti il centro di un blocco di opposizione ampio. In Francia hanno già l’appoggio dell’intersindacale e del movimento dei gilet gialli, che rappresentano anche la piccola borghesia e il sottoproletariato. In Italia si sono conquistati l’appoggio della metà di sinistra dei sindacati. In Germania il movimento studentesco e giovanile ha organizzato la prima giornata di grandi proteste in quaranta città. Al momento ha avuto maggiori sostegni dalla sinistra politica (in particolare Linke e Verdi) piuttosto che da altre forze sociali. Mentre in Spagna si è sviluppato un movimento sociale contro il caro affitti, che poi è divenuto un grande movimento contro il carovita, che ha fatto rinascere il grande movimento delle Acampadas, in cui sono ancora le giovani generazioni a essere maggioritarie anche se il movimento non è sorto, come in Italia e Francia, dalle lotte degli studenti. Anche in Albania si è sviluppato un movimento di opposizione estremamente ampio e variegato in cui i giovani sono certamente la componente trainante.

Come avevamo previsto lo sciopero e le manifestazioni del 30 di ottobre in Italia hanno avuto dei risultati incomparabilmente superiori rispetto alle burocrazia sindacali che le avevano indette. Era l’ennesimo sciopero separato lanciato di contro anche allo sforzo di individuare una data comune per tutto il sindacalismo di base (di sinistra). Sarebbe stato, così, il solito sciopero generale di una sigla minoritaria, con partecipazioni così basse al punto che, al solito, i dirigenti avevano organizzato la manifestazione per il giorno festivo seguente. Senza contare che lo sciopero era stato indetto non tenendo a mente che la vicinanza alla festività nazionale avrebbe portato alla precettazione dei lavoratori impiegati nei trasporti e limitrofi che, peraltro, generalmente sono i settori in cui c’è la partecipazione più massiccia agli scioperi, in particolare del sindacalismo di base.

Non a caso, ad esempio a Roma, il corteo è divenuto davvero imponente in quanto al concentramento a Stazione Termini ai lavoratori che avevano aderito allo sciopero Usb si sono aggiunti un corteo vicino ai centri sociali, partito da Ostiense, un altro di studenti universitari e militanti di San Lorenzo, partiti da piazzale Aldo Moro, e i cortei spontanei sparsi un po’ in tutta la città degli studenti medi.

Come previsto lì dove lo sciopero è stato adeguatamente preparato con assemblea sindacale nel luogo di lavoro e picchetto la mattina vi è stata una partecipazione talmente massiccia che, ad esempio, una scuola è rimasta chiusa. Alla fine la componente propriamente di Usb che ha terminato il corteo con una accampata davanti al Colosseo era una piccola minoranza rispetto al corteo, in cui alcune componenti hanno continuato a manifestare ancora per ore.

Resta il fatto che Usb, come già l’anno scorso, nell’indire lo sciopero per la Palestina ha individuato, con largo anticipo, il momento giusto per svolgere la manifestazione che ha di nuovo incontrato una mobilitazione diffusa scesa in piazza del tutto autonomamente rispetto a chi ha organizzato la piazza. Alla fine sono scesi in piazza nelle diverse città almeno mezzo milione di manifestanti con una massiccia partecipazione di giovani e giovanissimi. Tanto che alla fine i lavoratori più presenti erano generalmente quelli impiegati nelle scuole, in cui c’è stata occupazione, insieme ai genitori degli occupanti.

Per quanto minoritaria e in grado di rimanere per un tempo piuttosto limitato, cioè un paio di notti, anche l’accampata nei pressi del Colosseo ha avuto un notevole successo, conquistandosi una significativa copertura persino nei mezzi di comunicazione mainstream, un po’ per la riuscita della mobilitazione e per lo sviluppo, almeno continentale, della protesta in parte per la location indubbiamente centrale e suggestiva.

Purtroppo poi la dirigenza burocratica ha ripreso il controllo della situazione e, così, la montagna ha partorito il topolino. Nel momento di massimo sviluppo del movimento su scala nazionale e continentale non si è dato neanche il naturale appuntamento ad attraversare, da parte di spezzoni diversi, le manifestazioni che si svilupperanno in occasione di una protesta europea degli studenti contro il riarmo, che sarà una ulteriore possibilità di unire il movimento giovanile con quello dei lavoratori, anche grazie allo sciopero indetto a sostegno della mobilitazione studentesca europea della Cgil al quale stanno aderendo anche diversi sindacati di base, come era successo già in occasione dello sciopero del 30. Alla grande giornata di mobilitazione del 20 di novembre del sindacato Usb parteciperanno esclusivamente i più direttamente interessati, cioè il settore scolastico e, più in generale, pubblico più vicino al movimento studentesco, per non lasciare campo libero alla Cgil di provare a mettere il cappello su quella che diventerà la terza giornata di grande mobilitazione nazionale di studenti da tutto il paese, con il fondamentale supporto dei lavoratori come e meglio del 30 ottobre.

Al contrario ci si è limitati a lanciare una manifestazione di interesse politicista e partitico per il 12 dicembre, anche in questo caso in contrapposizione alla data individuata, proprio a inizio dicembre, dal campo largo. Quest’ultimo si è poi ancora più moderato divenendo campo larghissimo, puntando a rafforzare i centristi all’interno dell’ennesima riproposizione del centrosinistra, peraltro come già l’anno scorso del tutto alieno dinanzi alle grandi mobilitazioni spontanee animate principalmente da giovani e giovanissimi che, anche per questo, come già ampiamente dimostrato l’anno scorso, non si sentono in nessun modo rappresentati da un centrosinistra tutto teso a strappare al centrodestra gli elettori centristi (liberali e, quindi, di destra moderata) non ancora decisi su chi votare e con chi allearsi.

D’altra parte abbiamo i consueti errori specularmente opposti della Cgil, che non intende fare nemmeno questa volta un lavoro capillare e certosino per far riuscire lo sciopero generale. Anche in questo caso se ci si affidasse unicamente alla burocrazie sindacali avremo il solito sciopero con effetto boomerang, che invece di far crescere la volontà di mobilitarsi dei lavoratori sfruttati e oppressi finirebbe, proprio al contrario, per far apparire persino lo strumento decisivo dello sciopero come inutile se non, addirittura, come controproducente per il singolo lavoratore che ha dovuto rinunciare a un giorno di salario in una fase politica dove già gli stipendi sono falcidiati dall’inflazione.

Al contrario le cose potrebbero radicalmente cambiare se, come lo sciopero del 3 novembre dell’anno scorso o lo sciopero del 30 ottobre di quest’anno, anche il 20 novembre diventerà l’occasione di una nuova convergenza di massa fra un movimento studentesco e, più in generale, giovanile e il movimento dei lavoratori oppressi e sfruttati.

A tale scopo, potrebbe dare un contributo decisivo il movimento degli autoconvocati se sfruttasse adeguatamente questa occasione per rilanciare la propria parola d’ordine fondativa: mai più scioperi separati. Gli autoconvocati dovranno mantenere la barra dritta sull’ultima determinazione che si sono dati: pur criticando le burocrazie sindacali che continuerebbero nella strada suicida degli scioperi generali separati, occorrerà evidenziare il dato di fatto che la riuscita di uno di questi giorni di mobilitazione nazionale sfavorirebbe le lotte degli sfruttati e degli oppressi se, invece, il movimento studentesco rimanesse isolato dalla convergenza con i lavoratori diventerebbe l’ennesima velleitaria mobilitazione destinata necessariamente alla sconfitta. Bisogna, in altri termini, puntare ancora una volta su una nuova eterogenesi dei fini per cui persino gli ennesimi e sempre più irrazionali scioperi separati possano divenire un nuovo momento alto di convergenza delle lotte, in particolare fra quelle dei lavoratori in mobilitazione contro carovita e riarmo e il movimento di massa generalmente egemonizzato dalla Gen Z. Si tratta di giornate davvero particolari in cui i movimenti sorti spontaneamente dal basso sperimentano forme di autogestione essenziali per superare dialetticamente il concetto borghese di Stato.