Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564. Figlio di intellettuali, studia medicina all’università, che lascia per dedicarsi alla matematica, scienza da poco riscoperta grazie alla diffusione dell’opera di Euclide riedita con acribia filologica. Dal 1589 insegna a Pisa e fa esperimenti sulla caduta dei gravi. Dal 1592 insegna all’università di Padova. Decisiva per lo sviluppo di Galileo è stata la prima edizione critica dei testi di Euclide e Archimede realizzata dall’umanesimo. Sarà proprio Galileo, sulla scorta di questi autori, a far rivivere la tradizione matematica e meccanica trascurata per secoli come strumenti decisivi per la conoscenza scientifica della natura. In effetti, Galileo pone queste scienze a fondamento del suo studio della natura, al posto dei tradizionali studi retorico-umanistici. Sarà un passaggio decisivo per la rivoluzione scientifica, perché permetterà di rompere con l’impostazione qualitativa della scolastica e della magia. D’altra parte non considerando la dialettica fra qualità e quantità, quali due momenti della misura (per cui mutamenti quantitativi producono cambiamenti qualitativi e viceversa), la concezione della scienza borghese sarà fondata su un materialismo meccanicistico.
Un intellettuale di opposizione
Galileo è amico di Sarpi, un intellettuale padovano che si batte per la separazione dello Stato dalla Chiesa, che non dovrebbe immischiarsi negli affari politici. Galileo è sempre attento alla dimensione tecnica della scienza. Le sue ricerche sono inoltre volte alla critica sistematica dei postulati della scienza naturale del proprio tempo. A Padova Galileo diviene copernicano, sebbene costretto a insegnare all’università il sistema tolemaico. Galilei pratica in modo rivoluzionario il rapporto fra scienza e tecnica superando il tradizionale disprezzo della classe dirigente intellettuale per il lavoro manuale destinano a donne e subalterni. D’altra parte si illude di poter convincere la Chiesa a non assumere una posizione oscurantista, volta a impedire il progresso scientifico.
Il cannocchiale come strumento scientifico
Il copernicanesimo sarà da Galileo dimostrato grazie all’uso del telescopio. Galileo nel 1609 perfeziona il cannocchiale, inventato in Olanda. Il cannocchiale da passatempo quando Galilei ha il coraggio di puntarlo verso il cielo diviene il telescopio: uno strumento scientifico che gli consente di verificare le ipotesi astratte formulate matematicamente da Copernico. Ma è proprio il diritto a utilizzarlo come strumento scientifico a essere contestato dalla Chiesa, che si domandava se si poteva seppellire la Bibbia e Aristotele sulla base di un congegno meccanico. Al contrario Galileo affianca sempre nell’attività laboratoriale la scienza con la tecnica.
Il binomio scienza-tecnica
L’uso scientifico di strumenti tecnici da parte di Galileo inaugura il binomio scienza-tecnica. Tali strumenti divengono decisivi per l’osservazione e gli esperimenti. Galileo lavora lui stesso agli strumenti tecnologici fondamentali per le sue scoperte oltre a impiegare costantemente un tecnico di supporto.
Sidereus Nuncius
Attraverso l’uso del telescopio Galilei perviene a delle scoperte, comunicate nel Sidereus Nuncius (Ragguaglio astronomico) del 1610, le quali consentono una dimostrazione empirica del copernicanesimo. Galileo si illudeva che, in tal modo, la classe dominante avrebbe superato le proprie remore e avrebbe sostenuto lo sviluppo scientifico. Al contrario le prove di Galileo porteranno la Chiesa che, grazie alla Controriforma stabiliva quali opere si potessero pubblicare, a vietare il sistema copernicano. La rivoluzione scientifica alla quale Galileo stava dando un contributo decisivo era troppo pericolosa per l’ideologia dominante.
Il sorgere della nuova fisica dalla critica alla fisica aristotelica
Mediante il cannocchiale Galileo smonta i postulati aristotelico-tolemaici, che negavano la natura terrestre della Luna (dopo la scoperta della presenza in essa di monti). Ciò dimostra che, al contrario di quanto asserito per secoli dagli aristotelici, il mondo sublunare e il mondo celeste sono omogenei. L’elaborazione di una nuova fisica è strettamente legata in Galilei alla confutazione della cosmologia aristotelico-tolemaica.
Grazie alle osservazioni rese possibili dal cannocchiale Galilei arriva a considerare la scienza del moto unica (negando la concezione aristotelica per cui i movimenti rettilinei sono propri del mondo sublunare e quelli circolari del mondo sopralunare). Galilei arriva così a dimostrare alcune delle tesi che avevano portato all’arresto e al rogo Giordano Bruno.
La rivoluzione astronomica
Galileo mostra, grazie alla scoperta dei quattro satelliti medicei, che formano con Giove un sistema simile al sistema Terra-Luna, che anche la teoria aristotelico-tolemaica di cieli solidi non è più difendibile. Ma se Giove ruota a sua volta intorno al Sole, non potrebbe essere lo stesso per la Terra? Gli studi di Galileo sulle macchie solari dimostrano che la tesi aristotelico-tolemaica dell’incorruttibilità degli astri non regge più. Inoltre Galileo dimostra, osservando le fasi di Venere che, contrariamente alle precedenti ipotesi i pianeti sono privi di luce propria e la derivano dal Sole, intorno al quale ruotano. Infine Galileo comprende che la galassia è composta da un numero enorme di stelle. In tal modo imprime una svolta decisiva alla rivoluzione scientifica.
La nuova fisica fondata sulla meccanica e la matematica
Grazie alla dedica dei nuovi pianeti, Galileo torna in Toscana dai Medici, che lo pagano meglio, consentendogli di dedicare più tempo alla ricerca, ma sono maggiormente influenzati dal Vaticano. Avrà la possibilità di smettere di insegnare all’università le antiche concezioni, utilizzate per impedire la rivoluzione scientifica, e di non dover perdere tempo con le lezioni private. La repubblica veneta, già dominata dallo spirito borghese, faceva pagare la relativa protezione che dava agli intellettuali, costringendoli a lavorare con salari miranti alla semplice riproduzione della forza-lavoro.
La difesa dell’autonomia della scienza dall’autorità religiosa e culturale
Galileo intraprende un battaglia in difesa dell’autonomia della scienza da ogni ingerenza esterna, sfidando l’autorità, convinto che sia una necessità storica in cui ne va del futuro stesso dell’umanità. Galileo conduce la sua lotta su due fronti: contro l’autorità religiosa (la Chiesa) e contro l’autorità culturale (gli aristotelici). Mentre si disinteressa a cercar di legare la rivoluzione scientifica non solo alle forze interessate a rivoluzionare anche l’ambito economico, sociale e politico, ma anche a chi, come Bruno, ne aveva fatto un momento di una più ampia rivoluzione culturale.
Contro l’autorità religiosa
La controriforma ha stabilito che ogni sapere debba essere in armonia con le Sacre Scritture nell’interpretazione data dalla Chiesa cattolica. Applicato alla nuova scienza tale principio crea delle contraddizioni, il problema è a questo punto se il credente debba accettare solo il messaggio religioso della Bibbia oppure ogni affermazione scritturale. Bellarmino, gesuita e filosofo, è per questa seconda opzione: la Bibbia scritta sotto ispirazione dello spirito santo deve essere vera in tutte le sue affermazioni; per Galileo questa posizione avrebbe ostacolato lo sviluppo del sapere e così, nella cosiddette Lettere copernicane, affronta il problema dei rapporti tra scienza e fede. A Galilei sfugge completamente il carattere contro-rivoluzionario assunto dalla Chiesa dopo il Concilio di Trento e, quindi, cade nell’errore, anche sul piano tattico, di aprire un dibattito sull’interpretazione delle scritture considerate sacre dal cristianesimo, nella sola interpretazione della Chiesa per il cattolicesimo.
La lettera al Castelli
In particolare, in una lettera pubblica al Castelli del 1613, difende l’autonomia della ricerca fisica, contro gli anticopernicani che condannano la teoria di Copernico in nome di una interpretazione alla lettera della Bibbia. Per Galileo la natura (oggetto della scienza) e la Bibbia (base della religione) derivano da Dio, quindi, non si possono contraddire. I contrasti sono solo apparenti e vanno risolti rivedendo l’interpretazione della Bibbia. Galilei si illude di poter convincere la Chiesa con la forza della ragione, senza rendersi conto che il suo potere, espressione di un modo di produzione in stato di putrescenza, non poteva che divenire sempre più irrazionale.
La distinzione fra verità di fede e di ragione
Galilei distingue fra verità di fede e verità della ragione: la fede è sempre rivolta alla sfera del soprannaturale, mentre la scienza ha piena validità per lo studio della natura. La Bibbia non contiene, quindi, i principi che riguardano le leggi di natura. Dunque non è con la fede che si interpreta la natura, ma con la matematica e la meccanica, che ci consentono di definirne le leggi naturali, per mezzo di sensate esperienze (esperimenti meccanici) e certe dimostrazioni (teoremi matematici). Nel campo delle verità naturali è arbitra la scienza. Galilei porta avanti già la concezione liberale che tende a distinguere e rendere indipendenti gli ambiti della religione e della sfera mondana. Naturalmente la Chiesa non ci pensava proprio a essere relegata alla sfera del soprannaturale che, peraltro, proprio la rivoluzione scientifica tende implicitamente a negare.