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Minacce ai giornalisti Rai a Minneapolis: libertà di stampa sotto pressione negli Stati Uniti

Nessuna protesta da parte del governo Meloni per le minacce degli agenti ICE ad una troupe di inviati della trasmissione “Rai In mezz'ora” a Minneapolis, ma neanche la Rai ha ufficialmente protestato anche se è stato un fatto molto grave. 


Minacce ai giornalisti Rai a Minneapolis: libertà di stampa sotto pressione negli Stati Uniti Credits: By Paul Goyette from Chicago, USA - 20250912_2444, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=182736280

Laura Cappon e Daniele Babbo, giornalisti Rai, erano impegnati a documentare quanto stava accadendo a Minneapolis, città del Minnesota finita sotto i riflettori dopo l’uccisione dei cittadini statunitensi Renee Good e Alex Prettie.

Stavano semplicemente svolgendo il loro lavoro quando alcuni agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) si sono avvicinati al finestrino dell’auto su cui viaggiavano gridando: “Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto se continuate a seguirci” [1]. Le frasi sono state registrate in un video girato dall’interno della vettura.

Si è trattato di minacce esplicite che avrebbero impedito agli inviati della trasmissione “Rai in mezz’ora” di svolgere il proprio lavoro: fare riprese, interviste e raccontare le attività degli agenti ICE. Se tali operazioni si svolgessero senza violenze, come indicato nei comunicati ufficiali, non vi sarebbe stato motivo di intimidire dei giornalisti impegnati a documentarle.

L’uccisione dei due cittadini statunitensi è stata definita da Donald Trump come un’eccezione priva di significato. Tuttavia, resta il fatto che i giornalisti stavano seguendo attività finalizzate all’intercettazione e all’arresto di migranti irregolari.

La testimonianza di Laura Cappon

Nella trasmissione “Agorà” del 26 gennaio, la giornalista Laura Cappon, in collegamento da Minneapolis, ha raccontato l’episodio descrivendo anche il clima della città:

“Sono qui per documentare per la Rai l'attività dell'ICE e posso solo dire che ciò che stiamo vedendo è assurdo, surreale: a Minneapolis sembra di vivere come in un periodo di semi-lockdown. Anche noi giornalisti ci sentiamo minacciati e ciò che ci è capitato lo dimostra.” [2]

Il programma per cui lavora, “Rai in mezz’ora”, è una trasmissione nazionale condotta da Monica Maggioni e in onda ogni domenica. Sorge quindi una domanda: è possibile che la Presidente del Consiglio non ne sia informata? È normale che agenti federali abbiano assunto un comportamento obiettivamente minaccioso verso giornalisti impegnati nel loro lavoro?

Il silenzio istituzionale — non accompagnato da alcuna condanna — viene interpretato come una forma di complicità in senso politico. Analoga sarebbe stata la posizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, nonostante le sue dichiarazioni sulla tutela degli italiani all’estero.

Le questioni istituzionali

Su questo episodio emergono alcune domande:

  • La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che in passato ha esaminato il comportamento di giornalisti ritenuti critici verso il governo, non dovrebbe ora analizzare l’atteggiamento degli agenti ICE?
  • Se a giornalisti italiani sono state rivolte minacce da parte di un corpo federale statunitense, si può affermare che la loro sicurezza fosse garantita?
  • Se non è possibile svolgere regolarmente attività giornalistica negli Stati Uniti, si può ancora parlare di un Paese sicuro?
  • Le relazioni diplomatiche con gli USA dovrebbero essere oggetto di una riflessione?

Il comportamento degli agenti ICE non dovrebbe essere archiviato senza un’analisi e una protesta ufficiale da parte delle istituzioni italiane. Il governo Meloni non ha commentato l’episodio, e nemmeno la Rai avrebbe formalizzato una protesta.

Va ricordato che Cappon e Babbo erano giornalisti accreditati, impegnati in un lavoro per conto di una emittente pubblica nazionale.

Il contesto: proteste e politica migratoria

La situazione non sembra destinata a migliorare: Trump ha dichiarato che non ritirerà gli agenti ICE dal Minnesota.

Il 31 gennaio si sono svolte manifestazioni anti-ICE a Minneapolis, con proteste analoghe a Los Angeles e New York. Migliaia di persone sono scese in strada contro le politiche migratorie, mostrando cartelli e intonando slogan come: “Di chi sono le strade? Le strade sono nostre.”

Tuttavia, questi manifestanti rappresentano una minoranza in un Paese di oltre 340 milioni di abitanti, distribuiti in 50 Stati.

Il ritorno di Trump

Nelle elezioni presidenziali del novembre 2024, Donald Trump è stato rieletto per un secondo mandato, battendo la vicepresidente uscente Kamala Harris. Si è insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025, diventando — dopo Grover Cleveland — il secondo presidente nella storia americana a ottenere due mandati non consecutivi.

Ha vinto con 312 grandi elettori contro 226, in quello che molti media hanno definito un ritorno politico straordinario.

Nei primi mesi del mandato ha firmato numerosi ordini esecutivi, tra cui:

  • ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Accordo di Parigi;
  • revisione delle politiche su identità di genere;
  • congelamento di nuovi regolamenti e assunzioni federali civili;
  • istituzione del Department of Government Efficiency, guidato da Elon Musk;
  • designazione dei cartelli messicani come organizzazioni terroristiche;
  • grazia a circa 1.500 partecipanti all’assalto al Campidoglio;
  • rinomina del Denali in Monte McKinley e del Golfo del Messico in “Golfo d’America”;
  • dichiarazione di emergenza nazionale al confine meridionale con dispiegamento di forze armate.

Il 21 gennaio ha inoltre concesso la grazia a Ross Ulbricht, condannato nel 2015 all’ergastolo.

L’espansione dell’ICE

Dalla rielezione di Trump, gli agenti dell’ICE sarebbero passati da 10.000 a 22.000 unità. L’agenzia, nata nel 2003 dopo l’11 settembre per contrastare il terrorismo, oggi è impegnata soprattutto nel controllo dell’immigrazione irregolare ed è dotata di ampi poteri.

Secondo i dati citati:

  • a Minneapolis sarebbero stati impiegati 3.000 agenti;
  • nel solo mese di dicembre l’ICE avrebbe arrestato oltre 70.000 persone;
  • 30 detenuti sarebbero morti in custodia.

Prospettive politiche

Nonostante le proteste, il contrasto all’immigrazione irregolare resta un obiettivo dichiarato degli Stati Uniti. Secondo il diritto internazionale, chi entra in un Paese e chiede asilo può rimanere finché non riceve una risposta ufficiale, e non dovrebbe essere considerato clandestino.

Gli Stati Uniti, tuttavia, difficilmente cambieranno linea.

Trump viene descritto come interprete degli interessi dei grandi gruppi economici, impegnato a rafforzare un modello di espansione economica che tende verso forme di imperialismo finanziario, subordinando altre economie.

Conclusione

Non sarà la rassegnazione a fermare Trump. Sarebbe necessario rilanciare movimenti ampi e strutturati capaci di contrastare tali dinamiche politiche. In Italia, questa riflessione si intreccia con il contesto interno e con il referendum sulla giustizia, il cui esito potrebbe assumere un valore politico significativo.

Note:
[1] Fonte non indicata.
[2] https://www.raiplay.it/video/2026/01/Agora---Puntata-del-26012026-b448c075-c389-43e7-b5ff-53cddaf49922.html



07/02/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: By Paul Goyette from Chicago, USA - 20250912_2444, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=182736280

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L'Autore

Felice di Maro
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