Ringraziamo il Professore Raffaele Amato per la disponibilità concessa a questa intervista. Sappiamo che lei ha partecipato alla manifestazione svoltasi a Torino, che ha visto sorprendentemente la partecipazione di oltre 50 mila manifestanti, impegnati a sfilare per le vie della città in diversi cortei e momenti di concentrazione. Quali sono, a suo avviso, i presupposti e il clima politico che hanno caratterizzato i fatti di Torino?
Il clima politico che ha preceduto la manifestazione di sabato scorso è quello di un governo autoritario in cui ogni tentativo di critica deve essere zittito. In particolare quello che è avvenuto, qualche mese fa, con le mobilitazioni sulla Palestina, fa paura. Quel livello di mobilitazione se dovesse attivarsi sul terreno delle politiche interne sarebbe estremamente difficile da gestire.
Per questo, da una parte si fa pagare il prezzo di quelle mobilitazioni ai soggetti che le hanno organizzate dall' altra, attraverso i dispositivi legislativi, si tenta di prevenirli.
Parallelamente, si ripropone una strategia già vista: la costruzione di un nemico. Se ieri erano i migranti, oggi sono i centri sociali, dipinti come violenti. Con l’aiuto dei social e di una narrazione mirata, si alimenta questa figura del nemico, preparando così il terreno che porta alla manifestazione del 31.
In effetti, si registra un tentativo, da parte di diverse forze politiche, di criminalizzare coloro che hanno organizzato mobilitazioni contro il genocidio in Palestina. Per quale motivo, allora, il centro sociale Askatasuna viene sgomberato?
Askatasuna che in basco vuol dire libertà è uno dei centri sociali più attivi d’Italia, protagonista della lotta No Tav e delle mobilitazioni per la Palestina. Un luogo occupato da trent'anni, in cui si sono intrecciate esperienze di autonomia politica, mutualismo, lotte studentesche, cultura alternativa. Un luogo che ha legame profondo con la città e in particolare con il quartiere di Vanchiglia. Torino è da sempre un laboratorio politico, sia per i movimenti che per la repressione.
Quali realtà politiche, associative e sociali hanno preso parte alla mobilitazione e per quali motivi oltre 50 mila manifestanti sono scesi in piazza?
In piazza c' è stata una grandissima partecipazione sul piano quantitativo ma anche sul piano qualitativo. Si sono incontrate tantissime lotte, tantissime esperienze, dai centri sociali ai sindacati di base, la sinistra CGIL, i partiti della sinistra extraparlamentare, le tante associazioni e comitati che in tutta Italia si battono contro la repressione e la devastazione ambientale. Una sintesi molto lucida e determinata di quella che potrebbe essere oggi una forza sociale di opposizione al governo delle destre in grado di essere incisiva. Si è trattato di una manifestazione contro la repressione ma anche contro le politiche sociali del governo e contro il riarmo.