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Perché solo facendo saltare il campo largo si può creare una reale alternativa di sinistra al governo della destra radicale

Solo l’ennesima metamorfosi del “centrosinistra” può tenere in vita il governo di “centrodestra” egemonizzato dai legittimi eredi del fascismo. Solo una ripresa del movimento spontaneo dal basso può costringere la sinistra radicale a uscire dalla torre di avorio da anima bella in cui si è spontaneamente reclusa.


Perché solo facendo saltare il campo largo si può creare una reale alternativa di sinistra al governo della destra radicale

La crisi di sovrapproduzione che negli Stati Uniti va avanti dalla fine degli anni sessanta non sembra, almeno per il momento, aggirabile. Questo rende il debito pubblico spaventoso degli Stati Uniti sempre meno sostenibile, il che porta con sé, in prospettiva la crescente crisi dello stesso signoraggio del dollaro. Perciò la concorrenza della Cina sarà sempre più in grado di mettere in discussione la situazione post guerra fredda che vedeva gli Usa come unica potenza mondiale. Trump nel suo viaggio in Cina ha scambiato il sostegno economico, necessario a tenere dalla sua parte la classe dominante statunitense, con il riconoscimento della Repubblica popolare in un revival farsesco di Yalta. Anche se la crisi non potrà che portare a una nuova guerra fredda contro la Cina, essendo l’unica possibilità per gli Stati Uniti di aggirare la crisi di sovrapproduzione, anche perché la bolla speculativa dell’“intelligenza artificiale” rischia sempre più di esplodere quando il cerino è ancora in mano agli Usa. Peraltro sin dal mondo antico, come notava già Tucidide, una grande potenza in declino non accetterà mai che una potenza emergente la superi senza dar battaglia, visto che il predominio Usa è sempre più limitato proprio al monopolio della violenza “legalizzata” sul piano internazionale. Anche perché la stessa scelta del Trump bis indica chiaramente che la classe dominante Usa ha ormai preso consapevolezza che non può più puntare sulla capacità di egemonia sul piano globale. Questo è naturalmente un ulteriore elemento di debolezza e di pericolosità, come la tigre che pur ferita a morte diviene sempre più aggressiva e imprevedibile, in quanto ormai condannata all’irrazionalità.

Da qui la prospettiva di tregua prolungata con la Russia, anche perché gli Stati Uniti non possono permettersi una guerra al contempo contro Russia, Cina e Iran. Inoltre le direttive di sviluppo dell’imperialismo statunitense non possono che andare nella direzione dell’America Latina e del Pacifico. Nel primo caso dopo aver regolato i conti con il principale nemico in questo scenario, il Venezuela bolivariano, ora si tratta di chiudere la partita con la Cuba castrista, per reimporre la dottrina Monroe.

L’espansione nel Pacifico, invece, non può che portare a uno scontro con la Cina.

Da questo punto di vista l’aggressione all’Iran è stato un errore, a commettere il quale gli Stati Uniti sono stati indotti dal fido alleato sionista. Dinanzi a un regime iraniano sempre meno in grado di governare con l’egemonia, si sono illusi che sarebbe bastato dare una spallata per far crollare la decotta Repubblica islamica. Naturalmente così non è stato. Anzi l’aggressione imperialista ha messo in enorme difficoltà la protesta popolare e favorito il regime, perché in una situazione del genere ogni attacco a quest’ultimo significherebbe stare dalla parte dei sionisti e dei suprematisti statunitensi.

Peraltro questi ultimi hanno puntato su ronzini del calibro del figlio dello scià e su Ahmadinejad, personaggi a tal punto impresentabili, da ridare fiato alla Repubblica islamica. Gli Stati Uniti cercano ora disperatamente di convincere l’Iran a fare concessioni tali da farli uscire a testa alta dal conflitto, altrimenti con le elezioni di midterm alle porte, nonostante tutti i brogli elettorali suprematisti, Trump sarebbe ridotto ad “anatra zoppa”. D’altra parte il regime iraniano per poter sopravvivere non può certo uscire a testa bassa dall’aggressione. Anche perché ormai si regge quasi esclusivamente sulle milizie fondamentaliste ed estremiste dei pasdaran e dei Guardiani della Rivoluzione.

Gli Stati Uniti rischierebbero di perdere qualsiasi capacità di egemonia a livello internazionale se passassero a bombardamenti a tappeto le risorse energetiche iraniane, visto che i persiani risponderebbero colpendo ancora più pesantemente le dispotiche petromonarchie del Golfo, i migliori alleati nell’area di statunitensi e, in prospettiva, dei sionisti. Inoltre l’intero mercato mondiale ne risentirebbe in maniera ancora più catastrofica, con il blocco anche del Mar Rosso.

Né gli Stati Uniti possono passare a un’occupazione dello stretto di Hormuz che implicherebbe dover sbarcare e affrontare in campo aperto i persiani, un avversario che certamente, anche per ragioni storiche, non cederebbe. Si finirebbe così in una prolungata guerra di attrito come quella attuale fra Russia e Unione Europea per interposta Ucraina. Trump non se lo potrebbe permettere, perché gli Stati Uniti non hanno mai combattuto una battaglia del genere e l’opinione pubblica, compresa la stessa base Maga, non glielo permetterebbe.

L’Unione europea anche se entrata in crisi di sovrapproduzione più tardi, agli inizi degli anni settanta, è ancora più in difficoltà, perché non possiede l’apparato militare che consente agli Usa di non finire in recessione e di scaricare parte degli effetti negativi della crisi sugli stessi alleati europei. Certo ora la Germania vorrebbe rilanciare il proprio esercito e renderlo egemonico nell’Unione europea proiettata nello scontro con la Russia. Ma quest’ultima ha ampiamente evidenziato che non intende certo dare il tempo all’Unione Europea di colmare il gap per poi metterla al tappeto. Così, ha dimostrato con le continue violazioni dello spazio aereo e con le esercitazione nucleari che i bei tempi di Gorbaciov e Eltsin, sempre pronti al disarmo unilaterale, sono per sempre conclusi.

Nel frattempo le potenze industriali dell’Unione Europea, Germania, Francia e Italia sono giù in piena recessione. Né possono sperare di uscirne con il riarmo funzionale a scatenare, appena ne avranno la forza, uno scontro diretto con la Russia, che non sarebbe più così folle ed egemonizzata dalla Ostpolitik da consentirglielo.

I tentativi del governo di destra radicale italiano di mantenere i piedi su due staffe, Ue e Usa, sfruttando le affinità elettive con il governo Trump, come prevedibile, sono miseramente falliti. L’industria italiana è sopravvissuta all’aver accettato il suicidio di entrare nell’area Euro, cioè il Marco tedesco travestito, per esorcizzare il terrore per il fantasma del comunismo, solo divenendo di fatto subfornitrice del capitalismo tedesco. Perciò il suo drammatico destino è legato indissolubilmente, ancora una volta, all’alleato tedesco, che pare di nuovo destinato a una certa e rovinosa sconfitta.

Così l’economia italiana non può che tornare alla recessione che avrebbe dovuto segnare, dopo il fallimento della politica filo trumpiana, la definitiva crisi del governo Meloni. Al punto che per non far precipitare nell’astensione troppi sui elettori delusi, ha dovuto sponsorizzare di fatto la resistibile ascesa di Vannacci.

Al solito solo il campo largo egemonizzato dal Pd o peggio ancora il campo larghissimo egemonizzato dai filo sionisti ultra liberisti può consentire al governo Meloni di sopravvivere alla sconfitta al referendum costituzionale che aveva portato Renzi a rinunciare alle sue velleità di grande statista.

La terribile botta del referendum e del voto giovanile non hanno prodotto una crisi di governo, perché il campo largo egemonizzato dal Pd non può permettersi di mettere in difficoltà il governo attaccandolo per quelle politiche antipopolari che i “democratici” hanno sempre sostenuto, sia quando erano al governo sia ora che sono all’opposizione, e che intendono perseguire senza nessuna discontinuità nel caso che tornassero al governo con il campo larghissimo, visto che il campo largo si è di fatto suicidato. Non solo perché Schlein non ha, al solito, intenzione di scontrarsi con l’ala ultraliberista e filosionista del suo partito, sia perché malauguratamente Conte, ingannato dai poteri forti, ha pensato di poterne scalzare la leadership scavalcandola a destra.

È così bastato che alle ultime elezioni comunali prima delle politiche Meloni graziasse i candidati filogovernativi, evitando di mettere la faccia nella loro campagna elettorale, mentre sciaguratamente il campo largo si è stoltamente illuso credendo di poter vincere proprio esibendo la propria faccia da schiaffi nei comizi elettorali. Ecco così che un civico di destra ha sconfitto le velleità del centrosinistra di riconquistare Venezia e Schlein è stata nettamente sconfitta da De Luca, l’unico cacicco del Pd che ha osato sfidare apertamente.

Tale farsesca replica delle passate politiche – in cui il Pd è riuscito nel miracolo di riportare al governo i principali eredi del fascismo, per non accettare nemmeno un accordo di desistenza con il Movimento 5 Stelle – può andare avanti perché da troppo tempo la sinistra radicale ha smesso di fare politica, riducendosi alla attitudine moralista della politica di testimonianza tipica dell’anima bella che, in nome dell’ottimo universale, si ostina a non fare nulla di buono, non recuperando così la credibilità necessariamente persa dinanzi alle classi alle quali dovrebbe offrire una direzione consapevole.

Siamo così regrediti al suicida dualismo tra massimalismo e riformismo, con la componente maggioritaria della sinistra radicale pronta a barricarsi nella riserva indiana di un parolaio estremismo e la minoranza da sempre votata a farsi egemonizzare dai moderati, pur di inseguire le proprie chimeriche piccole ambizioni sostanzialmente autistiche.

L’unica alternativa a un governo di larghe intese o a un governo del campo larghissimo ostaggio degli ultraliberisti filo sionisti, sarebbe una sinistra reale che tornasse a far politica facendo saltare il campo largo il quale, essendo egemonizzato dal Pd, non può che preparare un futuro ritorno al governo di una destra ancora più radicale se non estrema, sempre più egemonizzata dagli eredi dei repubblichini, tirapiedi dei nazisti.

D’altra parte, la sinistra radicale si può sbloccare dalla sua coazione a perpetuare la propria insignificanza politica, soltanto se ripartisse, in modo necessariamente spontaneo, un significativo movimento dal basso mosso dalle contraddizioni reali dovute alla crisi della classe dominante sia sul piano nazionale che internazionale.

29/05/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo
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