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TeleMeloni per forza!

Le dimissioni della Presidente della Commissione di vigilanza Rai e di tutti i membri. Comunicato dell’Usigrai. Il “Media Freedom Act UE” e la riforma della Rai. Il ministro Urso e la replica di Ranucci, Conduttore di Report.


TeleMeloni per forza!

La senatrice Barbara Floridia, M5S, si è dimessa dalla presidenza della commissione di vigilanza Rai ed ha motivato le sue dimissioni con una denuncia che va dal boicottaggio sistematico dei lavori all'uso spregiudicato della commissione da parte della maggioranza di destra ed ha dichiarato che presiedere la commissione non è stato più possibile, dopo di lei si sono dimessi tutti membri dell’opposizione e della maggioranza. Nella sua dichiarazione si legge: “Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio da chi governa. E io con esso”. 

Anche l’Usigrai, l’Unione Sindacale dei giornalisti Rai, ha fortemente criticato la commissione ed ha diffuso questa dichiarazione: “Le dimissioni della Presidente e di tutti i parlamentari di opposizione dalla Commissione di Vigilanza Rai certificano con un atto di coraggio istituzionale l’imperdonabile immobilismo in cui versa da anni la Vigilanza Rai, bloccata dalla maggioranza che ha sistematicamente fatto mancare il numero legale. L’Usigrai denuncia da tempo come lo stallo della Commissione e l’impossibilità di esercitare i suoi poteri di garanzia, indirizzo e controllo abbia prodotto gravi conseguenze nell’attuazione dei principi fondanti del Servizio Pubblico radiotelevisivo”.

Le dimissioni di tutta la commissione sono state ufficialmente registrate il 2 luglio [1] dopo un lungo periodo di stallo istituzionale legato alla nomina del nuovo vertice Rai, la candidata era Simona Agnes, indicata da Forza Italia e per non aver riconosciuto il “Media Freedom Act” dell’UE [2] che toglie il potere di nomina dell’Amministratore Delegato della Rai al governo, e in sostanza toglie alla destra il potere sulla televisione pubblica che oggi viene indicata per le sue imposizioni sui palinsesti e soprattutto per la gestione dei telegiornali che la Rai è diventata TeleMeloni. Il voto sul regolamento UE è fermo in commissione al Senato da mesi anche se qualcosa si sta muovendo: alcune notizie in finale di questo articolo. Il regolamento  è stato uno dei motivi che hanno spinto le dimissioni in massa delle opposizioni dalla commissione, e questo, s’intende, seguendo quanto è stato diffuso dai media che al momento sulla ricostruzione di questa commissione non hanno presentato dichiarazioni esplicite dei presidenti della camera e del senato.

La riforma complessiva della Rai è in discussione in commissione al Senato [3] ed è molto osteggiata dall’opposizione. Si presenta mirata sulla revisione della governance aziendale, sulla durata del mandato e sul futuro del canone: la durata del consiglio di amministrazione dovrebbe passare da 3 a 5 anni; i consiglieri, resterebbero 40 e nominati equamente tra deputati e senatori riflettendo la proporzionalità dei gruppi parlamentari, per i media forse una parte potrebbe essere votata dai dipendenti che attualmente votano soltanto un rappresentante nel consiglio di amministrazione che è composto da due rappresentanti della Camera, 2 del senato, 2 del consiglio dei ministri e 1 soltanto dai dipendenti. La riforma avrebbe l’obiettivo di dare maggiore centralità alle Camere (Senato e camera) rispetto al Governo ma i suoi compiti principali dovrebbero restare ancora quelli di formulare gli indirizzi generali e vigilare sulla loro attuazione ed eleggere, e quindi confermare, la nomina del presidente del consiglio di amministrazione della Rai, inoltre sarebbe previsto che il presidente venga eletto dalla commissione di vigilanza, inizialmente a maggioranza qualificata (i 2/3 oppure i 3/4) e poi a maggioranza assoluta (la metà + 1).

La commissione dovrebbe garantire l’accesso a tutti i soggetti istituzionali e politici, cosa che la Rai è stata sempre storicamente inadempiente. La diminuzione del canone non dovrebbe superare il 5% e si dovrebbero separare le funzioni di vero e proprio servizio pubblico da quelle commerciali chiaramente alimentate dalla pubblicità. Lo scopo principale della riforma dovrebbe essere quello di modernizzare la Rai aumentando la sua autonomia allentando il controllo della politica sulla gestione e quindi di aumentare l’efficienza razionalizzando le risorse, comunque nella commissione del senato al momento non c’è nessun accordo esplicito. 

È chiaro che l’insieme di questa riforma, fortemente voluta dalla Meloni tende a privatizzare la Rai e a declinare il servizio pubblico della Rai non politicamente controllato, al momento 4 sono gli emendamenti presentati in commissione Lavori Pubblici al Senato dai relatori, Roberto Rosso e Claudio Fazzone ambedue di Forza Italia: in sintesi l'amministratore delegato non sarebbe scelto dal Mef ma dal Cda, il mandato del vertice salirà da tre a quattro anni, mentre sparisce la norma che avrebbe permesso al governo di tagliare del 5% il canone in casi eccezionali [4], vedremo il testo completo quando a settembre verrà presentato in aula. 

Il tema della Rai è molto importante come servizio pubblico e soprattutto in questa fase, ma  la Commissione di vigilanza è di fatto ferma e non può operare e le funzioni di controllo ad esempio sui palinsesti oggi non esistono più, ed è anche impossibile fare nomine interne e figuriamoci vigilare sul rispetto delle regole sulla par condicio, tutto è di fatto azzerato e i presidenti di Camera e Senato dovranno avviare un nuovo iter per nominare i nuovi membri e soltanto dopo potremo avere le nuove nomine dei componenti della commissione e si potrà procedere all'elezione di un nuovo presidente. Una situazione come questa non si era mai verificata, un caso simile si era verificato nel 2008 quando il senatore Dem Riccardo Villari venne eletto con i voti della maggioranza (quarto Governo Berlusconi) senza l’ok del suo partito che aveva candidato Leoluca Orlando, Villari, nonostante le contestazioni, non mollò e per cacciarlo, il PD lo espulse dal partito e tutti i componenti della Commissione, tranne tre, si dimisero e il 4 febbraio del 2009 venne eletto il nuovo presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli che fu in carica fino al 15 maggio del 2013. Il senatore del Pd venne eletto alla prima votazione su 38 commissari presenti, Zavoli ottenne 34 voti, quattro furono le schede bianche. Degno di nota è oggi leggere queste poche righe dal suo primo discorso in commissione: 

 «Nella prima riunione della commissione di Vigilanza affronteremo il problema delle nomine del nuovo Cda Rai per dare un segnale al Paese che non sopporta più le chiacchiere. La politica era in difetto e con un colpo di reni è riuscita a rimettersi in carreggiata e dobbiamo lavorare, (…) Io rappresento un principio e un monito, un messaggio al Paese: se il Parlamento vuole è in grado di risolvere i suoi problemi, la politica può decidere, e c'è molto bisogno di politica quando la politica stessa sembra voltarci le spalle. (…) Il voto di oggi è il segno di qualcosa che servirà a colmare il vergognoso vuoto che ci ha preceduto al quale ovviare con fretta, ma senza fucili spianati, in modo sobrio e ragionato, prendendo decisioni nello spirito che ha animato la riunione di oggi [5]». 

Secondo Zavoli, la politica può porre rimedio ma oggi in parlamento sul tema della commissione vigilanza Rai c’è il silenzio quasi assoluto e non si muove una foglia, ma come dovrebbe funzionare la Commissione Vigilanza Rai? È un interrogativo cruciale nella fase attuale ma, leggi e regolamenti sono tutt’ora in vigore e quindi si presenta il suo regolamento [6] approvato il 13 novembre del 1975 dai Presidenti delle Camere e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 17 novembre 1975, n. 303 e per comprendere la sua importanza è importante la sintesi del suo funzionamento presente sul sito del parlamento: “Le competenze della Commissione sono determinate, anzitutto, dalla legge 14 aprile 1975, n. 103, modificata, da ultimo, dalla legge 3 maggio 2004, n. 112. Alla Commissione spettano funzioni di indirizzo rispetto alla società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e di vigilanza sull'attuazione di tale indirizzo. La Commissione, inoltre, ha competenze in materia di accesso al mezzo radiotelevisivo, da parte di organismi collettivi portatori di interessi socialmente rilevanti (articolo 6 della legge n. 103 del 1975). Tali competenze sono esercitate attraverso un'apposita Sottocommissione; uno specifico regolamento per l'accesso al mezzo radiotelevisivo pubblico è stato approvato dalla Commissione il 30 gennaio 2001 [7]”. È chiaro che oggi la Rai non è controllata ed è gestita dal governo, ci si chiede per quanto tempo ancora sarà così?

Recentemente, il 16 luglio, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’assemblea di “Assogasliquidi” presso il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha sollecitato i presidenti di Senato e di Camera affinché venga ricostituita al più presto la commissione di Vigilanza Rai, in modo che possa esercitare appieno le sue funzioni di vigilanza, anche su quanto è esplicitato nel Contratto di servizio della Rai di cui il nostro ministero è titolare e in cui noi abbiamo esaltato il ruolo del giornalismo d’inchiesta [8], però sul giornalismo d’inchiesta citato da Urso Sigfrido Ranucci, Conduttore e autore di Report nonché Vicedirettore Rai, il 20 luglio alle ore 17 circa ha rilasciato la seguente dichiarazione diffusa in Facebook:

“Apprendo dalle Agenzie che la Rai ha avviato, dopo la richiesta dei giorni scorsi da parte del Ministro Urso, verifiche sulle fonti e sulla correttezza delle nostre inchieste. Lo fa per tutelare la sua immagine. ma la mia, che in parte è anche Rai, l'ha mai tutelata? È paradossale che la richiesta di Urso sia nata da informazioni false riportate da alcuni giornali. Il sottoscritto e la squadra di Report, sono pronti ad affrontare l'ennesimo Audit o verifiche, avendo già passate tutte le altre, alcune, come quelle dell'Autogrill o del caso Tosi, proprio incentrate sul metodo di lavoro e sulla gestione delle fonti. Che le fonti siano sempre state selezionate con rigore lo dicono i 30 anni di storia della trasmissione. La narrazione di alcuni giornali sul sottoscritto, su Report, e sulla sua storia è vergognosa, e tende a colpire uno degli ultimi baluardi dell'informazione libera rimasta nel Paese. Io non sono e non voglio essere un puro, ma Report lo è, e ha considerato come unico editore di riferimento il pubblico che paga il canone. Merita rispetto. È la trasmissione con i giornalisti più premiati della storia della televisione, dietro ogni puntata, c'è un lavoro pazzesco, fatica, rigore, coraggio e soprattutto quello che spaventa, indipendenza e memoria” [9]. 

Il ministro Urso al riguardo non ha replicato, almeno non è stato intercettato dai media, ed ha ribadito che è necessario ricostituire la Commissione Vigilanza Rai anche per garantire il giornalismo d’inchiesta. Non comprendo però perché la destra ignori completamente le sue dichiarazioni per quanto riguarda la ricostruzione della Commissione Vigilanza Rai, peraltro è stata diffusa dai media una sua lettera ai presidenti delle Camere e un’altra all’Amministratore Delegato della Rai, Giampaolo Rossi. Urso presenta al presidente del Senato, Ignazio La Russa, e al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, sempre come diffuso dai media “l’urgenza che sia ricostituita al più presto la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, esigenza divenuta ancora più importante alla luce della vicenda dell’attentato al conduttore di Report, e quindi c’è il rischio di condizionamenti esterni nel giornalismo d’inchiesta”. Per Urso l’organo parlamentare di vigilanza deve essere messo nelle condizioni di adempiere pienamente ai propri compiti, in modo da presidiare e monitorare il contratto di servizio, con particolare riferimento a un’attività cruciale per la qualità e per l’indipendenza dell’informazione [10]”.  Si ha notizia che il 30 luglio nella Commissione Lavori Pubblici del Senato sono stati registrati emendamenti dei relatori sulla Riforma Rai, Roberto Rosso e Claudio Fazzone di Forza Italia e che la stessa abbia nominati 2 componenti della futura Commissione Vigilanza Rai Maurizio Gasparri e Roberto Rosso [11].

Il governo Meloni, almeno fino ad oggi, non ha comunque risposto e alla chiusura di questo articolo non sono state riscontrate dichiarazioni al riguardo, quindi la ricostituzione della commissione non è nella sua agenda, ma la riforma della Rai sì.

Note:

[1] (https://www.rainews.it/articoli/2026/07/floridia-si-dimette-da-presidenza-commissione-vigilanza-in-rai-spettacolo-desolante-misura-colma-7cd1b723-d166-4726-9794-3a79df2d721e.html).

[2] (https://commission.europa.eu/topics/democracy/eu-actions-protect-democracy/european-media-freedom-act_it).

[3] (https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01375836.pdf).

[4] (https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/07/28/la-maggioranza-accelera-sulla-riforma-rai-lad-nominato-dal-cda_b7022842-d7d9-4e3a-beeb-02bf1b36ddf0.html).

[5] (https://www.corriere.it/politica/09_febbraio_04/zavoli_eletto_commissione_vigilanza_rai_1f16e7be-f2c0-11dd-8878-00144f02aabc.shtml).

[6] (https://www.parlamento.it/Parlamento/536?contenuto=82).

[7] (https://www.parlamento.it/534?shadow_organo=406016).

[8] (https://www.primaonline.it/2026/07/16/478797/vigilanza-rai-urso-sollecitato-i-presidenti-delle-camere-per-ricostituire-la-commissione/).

[9] (https://www.facebook.com/hashtag/giulemanidareport).

[10] (https://www.primaonline.it/2026/07/13/478538/urso-a-presidenti-camere-e-ad-rai-ricostituire-commissione-vigilanza-garantire-giornalismo-dinchiesta/).

[11] (https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/rai-gasparri-e-rosso-fi-designati-componenti-vigilanza-ora-proceda-minoranza-nRC_30072026_1540_682119024.html).







07/08/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Felice di Maro
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