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Tra disagio e razzismo

Il video virale dell’aggressione razzista ad un cittadino iracheno in stato di alterazione, genera commenti sui social. La politica di destra non condanna in modo netto l’aggressione ma non dà risposte al disagio. Il ruolo dei cittadini attivi per la sicurezza.


Tra disagio e razzismo

A San Benedetto del Tronto, la sera di sabato 11 luglio, in prossimità dell’inizio del lungomare a pochi metri dalla Palazzina Azzurra, si è verificato un episodio di violenza le cui scene sono state riprese, e il video [1] è stato postato sui social, diventando un caso nazionale. Le scene sono quelle di un cittadino  iracheno con problemi psichici e probabilmente ubriaco che a quanto pare disturbava il traffico, (senza bloccarlo, come si vede dal video)  preso a pugni da un uomo dopo un breve dialogo.

Il video è stato diffuso immediatamente, prima attraverso i media online e successivamente attraverso gli altri media, sia in città che a livello nazionale, ed in pochissimo tempo si sono moltiplicati commenti di ogni tipo. L’uomo, l’aggressore protagonista dell'episodio, fa parte del movimento Futuro Nazionale di Vannacci.  A seguito dell’episodio sia il movimento a livello delle Marche che lo stesso Vannacci, ne hanno preso le distanze ma non l’hanno espulso. Quest’uomo che con i suoi pugni è stato il protagonista della vicenda è iscritto all’ordine dei giornalisti delle Marche [2] ed ha procedimenti giuridici in corso in quanto avrebbe picchiato suo padre e sarebbe stato denunciato,  il padre avrebbe successivamente ritrattato (stando a quanto diffuso dai media) e tuttavia la sua posizione con la giustizia non è stata rivelata nei dettagli. 

Il video è stato commentato immediatamente quasi in tempo reale, presentato anche in alcune trasmissioni televisive, sia a livello locale, a San Benedetto, che a livello nazionale. Al momento non si sa chi l’avrebbe materialmente realizzato e postato nei social. L’episodio ha avuto un forte impatto con l’immagine della città  soprattutto per il turismo, attività centrale nell’economia urbana di San Benedetto e soprattutto per questo il sindaco, Nicola Mozzoni, quasi in tempo reale, ha fatto la seguente dichiarazione: 

“Ovviamente la mia risposta e quella della nostra amministrazione è che: niente si può e si deve risolvere con la violenza, come ciò che è accaduto ieri. La nostra posizione è netta e sempre schierata con le istituzioni e nella legalità” [3]. 

Sempre nell’immediato, anche qui quasi in tempo reale, il capogruppo dei consiglieri comunali di AVS, Paolo Canducci, ha dichiarato che il sindaco: “deve tutelare San Benedetto. Da quarantotto ore stiamo andando su tutti i media nazionali, è un danno oggettivo, che avviene in piena stagione turistica. Se è davvero contrariato, agisca contro questo soggetto»” [4]. Paolo Canducci si riferisce ovviamente all’aggressore.  Al riguardo i media hanno diffuso la notizia che l’uomo aggredito ha presentato una denuncia e quindi si arriverà sicuramente ad un processo, ma al di là dei futuri pronunciamenti della magistratura, con il verificarsi di questo tipo di violenza, si rischia di lasciar intendere che a San Benedetto  avvengano atti di pseudo-legalità che affermano una specie di “giustizia fai dai te” ispirata esplicitamente a quelle pseudo culture che animano il dibattito sulla “sicurezza” in Italia, e che a quanto pare si nutrono anche di alcune dichiarazioni favorevoli e di simpatie espresse verso l’aggressore. 

L’episodio per i suoi aspetti specifici (con i pugni si sarebbe bloccato un extracomunitario che disturbava il traffico) ha avuto nel contesto socio politico della città, obiettivamente un gradimento.

È chiaro che almeno in certi ambienti della città si rilancia una dialettica che  accetta questa tipologia di opinioni che, come abbiamo visto, materializzano pratiche che sfociano in atti di violenza. Il contesto politico di oggi a San Benedetto è molto variegato in quanto le attività politiche sono tali soltanto quando ci sono le elezioni.  Sedi politiche di riferimento per i cittadini non ce ne sono, almeno ufficiali e note. I partiti hanno le proprie sedi che tuttavia non sono frequentate con incontri. Al centro città, le sedi di partito,  sono aperte al pubblico soltanto durante la campagna elettorale. I giornali non hanno sedi e difficilmente è possibile incontrare i giornalisti anche se risiedono in città,  e presentare le problematiche più sentite dai cittadini. Questo è il contesto politico ordinario. La rete e i social media sono in pratica gli unici canali di comunicazione politica e succede che, sulla scia di un video che viene pubblicato, si attivano nell’immediato commenti da parte di singoli cittadini (come si è verificato per questo episodio, per cui  diverse centinaia di cittadini hanno espresso a caldo commenti sui social) mentre le segreterie di partito e associazioni varie non si sono espresse con tempestività.

Per comprendere la dietrologia del gravissimo, sia ben chiaro, episodio, c’è da osservare tra le altre cose, che si è svolto alla presenza di passanti alquanto numerosi, nessuno dei quali è intervenuto pur avendo assistito al pestaggio. 

Si tenga conto che l’extracomunitario iracheno insieme ad altri extracomunitari, come diffuso dai media locali, in zona Ponterotto, area vicina alla Caritas che si trova a circa un chilometro la mattina dello stesso sabato, era stato sloggiato dalla polizia e dai carabinieri da un luogo dove stazionava insieme ad altri e chiaramente aveva vagato tutto il giorno e a quanto pare era destinato a dormire per strada e quindi il fatto che disturbava il traffico rientra in questo quadro sommariamente descritto.

C’è da tener conto che anche a San Benedetto già da tempo persiste ed è noto il problema dei senza fissa dimora, tanto che già da anni, il centrosinistra aveva chiesto l’istituzione di un dormitorio pubblico. A seguito dell’episodio, nel Question Time del consiglio comunale di giovedì 16 luglio,  i consiglieri Paolo Canducci e Roberto Bovara hanno presentato, al punto 6, “il problema dei senza fissa dimora che stazionano nel quartiere Ponterotto e in altre zone centrali della città”. La risposta dell’Assessore ai servizi sociali, Simona Alfonsi, è stata la seguente:

 “Il nostro obiettivo è individuare un dormitorio per dare dignità alle persone più fragili e restituire ai residenti del Ponterotto e di altri quartieri la serenità. Abbiamo svolto un primo incontro con la Caritas. Daremo una risposta concreta prima dell’inverno” [5].  

Nella replica il consigliere Paolo Canducci ha fatto notare che anche come sede provvisoria nella passata legislatura era stata proposta la ex casa del custode di Villa Rambelli che non è stata presa in considerazione dalla Giunta di destra, ma è necessario che questo dormitorio venga attivato in zone dove maggiormente stazionano i senzatetto e oltre alla zona di Ponterotto c’è l’area della stazione ferroviaria. Villa Rambelli è una dimora signorile ottocentesca, costruita a partire circa dal 1870. Il complesso è immerso in un parco storico vincolato di circa 12mila metri quadrati, un elemento che contribuisce in modo determinante al valore dell’intera proprietà, al momento è noto che dovrebbe diventare un museo ed il progetto sarebbe stato anche, almeno in parte, finanziato, ma dettagli in merito non sono noti. La casa del custode avrebbe potuto rappresentare una soluzione nell’ accoglienza ai senza fissa dimora in attesa che il dormitorio pubblico a San Benedetto diventi realtà.

Non ho trovato convincente  la risposta dell’Assessore ai servizi sociali, Simona Alfonsi, in quanto ha parlato in modo generico  di una risposta e non di un progetto (che, tra l’altro, era già stato ben delineato nella passata legislatura e avrebbe dovuto essere in formazione). Peraltro la Alfonsi ha dichiarato una data altrettanto generica, “prima dell’inverno”. L’espressione: “Daremo una risposta concreta prima dell’inverno” non è stata per niente convincente. Sul tema, l’attuale Giunta di destra si sta avviando a fare quello che hanno fatto le precedenti amministrazioni di destra, cioè nulla.

Recentemente Vannacci ha partecipato a Civitanova Marche ad un incontro del suo movimento e per quanto riguarda l’aggressore protagonista della vicenda che stiamo raccontando, che ne fa parte, ha dichiarato che dovrà essere la giustizia a fare il suo corso [6] e alla domanda esplicita  sulla possibilità di una espulsione oppure di un allontanamento dal movimento, Vannacci, proprio come leader di Futuro Nazionale ha risposto: «Possiamo anche mandarlo via, ma questo non è un atto politico, è un comportamento riferito al codice penale e civile» [7]. In buona sostanza significa che chi fa parte del movimento può assumere un qualsiasi comportamento, violento come in questo caso, e obiettivamente punibile dal codice penale e civile ma comunque sarà soltanto la magistratura a condannare, cioè questo movimento in concreto non ha regole proprie a riguardo del comportamento dei suoi membri.  

In conclusione osservando la vicenda con la sua dietrologia e il contesto politico è chiaro: ci troviamo al centro di due opposti fenomeni che sono disagio e razzismo con in mezzo un mare di contraddizioni destinate a convivere insieme ancora per molto tempo. Il disagio è quello del cittadino iracheno che comunque alla propria situazione di difficoltà, non trova risposte istituzionali, il razzismo è chiaramente quello dell’aggressore ma fino ad un certo punto,  in quanto è anche alimentato dal rilancio continuo di quelle culture che vogliono che si affermi una sicurezza che non deve avere relazioni esplicite con le istituzioni. La sicurezza sia assoluta e sia, come la si vorrebbe, perfetta, non esistono nella pratica e sono soltanto tesi senza riscontri con la realtà. È l’attivismo dei cittadini che può affermare una sicurezza accettabile per tutti, essere cittadini attivi significa non stare soltanto a guardare ma agire, per l’episodio che si è presentato significa in concreto che in presenza di una situazione di questo tipo si chiama la polizia con il 113,  se non risponde trascorso un certo tempo, si scrive sui social che la polizia non risponde al 113. La perfezione non esiste e sia chiaro le istituzioni funzionano se i cittadini sono attivi e se le associazioni, i partiti e i movimenti funzionano sempre, e non soltanto in occasione delle elezioni. Stare a guardare e applaudire l’improvvisato sceriffo di turno non è un comportamento da cittadini attivi.       



Note:

[1] (https://www.youtube.com/watch?v=uKGjN0l7a50).

[2] (https://www.lanuovariviera.it/category/dal-territorio/san-benedetto-del-tronto-notizie/aggressione-sul-lungomare-il-senzatetto-presenta-denuncia-la-procura-al-lavoro-sul-caso/).

[3] (https://www.facebook.com/watch/?v=1588746799433858).

[4] (https://www.lanuovariviera.it/category/dal-territorio/san-benedetto-del-tronto-notizie/aggressione-sul-lungomare-canducci-incalza-mozzoni-chieda-i-danni-dimmagine-al-responsabile/)).

[5] (https://www.lanuovariviera.it/category/dal-territorio/san-benedetto-del-tronto-notizie/aggressione-sul-lungomare-lamministrazione-non-si-risponde-a-violenza-con-violenza-ponterotto-svolto-incontro-con-la-caritas/).

[6] (https://www.ansa.it/marche/notizie/2026/07/15/aggredito-da-militante-futuro-nazionale-vannacci-nessun-provvedimento-di-partito_084457ac-9c8e-4a5a-8af3-ff48b353969a.html).

[7] (https://www.lanuovariviera.it/category/dal-territorio/san-benedetto-del-tronto-notizie/vannacci-nessun-provvedimento-per-il-militante-decidera-la-magistratura/).



23/07/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Felice di Maro
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