Come possono convivere nell’uomo anima e corpo?
Dalla contrapposizione fra res congitans e res exstensa Cartesio pretende di poter dedurre l’immaterialità e spiritualità dell’anima, che sarebbe perciò, immortale. Al contrario i moti del corpo umano sono spiegabili in modo puramente meccanicistico. Particolarmente debole è la pseudo dimostrazione dell’anima come immortale. Dal momento che non c’è nessuna prova di un’anima separata completamente dal corpo, né è possibile dimostrarne l’immaterialità, non si comprende da dove Cartesio ne possa dedurre l’esistenza. Del resto se fosse immateriale, come pretende Cartesio, l’anima potrebbe essere una creazione dell’intelletto, facoltà che separa per analizzare il reale l’indissolubile unità di corpo e psiche già ampiamente dimostrata da Aristotele. Dunque, solo dal punto di vista dell’intelletto l’anima esiste separatamente dal corpo. Inoltre è decisamente dimostrabile proprio il contrario di quanto pretende Cartesio, cioè che la sedicente anima dopo la morte sopravvive esclusivamente nel contributo che ha dato alla formazione e allo sviluppo del general intellect, a partire da come tale contributo è interpretato dalle persone che hanno conosciuto la sedicente anima del defunto, peraltro inseparabilmente dal suo corpo.
Posta tale distinzione delle due sostanze Cartesio non può non fare i conti sul fatto che, in particolare nell’essere umano, anima e corpo appaiono uniti. Il dualismo è utile a Cartesio in quanto mira a dimostrare che tutti i fenomeni vitali e i processi sensitivi, eccettuato il pensiero, si possono spiegare con le stesse leggi della fisica meccanica. Abbiamo così l’uomo fisico ridotto a macchina e gli animali ridotti ad automi. Il corpo segue le stesse leggi meccaniche di una macchina, come un orologio o un automa. Al solito da una parte è un eccezionale passo in avanti nel fondare materialisticamente gli studi, quantomeno, della res extensa. Dall’altra parte questo assurdo dualismo e il rozzo materialismo del meccanicismo deterministico porta a considerare gli animali e lo stesso corpo umano come delle macchine. In tal modo non vengono riconosciuti e, quindi, rispettati come pur dovrebbero, in particolare i lavoratori salariati che, non a caso, gli ideologi liberali della borghesia ridurranno a macchine bipedi.
La ghiandola pineale
Cartesio consapevole della pseudosoluzione individuata con la pretesa dimostrazione dell’esistenza di dio, cerca di superare il problema del dualismo tra anima e corpo nell’essere umano in modo materialistico non dialettico, ma rozzo, attraverso la teoria della ghiandola pineale (corrispondente all’epifisi), che essendo l’unica parte non doppia del cervello, potrebbe unificare le sensazioni che vengono dagli organi di senso (soluzione che apparve pseudo-filosofica e pseudo-scientifica ai pensatori successivi e che cercarono di affrontarla diversamente). Paradossale, almeno apparentemente, è che prima Cartesio provi a superare il dualismo in modo assolutamente trascendente ricorrendo a dio, che rischia di apparire, come già in Spinoza, un refugium ignorantiae. Poi, cerca, al contrario, di risolverlo nel modo materialisticamente più rozzo, riducendo la dialettica necessaria fra questi due aspetti a una componente fisica del cervello.
La fisica
Una fisica apriori deduttiva
Dal momento che la struttura della realtà estesa si conosce chiaramente e distintamente con la geometria, è possibile costruire una fisica a priori, deduttiva, avente come principi le idee innate: dio, le verità matematiche, le leggi fisiche dedotte dall’idea di dio. Qui appaiono nuovamente le conseguenze particolarmente penose dei principali limiti della visione del mondo di Cartesio: il dualismo, le idee innate, a cominciare da quelle di dio.
La struttura matematica della fisica cartesiana
L’oggettività ha, nella rivoluzione filosofica cartesiana, il proprio fondamento nelle leggi del pensiero, perciò Cartesio ritiene di poter dedurre tutto dall’ipotesi matematica: l’evidenza soggettiva garantirebbe la corrispondenza con la realtà senza il bisogno di una conferma sperimentale. Qui si colgono tutti i limiti soggettivisti della filosofia borghese. Tale apriorismo proprio della fisica deduttiva cartesiana, dipende dalla pretesa di Cartesio di poter cavare dalla sua testa le leggi che regolano il mondo. Ritorna la debolezza della pretesa per cui una evidenza del tutto soggettiva sia considerata assolutamente valida sul piano oggettivo. Ancora più assurdo è prima sostenere una divisione assoluta fra soggetto e oggetto e poi pretendere che l’oggetto debba in tutto e per tutto conformarsi alla volontà del soggetto.
Si tratta, infine, di dimostrare la validità del nuovo metodo rifondando sulla sua base il sistema del sapere. La fisica va rifondata su un minimo di nozioni razionali chiare ed evidenti che sono essenzialmente l’estensione e il moto. Sforzo indubbiamente encomiabile e storicamente certamente rivoluzionario. Si elimina ogni traccia di antropomorfismo. D’altra parte sono altresì evidenti per noi, che viviamo nell’epoca successiva, i limiti di questo riduzionismo.
Per evitare la censura, esponendo la sua concezione nella V parte del Discorso sul metodo e poi nei Princìpi di filosofia 1644, Cartesio la presenta come del tutto ipotetica: come si sarebbe potuto costruire un mondo del tutto identico al nostro senza l’intervento divino. La chiesa controriformistica e gesuita si accontentava di questa assicurazione del tutto opportunistica solo momentaneamente. Già nel 1663 la filosofia di Cartesio è posta all’indice dei libri proibiti, come un po’ tutti i filosofi moderni.
Le tre leggi del movimento della materia
La materia è ipotizzata non con le qualità tradizionali della fisica scolastica, ma come pura estensione, uno spazio infinito, privo di atomi e di vuoto, tutto pieno. Perciò non c’è differenza fra la fisica celeste e la fisica terrestre. Se c’è un importante superamento della concezione scolastica che impediva lo sviluppo della scienza, nell’escludere atomi e vuoto Cartesio torna indietro anche rispetto agli antichi atomisti greci. Il movimento della materia si fonda su tre leggi:
1. ogni parte della materia conserva lo stesso stato (anche il movimento è uno stato e non una qualità) sino a quando altre urtandola non la costringano a cambiarlo.
2. Quando un corpo urta un altro non può sottrarne o trasmettere alcun movimento senza perderne e acquistarne al contempo la stessa quantità. Dunque la legge del movimento è uguale per tutti i corpi.
3. Un corpo in movimento continua il proprio movimento in linea retta all’infinito se non ostacolato. Questa è la legge di inerzia, che è stata formulata per la prima volta da Cartesio.
La spiegazione del movimento della materia è essenziale per spazzare via la fisica aristotelica che ancora non solo dominava nelle università, ma era stata imposta come l’unica possibile dalla Controriforma.
La concezione meccanicistica del mondo fisico
Il mondo fisico, che ha alle fondamenta la metafisica, è un mondo meccanico (Cartesio elimina il finalismo), in natura niente è spontaneo e casuale, ma tutto è determinato dalle leggi di causa ed effetto. Tale concezione meccanicistica è per l’epoca della controriforma molto avanzata e in grado di spazzare via l’ideologia dominante che ancora veniva insegnata in quasi tutte le scuole e università. D’altra parte questa visione assolutamente deterministica è adialettica e non lascia nessuno spazio alla fondamentale libertà.
Adesione alla rivoluzione astronomica
Dagli elementi in movimento nascono i mondi innumerevoli. Il sistema solare si delinea seguendo la prospettiva eliocentrica. Dunque, la centralità del Sole e il movimento della Terra sono dedotti dai principi stessi della fisica cartesiana. Cartesio fa sua la fondamentale lezione di Galileo e riprende anche la concezione di Giordano Bruno dei mondi innumerevoli. Su tali aspetti ha una posizione avanzata e anche molto coraggiosa, viste le persecuzioni ecclesiastiche.
Le passioni dell’anima
A chiarire i rapporti fra anima e corpo nella concretezza della dinamica psico-fisiologica è dedicata l’ultima grande opera di Descartes: Le passioni dell’anima (1649) uno studio di psicologia. Le passioni sono percezioni, sentimenti dell’anima causate dal movimento degli spiriti, perciò distinti dai moti volontari causati dall’anima stessa. Il libro è stato condannato tanto dai calvinisti quanto dagli aristotelici, anche per gli sviluppi materialisti dati alla filosofia di Cartesio da alcuni discepoli radicali, sconfessati dal prudente maestro. L’interpretazione meccanicistica cartesiana è decisamente materialistica. Tanto che nonostante la prudenza di Cartesio anche questa, come le altre suo opere sarà messa all’indice dei libri proibiti nel mondo cattolico, ma anche i calvinisti olandesi, pur non censurandola, l’attaccarono pesantemente proprio perché in evidente contrasto con l’ideologia religiosa dominante.
Secondo Cartesio, le passioni sono buone per natura, ma se ne deve evitare l’eccesso. Le passioni vanno dominate mediante un lungo esercizio che ci insegni a controllarle. Anche qui la posizione di Cartesio è decisamente avanzata, vicina all’epicureismo e completamente contrapposta all’assurdo comandamento ebraico-cristiano che considera peccato persino il desiderio.
L’albero della filosofia e lo scopo ultimo della filosofia
Negli ultimi anni Cartesio si dedica a problemi di morale e medicina, in quanto per lui la filosofia è come un albero che ha la metafisica come radice, la fisica come tronco, la meccanica (tecnica), la medicina e la morale come rami. Da queste ultime è possibile cogliere il frutto del sapere e lo scopo ultimo della filosofia: rendere la vita più lunga e serena. Anche questa impostazione è molto avanzata e fa suo lo spirito della rivoluzione rinascimentale. Peccato che a causa della sua eccessiva prudenza non sviluppi, per non avere problemi con l’ordine ideologico costituito, la concezione razionale e scientificamente fondata della morale.
L’assolutismo illuminato e la morte di Cartesio
Infine nel 1649 Cartesio cede alle preghiere della regina Cristina di Svezia (anticipando così il successivo dispotismo illuminato), ma muore di polmonite nel 1650. Cartesio trova un ambiente ostile alla corte, da una parte i protestanti temevano che in quanto cattolico potesse influenzare negativamente la regina, mentre i gesuiti, al contrario, temevano che la potesse allontanare dalla visione del mondo religiosa. A ulteriore dimostrazione che, nonostante tutti i suoi limiti, Cartesio era generalmente considerato dai difensori dell’ordine costituito portatore di una visione del mondo rivoluzionaria.