Ilaria Salis è ostaggio di uno Stato che ha davvero ben poco dello Stato di diritto.

La vicenda di Ilaria Salis antifascista e anarchica è al centro del dibattito nazionale ed europeo, ed è divenuta fortemente simbolica. Non è ammissibile che sia pubblicamente insultata e minacciata da un ministro come Salvini, imputato a Palermo per gravi reati connessi alla sua disumana politica di chiusura dei porti.


Ilaria Salis è ostaggio di uno Stato che ha davvero ben poco dello Stato di diritto.

Il caso Salis appare oggi al centro del dibattito nazionale italiano. La vicenda di Ilaria, nostra concittadina e maestra anarchica e antifascista conseguente, è diventata fortemente simbolica, anche nella prospettiva delle prossime elezioni europee, rimettendo in questione l’idea stessa di Europa. 

Partiamo da una frase molto bella di Roberto Salis, il padre di Ilaria, il quale replicando alle squallide esternazioni di Matteo Salvini, ha detto che augurava alla figlia del ministro in questione di avere anche solo un decimo dei valori di sua figlia Ilaria.

Ripartire dai valori, in effetti, appare essenziale per dare al nostro Paese e a tutto il continente europeo una prospettiva di sopravvivenza e di civiltà, merci molto scarse sul mercato nazionale e internazionale della politica in questo triste primo quarto di millennio.

E occorre rivendicare con forza la superiorità morale, umana e politica della sinistra sulla destra attenta esclusivamente alla salvaguardia dei propri privilegi come ceto politico e, su scala più larga, di settori sociali certamente ultra minoritari, anche se poi utilizza il logoro prisma del securitarismo per guadagnare il consenso passivo di masse anche proletarie spaventate dai fenomeni di degrado sociale connessi all’involuzione capitalistica. La vera sinistra si trova in condizioni di difficoltà perché i valori cui si ispira, primo fra tutti quelli di eguaglianza, libertà e solidarietà, sono travolti dalle tristi quanto irrefrenabili dinamiche del mondo reale, prodotte dalla spasmodica e incessante ricerca di profitto e accumulazione del capitale. Tuttavia non occorre abbassare ulteriormente la guardia sui valori, dato che proprio il cedimento sui principi ha determinato lo sfiguramento orrendo della sinistra che è alla base dell’incontenibile e crescente disaffezione del popolo nei suoi confronti.

Tornando al caso di Ilaria, non è certamente ammissibile che la coraggiosa militante anarchica e antifascista sia pubblicamente insultata e minacciata da un ministro come Salvini, corresponsabile dell’ annegamento di decine di migliaia di migranti nel Mediterraneo e imputato a Palermo per gravi reati connessi alla sua disumana politica di chiusura dei porti.

Ilaria, com’è noto, è accusata di aver partecipato a un’aggressione nei confronti di alcuni simpatizzanti neonazisti nel contesto delle celebrazioni del cosiddetto giorno dell’onore, una sorta di giornata della memoria a rovescio che prevede, l’undici febbraio di ogni anno, un raduno di nostalgici hitleriani che convergono a Budapest da ogni parte d’Europa per commemorare i camerati in divisa di SS sconfitti dall’Armata Rossa quasi ottanta anni fa. Pare quindi che i reati connessi all’esaltazione del fascismo non siano in alcun modo vietati dalla legislazione penale ungherese. Un’inammissibile tolleranza che trova del resto sponde politiche e ideologiche significative nella risoluzione del Parlamento europeo che mette sullo stesso piano fascismo e comunismo, nonché nel rilancio dei cosiddetti valori occidentali in modo tendenzialmente bellicista, favorendo nell’ordine l’industria bellica statunitense (ed europea), il macello ucraino e il genocidio del popolo palestinese, snaturando la lotta all’antisemitismo per trasformarla in copertura del criminale contro l’umanità che siede a Tel Aviv e delle sue politiche di apartheid e di sterminio. Mentre, sia detto per inciso, il regime di Orban e i suoi simili accorrono premurosi e intransigenti a difendere e tutelare figuri come il cantante nazirock ungherese che ha composto liriche che esprimono la sua profonda gioia quando vede “le cagne ebree bruciare vive”.

È in questo contesto che opera il regime di Orban il quale, pur avendo l’indubbio merito di bloccare, per un periodo e per suoi motivi di furbo opportunismo, i finanziamenti alla guerra ucraina, è totalmente parte e ingranaggio dell’Europa neoliberista, che anzi contribuisce in modo significato a tinteggiare di autoritarismo e di razzismo.

Ilaria è pertanto ostaggio di uno Stato che ha davvero ben poco dello Stato di diritto. E non è solo questione di manette, guinzagli e schiavettoni. La nostra giovane imputata subisce da un anno ormai gravissime lesioni dei suoi diritti in termini fra l’altro di impossibilità di ricorrere a mezzi processuali adeguati per far valere la sua innocenza, di evidente sproporzione fra l’entità dei fatti ascrittile (un’aggressione che ha provocato lesioni guarite in otto-dieci giorni) e le pesantissime pene edittali previste (fino a ventiquattro anni di carcere!). Per altri aspetti vedi il comunicato della delegazione del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED) di cui ho fatto parte, sulla prima udienza del processo svoltasi lunedì scorso 29 gennaio 2024 (https://credgigi.it/2024/02/01/2302/).

Si tratta quindi di un processo politico e politica deve essere la risposta da parte di un governo, quello di Giorgia Meloni, che non può invocare il garantismo per frenare l’azione dei giudici italiani, lasciando poi i suoi cittadini alla mercé di regimi che fanno strame dei principi più elementari dello Stato di diritto.  Giorgia è certamente impacciata dalle sue innegabili similitudini ideologiche con Orban e dal guastatore Salvini che non tralascia di giocare spregiudicatamente ogni carta possibile per evitare di essere definitivamente vampirizzato dalla sua alleata di governo. Ma al tempo stesso è abbastanza intelligente per capire che riportando a casa Ilaria Salis segnerebbe un importante punto a suo favore nell’opinione pubblica italiana che vede nel vergognoso trattamento inflitto a Ilaria un’ingiuria contro il nostro Paese e una lesione ulteriore dei valori fondamentali che dovrebbero essere a fondamento dell’Europa. Nostro compito è quello di esercitare una pressione costante sul nostro governo e su quello ungherese affinché siano rispettati tutti i diritti di Ilaria, primo fra tutti quello di dimostrare la sua innocenza e di rientrare in patria, in conformità alla normativa europea applicabile.

09/02/2024 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Fabio Marcelli

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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