Ultime dalla Francia

In Francia e in Italia si fanno riforme del lavoro che violano i più elementari diritti sociali e accrescono ulteriormente le disuguaglianze.


Ultime dalla Francia

In un caldo formidabile la Macronia ha celebrato la presa della Bastiglia con la solita sfilata militare negli Champs-Élysées, tanto per ribadire che la guerra viene prima di tutto indipendentemente da quello che ne pensano i francesi, che ormai da vari anni mostrano con forza di non gradire la politica dei loro governi. Nell’attuale contesto, in cui l’ipotesi dello scoppio di una terza guerra mondiale in primo luogo spazzerebbe via dal pianeta l’Europa, Emanuel Macron, in piedi su un veicolo militare, e il suo “amico” Narenda Modi, hanno visto sfilare i vari corpi militari e gli aerei, di cui analoghi esemplari sono stati inviati per difendere la “democrazia ucraina”.  

Purtroppo Macron non ha celebrato un trionfo, come forse sperava, ma ha trovato una folla consistente che si è messa a fischiarlo ripetutamente (e non è la prima volta); il presidente francese è rimasto impassibile, tuttavia i fischi hanno ulteriormente incrinato la sua immagine già abbastanza sfocata sia per il politiche antipopolari sia per le sue affermazioni contraddittorie rispetto alla guerra, i cui costi, come sta facendo la signora Meloni, che sfoggia sempre nuovi completini multicolori ai vertici  mondiali, farà ricadere su di noi. Coloro che hanno avuto la pazienza di assistere alla celebrazione hanno anche gridato a gran voce “Macron démission”, facendoci capire quanto sia grande la fiducia dei francesi nel loro presidente, il quale per occultare ai telespettatori quale sia il lusso in cui vive, si è sfilato un orologio da 80.000 euro, sperando di non essere notato, mentre inviava uno dei suoi soliti messaggi alla nazione. 

Come è noto, la Francia è stata sconvolta per molto tempo dalle rivolte contro la riforma delle pensioni, che costringeranno i francesi a lavorare due anni di più e a pagare più contributi; successivamente, sino a pochi giorni fa, l’assassinio di un giovane delle banlieue parigine ha scatenato nuove violente proteste, tanto che qualcuno, ricordando le ormai celebri parole di Borrell, ha osservato che nel giardino europeo si stava bruciando il barbecue. Infatti, queste sommosse si sono caratterizzate per assalti a negozi di lusso, a supermercati, a banche e agenzie finanziarie seguiti da incendi, da saccheggi e atti vandalici. Il motivo di fondo di queste ultime proteste sta nella forte opposizione alle violenze della polizia, che come negli Usa prende di mira i giovani proletari in gran parte provenienti dai paesi colonizzati dalla Francia (soprattutto l’Algeria), benché, essendo in molti casi nipoti di immigrati, siano formalmente francesi.

Per spiegare tali sommosse Macron è arrivato ad accusare i videogiochi, che spingerebbero i giovani alla violenza; altri, più saggi, hanno visto la causa delle sommesse della profonda contraddizione in cui si trovano a vivere questi giovani: da un lato, la loro condizione miserabile, dovuta alla vita in quartieri degradati, privi dei servizi, il loro basso tasso di scolarità, la difficoltà nel trovare un lavoro degno; dall’altro, i quartieri ricchi con le loro splendide vetrine, con i locali di lusso, insomma una ricchezza eccessiva e per loro inaccessibile. Invece, esponenti della destra hanno spiegato questi fatti come “una regressione etnica”, in virtù della quale i giovani insoddisfatti di quello che offre loro la Francia, che sarebbe pure troppo, vorrebbero tornare alla loro origini; oppure hanno chiamato in causa i genitori che non sono in grado di educare i figli.

In un discorso appassionato, Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise, una coalizione di sinistra, ha attribuito a questi eventi il carattere di lotta di classe e ha suggerito interventi volti a cambiare radicalmente le periferie delle città francesi. Per le sue parole è stato addirittura accusato di essere un fomentatore delle rivolte e i deputati della France Insoumise rischiano di essere sanzionati (?) dal parlamento per aver partecipato a proteste contro la violenza della polizia proibite dai prefetti.

Il giorno della presa della Bastiglia, azione con cui nel 1789 le masse popolari parigine si ribellavano ad un potere infame e inumano, Macron ha sguinzagliato 130.000 agenti dell’ordine, tentando di mostrare che la forza sta tutta dalla parte sua, ma è chiaro a tutti che egli è inviso alla popolazione, la quale ormai non si aspetta nulla di buono dal suo governo.

Dopo le manifestazioni contro la riforma delle pensioni e la sua antidemocratica approvazione, Macron ha più volte ripetuto che bisogna cambiare pagina, ma purtroppo – come si dice – la lingua batte dove il dente duole. E così ogni evento negativo per le masse fa esplodere la loro collera mal contenuta, le quali – a differenza di quelle italiane – sembrano sempre essere disposte a scendere in piazza, ma avrebbero bisogno di essere guidate da obiettivi precisi.

La maggioranza dei francesi sa bene che i loro problemi non sono finiti qui; infatti si sta discutendo nel parlamento la Loi Travail, analoga per molti aspetti a quella gentilmente regalatici dalla sempre sorridente Meloni, insieme al precedente taglio della rivalutazione delle pensioni.

Siamo in guerra per difendere “la democrazia e la libertà”, nostri valori perenni, e pertanto bisogna essere felici di fare sacrifici, ma – a mio parere – qualcosa di più subdolo si nasconde dietro queste politiche, del resto denunciato dalla CGT. Vediamolo insieme. 

La precedente regolamentazione le lavoro, definita Pole Emploi, sarà trasformata nella legge France Travail, che ha la pretesa di favorire la piena occupazione, di individuare misure per chi cerca lavoro, per i disabili, per gli ultra 55 anni, per sostenere i beneficiari del RSA, ossia il Reddito di solidarietà attiva, abbastanza simile al nostro reddito di cittadinanza, appena cancellato dalla onnipresente Meloni. La legge è stata depositata al Senato nel mese di giugno e sarà discussa in quello di luglio.

Con queste nuove regole si pensa di favorire il pieno impiego, di portare la disoccupazione al 5%, di impiegare i beneficiari del RSA, di aiutare le imprese a trovare i lavoratori adeguati, la cui mancanza viene spesso osservata.

Il primo passo consisterà nell’iscrizione generalizzata a France Travail per seguire le persone nella ricerca del loro lavoro, in particolare i destinatari del RSA, il 40% dei quali non è iscritto al Pole Emploi. Questi ultimi dovranno sottoscrivere un contratto di lavoro dalle 15 alle 20 ore settimanali nel corso delle quali lavoreranno e saranno formati. Secondo l’arcigna Elisabeth Born, primo ministro, questo contratto offre l’opportunità di “scoprire dei nuovi mestieri”, ma nello stesso tempo prevede una serie di sanzioni che saranno comminate a chi non rispetta i termini dell’impiego. Sanzioni che vanno dalla sospensione temporanea dell’assegno alla sua totale cancellazione.

Benché il ministro del lavoro, Olivier Dussopt, abbia dichiarato che non si tratta né di lavoro gratuito né di volontariato obbligatorio (espressione enigmatica e ossimorica), qualcuno ha sottolineato che sostanzialmente la legge ripristina il servaggio, sottolineando che per una persona lo Stato paga solo 550,93 al mese. Quantità che diminuisce o aumenta sulla base del reddito già percepito e del numero dei familiari conviventi e che è inferiore alla soglia di povertà in Francia, dove negli ultimi decenni sono anche risorte numerose bidonville attorno alle grandi città. Da notare che dal RSA vengono sottratti gli aiuti alimentari e le spese per l’alloggio, se il beneficiario è proprietario della casa in cui vive. In definitiva il principale requisito per beneficiare di questo supporto è di avere un reddito inferiore allo SMIC (salario minimo che nel 2018 era 1.173 euro).

La CGT, principale sindacato francese, si oppone fermamente a questa legge antipopolare, che segue la controriforma delle pensioni, e fa notare che si tratta di un favore fatto ai datori di lavoro, i quali hanno già beneficiato di contratti a tempo determinato sempre più brevi e licenziano i giovani, che non possono dunque arrivare alla pensione. Inoltre, dato che I beneficiari della RSA, dell'assicurazione contro la disoccupazione o dei lavoratori con disabilità , avranno tutti l'obbligo di iscriversi a France Travail, i loro dati saranno messi a disposizione di aziende di lavoro interinale, enti di formazione, aziende prive di personale, i quali li gestiranno con un algoritmo. Ciò implicherà la mancanza di un supporto umano ai disoccupati e indigenti e la chiusura dei centri pubblici per il lavoro.

E in Italia? Abbiamo l’Assegno di inclusione, previsto dalla legge 85/2023, definita dai giuristi per la sua frammentarietà e confusione legge omnibus. Rispetto al Reddito di cittadinanza l’Assegno di inclusione cancella gli aiuti economici anche a chi si colloca sotto la soglia di povertà o addirittura non percepisce nessun reddito, se nel nucleo familiare con un reddito di 9.360 euro lordi c’è un componente con età tra 18 e 60 anni (perché non lavora?).  

Come si vede anche in questo caso prevale la logica della punizione: sono puniti i “giovani” tra 18 e 60 anni e sono invitati a darsi da fare, ma così si toglie il minimo vitale a cui tutti hanno diritto; oppure si ipotizza che i disoccupati e gli indigenti siano degli imbroglioni, ossia abbiano redditi non dichiarati, sospetto che dovrebbe essere dimostrato date le sue implicazioni. 

A ciò aggiungiamo che, se si rifiuta un’offerta di lavoro a tempo determinato, si perde l’Assegno di inclusione, a meno che il luogo di impiego sia collocato a più di 120 minuti di viaggio con i mezzi pubblici.

Molto negative sono anche le norme regolanti i contratti a termine che possono essere stipulati senza nessuna giustificazione e prorogati per un massimo di quattro volte nell’arco di ventiquattro mesi.

Da questa breve analisi viene fuori un panorama assai triste: con la scusa della lotta alla disoccupazione in Italia e in Francia si rafforzano le distinzioni di classe, si violano con tranquillità i diritti sociali elementari, si fanno sprofondare sempre più in basso i lavoratori e le loro famiglie, accrescendo a dismisura la polarizzazione sociale e il numero degli esclusi dal festino capitalistico.

21/07/2023 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Alessandra Ciattini

Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza. Ha studiato la riflessione sulla religione e ha fatto ricerca sul campo in America Latina. Ha pubblicato vari libri e articoli e fa parte dell’Associazione nazionale docenti universitari sostenitrice del ruolo pubblico e democratico dell’università.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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