I ribelli Houthi dello Yemen, formatisi nella minoranza religiosa (circa un terzo della popolazione) del paese più povero del mondo, che vive in una zona montuosa fra le più arretrate e isolate del paese, sconfiggono con una vera e propria guerra lampo i governativi, appoggiati militarmente dall’Arabia Saudita e dalla grande coalizione che la supporta, prendendo il controllo quasi completo dello strategico stretto di Bab El-Mandeb sul Mar Rosso, dove passa una quota elevatissima di idrocarburi. Gli Usa, nonostante la richiesta di aiuto dell’ Arabia Saudita, hanno il terrore di rompere l’accordo di non belligeranza subito firmato e rispettato con gli Houti. In questo modo gli Stati Uniti perdono sempre più capacità di egemonia sul piano internazionale. Dimostrano di non essere più in grado né di controllare le vie del commercio internazionale né di difendere i propri alleati, persino più stretti. Così, l’imperialismo più aggressivo e potente statunitense rivela di essere una tigre di carta. Anche i più fedeli satelliti degli Stati Uniti, come l’Arabia Saudita, si vedono pertanto costretti a cercare alleanze nuove ed alternative, rispetto a quelle fino ad ora garantite dall’imperialismo occidentale.
L’altro grande alleato statunitense nell’area, Israele, è sempre più isolato a livello internazionale, al punto che persino la Gran Bretagna e diversi altri Stati, alleati storici di Israele, hanno preso delle posizioni nettissime contro il terrorismo dei coloni - sempre coperti dall’esercito e che rendono impossibile la soluzione a due Stati - lanciando un boicottaggio di tutte le merci prodotte dalle colonie. Nonostante ciò, gli Stati Uniti di Trump, fino ad ora i massimi sostenitori del governo della destra radicale israeliana, non hanno avuto il coraggio di eccepire nulla alla clamorosa presa di posizione della Gran Bretagna e dei suoi diversi alleati.
Mentre avviene tutto ciò e gli Stati Uniti e i suoi storici alleati vivono la più grande crisi della capacità di egemonia a livello internazionale, dimostrando di non essere nemmeno più in grado di assicurare la libera circolazione della principali vie del commercio internazionale, il summit in India dei Brics ha avuto un inaspettato successo.
Pur con tutte le loro differenze, con membri che sono in una sostanziale guerra fra di loro come l’Iran e gli Emirati Arabi, i Brics sono riusciti a concludere il summit con un documento comune, proseguendo, al contempo, nel portare avanti il processo di dedollarizzazione degli scambi internazionali. Questo processo rischia di dare il colpo di grazia all’imperialismo statunitense.
Persino negli Stati Uniti, candidati che si richiamano esplicitamente al socialismo (democratico), novità assolutamente inedita in questo paese, stanno divenendo delle alternative reali, in quanto credibili, al governo della destra radicale. Non a caso la destra al potere è nuovamente terrorizzata a tal punto dal fantasma del comunismo, da rilanciare una nuova caccia alle streghe, per cercare di contrastare questo emergere del socialismo, non essendo in grado di sconfiggerlo dal punto di vista politico.
Nel frattempo in Europa i mezzi di comunicazione riformisti fanno una campagna sfacciata per sostenere la presunta irresistibile avanzata degli eredi del nazismo, anche quando - ed è il caso delle elezioni svedesi - è evidente che vadano incontro ad una sconfitta elettorale. Ciò a dimostrazione che le forze liberali e filocapitaliste sono messe talmente male da convincersi che solo gli eredi del nazismo potrebbero far sopravvivere il modo di produzione capitalista.
Nonostante questo quadro internazionale dinamico, che certamente non rafforza l’imperialismo occidentale, al punto che la stessa estrema destra che si sta affermando il Germania si dichiara del tutto contraria a proseguire la guerra alla Russia per interposta Ucraina, in Italia la situazione politica tende a cristallizzarsi su posizioni che ancora favoriscono la destra radicale al governo e la destra estrema all’opposizione.
Nonostante mutamenti significativi del quadro internazionale, le forze che dovrebbero rappresentare un'alternativa al governo della destra radicale sono così assurdamente inconsistenti e manifestamente incapaci che potrebbero riuscire in un’ impresa da guinness dei primati: far rieleggere un governo assolutamente screditato per le sue politiche antipopolari.
Il campo largo, invece di presentarsi come un reale alternativa e vincere certamente le elezioni, sta facendo l’unica mossa che potrebbe fargliele perdere, cioè scontrarsi al proprio interno per inseguire il centro ultraliberista, atlantista e filosionista. Anche perché, anziché confrontarsi e sviluppare una mobilitazione popolare di massa sui grandi nodi programmatici, pensano esclusivamente a vincere populisticamente le primarie. Così visto che il Pd si è conquistato l’appoggio di Renzi, Conte sta facendo di tutto per conquistarsi il sostegno di altri cespugli centristi.
Del resto, come si è visto al Forum di Cernobbio, dal momento che i poteri forti e, in particolare il grande capitale, si sentono con una significativa maggioranza più rassicurati da un Meloni bis, in quanto il centrosinistra continua a manifestarsi troppo diviso, prima di tutto sulle questioni internazionali. I dirigenti del campo largo si sono precipitati a rassicurare la classe dominante sostenendo di avere già un accordo per dire no al riarmo sul piano nazionale, ma sì all’economica di guerra dell’Unione europea. Ne risulta il rischio di far apparire l’estrema destra militarista come l’unica forza significativa che realmente si oppone a questa politica di riarmo in funzione di una guerra contro la Russia, suicida e assolutamente impopolare, in particolare nel nostro paese.
Posizione ancora più suicida è l’assoluto disinteresse delle forze meno a destra del campo largo dinanzi alla preziosa opportunità di fare blocco su alcuni nodi programmatici, su cui potrebbero facilmente ricevere l’appoggio dalla maggioranza della popolazione come: l’opposizione all’ordoliberismo e all’economia di guerra finalizzata a uno scontro diretto con la massima potenza nucleare dopo gli Stati Unita: la Federazione Russa. Mettendo al centro tali punti si potrebbero far esplodere le contraddizioni all’interno del Pd, fra le forze liberiste centriste e le componenti socialdemocratiche e sinceramente democratiche.
Nonostante queste enormi contraddizioni del campo largo e delle sue stesse formazioni maggiormente di sinistra, la sinistra radicale non riesce in nessun modo a recuperare l’imponente mole di credibilità persa, negli ultimi decenni in generale e negli ultimi anni in particolare.
Tutto ciò, nonostante le enormi praterie a sua disposizione non favorisce affatto la ripresa di credibilità della sinistra radicale, che non solo è più che mai frammentata, ma sta rinunciando ormai da tempo a fare politica, visto che ognuno pare interessato principalmente a preservare la propria setta del tutto ininfluente, quando non portatrice di una politica opportunista di sinistra decisamente controproducente, come si è visto nell’unica significativa manifestazione degna di nota degli ultimi mesi, che finalmente provava a riunire tutte le componenti del popolo della sinistra a protestare sotto il parlamento dinanzi al tentativo di equiparare per legge le critiche allo Stato di Israele a forme di antisemitismo. In questo caso le laceranti contraddizioni erano tutte nel campo del Pd e, più in generale nel campo largo tendenzialmente larghissimo, al solito spaccati in tre fra i sostenitori delle posizioni della destra volte a equiparare antisionismo ad antisemitismo, i soliti ignavi che pur di non prendere una posizione si rifugiano nell’astensione (posizione preponderante nei parlamentari del Pd) e le frange di sinistra che intendono opporsi per non perdere i rapporti con il popolo della sinistra.
Anche in questo caso, anziché sfruttare l’occasione per contribuire a far saltare questo tappo del campo largo tendenzialmente larghissimo - che fa di tutto per non far rinascere un grande movimento dal basso in grado di spostare a sinistra il dibattito politico, al momento ostaggio dell’estrema destra - una componente, per quanto minoritaria, ha assunto una posizione estremista apologetica dell’asse della resistenza. Il risultato è stato quello di spostare l’attenzione su una contraddizione decisamente secondaria che ha favorito l’oscuramento della contraddizione principale, che dunque ancora una volta non è esplosa.
In un caso diverso, assistiamo all’errore opposto di un’altra componente della sinistra radicale che, in nome di una posizione realista, non è in grado di sfruttare la gestione fallimentare dello sgombero di Spin Time da parte del sindaco di Roma e del suo partito, per provare a costruire un'alternativa di sinistra a Gualtieri. Quest’ ultimo infatti, per non rompere con i poteri forti, compresi palazzinari e fondi di investimento, non ha proceduto all’esproprio, nonostante i proprietari avessero rifiutato il tentativo di acquisto da parte del Comune. Ancora più preoccupante è che nessuno a sinistra si proponga per costruire un'alternativa credibile a Gualtieri che, non solo rischierebbe di regalare anche la capitale alla destra, se solo quest’ultima accettasse la candidatura di Calenda, ma che è completamente squalificato e privo di credibilità nel suo stesso partito, visto che è arrivato a stringere un'alleanza con Meloni su Roma capitale, proprio mentre Schlein cercava di lanciare una crociata contro il governo della destra radicale. Senza contare che, visto che Gualtieri mira a divenire il candidato moderato non inviso ai poteri forti, non potrà che portare avanti una politica ancora più di destra nel secondo mandato.
D’altra parte con Di Battista con problemi di salute tali da precludergli, quasi certamente, una discesa in campo capace di costringere il campo largo a dire qualcosa di sinistra, l’unica reale alternativa è quella di operare per far riprendere una spinta dal basso dei ceti subalterni. Per far ciò è essenziale presentarsi come una reale alternativa di sistema a un ceto politico parlamentare del tutto squalificato agli occhi dei subalterni. Questo sarebbe anche l’unico modo per arrestare la resistibile ascesa dell’estrema destra che ha successo in quanto pare incarnare, nel modo più netto, il voto di protesta verso una casta di politicanti del tutto corrotta e squalificata. Proprio grazie a questo hanno ottenuto un eccezionale risultato nel Land più povero della Germania. Allo stesso modo, il venir meno di un'alternativa di sistema rappresentata da Chavez e puntando tutto su una linea riformista e social liberista stile Lula, cioè un centrosinistra completamente interno a un sistema che ha ormai perso qualsiasi credibilità agli occhi di settori sempre più ampi della popolazione, ha finito per far sì che molti in America Latina individuassero nell’estrema destra il più dirompente voto di protesta. Dunque, anche in America Latina avanza l’estrema destra, perché a sinistra l’alternativa reale chavista è stata sconfitta ed è rimasto un centrosinistra del tutto interno al sistema.
Naturalmente tale completa estraneità tanto alla destra quanto al centrosinistra non significa candidarsi per avere come unica possibilità quella di favorire indirettamente un nuovo governo decisamente più reazionario dell’attuale. Al contrario, si tratterà di votare e di dare indicazione di voto contro la destra radicale ed estrema.