Osservatorio sul mondo che cambia: analisi della guerra in Iran e il rischio di un conflitto globale

L’offensiva aerea di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la risposta con missili e droni e la tensione nello Stretto di Hormuz aprono uno scenario di escalation che coinvolge Israele, le monarchie del Golfo e le basi occidentali nella regione, con ripercussioni strategiche ed energetiche globali.


Nella nuova puntata dell’Osservatorio sul mondo che cambia il professor Orazio Di Mauro analizza l’escalation militare in Medio Oriente dopo l’attacco aereo condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avvenuto poche ore dopo la precedente trasmissione. L’operazione, basata esclusivamente su bombardamenti e attacchi missilistici senza impiego di truppe di terra, ha colpito diverse città iraniane, tra cui Teheran, Isfahan e Shiraz, con effetti significativi anche sulla popolazione civile. Secondo l’analisi proposta, l’obiettivo strategico dell’offensiva non sarebbe soltanto militare ma politico: logorare il sistema statale e provocare una frattura interna nella società e nel territotorio iraniano. La discussione ricostruisce come il bombardamento delle aree urbane rientri in una dottrina militare già utilizzata in passato dalle potenze anglosassoni, basata sull’idea che la pressione sulla popolazione possa trasformarsi in rivolta contro il governo. Tuttavia l’Iran, con la sua struttura sociale complessa e una popolazione numerosa, appare in grado di assorbire l’urto e reagire con strategie difensive preparate da tempo. Tra queste vengono citati anche espedienti tattici volti a far sprecare munizioni all’avversario, segnale di una preparazione alla guerra non improvvisata. L’analisi affronta poi la risposta iraniana, caratterizzata dal lancio di missili e droni contro Israele e da una strategia di pressione psicologica sulla popolazione israeliana. Allo stesso tempo emerge con chiarezza la dipendenza strategica di Israele dal sostegno degli Stati Uniti, senza il quale difficilmente potrebbe sostenere a lungo un confronto diretto con l’Iran. Grande attenzione è dedicata alla dimensione energetica e navale del conflitto. Il possibile blocco dello Stretto di Hormuz rappresenta infatti una leva geopolitica decisiva: centinaia di petroliere rischiano di restare ferme, con conseguenze immediate sul mercato globale dell’energia. In questo scenario la presenza delle portaerei statunitensi e le capacità navali iraniane, incluse quelle dei sottomarini, diventano un fattore di forte instabilità. La puntata si chiude con una riflessione sulle implicazioni per l’Europa e per l’Italia. I missili iraniani hanno una gittata sufficiente a raggiungere anche il territorio europeo, mentre il coinvolgimento italiano nella difesa delle monarchie del Golfo e la presenza di basi militari statunitensi sul territorio nazionale potrebbero trasformare l’Italia in un potenziale bersaglio in caso di ulteriore escalation.

06/03/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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