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Il piano inclinato verso una catastrofica guerra contro la Russia

Quando la sinistra è in grado di avere una stretta consonanza sentimentale con il suo popolo è in grado di vincere le elezioni borghesi e di dimostrare quanto sia risistibile l’ascesa dell’estrema destra


Il piano inclinato verso una catastrofica guerra contro la Russia Credits: generata IA con il supporto di Gemini

L’estrema destra conquista il voto del grande rifiuto nella ex Ddr, dove una volta aveva ottimi risultati la Pds, sorta dalle ceneri della Sed. Quando la Pds, unendosi con la sinistra radicale occidentale, ha dato vita alla Linke, ha conquistato buoni risultati a ovest, mentre a est, dove ha spesso governato, è stata interpretata progressivamente come parte del sistema. Perciò il voto di protesta si è spostato verso l’estrema destra. Così abbiamo la Linke che vince a Berlino, ma perde sia in Sassonia Anhalt sia in Pomerania, dove si afferma l’estrema destra. Anche se in realtà la sconfitta in entrambi i casi si spiega con il voto utile verso Spd e Verdi, che in Sassonia Anhalt rischiavano di non superare la soglia di sbarramento, regalando il governo all’estrema destra, mentre in Pomerania la candidata presidente uscente della Spd era l’unica che poteva impedire la conquista della maggioranza relativa alternativa ai fascio-populisti. Anche nelle comunali in Bassa Sassonia, il Land della Volkswagen in crisi, scossa dai licenziamenti di massa da parte dell’azienda, si afferma l’estrema destra, anche se qui la Linke aumenta i propri suffragi. Detto questo, comunque, il risultato complessivo della Linke negli ultimi quindici anni nei Land della ex Ddr è decisamente inferiore a quello che aveva negli anni precedenti la sola Pds. L’alleanza Sahra WagenKnecht (Bsw) che ha tentato, mediante una scissione dalla Linke, di creare una forza alternativa alla sinistra liberale e con una politica più restrittiva sulla questione immigrazione ha avuto un successo iniziale, ha in seguito inanellato una serie di pesanti sconfitte elettorali. Inizialmente si era presentata come una scissione da sinistra e, quindi, la Bsw ha avuto ottimi risultati appena nata nella elezioni europee nei tre Land dell’est in cui si era votato, mentre la Linke pareva sul punto di scomparire.

D’altra parte la Bsw si è vista costretta a entrare in coalizione una volta con la Spd e un’altra con Cdu e Spd per impedire ad Afd di formare un governo. In tal modo, ha perso credibilità come forza di rottura rispetto alla sinistra liberale. Quando poi ha deciso di rompere queste infruttuose alleanza elettorali i suoi eletti l'hanno abbandonata per rimanere nei governi regionali. In Europa non è riuscita a creare un proprio gruppo con forze populiste non reazionarie. Sul piano interno ha cercato di recuperare aprendo ad accordi con l’estrema destra, non accettando più la politica degli altri partiti di fare blocco per non permettergli di governare. La Linke, al contrario, è la forza che più si è spesa contro Afd. Questo ha fatto sì che Bsw è entrata in una crisi che pare sostanzialmente irreversibile, mentre la Linke è riuscita a rilanciarsi e ad avere risultati più che soddisfacenti.

D’altra parte la politica di tutti i partiti meno la Bsw di mettere fuori legge l’estrema destra appaiono piuttosto discutibili. Certo si gioca su una norma dell’ordinamento tedesco che, però, non è mai stata applicata. Rischierebbe così di essere un precedente molto pericoloso, in quanto confermerebbe che il risultato delle elezioni viene riconosciuto solo quando vincono forse non in aperta rottura con il blocco sociale liberale dominante. Ora, dunque, si minaccia l’Afd, senza averla ancora direttamente colpita, e si offre la possibilità di usare la stessa norma contro una forza di sinistra realmente alternativa al blocco sociale borghese dominante, egemonizzato dalla grande borghesia.

Al contrario in Svezia la destra radicale è la grande sconfitta delle elezioni, arretrando significativamente nella quasi totalità dei collegi. Nonostante questo anche sui mezzi di comunicazione di massa più progressisti si è parlato solo del fatto che un partito nato da un gruppo di nazisti, aveva buone probabilità di andare al governo.

Anche in Italia si parla moltissimo di Vannacci e della sue crescita nei sondaggi. Nel penultimo ha avuto una prima battuta di arresto di cui nessuno ha parlato, come non si è affatto sottolineata la sconfitta in Svezia. È evidente che gli eredi dei nazi-fascisti vengono considerati il piano B per il blocco sociale borghese al potere. Da un lato servono a far apparire i liberali, che rappresentano il grande capitale, come il principale baluardo all’affermazione dell’estrema destra. D’altra parte, se l’egemonia dei liberali dovesse calare troppo con il rischio che possa affermarsi la sinistra, si dà a intendere che la reale alternativa sia rappresentata dall’estrema destra che rappresenta la componente piccolo borghese del blocco sociale dominante.

Le forze di sinistra sorte dalle ceneri dei partiti comunisti eredi della Terza internazionale, poststalinisti, hanno smesso di rappresentare il proletariato e sono divenuti un punto di riferimento per il ceto medio riflessivo, con significativi risultati nelle grandi città, da New York a Berlino a Copenaghen e in significativa crescita anche nelle principali città della Svezia.

Certo i risultati elettorali non possono essere sopravvalutati, la grande maggioranza della popolazione e, in particolare, i ceti sociali subalterni non è politicizzata e, quindi, vota di pancia, secondo il trend del momento. Perciò l’esaltazione acritica dei risultati dell’estrema destra da parte dei mezzi di comunicazione di massa droga i loro risultati elettorali. Vi è poi una particolare difficoltà per le forze della sinistra radicale, che se si tirano fuori dal governo di uno Stato imperialista egemonizzato dal capitale finanziario tendenzialmente sovranazionale rischiano di perdere consensi, in nome di un voto utile, particolarmente sentito quando, come oggi, avanzano forze di estrema destra. D’altra parte se – come ha fatto ad esempio negli anni passati la Pds, la Linke e, più recentemente, Bsw – si assumono ruoli di governo in paesi imperialisti egemonizzati dal capitale finanziario, senza avere la forza di marcare una decisa discontinuità, si finisce per essere duramente penalizzati dagli elettori, che non ti percepiscono più né come voto di protesta, né come reale alternativa all’establishment.

D’altra parte, le elezioni sono anche un importante termometro per misurare la capacità di contrastare l’ideologia dominante nella egemonia sulla società civile. Del resto, quest’ultimo, è un aspetto centrale nell’ottica della Rivoluzione in occidente. Certo bisogna sempre partire dal presupposto che le elezioni parlamentari sono qualcosa di tipicamente borghese e quando si svolgono in paesi imperialisti egemonizzati dal capitale finanziario, che controlla la grande maggioranza di mezzi di informazione, la possibilità di affermazione di una reale alternativa di sinistra appare ridotta al lumicino. Perciò, non vanno sottovalutati risultati come quelli di Berlino, in cui la Linke ha avuto una eccezionale crescita, diventa per la prima volta il partito di maggioranza relativa e argina significativamente la resistibile ascesa della estrema destra. Peraltro Berlino ha quasi il doppio degli elettori della Pomerania.

Sul piano internazionale il dominio dell’imperialismo della Nato e dei suoi alleati tende a decrescere insieme al suo predominio sul piano strutturale e, persino, dal punto di vista militare. Così pur restando il principale polo imperialista transnazionale, è in inesorabile decrescita.

La crisi appare nel modo più significativo se si prende in esame la netta svolta a destra dei principali paesi della Nato e dei loro alleati: dagli Usa, alla Germania, dalla Francia al Giappone, all’Italia. Clamoroso è il caso degli Usa con una leadeship programmaticamente inaffidabile anche nei riguardi degli alleati più stretti. Nel giro di pochissimo tempo, Trump è passato dal pieno sostegno al governo di destra radicale israeliano, al via libera alla denuncia molto significativa del blocco sociale più reazionario, che sostiene l’esecutivo Netanyahu, da parte di diversi paesi legati all’imperialismo della Nato, guidati dal Regno Unito. Immediatamente dopo, Trump ha dato il suo sostanziale endorsment alle forze, per altro schierate a sinistra, che mirano alla dissoluzione del Regno Unito, prendendo posizione a favore dell’unificazione dell’Irlanda.

Allo stesso modo, dopo aver fatto proprio in Arabia Saudita il primo viaggio della propria presidenza,  Trump ha rotto ripetutamente gli accordi di assistenza militare mediante i quali gli Usa hanno, da prima della fine della Seconda Guerra mondiale, esercitato una significativa egemonia sulle petromonarchie. Ora gli Usa, non solo non sono stati in grado di proteggere i propri alleati dai contrattacchi iraniani alle basi militari nei principali stati arabi alleati, ma si sono fino ad ora rifiutati di sostenere l’alleato saudita nella sua guerra contro i ribelli della minoranza sciita in Yemen. Allo stesso modo, ha ripetutamente umiliato pubblicamente il suo più consistente satellite nell’Ue, il governo italiano di destra radicale, solo perché si era visto costretto a dissociarsi dalla assurda crociata contro il papa.

Nelle elezioni in Russia il partito di governo conferma il pieno controllo sul parlamento e l'accresciuta egemonia sulla società civile. Nonostante la guerra potenzialmente infinita che gli sta portando avanti la Nato, per interposta Ucraina, nonostante che i media occidentali non hanno fatto che pronosticare un crollo dei consensi, la capacità di egemonia sulla società civile non è mai stata così forte. Nonostante che l’opposizione abbia fatto, con il pieno appoggio dell’occidente, campagna per la non partecipazione al voto, un numero maggiore di russi si è recato alle urne rispetto alle elezioni precedenti la guerra. Tutto questo in una situazione difficile, perché i continui attacchi degli ucraini volti a portare la guerra in Russia creano degli oggettivi disagi alla popolazione. Colpisce, inoltre, la ulteriore perdita di consensi del partito comunista, che anni fa aveva portato il suo candidato al ballottaggio al 40% dei consensi, rischiando seriamente di sconfiggere il partito della borghesia al governo dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

In Italia il gap fra posizioni più avanzate della società civile ed estrema difficoltà dei partiti politici a rappresentarle ha finalmente visto una qualche forma di controtendenza. Complice anche la dinamica populista delle primarie, finalmente c’è stato uno sforzo di Conte a dare espressione al comune sentire della maggioranza degli italiani, della stragrande maggioranza del suo movimento e di quasi la metà dei sostenitori del Pd: porre termine a questo piano inclinato che sta portando l’Unione Europea alla catastrofe di una guerra diretta con la Russia. Ciò ha fatto scoppiare le contraddizione anche nel Pd, in cui la dirigente dei giovani ha preso una netta posizione contro il militarismo, dicendo che la giovanile lavorerà per organizzare la diserzione.

25/09/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo
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