Mentre Roma si prepara alla mobilitazione del 19 e 20 settembre 2026 — il grande corteo e la successiva assemblea promossi per dare sostegno a “Spin Time” all'indomani del duro sgombero dello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme — il quadro politico e sociale si fa via via più complesso. Se da un lato si registra l'adesione ufficiale e il sostegno pubblico di esponenti di primo piano del Partito Democratico (come la coordinatrice della segreteria nazionale Marta Bonafoni), dall'altro si leva una voce critica netta e profonda da parte di numerose associazioni, comitati di quartiere e vertenze territoriali che da anni hanno cercato un’interlocuzione infruttuosa con l’attuale amministrazione capitolina con un sostanziale insuccesso.
Una Lotta ridotta a bandiera? I malumori dal basso
Il cuore della contestazione mossa da diverse realtà sociali e ambientali nei confronti dei promotori della manifestazione per Spin Time e dei loro interlocutori politici riguarda il metodo e la narrazione della protesta, non è la questione della solidarietà e del sostegno. Secondo i comitati critici che hanno espresso il loro dissenso attraverso un comunicato molto chiaro e deciso, la vertenza rischierebbe di essere "schiacciata" unicamente su una contrapposizione di facciata contro le destre e la speculazione immobiliare pura, omettendo le pesanti e storiche responsabilità della sinistra nella gestione (passata e presente) dell’amministrazione dei beni pubblici e del territorio urbano che ha registrato nel tempo un generale arretramento del ruolo del pubblico a tutto vantaggio degli appetiti e degli interessi dei privati.
Le associazioni denunciano una mancanza di un vero confronto interno e orizzontale con chi vive quotidianamente i territori, sottolineando il modo con cui è stata gestita la questione Spin Time che appare quanto meno opaca e discutibile e che sembra voler mantenere un canale dialogico privilegiato e autoreferenziale con quelle istituzioni che, nei fatti, continuano a portare avanti lo stesso "Modello Roma" saldamente in mano a gruppi di potere e lobby speculative. Viene in buona sostanza evidenziata una contraddittorietà di fondo preoccupante, anche perché va a cancellare le altre situazioni di criticità che non possono essere disconosciute. Per molti Spin Time sarebbe stata infatti l’occasione per portare definitivamente alla ribalta tutte le rivendicazioni che in quattro anni hanno visto una pesante compressione e disconoscimento, anche per colpa di pressioni, scelte politiche dubbie e una narrazione distorta da parte dei principali canali di informazione.
Le vertenze ignorate e il "Modello Roma"
Il dissenso non nasce nel vuoto, ma si nutre di una lunga lista di vertenze aperte nella Capitale che vedrebbero la giunta capitolina sorda alle istanze reali dei cittadini. In tal senso i dibattiti pubblici quando ci sono stati si sono rivelati del tutto insufficienti e non hanno portato a nulla. Tra i nodi critici sollevati dalle realtà territoriali (e sono molti) figurano:
- L'ex Mercati Generali e lo Stadio a Pietralata: Ennesimi esempi di grandi opere e riqualificazioni calate dall'alto, che privilegiano logiche commerciali e fondi di investimento a discapito dei servizi di quartiere e del verde pubblico.
- La gestione dei beni pubblici e la Delibera 104: Forti critiche vengono mosse contro la delibera 104, giudicata incapace di superare le storiche pecche della precedente delibera Marino sui beni comuni, perpetuando assegnazioni arbitrarie e opache — come il discusso affidamento diretto di spazi per 30 anni senza bando quali l'area di Rialto Sant'Ambrogio alla comunità ebraica, sfruttando le deroghe del regolamento del patrimonio destinate agli enti assimilabili a quelli pubblici e scavalcando di fatto il tessuto civico e culturale del territorio.
- L'emergenza abitativa e l'Inceneritore: Da un lato si assiste a una gestione frammentaria e di mera facciata dell'emergenza casa; dall'altro, intere comunità continuano a subire decisioni calate dall'alto, come la costruzione dell'inceneritore a Santa Palomba, fortemente avversato dalla popolazione locale.
- Il porto crocieristico a Fiumicino: Un'altra grande opera impattante sul piano ambientale e territoriale che procede senza un reale ascolto delle comunità costiere e ambientaliste.
- La questione delle grandi opere: la decisione di realizzare stadi in tessuti urbani complessi, congestionati e profondamente urbanizzati, come lo stadio a Pietralata, velocizzando i processi e forzando il procedimento stesso attraverso una sostanziale negazione delle problematiche e delle criticità che vengono rimandate a successivi passaggi e senza un reale confronto con la comunità e le associazioni interessate.
Il metodo autoritario dell'Amministrazione e la rottura con il Terzo Settore
Nel mirino delle associazioni vi è anche il metodo politico del Campidoglio, bollato come autoritario e impermeabile al confronto costruttivo che possa anche invertire decisioni prese. Realtà storiche dell'impegno sociale e culturale romano — come l'Arci o il collettivo Caio — denunciano come l'amministrazione comunale tenda a dialogare solo con soggetti in grado di garantire una sponda mediatica, marginalizzando i corpi intermedi e le vertenze di periferia che non rientrano nei piani di concertazione istituzionale.
Una frattura aperta
La presenza politica a fianco di Spin Time viene dunque letta dai comitati critici come un'operazione di maquillage politico: una sfilata utile a raccogliere consenso progressista, mentre nei quartieri si continua a calpestare il principio della partecipazione democratica e della tutela dei beni comuni.
I firmatari del comunicato intendono esprimere solidarietà e vicinanza alla battaglia di Spin Time: “La solidarietà verso chi è stato allontanato da un luogo che per anni ha rappresentato casa e comunità non è in discussione”. Si contesta il metodo che viene ben messo in evidenza nel passo iniziale del comunicato “non si può da un lato proporre di contrastare i fondi speculativi che distruggono i territori, e dall'altro collaborare e condividere la piazza con chi a Roma sta avallando e favorendo precisamente queste pratiche. Non è possibile assumere una singola vertenza come modello generale a cui ricondurre le diverse lotte della città”. La battaglia vera deve essere portata su piano più alto e deve ricomprendere tutte le rivendicazioni territoriali sotto il profilo di piattaforma comune e condivisa.
Firmatari sono: Arci Roma, Associazione Che Guevara Roma, Associazione Roma No Profit, Autodifesa Abitativa, Circolo PRC Montagnola, Comitato civico per la tutela dell’area degli ex Mercati Generali, Collettivo “inventareilfuturo”, Comitato “perlefuturegenerazioni”, Comitato Popolare Garbatella, Coordinamento contro l’inceneritore di Albano e Roma, Coordinamento Sì Parco, No Stadio a Pietralata, Comunità per le autonome iniziative organizzate (C.a.i.o.), CSOAT Auro e Marco (Spinaceto), Difendiamo Casal Selce No Biodigestore, LabUr - Laboratorio di Urbanistica (Ostia), Officine Civiche (Ciampino), Unione dei Comitati contro l’inceneritore
Mentre il fine settimana del 19 e 20 settembre si avvicina, la piazza romana non appare dunque del tutto unita. Sotto la superficie di una mobilitazione nazionale contro la speculazione, la cementificazione e la gentrificazione scorre un fiume carsico di tensioni che mette in discussione lo stesso rapporto tra movimenti sociali, partiti di governo e amministrazione locale.