Roma, tra Proclami Green e Motoseghe: Il Paradosso di Pietralata e il Tramonto del Verde Pubblico

Mentre l'amministrazione inaugura playground e promette riforestazioni da PNRR, nel cuore di Pietralata cade un pezzo di bosco urbano. Un viaggio tra le contraddizioni di una città che parla di futuro.


Roma, tra Proclami Green e Motoseghe: Il Paradosso di Pietralata e il Tramonto del Verde Pubblico Credits: Alessandro Spadoni

C’è una data impressa su una locandina che è circolata in questi giorni tra i residenti del quadrante Est della Capitale e che ha chiamato a raccolta cittadini, comitati e associazioni: sabato 18 aprile, ore 11:15. L’invito è quasi poetico: una "passeggiata nel Parco di Pietralata". Un’iniziativa che dovrebbe celebrare la bellezza ritrovata di un’area inclusa nel Piano Particolareggiato del 2012 definito dal PRG restituita alla collettività, Ma la realtà che accoglie i cittadini che si sono raccolti a centinaia in via Monti Tiburtini 144 ha un sapore decisamente più amaro. Oltre le reti arancioni da cantiere e i cartelli di "vietato l’accesso", il paesaggio non parla di tutela, ma di eradicazione.

Il Caso Pietralata: Il "Verde" che Cade

Le immagini sono inequivocabili: tronchi sezionati, ceppaie fresche e un sottobosco letteralmente raso al suolo. Non si tratta, secondo le denunce dei comitati locali e degli esperti ambientali, di abbattimenti mirati per alberature pericolanti o malate. Al contrario, ad essere colpite sono piante sane, parte integrante di un ecosistema boschivo urbano di 3.4 ettari che avrebbe dovuto rappresentare il polmone verde del nuovo assetto urbanistico della zona e che, comunque vengano giudicati in base alle diverse perizie degli agronomi, andava salvaguardato in base alle vigenti normative. Qui si consuma il primo, stridente cortocircuito comunicativo dell'attuale gestione capitolina. Da una parte, i comunicati ufficiali celebrano la "riforestazione urbana" e l'apertura di nuovi parchi gioco e playground finanziati dai fondi del PNRR e da scelte legale al bilancio del Comune di Roma, tra parentesi con un debito strutturale drammatico. Dall'altra, si permette la distruzione di un patrimonio arboreo già esistente e consolidato. È la politica della "cosmetica green": si piantano esili fusticelli (spesso destinati a seccare per mancanza di manutenzione) mentre si abbattono alberi adulti, gli unici realmente capaci di mitigare l'isola di calore e assorbire CO2.

La Contraddizione dei Fondi PNRR

L'ossessione per le inaugurazioni di parchi giochi con pavimentazioni colorate e strutture in plastica sembra aver sostituito la visione di una foresta urbana complessa. Se il PNRR dovrebbe servire alla transizione ecologica, l'impressione è che a Roma venga utilizzato per una "manutenzione straordinaria" che spesso si traduce in ulteriore consumo di suolo o in una gestione superficiale del territorio. Un playground non sostituisce un bosco. Una piazza pavimentata con tre alberi in vaso non è riforestazione.

Il Pubblico Arretra, il Privato Avanza. Si chiede Trasparenza

Ma il caso Pietralata non è un episodio isolato; è il sintomo di una mutazione genetica della pianificazione romana. Il modello sembra essere quello della delega sistematica. Lo abbiamo visto con la ex Fiera di Roma sulla Via Cristoforo Colombo e con il destino degli ex Mercati Generali di via Ostiense: aree che un tempo erano cuore pulsante della proprietà e della funzione pubblica e che oggi vengono traghettate verso trasformazioni a guida privata, dove la logica del profitto e della cubatura rischia di prevalere sull'interesse collettivo. Affidare i percorsi di riqualificazione a realtà private, nel caso specifico di Pietralata ai Friedkin e al loro stadio che presenta ancora insanabili problematiche legate alla viabilità, parcheggi, cementificazione, impatto ambientale significa, troppo spesso, assistere a un arretramento del controllo pubblico sulla qualità del verde e sulla reale fruibilità dei servizi. A Pietralata, la sensazione è che il "Piano Particolareggiato" sia diventato lo strumento per un’operazione di chirurgia urbanistica che estirpa la natura per fare spazio a nuove infrastrutture o compensazioni edilizie, lasciando ai cittadini solo il "racconto" della sostenibilità. Un'amministrazione che si professa ambientalista non può ignorare il grido che si leva dai territori e dai cittadini che protestano sempre più numerosi. Perché abbattere alberi sani in un’area riconosciuta come boschiva? Qual è il bilancio ecologico reale tra gli abbattimenti di oggi e le promesse di domani? La passeggiata del 18 aprile rischia di trasformarsi in un corteo funebre per un bosco che non c'è più. Roma ha bisogno di alberi, non solo di rendering. C’è bisogno di una visione pubblica forte, capace di dire "no" al consumo di suolo e agli appetiti speculativi del privato e "sì" alla conservazione dell'esistente. Altrimenti, la transizione ecologica rimarrà solo una bella parola su un cartello di cantiere, un’operazione di giardinaggio, mentre dietro la rete arancione le motoseghe continuano a lavorare nel silenzio delle istituzioni.

28/04/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Alessandro Spadoni

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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