Tra la fine dell’Impero d’Occidente, anno 476, e la guerra greco-Gotica, 535-553, molti sono stati gli eventi e sono molto complessi da analizzare. Hanno avuto come protagonisti l’aristocrazia romana e il Senato di Roma, le Corti imperiali di Costantinopoli, le autorità ecclesiastiche e il governo orientale di Costantinopoli. Importante è stato il ruolo svolto dai vescovi di Roma, i cui obiettivi dottrinali sono stati certo apostolici pur sposando, tuttavia, i progetti di autonomia politica del Senato di Roma verso Costantinopoli che, dopo il 476, non poteva più svolgere alcuna funzione nella res publica (soprattutto di controllo) e quindi era stato emarginato dal governo imperiale di Costantinopoli. Nonostante ciò, Teodorico riuscì a confrontarsi con l’assemblea dei senatori, ovviamente da una posizione autorevole, e lo fece anche con l’aristocrazia romana e con la corte di Costantinopoli fino a sostenere l’elezione dell’Imperatore Giustino che avvenne nel 518, e il cui regno durò fino alla sua morte: primo agosto del 527.
Gli studiosi non hanno approfondito molto il contesto storico tra gli anni 455 e 554, almeno per quanto riguarda le relazioni diplomatiche tra il Senato di Roma e il governo imperiale di Costantinopoli e quindi queste tematiche sono state alquanto in ombra nelle ricostruzioni storiche complessive o, comunque, sono state presentate senza approfondimenti mirati soprattutto per quanto riguarda il contesto politico entro il quale si erano svolte. Ma con il libro di Rita Lizzi Testa, dedicato proprio alle relazioni diplomatiche tra l’Italia e l’Oriente, si analizza il periodo storico tra l’anno 455 e il 554 che ha determinato una svolta negli studi: è iniziata una nuova fase di ricerca sulle fonti, mirate soprattutto a delineare le convergenze dei vari protagonisti e del Senato di Roma verso Costantinopoli. Rita Lizzi Testa è una storica italiana specializzata nella tarda antichità (cristianesimo e paganesimo dal IV al VI secolo d.C.) e insegna Storia romana all'Università di Perugia.
Il libro è nato dalla partecipazione dell’Autrice al Convegno Internazionale “L’eredità di Giustiniano: l’ultima guerra dell’Italia romana” che si è tenuto a Pisa presso la “Scuola Normale Superiore” tra il 23 e 24 ottobre del 2019 e dalla collaborazione con il progetto di ricerca sull’Italia del VI secolo. L’Autrice presentò una relazione sul tema: “Un Occidente che guarda ad Est: il senato di Roma e i suoi vescovi durante la guerra greco-Gotica”. Tale relazione, arricchita di successive ricerche, è oggi diventata un libro, pubblicato nel 2024 dalla editrice L’Erma di Bretschneider con il titolo “Un Occidente rivolto a Est (455-554 d. C.)” ed è il numero 46 della collana “Saggi di Storia Antica” diretta da Andrea Giardina e da Fabrizio Oppedisano. In 304 pagine si presenta la ricerca che si articola in 6 capitoli: “Il senato romano e la fine (o quasi) della dinastia teodosiana”, “Un nuovo re, nuovi accordi”, “Da Cartagine alle rive del bosforo: il mediterraneo, un mare di potenze”, “Più corone in bilico”, “Occidente e Oriente: riconciliazione dottrinale alla sudditanza politica”, “Papa Vigilio, Cassiodoro e la Pragmatica Sanctio”. Sono 26 i sotto-capitoli che, analizzando le fonti in prevalenza dell’epoca con il supporto di un apparato di note, nell’insieme presentano le varie fasi che hanno caratterizzato questo periodo storico molto complesso ma molto importante in quanto, con la fine dell’Impero d’Occidente nel 476, l’Impero Orientale diventò erede unico dell’Impero Romano che, però, si dovette confrontare con i regni barbarici, quello dei Visigoti nei territori attuali di Spagna e Portogallo, i Franchi in Gallia (attuale Francia, Belgio e anche attuale Germania occidentale) e gli Ostrogoti in Italia. Il libro presenta anche una bibliografia delle pubblicazioni che hanno trattato i diversi aspetti di questo periodo storico.
Anche se il tema del libro è sulle relazioni tra Roma e l’Oriente che continua ad essere romano (l’aggettivo bizantino indicava all’epoca soltanto gli abitanti di Costantinopoli, successivamente sarà la denominazione dell’Impero) nonostante la fine dell’impero d’Occidente - e tale resterà almeno fino alla guerra greco-gotica (535-553) e oltre - leggendo nei vari capitoli si colgono ben armonizzati gli eventi antecedenti alla fine dell’Impero d’Occidente, anno 476, obiettivamente complessi. Al riguardo l’Autrice non semplifica e presenta le varie pieghe delle vicende analizzate nei sottocapitoli e sempre con segnalazioni molto precise delle fonti, mettendo in evidenza le azioni dei protagonisti di questo periodo storico che sono i personaggi dell’aristocrazia senatoria, quelli della regalità amala (la dinastia nobile dei Goti), le autorità ecclesiastiche e il governo orientale.
Nell’Introduzione si presentano le motivazioni della ricerca, tra le varie si legge: “Mi ero proposta, … di verificare se il senato romano fosse stato chiamato a intervenire, perché unico organo dotato di prestigio morale e potere legittimante, come la critica storica dei primi del Novecento insegnava”. Una verifica, nel primo capitolo leggiamo che non è stato il governo imperiale di Costantinopoli a chiamare il Senato di Roma bensì è stata l’Assemblea dei senatori a decidere l’invio delle delegazioni a Costantinopoli “in supporto al re goto e con l’appoggio di un papa, desideroso di non vedere compromessa la centralità e l’autonomia del suo potere giurisdizionale”. Sempre nell’Introduzione l’Autrice dichiara che, in riferimento alla relazione presentata al convegno citato, decise di allargare l’indagine ai decenni precedenti l’arrivo di Teodorico in Italia: “man mano che procedevo all’indietro, affioravano chiare responsabilità di alcune famiglie dell’aristocrazia romana negli eventi di quegli anni e lo spirito di autonomia dell’assemblea romana verso l’imperatore d’Oriente”. Sia chiaro, la caduta dell’Impero d’Occidente aveva declinato il Senato Romano a non svolgere più alcuna funzione se non quella, forse, delle celebrazioni e quindi non era più influente nelle decisioni imperiali di Costantinopoli, ma c’erano interessi economici cospicui da difendere da parte dei senatori come le proprietà immobiliari ed i flussi dei profitti economici derivanti dalle aziende che gestivano: si tenga conto che l’Italia era diventata un regno barbarico degli Ostrogoti e, come dire, si trattava di “salvare il salvabile”, una giusta sintesi che interpreta bene le motivazioni delle agitazioni dei senatori romani verso Costantinopoli. Tale lettura è stata conclamata nella presentazione del libro a Roma presso l’Istituto di Storia Antica il 26 febbraio 2026, seguita da me a distanza, presente l’Autrice, e coordinata da Ignazio Tantillo (Università, L’Orientale di Napoli), con Bryan Ward-Perkins (University of Oxford), Susanna Elm (University of Berkeley, California), Umberto Roberto (Istituto Storia Antica/Università di Napoli Federico II).
Ancora nell’Introduzione l’Autrice ci dice che “Quasi ogni argomento trattato … ha permesso di avanzare nuove ipotesi su come le relazioni tra Occidente e Oriente si modificarono nel corso di quel periodo” e le presenta nelle conclusioni ma, ancora nell’Introduzione, evidenzia alcuni aspetti del rapporto Est-Ovest che penso siano da considerarsi come una guida allo studio di questa ricerca:
-“la funzione politica della collaborazione stretta tra senato romano, re goto e Chiesa di Roma;
-il ruolo di re Teoderico nel condurre trattative per la propria successione, prima del decesso dell’Imperatore Anastasio, influendo sulla scelta del nuovo imperatore d’Oriente;
-il suo ritorno in campo, dopo un periodo di crisi nelle relazioni con gli altri istituti d’Occidente, per negoziare con Giustino a chi dovesse essere affidato l’impero e il regno, al fine di tutelare il giovanissimo Atalarico e sua figlia Amalasunta alla guida della penisola;
-la presenza di Cassiodoro accanto a Papa Vigilio nel redigere la petizione, a cui Giustiniano rispose con la Pragmatica sanctio”.
Leggerli e capitalizzarli è importante perché sì, sono soltanto aspetti della ricerca che sono stati presentati nell’Introduzione dall’Autrice, ma sono anche titoli di tematiche centrali di questo periodo storico e vanno approfondite ed è consigliabile che si leggano prima dei capitoli che sono, come ho colto, in successione cronologica.
Chiaramente questi aspetti aiutano a cogliere analiticamente i vari momenti delle vicende. Le conclusioni rappresentano il quadro delle ipotesi che l’Autrice presenta, che, come già detto, sono il risultato delle analisi che si presentano nei 6 capitoli, al riguardo si è preferito per motivi di spazio presentare in questa recensione una sintesi complessiva. L’Autrice mette insieme anche alcuni degli argomenti che sono complementari tra di loro e quindi la lettura delle conclusioni deve seguire quella dei capitoli. Tra le pagine 229-230, Ventennio 455-474, si presenta la fase antecedente all’anno 476 quando il regno d’Occidente termina, come è noto Odoacre depone l’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, e si evidenzia che si voleva che in Italia si affermasse “un sistema politico stabile” in quanto a causa dei “principes pueri” che erano prìncipi fanciulli e chiaramente non governavano, era stato dato spazio ai generali barbari che avevano travalicato quello che era il potere dell’Assemblea dei senatori anche se è da tener conto che c’era stata nel contempo una “contrazione territoriale” che “agevolò, anziché ostacolare, la possibilità dell’aristocrazia romana di controllare le amministrazioni più importanti”. Quindi, l’Autrice, ci dice che né Odoacre, e né Teodorico rappresentarono la discontinuità con il passato perché erano d’accordo con l’aristocrazia romana.
A pagina 232, si legge: “la legazione, inviata in Oriente nel 476 per chiedere la riunione della sovranità dei due imperi in una sola persona e una delega dei poteri per Odoacre - che fu un’ambasceria mista di senatori e uomini del re -, e quelle senatorie che in successione raggiunsero l’imperatore Zenone e poi Anastasio per definire la posizione istituzionale di Teoderico come re della penisola”. In estrema sintesi, si voleva raggiungere l’obiettivo di attivare il riconoscimento di un re goto, Odoacre (generale germanico), su un regno italico che era ormai “separato e complementare all’impero d’Oriente” e quindi formalmente indipendente e Costantinopoli non gradiva e inviò Teodorico, re degli ostrogoti, che successivamente uccise Odoacre nel 493 ed iniziò in Italia il regno ostrogoto.
Un tema che viene analizzato nei particolari è stato l’Henotikon, un editto imperiale emanato dall'imperatore Zenone nel 482 e suggerito dal patriarca Acacio, il suo obiettivo era di riconciliare i calcedoniani e i monofisiti ponendo fine alle dispute cristologiche post-Concilio di Calcedonia del 451 evitando di definire la natura di Cristo. L’Autrice ci dice che “La concomitanza di alcuni interventi fa pensare che la concordia si prolungò per quasi un trentennio (483-518) con l’avallo delle principali famiglie aristocratiche”. È chiaro che questo significa che i Goti di Teodorico che erano ariani, si erano ormai integrati.
Con la guerra greca-gotica, 535-553 il regno ostrogoto giunge, seppur lentamente, alla fine. L’Autrice analizza la Prammatica Sanzione di Giustiniano che nel 554 riorganizzò l'Italia e fu come un “qualcosa di più di una risoluzione simbolica del conflitto”. Si era giunti, dopo una lunga e turbolenta riconquista, a porre fine al dominio ostrogoto annettendo l'Italia entro l’impero orientale con la completa integrazione dei religiosi nel governo e successivamente, come sappiamo, l’Italia fu governata dal clero. Cassiodoro, che aveva servito sia nel governo ostrogoto che in quello romano, e in seguito era divenuto ecclesiastico ed è stato il testimone di tutti questi eventi, assistette anche all'invasione longobarda: l’Autrice lo vede come un simbolo di questi cambiamenti epocali, morì nel 583 nel monastero di Vivarium, in Calabria. L’Italia, dopo la guerra greca-gotica era stata declassificata ad area periferica dell’Impero d’Oriente che rimaneva romano e il senato di Roma e le antiche cariche pubbliche non rivestivano più il ruolo che avevano avuto in passato e sarebbero stati i vescovi che avrebbero amministrato insieme ai nuovi notabili.
Questa recensione è arrivata alla conclusione ma è importante in finale mettere in evidenza come l’Autrice ha sottolineato la vita politica che viene animata dalla Corte di Costantinopoli: è stata sviscerata attraverso l’analisi delle attività di Anicia Giuliana, e anche di altre dame di Corte e dai loro consorti con i loro figli, queste attività sono importanti anche per il riesame di alcune fonti, in particolare la “Collectio Avellana” e la “Pragmatica sanctio” (così viene denominata nel libro la prammatica sanzione) che hanno consentito di ricostruire l’andamento dei rapporti tra l’Oriente romano e l’Italia soprattutto nell’era di Giustiniano, ma importanti sono anche le principali testimonianze su tutte le ambascerie senatorie inviate agli imperatori Zenone e Anastasio finalizzate ad ottenere il riconoscimento di Teoderico come re della penisola. Vengono evidenziate le responsabilità di alcune famiglie dell’aristocrazia romana come per l’ambasceria di papa Giovanni I a Costantinopoli, la ricerca ha analizzato tutto il periodo che va dalla metà del V secolo alla metà del VI secolo, un periodo importante per comprendere come finì l’Impero Romano che divenne successivamente denominato bizantino ma su un territorio ristretto perché nel 568 i Longobardi occuparono l’Italia che, come sappiamo, è stata divisa fino al 1861.
Giustiniano con la guerra greca-gotica mise fine al regno ostrogoto in Italia, per il convegno che è stato citato, “L’eredità di Giustiniano: l’ultima guerra dell’Italia romana”, nel 2024 sono stati pubblicati gli Atti che in 686 pagine, 6 sezioni, 16 studiosi hanno presentato le loro ricerche sui vari aspetti di questo conflitto compreso temi come le “Politiche economiche e circolazione monetaria nell’Italia del sesto secolo: verso un’area d’interposizione tra bizantini e Franchi” ed anche tematiche come “Scrivere in Italia prima e dopo la guerra gotica” ed anche su temi poco approfonditi come “Ritornare fragili. Immagini e pratiche delle donne prima durante e dopo la guerra gotica”, Giustiniano morì nel 565, nel 568 i longobardi invasero l’Italia.