Stampa questa pagina

Iran, strategie della nuova guerra

 L’escalation in Iran quale frutto della crisi dell’egemonia economica e geopolitica degli Stati Uniti e del sistema dei petrodollari, Israele e gli USA impegnati a mantenere il proprio dominio attraverso la forza bruta e la destabilizzazione regionale: in questo scenario, il rischio principale è una crisi energetica globale – legata soprattutto allo stretto di Hormuz – che potrebbe innescare gravi conseguenze economiche, politiche e sociali, in particolare in Europa.


Iran, strategie della nuova guerra

Il caso Epstein ha sortito i suoi effetti. Epstein era una spia israeliana che cercava di soddisfare le fantasie sessuali dei più grandi politici, archiviando tutto il materiale per poi ricattarli. Tutto il materiale deve ancora essere pubblicato e Israele ne detiene una parte.

Epstein è stato ucciso in prigione e non, come racconta la grande stampa, morto suicida: la videocamera si inceppa per pochi minuti e poi ritrovano il corpo appeso in cella.

Se prima abbiamo conosciuto un Trump molto simile al primo Berlusconi, cioè impegnato a fare i propri interessi, adesso – come nel secondo Berlusconi – lo vediamo messo alle strette e ricattato da tutti, con il caos interno negli USA e il ricatto da parte di Israele di far uscire allo scoperto i suoi contatti con il pedofilo Epstein; ciò lo costringe sempre di più a fare il lavoro sporco dell’imperialismo statunitense e di quello israeliano.

Alla faccia di chi diceva che Trump avrebbe portato la pace nel mondo. Non andando lontano, Meloni invocava il premio Nobel per Trump, come del resto ha fatto anche Salvini.

A parte queste dietrologie, gli USA sono in una crisi economica spaventosa e nel caos, in una sorta di guerra civile tra diversi settori della società. Per mantenere il dollaro come moneta del commercio mondiale (il signoraggio del dollaro) devono agire con forza brutale. Qualsiasi paese che non commercia in dollari diventa una minaccia per l’egemonia statunitense, che di fatto si mantiene grazie a un parassitismo basato su un pezzo di carta – o, peggio ancora, su un codice elettronico – utilizzato come moneta per gli scambi globali.

L’egemonia imperialista USA e il sistema dei petrodollari è in crisi. L’economia capitalista non riesce più a portare progresso economico e può portare solo macerie sociali per continuare a speculare.

La preghiera dei pastori evangelici per Trump simboleggia perfettamente come queste sette religiose siano governate da persone che non hanno nulla a che fare con il cristianesimo ma vogliono solamente lo scontro di civiltà. Dall’altra parte gli USA finanziano e hanno ottimi rapporti con le petromonarchie sunnite.

L’utilizzo della religione serve come forma di divisione della classe lavoratrice mondiale: da una parte i pastori evangelici che fanno credere che i musulmani sono il nemico, dall’altra le petromonarchie che vedono gli altri come infedeli. Entrambi però poi si spalleggiano, fanno commercio e hanno un patto.

Gli USA non hanno neanche avuto il cattivo gusto di inventare bugie alle Nazioni Unite come fecero con l’invenzione delle armi di distruzione di massa per Saddam Hussein: hanno bypassato non soltanto gli organismi internazionali ma anche il banale passaggio dal proprio parlamento nazionale.

L’Italia, con la possibilità di fornire armi “per difesa” ai Paesi aggressori, offre di fatto a queste nazioni la possibilità di aggredire ulteriormente e, allo stesso tempo, difendersi dai contrattacchi. Questo principio lo sanno bene i governanti e lo sa bene anche l’Iran.

Un quinto del petrolio mondiale transita nello stretto di Hormuz e bloccarlo rischia di trascinare in crisi tutto il mondo.

La strategia di Israele è eliminare qualsiasi paese che si è opposto al genocidio in corso in Palestina per poterlo continuare con maggiore intensità: il Venezuela, con il tentativo di rapimento di Maduro mentre Netanyahu era negli USA; Cuba isolata e costretta alla fame senza petrolio; e infine abbattere l’unica potenza regionale che sosteneva materialmente la resistenza: l’Iran.

Il secondo obiettivo è aumentare l’estensione del proprio territorio con un’aggressione mai vista in Libano. Questo è il secondo fronte della guerra messo a tacere dai media internazionali.

Dopo aver preso le alture del Golan e controllare il sud-ovest della Siria, Israele vuole farla finita con Hezbollah, unico gruppo politico contro il genocidio in Palestina.

Israele, come gli USA, finanzia il terrorismo islamico sunnita – nemico dell’Iran e di Hezbollah che è sciita – e grazie a questa politica è riuscita a far cadere il governo laico siriano e mettere un terrorista sunnita a capo della Siria.

La principale ragione è economica: la maggiore ricchezza di Israele è l’industria delle armi e della tecnologia militare venduta al mondo e comprata perché testata nelle guerre e nel genocidio in corso. Israele quindi ha interesse economico a destabilizzare il Medio Oriente e fare le guerre.

Altro fattore è che, se Israele non vivesse sempre in uno stato di allerta, Netanyahu probabilmente verrebbe destituito.

Non riuscendo a fronteggiare la risposta dell’Iran e difendere i propri alleati, gli Usa devono chiedere aiuto a tutti i paesi NATO. Le principali armi di difesa servono a proteggere Israele dalla ritorsione iraniana. Al momento sono rimaste scoperte tutte le petro monarchie che ospitano basi USA.

La prima tattica degli USA è portarsi dietro tutti gli alleati in questa guerra grazie ad attacchi “falsi positivi”: dal finto attacco a Cipro, smentito dall’Iran, al missile caduto in territorio turco, smentito dall’Iran

L’Iran, con la tattica “muoia Sansone con tutti i filistei” - cioè se deve morire bombardato destabilizzerà il mondo intero affinché ci sia pressione internazionale alla più grande potenza militare al mondo - qualora smentisca una attacco significa che non lo ha effettivamente compiuto, altrimenti avrebbe tutto l’interesse ad accreditarsi tali successi dal punto di vista militare.

Dovunque gli USA “esportino la democrazia” trovano il petrolio. L’Iran ha molte risorse energetiche destinate principalmente alla Cina (80% dell’export), mentre per la Cina tali approvvigionamenti rappresentano solo il 20% delle risorse energetiche.

Dal punto di vista militare è anche una guerra contro la Russia, che perderebbe un valido alleato; va però considerato, dall’altro lato, che la Russia con il prezzo del petrolio alle stelle ci sta guadagnando. E la Cina perderebbe un partner commerciale oltre il blocco dello stretto  di Hormuz dove passa una parte significativa delle risorse energetiche provenienti dal Medio Oriente.

La catena di valore globale è messa a rischio dal petrolio a 90 dollari che potrebbe salire fino a 150. L’inflazione aumenterà, i mutui diventeranno ingestibili e il debito dei vari Paesi sarà messo a dura prova.

Il rischio per l’Italia è molto più alto della speculazione attuale.

Il valico di Hormuz, dove appunto passa un quinto del petrolio mondiale, è centrale nella situazione. Ma questa non è l’unica minaccia legata all’Iran. Infatti la cosiddetta “prima guerra dei 12 giorni” è servita per testare, analizzare e capire come potrebbe muoversi l’Iran.

Non si tratta solo di ciò che potrebbe fare: ad oggi l’Iran non si è mosso come nella guerra dei 12 giorni iniziata da Israele, dove il principale bersaglio era Israele stesso. Oggi invece il principale obiettivo dell’Iran sarebbe bloccare l’economia mondiale.

Potrebbe farlo bloccando la produzione dei principali fornitori di petrolio al mondo, come Arabia Saudita, Kuwait ecc.

Già ora la tattica dell’Iran starebbe cambiando: colpire solo i Paesi che contribuiscono a bombardare l’Iran.

L’Europa è apparentemente tagliata fuori dal gas e dal petrolio russo, ma sappiamo che in realtà il gas continua ad arrivare in Europa e che il petrolio russo passa attraverso altri Paesi. La Russia che potenzialmente potrebbe trovare altri compratori pone seri dubbi di stabilità in UE. 

Se si aggiungesse anche il blocco dello stretto di Hormuz, l’UE entrerebbe in piena crisi energetica ed economica e presto anche sociale. A tutto vantaggio dell’estermizzazione di destra.

In Inghilterra il primo partito è quello fascistoide Reform UK guidato da Farage, con una monarchia piena di scandali come il caso Epstein e sotto minaccia per come lo hanno silenziato, insabbiato.

In Germania il partito nazista AfD è il primo partito nell’est del paese e la destra tradizionale CDU è il primo nell’ovest.

In Italia sono al governo gli eredi del Movimento Sociale Italiano.

In Francia il primo partito dai sondaggi è il Rassemblement National di Le Pen, rafforzato dalla campagna mediatica contro la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon.

Secondo questa visione, il capitale si è già preparato dal punto di vista politico e ideologico in Europa: quando arriva una crisi economica riemerge il fascismo per mantenere gli attuali rapporti di proprietà.

La Cina non difenderà un paese alleato: prima di tutto perché il blocco del canale e del petrolio colpisce soprattutto l’Oriente, quindi ha interesse che la situazione migliori.

La Cina ha questa politica estera: non difende militarmente i suoi alleati . Da una parte offre un mercato aperto e pacifico a differenza degli USA; dall’altra evita di allacciarsi militarmente con gli altri Paesi avendo sancito nella propria costituzione il mantenimento del benessere mondiale. Tuttavia questo potrebbe rivelarsi anche uno svantaggio: un paese che dovesse scegliere tra diverse sfere di influenza potrebbe preferire chi non si ritorca contro gli USA.

Il Qatar ha fermato l’export e minaccia di fermare l’estrazione di greggio. Non sarebbe una vera minaccia ma una conseguenza del blocco del canale di Hormuz: con i depositi pieni non saprebbero dove conservare il petrolio estratto.

Da mesi “La Città Futura” sostiene che gli Stati Uniti vogliono delegare all’Unione Europea il compito di armare l’Ucraina per potersi concentrare su altre operazioni militari più profittevoli.

Inoltre Israele e gli USA hanno interesse a portare tutti gli alleati contro l’Iran.

Staremo a vedere le evoluzioni dello scacchiere. Certo è che quello che è necessario fare è mobilitarsi contro la guerra e fare tutte le pressioni possibili affinché le opposizioni nel nostro Paese spingano il governo a non accettare la trappola della guerra imposta unilateralmente dell'alleato statunitense e non accettino la concessione nemmeno logistica della basi NATO, anziché tollerare che il governo si trinceri dietro pavidi e incomprensibili “non condivido e non condanno” nei confronti della guerra e degli sterminatori di popoli verso i quali Meloni appare completamente ideologicamente succube.

13/03/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Condividi

Tags:

L'Autore

Angelo Caputo
<< Articolo precedente