L’Ultima trincea di Hezbollah, la forza Radwan e la sfida totale nel Sud del Libano

L’articolo esamina la forza e la capacità di comportamento della Forza Radwan di Hezbollah denominata anche Forza 125. Come essa si rifornisca e come si prepari allo scontro decisivo con Israele.


L’Ultima trincea di Hezbollah, la forza Radwan e la sfida totale nel Sud del Libano

Mentre l'offensiva israeliana "Epic Fury" solleva polvere e distruzione a sud del fiume Litani, c'è un'illusione che rischia di rivelarsi fatale, ossia aver dichiarato troppo in fretta la sconfitta della Forza 125 la Radwan, l'unità d'élite di Hezbollah, che non è scomparsa sotto il peso dei bombardamenti e delle decapitazioni dei suoi vertici. Al contrario, ha mutato pelle, si è trasformata in una forza militare decentralizzata. Un'entità in grado di fondere una tecnologia missilistica con i ritmi arcaici di una logistica invisibile. Si dice che la Rawadan esista perché lontano dai campi di battaglia del Libano, la sua linfa vitale scorra attraverso Al-Badia, il vasto e inospitale deserto siriano, che si allunga fino al confine con l'Iraq, un oceano di sabbia troppo immenso per gli occhi di qualsiasi esercito. Qui, Hezbollah non muove truppe, ma si affida ai padroni assoluti del vuoto, le tribù beduine e i contrabbandieri locali. Pagate a peso d'oro, queste guide operano per puro profitto. Essi conoscono il respiro di ogni duna e l'esatta posizione di ogni pozzo d'acqua. Le loro carovane fantasma che prendono vita solo di notte. I convogli viaggiano rigorosamente a fari spenti, guidati unicamente dal chiarore verde dei visori notturni. Alle prime luci dell'alba, quando i droni ricognitori iniziano a spazzare i cieli, tutto scompare: i mezzi vengono inghiottiti da gole profonde o mimetizzati sotto teloni color sabbia all'interno di grotte naturali.

La domanda che si fanno gli osservatori è come faccia un esercito assediato, quello di Hezbollah, ad essere sempre rifornito di munizioni e armi, anche complesse. Lo fa perché ha un’arteria creduta recisa dai suoi avversari, che invece continua a pulsare. Il segreto ha un nome in codice: Unità 4400. Sebbene i caccia di Tsahal abbiano martoriato il confine siro-libanese, quei 400 chilometri di montagne frastagliate non possono essere sigillati ermeticamente. C'è un varco informale ogni tre chilometri. Quando una bomba cancella una via di contrabbando, nella notte compaiono ruspe e mezzi agricoli: in poche ore, la pista è riaperta. 

Attualmente, l'Unità 4400 non opera più con grandi convogli visibili, questo dalla caduta del regime di Assad non è più possibile. Il modo di muoversi per Hezbollah è stato suddiviso in cellule operative. Ogni carico è diviso in piccoli lotti trasportati da veicoli civili. Le armi pesanti non viaggiano più intere; vengono smontate, nascoste nei doppi fondi di innocui furgoni commerciali o caricate in spalla da piccoli gruppi di trafficanti lungo sentieri impervi. Data la distruzione di molti ponti ufficiali, l'Unità sta utilizzando pesantemente droni da carico per i piccoli componenti elettronici necessari ai missili Almas. 

All'Aeroporto di Beirut atterrano voli sui quali viaggiano corrieri e diplomatici iraniani con valigie gonfie di milioni di dollari in contanti. Questa liquidità permette a Hezbollah di pagare i combattenti, oliare gli ingranaggi della corruzione alle frontiere e comprare armi leggere sul mercato nero, eludendo i controlli del nuovo governo siriano. 

Il duello tecnologico Almas-4 contro Trophy sul campo di battaglia, questo immenso sforzo logistico si traduce in uno scontro tecnologico spietato. Da una parte ci sono i colossi israeliani, i carri Merkava IV protetti dal sofisticato sistema Trophy (ASPRO-A), una "bolla" radar capace di rilevare le minacce in frazioni di secondo e sparare proiettili sagomati per disintegrarle prima dell'impatto. Dall'altra, c'è l'incubo dei carristi: il missile iraniano Almas-4. 

La Radwan non attacca mai a testa bassa. Usa l'inganno e la saturazione. Sciami di droni kamikaze vengono lanciati per saturare i sensori del Trophy, distraendolo per un istante fatale. È in quel battito di ciglia che l'Almas entra in azione. Dimenticando le vecchie traiettorie lineari, il missile s'innalza nel cielo per poi precipitare in picchiata sulla preda (Top-Attack). L'operatore, attraverso un occhio elettro-ottico sul missile, guida l'ordigno in prima persona fino all'impatto letale sul tetto del carro armato, lì dove la corazzatura è più sottile e vulnerabile. Le nuove testate in tandem fanno il resto, perforando le difese reattive 

La "Resilienza Orizzontale" è diventata il pantano politico senza più i suoi leader storici come Wissam al-Tawil o Ibrahim Aqil, uccisi da Israele in fortunosi attacchi. La Forza Radwan ha abbracciato la tattica della "Resilienza Orizzontale". Non esiste più una testa da tagliare. Il comando è spezzettato. Nelle viscere del Libano, chilometri di tunnel tattici scavati nella viva roccia fanno da centri nervosi per le cellule operative (Shu'aba). Lì sotto, si opera nel rigoroso silenzio radio. Protetti da reti di comunicazione in fibra ottica privata impossibili da hackerare, i comandanti locali hanno carta bianca per lanciare contrattacchi senza dover attendere ordini da Beirut. L'obiettivo della Forza 125 non è vincere una classica battaglia campale, ma imporre a Israele un inesorabile "tassa di sangue". Attingendo alle immense riserve sotterranee pre-2024 e puntando su armi agili e letali da guerriglia, i miliziani di Hezbollah mirano al logoramento. Se ogni villaggio occupato richiede mesi di bonifica tra trappole e tunnel, e ogni carro distrutto costa decine di vite umane, la strategia di Hezbollah è chiara: trasformare la superiorità militare avversaria in un pantano politico insostenibile. Sorregge l'intero impianto i "pilastri" dell'Unità 4400, un'architettura clandestina che mescola il traffico di armi da Al Qusayr, il riciclaggio di fondi a Beirut e le direttive ombra dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, garantendo che il fuoco a sud del Litani non si spenga mai. La resa dei conti Oggi Hezbollah attende l’attacco israeliano che dovrebbe sfondare il fronte ed arrivare fino a Beirut; lo attende, ma Israele ancora non si decide. Hezbollah continua a lanciare razzi che perlopiù non vengono intercettati da Iron Dome. Le minacce di Netanyahu cadono nel vuoto. Hezbollah è ancora una forza in grado di sostenere con efficacia l’attacco israeliano, mentre Israele mostra di non essere capace di eliminare il suo più forte competitor nel sud del Libano. Più Netanyahu minaccia un forte intervento in Libano per disarmare la milizia, tanto più palesa debolezza. Hezbollah ha i suoi missili e razzi, li lancia con una certa continuità contro lo Stato ebraico e, soprattutto, non è stata debellata. Nei prossimi mesi assisteremo alla resa dei conti fra i due schieramenti, anche se resta il dubbio che Israele possa non avere uomini capaci di combattere una battaglia ravvicinata e vincente contro Hezbollah.

Sitografia:

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https://www.twz.com/

https://www.limesonline.com/

https://www.syriahr.com/en/

https://www.aljazeera.com/where/lebanon/

13/03/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Orazio Di Mauro

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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