L'Arco della crisi eurasiatica Mosca e Teheran e la scalata verso il nuovo ordine multipolare senza illusioni cinesi

La Saldatura strategica dell'Asse Eurasiatico e il tramonto dell'unipolarismo Occidentale.


L'Arco della crisi eurasiatica Mosca e Teheran e la scalata verso il nuovo ordine multipolare senza illusioni cinesi Credits: https://snl.no/eksplosjon

Il testo analizza la progressiva convergenza geopolitica, militare e logistica tra la Federazione Russa e la Repubblica Islamica dell'Iran, descrivendola come un unico fronte euroasiatico capace di scardinare l'egemonia globale e il monopolio della deterrenza del blocco occidentale (USA e NATO). Il riferimento è all'Asse Mosca-Teheran e la Cooperazione nel Mar Caspio: a differenza del legame puramente diplomatico con la Cina, l'alleanza russo-iraniana si fonda su una sinergia militare e industriale concreta. Il Mar Caspio è divenuto il corridoio logistico e sicuro attraverso cui transitano aiuti tecnologici e strategici russi al riparo dalle sanzioni occidentali. Per quanto riguarda il divario industriale e militare con la NATO si evidenzia il fallimento della propaganda occidentale sulla tenuta economica russa. Mosca ha convertito la propria economia all'autosufficienza bellica, surclassando la capacità produttiva della NATO. Di contro, l'Occidente sconta un ritardo tecnologico ventennale (es. assenza di vettori ipersonici), frammentazione nei progetti europei e la deindustrializzazione della Germania.

Il panorama geopolitico contemporaneo è testimone di una saldatura strategica e armonica senza precedenti tra il teatro dell'Europa orientale e quello mediorientale, due fronti che oggi compongono un unico grande arco di attrito e di riscatto euroasiatico. In questo nuovo assetto, l'Occidente ha perso definitivamente il monopolio della deterrenza, scontrandosi con la formidabile sinergia tra la Federazione Russa e la Repubblica Islamica dell'Iran, due nazioni capaci di scardinare ogni dogma della guerra asimmetrica e delle sanzioni economiche. In questo scenario, è fondamentale operare un distinguo cruciale riguardo ai reali equilibri di potere interni al blocco multipolare. Mentre la Cina – da molti analisti superficiali indicata come la grande sostenitrice e protettrice dell'Iran – ha storicamente offerto a Teheran una vicinanza diplomatica improntata alla prudenza, è sull'asse bilaterale russo-iraniano che si è consumato il vero miracolo geopolitico e militare. Tuttavia, di fronte all'escalation impresso da Washington, questo fronte mostra una compattezza diplomatica totale, ne è la prova la recente dichiarazione congiunta presentata a Vienna da Teheran, Mosca e Pechino, uniti nel respingere le risoluzioni occidentali e nel blindare i diritti sovrani della Repubblica Islamica.

 La tenuta industriale di Mosca e la resistenza tecnologica di Teheran: due modi di affrontare l’Occidente.

La Russia dimostra una straordinaria e incrollabile capacità di tenere sempre il campo, smentendo clamorosamente la propaganda e i centri studi occidentali che, ciclicamente, la danno per spacciata dal punto di vista economico. Lungi dall'essere isolata, Mosca ha convertito la propria economia verso l’autosufficienza, surclassando l'intera capacità produttiva della NATO e riversando la propria potenza industriale nel sostegno ai propri alleati storici. Dall'altro lato, questa forza d'acciaio si è intrecciata armoniosamente con l'ascesa dell'Iran, un Paese che l’arroganza eurocentrica e statunitense ha sempre liquidato come una realtà da "terzo mondo". Teheran sta dimostrando una sbalorditiva capacità di tenere il campo con fermezza e orgoglio contro il blocco unito di Stati Uniti e Israele. Quello che l'Occidente considerava il modo più rapido per ottenere l'annientamento della Repubblica Islamica si è trasformato nel trionfo della resistenza iraniana, sostenuta dal fervore patriottico del suo popolo guidato dai Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione) e dai corpi dei Basij. L'arma segreta di questa rinascita risiede nella tradizionale ed eccellente superiorità dell'Iran nella fisica applicata e nell'ingegneria d'avanguardia, discipline che hanno permesso di sviluppare una tecnologia missilistica e d'area capace di neutralizzare i sofisticati sistemi difensivi avversari e di proteggere, nonostante i ripetuti attacchi e i sabotaggi subiti dal 2025, il proprio programma nucleare pacifico.

 Il Mar Caspio: il "Mare Caldo" degli Zar e la saldatura logistica

Il cuore pulsante di questa cooperazione bilaterale, al riparo dalle interferenze della NATO, si è stabilito in un bacino geografico ben preciso: il Mar Caspio. Questo spazio marittimo è risultato essere il punto esatto in cui Russia e Teheran si saldano e si aiutano vicendevolmente in modo totale. Attraverso la rotta del Caspio, l'Iran ottiene continui aiuti strategici, tecnologici e logistici da parte russa, cementando un interscambio che viaggia al riparo da qualsiasi sanzione o blocco navale occidentale. Per la geopolitica di Mosca, questo fenomeno assume una portata storica e quasi mistica: è come se il Mar Caspio fosse diventato, nei fatti, quel "mare caldo" che popolava i sogni e i piani strategici degli Zar del XIX secolo. Quello sbocco sui mari del sud, storicamente cercato dalla Russia imperiale attraverso costosi conflitti, si è materializzato oggi sotto forma di un corridoio d'acciaio e tecnologia fluviale-marittima blindato, dove la sovranità russa e quella persiana si fondono per rifornire e sostenere l'asse della resistenza globale.

Questa straordinaria proiezione di potenza mediorientale non è un caso fortuito, ma il risveglio di una precisa costante geopolitica. Quando l'Iran è stato un Impero nel corso della storia, uno dei punti nodali e imprescindibili del suo potere globale è sempre stato il controllo assoluto dello Stretto di Hormuz. La tensione è precipitata drammaticamente a seguito dell'abbattimento di un elicottero Apache americano e della successiva, massiccia ondata di bombardamenti aerei lanciata dal CENTCOM statunitense il 10 giugno 2026 contro le località strategiche di Qeshm, Kish, Bandar Abbas, Minab e Sirik. Di fronte a questa aggressione – giustificata dal Pentagono e dal Segretario alla Difesa Pete Heggseth come uno strumento per "negoziare con le bombe" e piegare Teheran alle condizioni della Casa Bianca –, l'Iran ha risposto con fermezza millenaria. Il comando militare congiunto iraniano ha ufficialmente decretato la chiusura totale dello Stretto di Hormuz a partire dall'11 giugno 2026. Il blocco, che vieta il transito a petroliere e navi mercantili pena il fuoco immediato delle batterie costiere, si salda con il controllo del Bab el-Mandeb operato dall'asse della resistenza. Teheran detiene oggi il controllo totale sulla principale arteria energetica del pianeta, minacciando di piegare definitivamente le economie occidentali e spingere il prezzo del barile oltre i 200 dollari.

Lungi dal subire passivamente la pressione di Washington, l'Iran ha scatenato una vasta controffensiva regionale sincronizzata che ha messo a nudo la vulnerabilità degli asset statunitensi:

-Attacchi in Bahrein e Giordania: forze missilistiche e droni d'attacco iraniani hanno preso di mira direttamente il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein e le installazioni militari americane in Giordania.

-Operazioni in Iraq e Siria: in concomitanza con la risposta di Teheran, le fazioni della Resistenza Islamica in Iraq hanno ripreso i bombardamenti contro le basi statunitensi di Ain al-Asad (nella provincia di Anbar) e di Harir (a Erbil), oltre a colpire gli avamposti d'occupazione USA nei campi petroliferi di Conoco e Al-Omar nella Siria orientale.

Le rassicurazioni e la retorica contraddittoria di Donald Trump circa l'imminenza di un accordo si scontrano con la realtà di un conflitto aperto: il fragile cessate il fuoco dell'8 aprile si è definitivamente trasformato, come denunciato dall'ONU, in un incendio regionale generalizzato.

La Dottrina Ghalibaf: guerra e diplomazia parallele

La strategia con cui l'Iran sta affrontando questa crisi sistemica riflette una maturità politica profonda, incarnata dalla linea strategica espressa dal Presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Baqer Ghalibaf. La leadership iraniana ha formalizzato la dottrina della conduzione simultanea della guerra e della diplomazia.

L'Iran non intende abbandonare i tavoli negoziali internazionali, ma rifiuta categoricamente di farlo da una posizione di debolezza o sotto il ricatto dei bombardamenti occidentali. La potenza balistica e le azioni di blocco navale non sono fini a se stesse, ma servono a stabilire una deterrenza simmetrica sul campo che dia forza ai diplomatici di Teheran. Come solennemente riaffermato dai vertici politici della Repubblica Islamica, ogni concessione strategica o fluttuazione nei colloqui è esclusa finché gli Stati Uniti e i loro alleati non cesseranno le ostilità e non riconosceranno la piena sovranità e i diritti legittimi dell'Iran, a partire dal suo programma nucleare.

Sabotaggi occidentali e il crollo industriale della NATO

Mentre l'Iran riafferma la sua centralità idrografica e strategica, l'architettura di sicurezza russa si trova a gestire le reazioni scomposte di una NATO incapace di sostenere un confronto convenzionale simmetrico sul campo. I sabotaggi infrastrutturali come le esplosioni al gasdotto di Kizlyar in Daghestan, i raid contro il tetto della Panorama della Difesa a Sebastopoli e le provocazioni dirette a colpire San Pietroburgo nascono proprio dalla frustrazione occidentale. Non potendo arrestare l'avanzata russa sul fronte principale, le agenzie anglosassoni come l'MI6 ricorrono alla "guerra sporca" nelle retrovie, un atteggiamento che evidenzia un profondo degrado strategico.

Il divario strutturale tra le pretese egemoniche occidentali e le reali capacità materiali si fonda sul successo della Rivoluzione negli Affari Militari (RMA) introdotta da:

  • Assenza di vettori ipersonici: L'Occidente sconta un ritardo di vent'anni rispetto ai sistemi russi come il Kinzhal o lo Zircon.
  • Frammentazione strategica: La cancellazione del caccia franco-tedesco di quinta generazione (FCAS) certifica il fallimento dei progetti comuni europei.
  • Logistica paralizzata: La Germania, privata della risorsa vitale dell'energia russa a buon mercato, è ridotta a un apparato industriale sovraingegnerizzato e decadente, incapace persino di garantire i pezzi di ricambio per i propri mezzi corazzati.

Questa profonda asimmetria produttiva si riflette nel collasso imminente delle forze di Kiev, costrette alla mobilitazione obbligatoria delle donne nella regione di Kharkiv. I vertici del Pentagono, rimasti psicologicamente ancorati ai vecchi schemi della Prima Guerra del Golfo, hanno totalmente fallito nel comprendere che nazioni sovrane e tecnologicamente avanzate come la Russia e l'Iran non sono arginabili con sanzioni o guerre per procura.

La Guerra Diplomatica all'AIEA e la Visione Eurasiatica

Il terreno di scontro si è esteso anche ai consessi internazionali. Il Consiglio dei governatori dell'AIEA a Vienna ha approvato una risoluzione di condanna contro l'Iran (passata con 21 voti favorevoli, 10 astensioni e il voto contrario di Russia, Cina e Niger). Il provvedimento, fortemente contestato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, è stato denunciato come uno strumento di "politicizzazione geopolitica" volto a fornire una copertura legale e politica ai raid americani e israeliani che, dal 2025, colpiscono illegalmente i siti nucleari protetti e gli scienziati di Teheran.

Mosca e Pechino hanno fatto blocco comune con l'Iran, dichiarando l'assoluta invalidità giuridica dei tentativi della troika europea (Gran Bretagna, Francia e Germania) di invocare il vecchio "meccanismo di ripristino" (snapback) basato sulla Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza ONU, scaduta ufficialmente il 18 ottobre 2025. Il blocco eurasiatico ha ribadito il diritto inalienabile di Teheran all'uso pacifico dell'energia nucleare ai sensi del TNP, respingendo i rapporti parziali dell'agenzia.

Mentre i governi occidentali si avvitano in sterili intrighi di spionaggio interno – come i tentativi americani di intercettare i canali riservati tra Washington e Islamabad per monitorare i negoziati regionali – l'asse eurasiatico pianifica il futuro su base intergenerazionale.

Mentre l'Europa scivola verso una condizione di periferia economica deindustrializzata, schiacciata dall'inflazione e dalle rivolte sociali interne che già incendiano il Regno Unito e l'Irlanda, Mosca e Teheran guardano ai mercati d'oriente e allo sviluppo del Grande Estremo Oriente. Il monumentale progetto di un tunnel sotto lo Stretto di Bering, destinato a unire la Siberia al continentale americano nei prossimi trent'anni, incarna la vera essenza della geopolitica russa e dell'alleanza multipolare, una strategia imperniata sulla grandezza industriale, sulla superiorità scientifica e sulla cooperazione infrastrutturale globale, destinata a decretare il definitivo tramonto dell'unipolarismo americano.

Mentre l'Occidente e la NATO affrontano un declino industriale, logistico e tecnologico (mancanza di armi ipersoniche, frammentazione europea), il blocco multipolare – sostenuto diplomaticamente anche dalla Cina – respinge le risoluzioni AIEA e pianifica una cooperazione infrastrutturale euroasiatica a lungo termine, decretando la fine dell'unipolarismo americano.

 Sitografia:



11/06/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Orazio Di Mauro

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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