Formazione storica brasiliana - sesta parte: la Repubblica fino al 1954

Analizziamo in questa puntata la fase repubblicana del Brasile, dalla fondazione della Repubblica al suicidio di Vargas nel 1954.


Formazione storica brasiliana - sesta parte: la Repubblica fino al 1954

Segue dalla quinta parte.

L'avvento della Repubblica, avvenuto nel 1889, rispondeva maggiormente alle esigenze di superare un'istituzione ormai obsoleta come l'Impero, piuttosto che rispondere alle istanze dei movimenti repubblicani che si erano sviluppati nel corso del XIX secolo. Le istanze dei subalterni non erano allora prese in considerazione; affinché ci fossero modifiche strutturali era necessario che la classe dominante si dividesse o perdesse parte della sua forza; il nuovo processo, però, incluse anche parti della classe media [1]. Nuovi gruppi sociali assunsero un ruolo più rilevante, tra di essi fondamentale fu il contributo dei commercianti. Il declino dell'Impero fu dovuto a vari fattori: la nuova legge elettorale favoriva la partecipazione di strati di classe media, la questione servile che ampliava gli spazi al “lavoro libero”, la questione religiosa che vedeva conflitti dentro la stessa classe dominante, l’ambito militare con l'aumento della partecipazione della classe media e la questione della stessa federazione, a causa dell'eccessiva rigidità del sistema.

Il Brasile cominciò la sua fase repubblicana in un'epoca in cui il capitale si muoveva in direzione della fase imperialista, con un grande sforzo di adattamento delle condizioni interne alle necessità esterne, di un passaggio da una produzione direttamente coloniale a una semi-coloniale. Lo sviluppo economico fu favorito dal basso costo della forza lavoro conseguenza della “abolizione” della schiavitù (ufficialmente finita il 13 maggio 1888) e dalla grande disponibilità di terre incolte. Le varie regioni brasiliane vissero un'epoca di specializzazione produttiva, il sistema era però estremamente fragile, perché i prezzi delle merci erano stabiliti dal mercato mondiale e non all'interno del paese.

In questo modo l'economia necessitava di prestiti per potersi sviluppare, e sarà il capitale statunitense a fare la parte del leone in quest'epoca storica. Il problema del tasso di cambio fu la miccia che produsse l'esplosione delle contraddizioni che si processarono e produssero lo sviluppo della Repubblica.

La nuova composizione di forze non resistette alla prova del potere: i conflitti tra la nuova classe media e la vecchia classe monarchica si fecero crescenti. La classe dei commercianti legata all'esportazione fu costretta ad affrontare l'ascensione di nuovi gruppi sociali, tra di essi piccoli produttori voltati al mercato interno e lavoratori salariati. Essi erano i più sfavoriti dall'artificialità con cui era controllato il tasso di cambio, poiché consumavano fette consistenti di prodotti importati. La stessa borghesia industriale fu colpita almeno parzialmente da questa politica cambiale, visto che il principale mercato di sbocco dei suoi prodotti era quello interno.

La prima fase della repubblica(1889-1894), passata alla Storia come repubblica della Spada, si caratterizzò per il predominio dei militari guidati da Floriano Peixoto, con la repressione dei tentativi di restaurazione monarchica; la lotta contro il suo governo dipendeva infatti dai potentati locali che si erano sviluppati durante la monarchia. Il problema non era il sistema politico repubblicano, ma le condizioni del suo esercizio: la vecchia classe dominante voleva utilizzarlo per i suoi scopi, la classe media anche; la sconfitta di Floriano significò la fine del dominio militare e l'inizio della alleanza “caffè con latte”, alleanza tra le oligarchie di San Paolo e Minas Gerais.

La fine del dominio di Floriano significava l'allontanamento della classe media dal potere, l'alleanza ricostituita della classe signorile e la sottomissione della classe coloniale, bisognosa dell'intervento dello Stato per sostentarsi. La caduta del prezzo del caffè a livello internazionale costrinse il governo federale a procedere a una politica di socializzazione delle perdite che manteneva artificialmente alto il prezzo del caffè attraverso prestiti che rendevano il paese sempre più dipendente dall'imperialismo. Per non creare attriti a livello locale era necessario attribuire più poteri ai governatori, che divenivano dei “signori feudali”, che dovevano occuparsi del loro feudo senza creare attriti con il governo centrale e per controllare il territorio queste oligarchie si avvalsero di eserciti regionali.

Il nuovo presidente Campos Sales basò la sua politica economica nell'abbandono dello sviluppo industriale privilegiando uno sviluppo totalmente vincolato alle esportazione. La crisi finanziaria del 1898 favorì la penetrazione dei capitali stranieri, mentre il tasso di cambio era controllato in modo da colpire fortemente i salariati che vissero una breve epoca di tentativi insurrezionali, tutti sconfitti. Nel campo viceversa le relazioni feudali e semi feudali garantivano una relativa tranquillità, ma la rivolta di Canudo (avvenuta nello stato di Bahia tra il 1896 e il 1897), seppur sconfitta, dimostrava la fragilità di questo ordine. La forma repubblicana non era altro che la copertura politica della grande fattoria che era il Brasile.

La fase del predominio della classe signorile corrispose all'epoca che va dalla fine del secolo XIX alla fine della prima guerra mondiale, e si caratterizzò per un grande sviluppo economico. Tra i prodotti di esportazione il caffè emerse come quello principale, che favorì lo sviluppo di: ferrovie, mercato interno, ma soprattutto favorì lo sviluppo industriale del paese. ma nonostante ciò, l'economia brasiliana rimase una struttura estremamente fragile: le importazioni erano finanziate attraverso prestiti esteri e con emissioni di moneta da parte del governo.

Lo sviluppo industriale si diede attraverso il meccanismo di sostituzione delle importazioni: prodotti che in precedenza erano importati dall'estero cominciarono a essere prodotti in Brasile. Nel frattempo la produzione agricola aumentò in modo costante senza che aumentassero i salari, vista l'alta disponibilità di manodopera a basso costo; la soluzione si trovò nel sacrificio di alcune zone a vantaggio di altre; inoltre si cominciarono a sviluppare molto lentamente relazioni capitalistiche nel campo.

Dal punto di vista politico avvenne una crescente decentralizzazione, anche gli elettori passarono ad essere riconosciuti a livello degli Stati e non della federazione, ma la prima guerra mondiale e lo scoppio nel 1918 dei primi scioperi operai dimostrarono l'insostenibilità di questo ordine.

La fine della guerra mondiale portò con sé due grandi eventi: la Rivoluzione russa e il ruolo egemonico degli Stati uniti a livello mondiale. In Brasile si cominciarono a installare sempre più fabbriche straniere, l'obiettivo non furono produzioni complesse, ma da un lato il semplice montaggio di pezzi prodotti altrove, dall'altro avvicinarsi alla materia prima che si voleva utilizzare. L'egemonia americana fece sì che furono gli Stati uniti ad occuparsi della commercializzazione del caffè brasiliano a livello internazionale, ma la produzione cominciò ad eccedere la domanda internazionale. Questo perché il suo sviluppo era interamente determinato dall'esterno.

La crisi del 1929 sconvolse questi equilibri, senza che nuove classi riuscissero a spodestare l'egemonia della classe signorile. La rottura sorse così nel mondo militare con lo sviluppo del fenomeno tenentista: il positivismo repubblicano che si era impossessato dell'esercito nel corso del XIX secolo produsse una serie di rivolte militari di stampo riformista che si avvalevano del consenso di ampi strati della classe media. Queste rivolte avevano un'impronta estremamente moderata, perché ritenevano possibile alterare il sistema semplicemente sostituendo la classe al potere con un’altra, senza modificare null’altro. Ma queste rivolte erano destinate tutte alla sconfitta finché non fosse apparsa una frattura all'interno della classe dominante; frattura che si diede in relazione alle tensioni per la successione presidenziale, storicamente alternata tra Stato di San Paolo e Stato di Minas Gerais, con l'affermazione del governatore di Minas Gerais per il quale era necessario “fare la rivoluzione prima che la faccia il popolo” e con l'alleanza tra i militari di Vargas di stanza nello Stato di Rio grande do Sul e questa frazione della classe dominante. Fu così che si determinò la rivoluzione del 1930.

La rivoluzione del 1930 fu conseguenza della crisi del 1929, così come lo furono ad esempio il peronismo in Argentina e il cardenismo in Messico. Ma la crisi del 1929 creò anche grandi riduzioni delle esportazioni di caffè, a cui si reagì attraverso l'incendio di parte del raccolto da parte dei produttori; ma il problema era che il Brasile non era più l'unico produttore a livello internazionale. Il Brasile tentò inizialmente di uscire dalla crisi concentrando le sue esportazioni sul cotone e non più sul caffè, solo che il cotone non aveva la capacità di esportazione del caffè; si giunse così al rapido sviluppo di un'industria basata sulla sostituzione delle importazioni, cominciando con l'industria tessile che portò al rapido sviluppo del mercato interno.

Il quadro politico rifletté il quadro economico, con l'alleanza tra classe media e una parte della classe dominante che condusse alla rivolta “costituzionalista” dello Stato di San Paolo nel 1932 che, nonostante la sconfitta, condusse il governo a partire dal 1933 ad aiutare finanziariamente i produttori di caffè, riducendogli i debiti. La classe operaia, però, non riusciva a ritagliarsi un ruolo autonomo ed infatti l'Alleanza nazionale liberatrice, guidata dal comunista Carlos Prestes, tentò di organizzare una rivolta per spodestare Vargas (anno 1935) ma la scarsa adesione dei militari e l'assenza di appoggio popolare condussero in pochi giorni alla sconfitta del tentativo rivoluzionario e aprì la fase della repressione a tutte le forze democratiche. La repressione condusse, nel 1937, alla Costituzione dello “Stato nuovo”, la forma fascista con cui Vargas controllerà il Brasile fino al 1945.

Getúlio Dornelles Vargas fu senza ombra di dubbio la figura centrale della politica brasiliana tra il 1930 e il 1954 anno del suo suicidio, prima come “dittatore” e poi eletto dal popolo nel 1945 come deputato e nel 1950 come presidente; anche il semplice fatto di essere tornato al potere grazie al voto popolare dimostrò il consenso che aveva. Semplificando al massimo, per Sodré lo “Stato nuovo” fu un tentativo di fare la rivoluzione borghese senza il proletariato, componendo l'alleanza della borghesia con strati della classe signorile [2], con l'appoggio dei militari, “ripuliti” dai progressisti dopo il fallito tentativo del 1935. La differenza con altre esperienze dittatoriali simili (fascismo e nazismo) era che il varghismo non nasce dalla crisi del capitalismo ma dal suo sviluppo in quanto a quell’epoca il dominio del modo di produzione capitalistico in Brasile era recente e stava ancora consolidandosi.

L'idea di Vargas era approfittare delle contraddizioni tra blocchi contrapposti per permettere uno sviluppo industriale nazionale del Brasile. La fine della seconda guerra mondiale, con la prospettiva prossima della “guerra fredda” sconvolse i piani di Vargas e lo costrinse a lasciare il potere e a convocare elezioni generali per la presidenza della repubblica. Le elezioni del 1945 si conclusero con la vittoria di Dutra, ex ministro di Vargas e noto simpatizzante della causa del nazismo per tutta la durata della seconda guerra mondiale; i comunisti del PCB, seppur su posizioni riformiste, ottennero il 9 per cento, ma videro il mandato dei loro deputati cassato e il partito illegalizzato nel 1948.

Il governo Dutra cercò di mantenere gli aspetti più retrogradi dello “Stato nuovo” senza riuscire fino in fondo a contenere il processo di rivoluzione borghese e del quale Vargas era miglior garante, come dimostrato dal suo successo nelle elezioni presidenziali del 1950. Il ritorno di Vargas al potere, stavolta attraverso il voto popolare, si caratterizzò per l'esacerbazione delle contraddizioni tra il “vecchio” e il “nuovo”, tra rivoluzione e controrivoluzione. Quando creò ad esempio l'Eletrobras e la Petrobras nel 1952 stabilendo il monopolio statale sul petrolio creò attriti con l'imperialismo, quando invece represse i movimenti progressisti che gli si opponevano (principalmente i comunisti) erose le sue basi di consenso popolare. L'opzione dunque era sempre difficile: se si appoggiava sui lavoratori sfidava l'imperialismo, se divorziava dalle basi popolari era finito politicamente; il suo suicidio, avvenuto nell'agosto del 1954 dopo un'intensa campagna di stampa contro di lui e con la pressione di alcuni generali, significava la fine di un'epoca, quella varghista, e l'interruzione, perlomeno momentanea, del processo di rivoluzione borghese.


Note

[1] Sodrè intende per classe media un gruppo sociale variegato che comprendeva militari, funzionari pubblici e commercianti, gruppo che fu fondamentale per la fine della monarchia e l'avvento della Repubblica, ma che vide il suo ruolo politico costantemente diminuito fino all'avvento del tenentismo e alla rivoluzione del 1930.

[2] Anche i programmi sociali di Vargas(CLT, salario minimo) riguarderanno sempre e solo i proletari industriali, lasciando nelle mani dei latifondisti l'immensa massa dei contadini poveri o senza terra.

09/02/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Matteo Bifone

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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