Difendiamo la libertà di opinione dei lavoratori

Un appello in difesa degli operai della FCA di Pomigliano licenziati. A luglio un'assemblea pubblica.


Difendiamo la libertà di opinione dei lavoratori

Un appello per la vicenda dei lavoratori della FCA di Pomigliano licenziati per un presidio fuori dalla fabbrica fuori orario di lavoro. In quell'occasione gli operai in lotta hanno inscenato un pupazzo di Marchionne “suicida per il senso di colpa” nei confronti degli operai che si erano tolti la vita dopo il licenziamento. La democrazia (così come la Costituzione) non solo non entra nelle fabbriche ma ora addirittura non può nemmeno avvicinarsi ai cancelli. A inizio luglio a Napoli un incontro pubblico con giuristi, lavoratori e sindacalisti aperto alla cittadinanza.

di Carmine Tomeo

Pochi giorni fa parlavo, come di consueto, con colleghi di lavoro su questioni che riguardano i problemi e i cambiamenti che si abbattono sui lavoratori. Sì, che si abbattono sui lavoratori. Voglio sottolineare questo concetto, perché non c’è niente di progressivo nelle riforme del lavoro che in questi anni sono intervenute ed hanno modificato i rapporti tra impresa e lavoratore, aumentando il potere padronale e la sua capacità di ricatto.

Si parlava, tra l’altro, di diritti negati, lavoro nero, insicurezza, massiccio ricorso a forme di precarietà, e convinzione di coloro con i quali stavo parlando, era che in fondo le leggi che tutelano i lavoratori ci sono, le regole esistono, ma non vengono rispettate. Insomma, le solite cose fatte all’italiana. E così, se ci sono lavoratori che non riescono nemmeno ad immaginare una vita fuori dal precariato e che si fanno un mazzo così per salari da fame, è perché ci sono datori di lavoro brutti, cattivi e con pochi scrupoli.

Evidentemente chiusi nel proprio contesto, quelli che parlavano a quel modo non si erano accorti che le regole a cui erano abituati sono saltate. Tutte. Ho fatto loro un elenco sommario delle nuove regole: articolo 8 della manovra di Ferragosto 2011, grazie al quale un’azienda può evitare di rispettare contratti collettivi e leggi dello Stato; cancellazione di fatto dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; estensione delle possibilità di ricorso a contratti a termine; possibilità di ricorrere ai voucher praticamente in qualunque caso; tentativi sistematici di abbattere la contrattazione collettiva nazionale.

Di tutti quei provvedimenti, facevo notare l’organicità ed il contesto sociale sul quale sono stati calati e che hanno contribuito a modificare. Alla organizzazione dei processi di produzione che già da tempo ha frammentato la classe lavoratrice, si sono aggiunte quelle nuove regole, o meglio: questa organica deregolamentazione dei rapporti di lavoro e dei diritti dei lavoratori, che ha messo il lavoratore in una condizione di solitudine di fronte al padrone. E in questa condizione non può pretendere un salario dignitoso e migliori condizioni di lavoro senza rischiare il licenziamento. La riduzione dei diritti e l’aumento delle povertà che si registrano sistematicamente nel nostro Paese, non sono situazioni distinte e separate, ma legate tra loro.

È dentro questo nuovo quadro di rapporti di produzione che sono più facilmente può manifestarsi l’arroganza padronale che usa il licenziamento come forma di ricatto verso lavoratori privati pure della libertà di opinione e di espressione. Il caso dei lavoratori Fca di Pomigliano, licenziati per aver inscenato, fuori dalla fabbrica, il suicidio di un fantoccio con le sembianze di Marchionne, è il caso più emblematico, ma non l’unico. L’appello che pubblichiamo, promosso da importanti personalità italiane, si rivolge a tutti, dai giuristi agli operai, per mettere in campo iniziative contro la distruzione del diritto del lavoro, che è arrivato ad un tale grado da non garantire più nemmeno il diritto di critica.

Un appello che vale per tutti. Perché quell’organica deregolamentazione del diritto del lavoro non riguarda solo qualche sfortunato, ma tutta una classe: quella lavoratrice, che se sprofonderà in un baratro di ricatto, ingiustizia e povertà (nel quale già sta scivolando), si porterà dietro anche quei lavoratori che possono ancora godere di qualche residuo diritto.

L’Appello: No alla distruzione del diritto del lavoro: difendiamo la libertà di opinione dei lavoratori

Nell’indifferenza del paese in questi ultimi decenni il diritto del lavoro italiano è radicalmente mutato. Si moltiplicano i casi di lavoratori licenziati per aver espresso pubblicamente opinioni critiche alle scelte delle proprie aziende, anche fuori dall’orario e dalle sedi di lavoro.

Licenziamenti che sono confermati nei diversi gradi di giudizio con motivazioni riconducibili all’obbligo primario di fedeltà alla propria azienda. Eppure l’articolo 2105 del codice civile dispone solo che il lavoratore non tratti affari in concorrenza con l’imprenditore, né divulghi notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o ne faccia un uso che possa recargli danno.

Questo articolo è invece fatto valere estensivamente, rubricando anche la semplice espressione di una critica come atto illegittimo. Questo principio, insieme a quello della continenza nell’esercizio della critica, sono sempre più spesso usati per limitare il dissenso e come strumento di deterrenza all’iniziativa sindacale.

La vicenda dei lavoratori della FCA di Pomigliano, licenziati per aver inscenato al di fuori del luogo e dell’orario di lavoro il suicidio di un Marchionne angustiato per i lavoratori che si sono tolti la vita dopo il licenziamento, proprio per la crudezza dei toni, mette drammaticamente in chiaro quanto sta accadendo nel nostro paese.

Le recenti riforme del mondo del lavoro hanno modificato le relazioni tra lavoratori e datori di lavoro, indebolendo le tutele dei primi a favore dei secondi. Allo stesso modo è cambiato radicalmente anche il diritto del lavoro. Con esiti che rischiano di incidere sul più generale godimento dei diritti di espressione e di critica sanciti dall’articolo 21 della Costituzione, e di annullare le tutele di quell’autonomia e libertà di critica che sono i prerequisiti di qualsiasi relazione sindacale.

Quanto sta accadendo non è solo il risultato di cambiamenti normativi, ma anche e forse soprattutto l’indice di una profonda involuzione culturale, se è vero che i giudici interpretano e adattano ai casi concreti i principi generali della fedeltà e della continenza.

Interpretazioni sempre più ampie che stanno progressivamente cancellando ogni possibilità di dissenso da parte dei lavoratori, e delle organizzazioni sindacali, minacciando uno dei pilastri giuridici del sistema democratico del nostro paese.

A fronte di queste trasformazioni riteniamo sia urgente una presa di posizione di giuristi, professionisti del diritto, di sindacalisti e di lavoratori, di cittadini che inverta quella che ci sembra una regressione della cultura giuridica, politica e civile del nostro paese.

Crediamo che non siano più rinviabili iniziative pubbliche a difesa dei diritti e del diritto dei lavoratori e intendiamo farci promotori, con tutti coloro che condividono il nostro allarme, a promuovere occasioni di confronto, dibattito e mobilitazione per promuovere più giusta ed equa cultura giuridica del lavoro a partire dalla revisione delle norme che regolano l’obbligo di fedeltà.

Nella prima settimana di luglio si terrà a Napoli un incontro pubblico con giuristi, lavoratori, sindacalisti e semplici cittadini.

Per ulteriori adesioni:

Alessandro Arienzo, Andrea Vitale, Franco Rossi, Giuseppe Allegri, Gianfranco Borrelli, Ascanio Celestini, Francesca Coin, Giorgio Cremaschi, Erri De Luca, Giuseppe Di Marco, Nicola Di Matteo, Roberto Esposito, Maurizio Ferraris, Ugo Maria Olivieri, Moni Ovadia, Daniela Padoan, Daniele Sepe.

23/06/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Carmine Tomeo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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