Landini lancia la coalizione sociale

“È cambiato tutto, siamo alla fine di un’epoca. È venuto il momento di sfidare democraticamente Renzi”. Sono le parole che Maurizio Landini ha pronunciato quando ha rilasciato una recente intervista a Il Fatto Quotidiano.


Landini lancia la coalizione sociale

Il segretario della Fiom propone una coalizione sociale che difenda gli interessi dei lavoratori dalle controriforme confindustriali del governo Renzi e delle politiche di austerity. Un’idea già abbozzata ai tempi della “Via Maestra” e arenatasi nelle secche del dibattito su eventuali nuovi soggetti a sinistra. Ma perché l’idea funzioni deve scrollarsi questa ipoteca. Serve individuare un nuovo blocco sociale e rilanciare un partito comunista con un punto di vista complessivo alternativo alla prospettiva di un nuovo centrosinistra. 

di Carmine Tomeo 

“È cambiato tutto, siamo alla fine di un’epoca. È venuto il momento di sfidare democraticamente Renzi”. Sono le parole che Maurizio Landini ha pronunciato quando ha rilasciato una recente intervista a Il Fatto Quotidiano.
Secondo il segretario generale della Fiom, “Il problema è che la maggior parte del Paese, quella che per vivere deve lavorare, non è rappresentata. C’è un fatto nuovo nel rapporto tra politica e organizzazione sindacale”. E allora – continua Landini nell’intervista - “occorre la rappresentanza di quegli interessi.” 

A queste parole si è immediatamente aperto un dibattito. Quali sono le intenzioni di Landini? Vuol formare un nuovo partito? Vuole costruire un soggetto politico della sinistra, ampio e plurale, secondo la definizione più in voga in questi mesi? In realtà la risposta il leader dei metalmeccanici Cgil l’aveva già data nel corso dell’intervista: l’idea è quella della coalizione sociale; “un tema che come Fiom abbiamo già posto a settembre nella nostra assemblea dei delegati”, afferma Landini. Un tema che ha ribadito a Cervia, all’assemblea nazionale della Fiom di fine febbraio.
Cosa significhi per Landini una coalizione sociale, è spiegato con un esempio eloquente: “Cosa facevamo quando negli anni Settanta chiedevamo che l’1% degli utili di impresa non andasse al nostro salario, ma a costruire servizi sociali? Non chiedevamo asili e mense non solo per i lavoratori, ma per tutti i cittadini? Non era quello un punto di vista generale? Il problema è che abbiamo smesso di farlo, non che qualcuno suo modo di fare politica. 

Bisogna augurarsi che l’idea di Landini non perda energie tra le sale convegni, come una pallina che pian piano rallenta la sua corsa rimbalzando qua e là tra le pareti di una stanza. Certo che l’idea di Landini non costituisce una novità assoluta. La “esigenza” di una “forza di coesione sociale”, che sappia occupare spazi per agire una politica dal basso, in “strade e piazze” che già “hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco”, era l’obiettivo dichiarato dell’appello che aveva animato la manifestazione del 12 ottobre 2013, “Costituzione, la via maestra”. Anche gli interlocutori principali sembrano gli stessi: Libera, Emergency, Rodotà. Oggi come allora, la coalizione sociale a cui si pensa ha molto a che fare con il mutualismo.
Il richiamo di Landini agli anni Settanta, nello spiegare la sua idea di coalizione sociale, ha al tempo stesso elementi corretti ed altri meno coerenti con la situazione attuale. In quegli anni, le esperienze di mutualismo, di cooperazione avevano certamente un ruolo importante nella lotta economica, sociale e politica. Ma quelle esperienze si reggevano intorno ad un blocco sociale la cui centralità era data dalle lotte operaie, che avevano avuto la capacità di proiettarsi oltre la fabbrica, in un modo che riconosceva la tendenza dell’attacco padronale di influenzare la vita delle persone in carne ed ossa, oltre i cancelli della fabbrica. Si trattava, appunto, di un blocco sociale, più che di una coalizione; un blocco sociale che riconosceva la centralità dei rapporti di produzione nell'influenzare anche i contenuti di vita materiale fuori dai luoghi di lavoro. L’idea di coalizione sociale di Landini sembra perdere di vista questa dimensione. Ciò non vuol dire che la stessa idea non sia importante o non necessaria da praticare. 

Ma se negli anni Settanta dell’esempio di Landini esisteva il cosiddetto operaio massa, a cui oggi non possiamo fare riferimento, oggi si impone la necessità di generalizzare le forme di coalizione sociale nel tentativo di costruire quel blocco sociale necessario a lottare efficacemente contro le politiche neoliberiste. A questo proposito sarà necessario non perdere mai di vista la necessità di tenere insieme le vertenze, le forme di mutualismo e la lotta politica. E su questo punto il ruolo dei comunisti sarà fondamentale, per andare oltre la rivendicazione pure radicale e tentare di costruire un movimento di classe, che sappia affrontare la sfida di una lotta di classe contro un governo padronale in Italia ed una banda di oligarghi in Europa. Una lotta di classe finora condotta solo dall'alto verso il basso ed alla quale è ora di rispondere. 

Ma per affrontare la lotta imposta dalla Troika sul piano europeo e attualmente dal governo Renzi sul piano nazionale, occorre che i comunisti non perdano di vista la necessità di un partito che mantenga un punto di vista complessivo della fase politica attuale in una prospettiva alternativa all'orizzonte del centrosinistra e che non si limiti a lavorare per progetti.

15/03/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Carmine Tomeo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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