Francia, poco meno di un disastro, anche dopo i ballottaggi

Macron trionfa, Melenchon e comunisti meglio del previsto, sindacati verso la mobilitazione.


Francia, poco meno di un disastro, anche dopo i ballottaggi Credits: https://www.flickr.com/photos/jmenj/

Per Macron 350 seggi. Meno degli almeno 400 che erano previsti dopo il primo turno, ma pur sempre un'ampia maggioranza assoluta ottenuta con un'affluenza appena del 42%. I ballottaggi delle elezioni legislative francesi hanno consegnato un risultato leggermente meno disastroso di quanto si poteva temere. In ogni caso, Macron resta saldamente al comando e il principale partito di opposizione è la destra gaullista dei Repubblicani e alleati, con 136 seggi. L'effetto pratico è che svanisce la possibilità di ottenere la maggioranza di due terzi tra Assemblea Nazionale e Senato necessaria per riformare la Costituzione senza passare per il referendum. La sinistra riformista ottiene qualche deputato in più del previsto, 30 eletti del Partito Socialista e 15 tra gli “altri di sinistra”.

Insoumise e comunisti

Per quella che in Francia viene chiamata “sinistra trasformativa”, poteva essere un bagno di sangue. Alla fine, il Partito Comunista Francese ha ottenuto 10 deputati e La France Insoumise 17, di cui uno del partito trotzkista Ensemble, un ecologista e un membro del PCF. Questo vuol dire che gli Insoumise saranno in grado di formare un proprio gruppo parlamentare – importante per esposizione mediatica e risorse finanziarie. IL PCF sta lavorando per formare un gruppo autonomo dal movimento di Melenchon, per farlo punta a lavorare con i deputati di sinistra dei territori d'oltremare.

I deputati “di lotta”, come li chiama il quotidiano comunista L'Humanité, sono stati eletti principalmente nelle periferie delle grandi città e in alcune circoscrizioni storicamente comuniste, tornate a votare PCF o LFI a questo turno. Solitamente la sinistra ottiene risultati migliori all'interno di contesti di partecipazione, basta pensare alla campagna presidenziale di Melenchon. In questo caso, invece, molti dei deputati comunisti o Insoumise sono stati eletti in una vera e propria diserzione dalle urne. In alcune circoscrizioni l'affluenza è appena del 30%.

Il Front National

Con questi ballottaggi si registra una piccola rottura con la tradizione repubblicana francese. La presenza di candidati del Front National al secondo turno non era nulla che potesse minacciare un vero e proprio sfondamento per Marine Le Pen. Eppure, il Front è riuscito a eleggere 8 deputati invece dei due deputati previsti. È da notare che nelle circoscrizioni in cui il Front affrontava candidati di sinistra, si sono registrate affluenze tra le più basse. Questo significa che l'elettorato di Macron non ha sentito nessun dovere di fare un “barriera repubblicana” contro l'estrema destra.

E ora, la piazza

Se il Parlamento sarà largamente controllato dal Presidente Macron, la lotta fondamentale si terrà nelle piazze. La maggioranza ha già dichiarato di voler procedere entro l'estate alla riforma del lavoro. Secondo il sindacato CGT - diretto dal comunista Philippe Martinez – la riforma del governo Macron fa carta straccia di 120 anni di diritto sindacale, aprendo agli accordi locali peggiorativi degli standard fissati a livello nazionale. La CGT ha convocato per la terza settimana di Giugno decine di manifestazioni territoriali contro quella che chiama “Loi Travail extra large”.

24/06/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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