Il vero virus Ebola è il Capitale!

I mass-media internazionali amano la spettacolarizzazione e hanno trasformato la grave epidemia in atto in Africa in una specie di film dell'orrore. In realtà il virus si è manifestato dal 1976 e ha un impatto così grave solo perché colpisce paesi poverissimi privi di sistemi sanitari funzionanti.


Il vero virus Ebola è il Capitale!

I mass-media internazionali amano la spettacolarizzazione e hanno trasformato la grave epidemia in atto in Africa in una specie di film dell'orrore. In realtà il virus si è manifestato dal 1976 e ha un impatto così grave solo perché colpisce paesi poverissimi privi di sistemi sanitari funzionanti. Un vaccino, creato da uno scenziato italiano, è in fase di sperimentazione e speriamo che funzioni, ma questa patologia, come del resto l'Aids e la malaria, è innanzitutto un problema sociale. 

L'attenzione delle televisioni e dei giornali borghesi si è concentrata in questi mesi sull'epidemia di Ebola che è scoppiata in febbraio in Guinea e si è successivamente diffusa in Liberia, Sierra Leone e Nigeria. Ebola è un virus a RNA della famiglia dei filoviridae e visto a microscopio ha una forma filamentosa. Questo virus colpisce gli esseri umani con una febbre emorragica che ha un tasso di mortalità molto alto. Il suo nome deriva dal fiume Ebola che è un affluente del Congo, lungo il quale si sono registrati i primi casi di febbre emorragica da esso provocata nel 1976.
In questo periodo, i giornalisti italiani riportano morbosamente notizie sulle condizioni del medico italiano che, operando con Emergency nelle regioni colpite, si è ammalato e ora si trova allo Spallanzani di Roma. Ovviamente, non si può che augurare pronta guarigione a un volontario che si è prodigato per aiutare delle persone gravemente malate, ma è bene approfondire “il caso Ebola” per capire qual'è il vero problema del continente africano e la reale pericolosità del virus.

Fino a ora Ebola rappresenta un pericolo relativo per due ragioni: la prima è che la malattia uccide in poco tempo una volta che si sono manifestati i primi sintomi e il malato ha quindi una possibilità relativa di contagiare chi gli sta intorno; la seconda è che il contagio può avvenire solo attraverso i fluidi corporei del malato e non per via aerea e quindi questa malattia è meno contagiosa, ad esempio, delle classiche malattie infettive che noi conosciamo come varicella e morbillo.
D'altra parte, la passione dei giornalisti italiani per il sangue e il terrore, fa prediligere loro una malattia che ha come sintomi dolori muscolari, vomito, diarrea, dolore addominale e sopratutto emorragie (e quindi sangue in abbondanza), ma in realtà finora da febbraio al 26 novembre 2014 sono stati segnalati in tutto 15.935 casi sospetti con 5.689 morti. I deceduti potevano essere molti di meno e l'epidemia poteva essere bloccata sul nascere se in Africa ci fosse stato un sistema sanitario veramente funzionante, ma purtroppo non è stato così. Il capitalismo costringe un intero continente a rimanere poverissimo e determina una situazione in cui l'accesso alle cure è un lusso e il numero di morti per malattie normalmente curate nei paesi ricchi è elevatissimo.

Nel mondo ogni anno muoiono 12,5 milioni di bambini, dei quali il 42 per cento vive nel continente africano. La maggior parte muore di infezioni respiratorie come polmonite e tubercolosi e di diarrea. La ragione è che questi bambini non hanno accesso alle cure.
In Africa vive circa il 70 per cento di tutti pazienti con HIV: 24,7 milioni d’infetti, con ogni anno circa un milione di morti. E ancora in Africa ogni anno muoiono circa 800.000 persone di malaria, la malattia trasmessa da diversi tipi di zanzara.  

Dei 20 Paesi con i maggiori tassi di mortalità materna nel mondo, 19 si trovano in Africa; questo continente detiene anche il triste primato mondiale di mortalità neonatale. Le necessità sanitarie di base sono ancora negate a molti: solo il 58 per cento delle persone che vivono nell’Africa subsahariana ha accesso a forniture d’acqua sicura. Le malattie non trasmissibili, come ipertensione, malattie cardiovascolari e diabete, sono in aumento; e, infine, gli infortuni rimangono tra le principali cause di decesso nella regione.
Dunque l'Africa è un continente dimenticato, come molte delle malattie che colpiscono gli africani (tripanosomiasi, leishmaniosi) per le quali le multinazionali non investono soldi. Molte delle patologie che uccidono gli africani sono quindi curabili, ma in quei paesi ci sono pochi ospedali, difficilmente raggiungibili e i farmaci hanno costi proibitivi.

Ebola dunque è una delle tante malattie che colpisce il continente africano e la sua comparsa deve far riflettere sul sistema sanitario internazionale che troppo spesso si occupa solo dei “ricchi” del mondo. In Italia, nonostante i tanti problemi della sanità, Ebola non si sarebbe diffuso e sarebbe stato circoscritto. Peraltro, un vaccino per Ebola, ancora in fase sperimentale, è stato scoperto da uno scienziato italiano, il professor Riccardo Cortese: sembra sia efficace sulle scimmie e sembra sia già entrato nella fase di sperimentazione clinica sull'uomo. Speriamo che funzioni, ma ovviamente non basta, occorre che possa essere somministrato a chi ne ha davvero bisogno.

Ancora una volta quello che sembra essere un problema medico è anche, e soprattutto, un problema sociale ed è legato strettamente al sistema economico in cui viviamo.  

Bibliografia:
Sulla mortalità infantile in Africa: Lancet 2005; 365:1147-52
Sitografia:
Sulle cause di decesso in Africa: fonte World Health Organization http://www.who.int/.  

11/12/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Andrea Ilari

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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