Presidenziali francesi: forse non è più solo una questione fra le destre

Dopo le primarie socialiste e la sconfitta della linea Hollande-Valls, si potrebbero aprire nuovi scenari a sinistra


Presidenziali francesi: forse non è più solo una questione fra le destre Credits: https://www.flickr.com/photos/philemon94/

PARIGI. Tra meno di tre mesi – il 23 aprile – i francesi andranno alle urne per il primo turno di voto per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Dopo il ballottaggio del 29 gennaio anche dalle primarie del partito socialista è uscito il candidato. Doveva essere Manuel Valls, il braccio destro del presidente Hollande. È risultato vincitore Benoit Hamon. Come ha detto il portavoce del Parti Communiste Français Olivier Dartigolles “il risultato del secondo turno delle primarie organizzate dal PS conferma, con la chiara sconfitta di Manuel Valls, il rifiuto di cinque anni della politica di Hollande”. La vittoria di Benoit Hamon è anche frutto di proposte che rientrano nell’aperto dibattito di un'alternativa di sinistra a Hollande, quindi è una buona notizia per tutta la sinistra francese.

Negli ultimi mesi il PCF ha continuato a proporre dialoghi, scambi d’opinione su importanti tematiche e possibili convergenze su forze di coalizione per arrivare a mettere in campo soluzioni di sinistra. Grazie al supporto di Jean-Luc Mélenchon, candidato alle presidenziali per il Parti de Gauche, il PCF è impegnato a costruire una sinistra anti austerità contro quanti affiancano capitalismo e liberismo. Una parola d’ordine è fare rinascere la speranza.

Si sente la volontà di crescere, di essere coinvolti per parlare dei valori della sinistra, rigettando quanti hanno violato le soluzioni alla crisi del capitalismo finanziario senza la lotta per eliminarlo.

È visto con sempre più favore il programma di lottare perché terminino la disoccupazione e l'insicurezza sociale, soprattutto dei giovani. 5,8 milioni di disoccupati registrati presso il centro dell'occupazione nel 2016, un milione in più rispetto al 2012, significano milioni di "lavoratori poveri" che, in troppi casi si rassegnano.

Per i giovani si insiste perché si curi la formazione, è meglio della vita precaria che il capitalismo alimenta. Liberare la vita quotidiana con orari flessibili e migliori condizioni di lavoro forse non richiede “rivoluzioni” o “miracolosi interventi”. Ci sono emergenze sociali ed economiche da affrontare riferendosi alla tutela della dignità degli altri e ai valori che su questa terra sono nati – libertà, uguaglianza, fraternità - per porre fine alla piaga della disoccupazione e alla mancanza di un reddito sicuro per tutti. L’impegno in un programma elettorale potrebbe essere la garanzia della piena occupazione e della formazione. Mi dice una compagna del PCF impegnata anche nel sindacato che “invece di licenziare lavoratori gettandoli sul "mercato del lavoro", vale a dire senza lavoro, bisogna creare le condizioni per tutti di muoversi nella vita professionale secondo le sue aspirazioni, senza perdita di retribuzione e senza passare attraverso la casella dello stato di disoccupazione”.

La sicurezza del lavoro e della formazione, come “arte” di una nuova occupazione di servizio pubblico. Va sottolineato che non è il costo del lavoro a schiacciare le imprese, ma il costo del capitale (dividendi pagati agli azionisti, interessi pagati alle banche) e dei mercati finanziari.

Il denaro pubblico potrebbe essere utilizzato, così, per acquisire potere sul credito bancario per finanziare programmi per la creazione di posti di lavoro e di competenze di formazione, ricerca e innovazione.

A poco tempo dal primo turno delle elezioni presidenziali, i giochi, allora, non sono fatti. Il ballottaggio preventivato tra François Fillon e Marine Le Pen, previsto da tempo, non è più inevitabile. Un'altra storia può essere scritta. Ascoltando i francesi che vogliono intervenire, gli scenari pre-impostati cominciano a vanificarsi. Adesso François Fillon è seriamente indebolito, la sua popolarità è in discesa drastica, il suo programma sociale reazionario ha causato la consapevolezza delle minacce che pone ai bisogni essenziali dei francesi, anche la capacità di garantire sicurezza e servizi pubblici efficienti.

Il Fronte Nazionale della Le Pen cerca di approfittare per mascherare il suo programma che vuole apparire sociale e con un’immagine di integrità, mentre continua a essere coinvolto nel "business" del capitale.

Queste imposture possono essere smascherate se la battaglia delle idee verrà condotta, dalla sinistra, in mezzo alla gente nelle prossime settimane.

Nulla è giocato, ma altrettanto nulla è vinto. La vittoria della politica di sinistra deve ancora essere costruita.

La gente di sinistra rifiuta lo scoraggiamento e persegue il disastroso periodo degli ultimi cinque anni segnato dall’accostamento del partito socialista di Hollande-Valls al mondo del capitale e della finanza.

Le mobilitazioni sono diventate sempre più numerose nel Paese: contro i piani di licenziamento per i servizi pubblici e contro la legge El Khomri.

Dopo le primarie dei socialisti con la sconfitta di Manuel Valls e, di fatto, del presidente uscente Hollande, due dirigenti il cui obiettivo comune era quello di installare in modo permanente il PS nel liberalismo e nel capitalismo, si riapre il dibattito sulla sinistra.

Un nuovo periodo della campagna delle elezioni presidenziali e legislative si è aperto e impegna sotto la crescente pressione di milioni di elettori che cercano una speranza a sinistra. Benoît Hamon, nominato per rappresentare il PS, ha già invitato gli altri candidati e le forze di sinistra "per costruire insieme una maggioranza di governo coerente e sostenibile per il sociale, ecologica e democratic.".

Il Partito comunista francese, impegnato nella campagna per Jean-Luc Mélenchon, è chiamato ad amplificare il dibattito pubblico sulla affermazione di una trasformazione politica anche con nuove convergenze per vincere. “Chiamiamo per amplificare la campagna per smascherare Macron, il progetto liberale ormai largamente sostenuto da parte delle imprese e delle banche. Chiamiamo per la campagna di raccolta spinta avviata dai comunisti intorno alle proposte di "France in comune" nelle elezioni presidenziali e in tutte le circoscrizioni per le elezioni legislative” mi confermano i compagni incontrati in questi giorni.

04/02/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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