Ungheria: niente quorum al referendum anti rifugiati

Il governo Orban non vince la consultazione contro le regole europee sull'immigrazione


Ungheria: niente quorum al referendum anti rifugiati

“Vuoi che l'Unione Europea possa stabilire obbligatoriamente la ricollocazione in Ungheria di cittadini non ungheresi anche senza l'approvazione dell'Assemblea Nazionale?”. Questo è il quesito referendario che il governo ungherese ha proposto ai cittadini ungheresi il 2 Ottobre 2016. Referendum che però non ha raggiunto il quorum. L'affluenza del 43,42% non è stata abbastanza per rendere valida la consultazione.

La strategia di boicottaggio della maggior parte delle opposizioni – liberali o di sinistra - ha portato alla prima sconfitta da molto tempo per il governo di destra guidato da Viktor Orban.

Tra chi si è recato alle urne, il 98,34% ha risposto NO, come consigliava il governo. Il rifiuto del sistema di quote obbligatorie è stato sostenuto dal partito di governo FIDESZ e dal JOBBIK, il partito di estrema destra che alle ultime elezioni ha ottenuto ben il 22% dei voti.

Orban sconfitto, non disarcionato

Il governo – dopo la costruzione del muro anti-rifugiati – intendeva dare una nuova dimostrazione di forza nei confronti dell'Unione Europea. Il quorum mancato è certamente una sconfitta per il governo che non è riuscito a portare alle urne il 50% più 1 dei cittadini neanche nelle regioni con più alta affluenza, non a caso quelle occidentali, dove il flusso di rifugiati è più forte.

In ogni caso, per quanto sconfitto, Orban non viene disarcionato. I numeri del NO corrispondono quasi esattamente ai numeri di chi ha votato FIDESZ e JOBBIK alle ultime elezioni parlamentari. Tre milioni e 200mila NO il 2 Ottobre. 2 milioni e 200 mila voto per FIDESZ e 1 milione di voti per JOBBIK alle elezioni di Aprile 2014.

Gli stessi numeri che, all'incirca, vengono confermati dai sondaggi.

Dopo il referendum

Ovviamente, Orban e il suo governo non intendono cambiare linea dopo la sconfitta elettorale. D'altra parte lo stesso referendum era un'arma retorica che proponeva un quesito vago su una politica europea – quella delle quote obbligatorie – che per ora non sembra per nulla in grado di porre una reale soluzione al problema.

Per tutta risposta al referendum, Orban ha lanciato la proposta di una riforma costituzionale per proibire l'accoglienza di cittadini stranieri a meno di un voto favorevole dell'Assemblea Nazionale. In parlamento effettivamente ci sarebbe una maggioranza per una proposta del genere, per via della legge elettorale che assegna a FIDESZ – col 44,87% dei voti – due terzi dei seggi, a cui aggiungere i seggi dei fascisti del JOBBIK.

Nella retorica di Orban, questa gestione serve a “lottare contro l'immigrazione di massa”. La retorica del governo ovviamente mischia immigrati “normali” e rifugiati e si ammanta di difesa dei lavoratori contro il dumping salariale. Una retorica del tutto fuori luogo da parte di un governo anti-lavoro come quello ungherese. Tra i tanti proclami roboanti, Orban ha introdotto sistemi estremamente anti popolari come la flat tax e l'ufficializzazione della paga disuguale per lavoro uguale.

La sinistra

Dopo il referendum, i rappresentanti ungheresi del Partito della Sinistra Europea di cui fa parte ha dichiarato che “gli elettori hanno dato un segnale chiaro di insoddisfazione nei confronti del potere e si aspettano dai loro rappresentanti la soluzione dei problemi reali e della crisi sociale. In ogni caso, la Sinistra Europea avverte tutti coloro che sono devoti alla spirito della democrazia che il fallimento del referendum non significa la sconfitta delle forze di estrema destra.

L'attuale regime dittatoriale può essere rovesciato solo con un programma economico per lo sradicamento della povertà, i diritti democratici fondamentali possono essere. protetti solo con la mobilitazioni di coloro che vengono lasciati indietro dal sistema attuale.

Basandosi su politiche di solidarietà, tassazione equa, rispetto dei diritti umani e rifiuto delle misure di austerità neo liberiste, la Sinistra Europea è pronta a lanciare una lotta comune contro il governo di estrema destra che continua ad aumentare povertà e oppressione”.

08/10/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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