La campagna elettorale di “Potere al Popolo” parte dai luoghi di lavoro

In solidarietà coi lavoratori del commercio, gli attivisti di potere al popolo volantinano davanti a diversi centri commerciali contro le aperture festive.


La campagna elettorale di “Potere al Popolo” parte dai luoghi di lavoro

Lo scorso 26 dicembre, militanti e sostenitori del nuovo fronte antiliberista ed anticapitalista potere al popolo - coalizione politica lanciata dai compagni di Je So Pazzo a cui hanno aderito diverse realtà organizzate comuniste ed anticapitaliste (PRC, Eurostop/RdC, PCI, Sinistra Anticapitalista, ecc) - hanno organizzato volantinaggi davanti a diversi centri commerciali in tutt’Italia, aperti anche nei giorni di festività.

L’azione, che abbiamo costruito anche per far conoscere in diversi territori la lista “potere al popolo”, ad oggi palesemente oscurata dai grandi media, ha avuto lo scopo di denunciare una situazione, quella dei lavoratori del commercio, che da anni subiscono pesanti peggioramenti delle condizioni di lavoro.

Il decreto “Salva Italia” varato dal governo Monti (sostenuto da centrodestra e centrosinistra) nel 2011, ha infatti liberalizzato gli orari e i giorni di apertura della grande distribuzione e da allora la situazione dei lavoratori del commercio è peggiorata pesantemente, con un’impennata di impegni domenicali (ne sono previsti 26 ma si arriva fino a 48 domeniche lavorate) e nei festivi.

Una situazione che è in realtà un paradigma dell’intero mondo del lavoro, con i lavoratori del commercio costretti ad un impegno H24 e lavoratori di altre realtà, anch’essi sempre più flessibili, costretti a far la spesa in giorni ed orari impensabili, in quanto impegnati essi stessi in gran parte della loro giornata!

Il lavoro festivo in realtà non sarebbe obbligatorio. Per il lavoro festivo, infatti è sempre necessario il consenso del lavoratore, il quale, secondo una sentenza della Cassazione del 2015 [1], ha un diritto assoluto di astensione al lavoro durante le festività. Ma è chiaro che i lavoratori, per non rischiare la perdita del posto (specie dopo il jobs act) o comunque per non intaccare il rapporto di fiducia e collaborazione con i datori di lavoro, tendono ad accettare loro malgrado il lavoro festivo, soprattutto nel settore commercio. Tanto più che la povertà dei salari previsti dal CCNL del commercio, rende sostanzialmente impossibile rinunciare all’impegno nei festivi... è quindi questo un vero e proprio ricatto!

La battaglia per il diritto ad un riposo ragionevole dei lavoratori del commercio è però una vera e propria battaglia di civiltà, una battaglia che riguarda tutta la nostra società, intaccata nei suoi principi fondanti dalla globalizzazione e dal meccanismo capitalista.

Dobbiamo avere il coraggio di affermare che il decreto “salva Italia”, che dal 2011 consente agli esercizi commerciali di aprire tutti i giorni 24 ore su 24, da origine ad una vera e propria aberrazione del lavoro. Non stiamo infatti parlando di ambiti lavorativi essenziali (come quelli sanitari, ad esempio), ma di luoghi di circolazione delle merci, funzionali al mercato capitalista, non certo fondamentali per la vita delle persone.

Regolamentare l’orario di apertura dei centri commerciali, poi, favorirebbe una più ampia articolazione dell’offerta, dando ossigeno ai piccoli esercizi ed evitando il monopolio della grande distribuzione. L’aumento verticale delle offerte commerciali, soprattutto, non può ricadere sulla pelle e sulle vite dei lavoratori, che oltre ad aver diritto al riposo settimanale (art. 36 della Costituzione) devono poter usufruire di tale riposo in modo funzionale all’organizzazione di relazioni sociali di qualità (basti pensare agli impegni familiari di tante mamme lavoratrici).

È per tutto questo che con i compagni e le compagne di potere al popolo, il 26 dicembre abbiamo gridato con forza, in tante piazze d’Italia che il lavoro, in ogni sua forma, non può essere un ricatto, che la bulimia dei centri commerciali aperti di domenica e nei festivi non ha alcuna giustificazione, che il tempo di vita dev’essere rispettato affinché “si lavori per vivere, non si viva per lavorare!”

Riprendiamoci le nostre vite: Potere al Popolo!


[1] http://www.altalex.com/documents/news/2015/09/14/cassazione-azienda-non-puo-imporre-lavoro-festivo

30/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Roberto Villani

Lavoratori autoconvocati della scuola

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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