La prima di “Je So’ Pazzo” all’Ex OPG di Napoli

Un’esperienza di cinema vero e ben fatto, ce ne vorrebbe di più.


La prima di “Je So’ Pazzo” all’Ex OPG di Napoli Credits: Locandina del film

L'ora d'aria, la zona dell’Ex OPG – Je So Pazzo usualmente deputata alle assemblee e alle proiezioni (NdR), ieri sera era piena… c'erano almeno 400 persone, sedute e in piedi, che hanno assistito fino alla fine all'anteprima del documentario sull'ex-OPG Je so' pazzo! Dire che c'avete regalato una grande emozione è poco… quello che è successo ieri per noi è soprattutto una grande conferma: che fare qualcosa di diverso, di vero, di importante come questo documentario, e raccontare ciò che il cinema dei grandi nomi ignora, in modo diretto e sincero, ma anche poetico, si può e si deve fare… anche senza soldi e senza grandi mezzi produttivi!
Noi siamo diversi, non facciamo cinema per i tappeti rossi né per contare i minuti d'applausi ai grandi festival… lo facciamo perché sentiamo l'urgenza di raccontare storie e realtà come questa, che altrimenti al pubblico non arriverebbero mai!

E voi, con la vostra straordinaria partecipazione, ieri sera c'avete dimostrato che questa diversità è anche una grande ricchezza!! Noi non ci fermeremo mai!!!”

Questo testo di commento alla foto del pubblico alla prima del film Je So Pazzo, regia di Andrea Canova e produttrice Ramona Tripodi per la Inbilico teatro e Cinema, la dice lunga su una realtà produttiva “di base o di movimento o come vi pare, che fa un gran bel lavoro con pochi ma professionali mezzi e soprattutto con capacità professionali ben agite e, a nostro modesto ma ponderato avviso, con ottimi risultati. I pochi mezzi sono il frutto di un crowfunding che ha fruttato soldi ben spesi!

Il film Je So Pazzo, che riprende la ragione sociale del CSO nato giusto due anni fa all’ex OPG s. Eframo Nuovo di Napoli (https://www.lacittafutura.it/interni/da-napoli-la-spedizione-dei-mille-al-rovescio.html) è molto più di un documentario perché c’è dentro l’anima del prima e del dopo occupazione, anche grazie alla partecipazione di un ex internato, così si chiamavano i detenuti degli ospedali psichiatrici giudiziari, che dà una testimonianza eccezionale per profondità di riflessione e spessore umano e interpretativo, mentre racconta la realtà terribile di quel luogo e di chi l’ha abitato, e spesso c’è morto.

Il film ha, sorprendentemente/incredibilmente visto l’argomento, anche momenti divertenti e comunque è sempre appassionante e si lascia vedere con vero piacere “lasciando alla beva un residuo persistente dolceamaro di umanità autentica e una gran voglia di lotta. Altamente consigliato per compagn* stanch* e/o disillusi.”

Tra i tanti devo ricordare un lungo momento di vero cinema: Giuseppe – l’ex internato – dopo aver letto come in altre parti del film, che ne scandiscono la trama, un pezzo del suo diario o forse una sua poesia, guarda in macchina…a me quei pochi secondi sono sembrati lunghi un secolo e di una intensità degna dei grandi attori e dei grandi registi del migliore neorealismo italiano.

Altro si potrebbe dire del vivo racconto della nascita e crescita e delle molteplici attività del centro sociale: dal poliambulatorio medico e psicologico, ai corsi di arrampicata e di danza, al doposcuola per bambini e ragazzi, al nido pei piccolissimi, alla biblioteca, ecc. ecc. ben descritti e raccontati.

Insomma, lasciatemelo dire con una punta di invidia e autocritica da compagno romano, contrariamente a molte esperienze romane, pur benemerite, Je So Pazzo è tutt’altro che una birreria e uno spettacolificio. Chiaro c’è anche questo e la birra e il cibo vanno a mille, come pure i concerti e il teatro e il cinema, ma insomma all’Ex OPG c’è molto ma molto di più e di meglio.

E soprattutto c’è il coinvolgimento della popolazione del quartiere e di un bel pezzo di quella straordinaria città che è Napoli, e qui purtroppo non c’è colpa per i compagni romani, Napoli è un posto eccezionale e ha qualità che la Capitale non potrà mai avere.

Un esempio semplice, semplice: quando ho cercato in rete un BnB per dormire due giorni a Napoli Venerdì 8, mi sono lasciato sfuggire che andavo a Napoli per l’anteprima all’Ex OPG…beh la gentile e colta signora, che poi mi ha ospitato, mi ha detto che anche se con qualche difficoltà mi avrebbe trovato comunque una sistemazione, poi rivelatasi più che adeguata, proprio perché andavo a Je So Pazzo! Dove lei aveva partecipato ad un corso di danza e che continuava a frequentare il centro con sommo piacere e piena solidarietà con “i ragazzi che sono proprio bravi”. Nulla a che vedere con la conflittualità con il vicinato che spesso caratterizza le esperienze sorelle qui da noi. Ma, ça sans dire, anche questo è Napoli!

23/09/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Locandina del film

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L'Autore

Aldo Rotolo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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