Milano, “sfratti zero”: l’Aldo dice ancora in lotta

Amministrazioni e politiche abitative, un’antica e torbida storia. A Milano il 10 ottobre c’è stato un presidio di protesta indetto dall’Unione Inquilini per dire basta alle famiglie in strada.


Milano, “sfratti zero”: l’Aldo dice ancora in lotta Credits: foto di Andrea Giubbi

Alle diciassette di martedì 10 ottobre il traffico tra Corso Monforte e Largo 11 Settembre a Milano scorre nervoso nell’ora di rientro dal lavoro. Ma irrompe a tutto volume la musica sparata dagli attivisti dell’Unione Inquilini che scaraventa lo spiazzo adiacente alla Prefettura nel cuore della protesta, addobbando con le bandiere di Cub e sindacato per la casa il monotono e grigio corredo urbano.

Verso le 17.30 arrivano i bambini che brandiscono a mo’ di copricapo casette di cartone col logo di Alitalia, partiti in corteo coi loro genitori da piazza del Duomo distribuendo ovunque la loro allegria nel cantare gli slogan e la consapevolezza nei passanti che la politica abitativa non può essere adempiuta in maniera unilaterale e applicando provvedimenti verticali come solo il dogma del profitto impone.

Erano infatti più di cinque giorni che il Prefetto di Milano non dava risposta alla richiesta di incontro con Unione Inquilini. È in scadenza la graduatoria del 19° bando integrativo per le case popolari, ma molte famiglie rischiano di finire in strada pur essendo in sfratto da anni, e, ad esasperare la situazione, anche la nuova legge regionale in via di applicazione sgombererà le speranze di molte famiglie.

“Vogliamo incontrare il Prefetto per opporci allo sgombero dell’Aldodice 26X1, per l’unità dei nuclei famigliari e pretendere standard di vita dignitosi” dichiara il segretario milanese di U.I., Bruno Cattoli. “Abbiamo presentato la nostra proposta di acquisto dello stabile (gli ex-uffici Alitalia, ndr), ma sembra più importante consentire lo spaccio di eroina piuttosto di riprendersi lo spazio che permetterebbe alle famiglie di restare gratis, pur pagando le bollette della luce!” denuncia il sindacalista.

Il volantino che viene distribuito ai passanti non lesina sulle richieste al comune e agli altri soggetti coinvolti, ritenendo impensabile che non si possano rinviare le nuove assegnazioni in attesa che siano possibili i trasferimenti in altre abitazioni. Segnalando come indispensabile la riattivazione delle procedure di assegnazione di deroga anche per le famiglie di più di 3 persone e per gli invalidi. Nessuna amministrazione dovrebbe più trascurare l’esigenza di un piano accurato per affrontare le emergenze abitative, rapido, trasparente. Tutto ciò non può che sollevare un’insopprimibile rabbia verso la lentezza burocratica e l’assenza di una volontà politica concreta, se associato alla presenza di 10000 alloggi pubblici vuoti in attesa di assegnazione.

Unione Inquilini incalza poi sulla regolarizzazione delle famiglie occupanti, come il caso di Aldo Dice, con la provocatoria e intelligente proposta di impiegare gli stessi poteri che il decreto Minniti conferisce a sindaci e prefetti.

Interviene anche Walter Montagnoli per la Confederazione Unitaria di Base riportando la lotta per la casa in seno a primarie rivendicazioni sociali che non sono procastinabili, gli aumenti salariali, i nuovi investimenti pubblici, la riduzione dell’orario lavorativo, l’abbassamento dell’età pensionabile, che verranno ostinatamenti invocati nello sciopero generale indetto da Cub e altri sindacati di base per il 27 Ottobre a Milano, Roma, Napoli, Treviso. “Non sono le parole che risolvono i problemi” – conclude – “ma l’azione. Non ci regala niente nessuno, dobbiamo capirlo. Dobbiamo lottare”.

14/10/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: foto di Andrea Giubbi

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L'Autore

Andrea Giubbi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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