Altra sorpresa tra i banchi a settembre: arriva la buona università

Si prepara un’ulteriore offensiva del governo nell’ambito dell’istruzione: dopo lo scempio della “Buona Scuola”, Renzi e i suoi preparano un nuovo attentato ai danni dei ricercatori e dell’Università pubblica, da anni ridotta già allo stremo delle forze. Analisi del documento preparatorio all’intervento legislativo e controproposte.


Altra sorpresa tra i banchi a settembre: arriva la buona università

Si prepara un’ulteriore offensiva del governo nell’ambito dell’istruzione: dopo lo scempio della “Buona Scuola”, Renzi e i suoi preparano un nuovo attentato ai danni dei ricercatori e dell’Università pubblica, da anni ridotta già allo stremo delle forze. Analisi del documento preparatorio all’intervento legislativo e controproposte.

di Andrea Ilari

Il 2015 è stato un anno nefasto per il nostro Paese; un governo di “utili servi” della borghesia italiana ha perpetrato uno dei più feroci attacchi ai diritti dei lavoratori con il cosiddetto Jobs Act.

Non contento della riforma epocale, Renzi ha voluto fare una riforma dell'istruzione che ha chiamato, prendendo in giro il popolo italiano, “La buona scuola”. Ha voluto, da un lato, creare una scuola di classe, le scuole per i ricchi e quelle per i poveri, diminuendo il budget ma dando la possibilità ai benestanti di intervenire con contributi di singoli o associativi al finanziamento della scuola; dall'altro, creare una scuola gerarchica ed autoritaria concedendo tutto il potere ai presidi. La scuola collegiale, democratica, partecipata e uguale per tutti è ormai finita.

Ma le menti del PD, non soddisfatte dei risultati ottenuti, purtroppo continuano a pensare e a produrre. I docenti del PD hanno prodotto un documento che sarà probabilmente alla base del futuro provvedimento legislativo in materia di università già annunciato da Renzi e dalla Giannini . Nel documento si parte con l'analisi dell'esistente (il prodotto anche della politica nefasta del PD): in Italia ci sono pochi laureati (14% ,contro il 39,4% in Inghilterra, il 27,6% in Germania, il 29,8% della Francia e il 31,6% della Spagna); tra il 2008 e il 2012 il finanziamento pubblico (già bassissimo) è calato del 14 %; i ricercatori di università, enti pubblici e privati e docenti universitari sono pochi, solo 150.000 a fronte dei 510.000 della Germania, 430.000 dell’Inghilterra, 340.000 della Francia e 220.000 della Spagna (dati eurostat).

Queste menti geniali scoprono anche che i Paesi suddetti hanno mostrato più competitività rispetto all'Italia.

Bene, a questo punto, data l'analisi ci si aspetterebbe che dicessero una cosa ovvia...invece che sperperare soldi in opere inutili come la TAV o comprare cacciabombardieri, investiamo di più in ricerca !!!

Ma invece no.. ovviamente la loro ipocrisia piccolo borghese incrosta talmente le loro menti che la ricetta troppo semplice di aumentare i budget di università e enti di ricerca, portando il finanziamento della ricerca al 3 % del PIL, non “gli passa manco pe' la capa” e cominciano a dire cose strampalate. Come per esempio “...I dati appena usciti sui grant europei di eccellenza per giovani (ERC starting grant) mostrano che gli italiani si piazzano bene (al terzo posto in Europa), tuttavia i 2/3 (!!!) stanno all'estero....”e se la prendono con le università ingessate e gerontocratiche....ecc.

Ovviamente i ricercatori italiani che lavorano all'estero non sono “italiani”, sono a tutti gli effetti ricercatori inglesi, francesi ecc... perché partecipano alle ricerche di quei laboratori e ne sono parte integrante. I soldi ERC sono dati ad un singolo ricercatore ma inserito in un contesto scientifico che consenta di portare avanti la ricerca proposta che è comunque frutto di un lavoro di gruppo. Il livello di complessità di un lavoro scientifico dipende, purtroppo, anche dalla struttura in cui si opera e gli italiani all'estero operano in laboratori attrezzati, con strumenti costosi, e con organizzazioni impeccabili.

I ricercatori italiani e i giovani ricercatori italiani operano in strutture fatiscenti con strumenti obsoleti e non hanno alcun aiuto dal ministero per poter promuovere le proprie ricerche.

Per assumere nuovi ricercatori e attirare ricercatori dall'estero “gli intellettuali” del PD pensano “di liberare gli Atenei dai vincoli del “blocco del turnover”, consentendo il reclutamento ma poi aggiungono che “deve permanere la sola diretta responsabilità del pareggio di bilancio”. Siccome noi, al contrario di loro, sappiamo che università e enti di ricerca sono indebitati, ci rendiamo perfettamente conto che se non ci sarà un aumento di finanziamenti non ci sarà neanche un aumento dei ricercatori.

Non contenti delle scempiaggini che hanno tirato fuori continuano a proporre “azioni a costo 0”, dimenticandosi completamente dell'analisi fatta all'inizio e dimenticandosi del fatto che l'università italiana, da Berlinguer in poi, ha subito diverse riforme a costo zero, tutte disastrose, che hanno peggiorato il livello di preparazione degli studenti e la qualità di insegnamento e ricerca. Non si possono, poi, elencare e commentare una ad una le assurdità contenute nel documento ma è importante soffermarsi su altri due punti che a me sembrano a dir poco inquietanti:

1. Tra le azioni più nefaste che si prefiggono c' è il contratto unico a tutele crescenti per chi entra nel mondo universitario. Quindi il Jobs Act arriva anche all'università. Attenzione alla trappola perchè molti ricercatori precari potrebbero vedere di buon occhio l'introduzione di un unico contratto. Dove sta l'inganno ? L'inganno risiede in quanto detto prima, le università che stanno con l'acqua alla gola avranno l'obbligo del pareggio di bilancio e, quindi, restando così i fondi di ricerca ci saranno pochissime assunzioni. I pochi che riusciranno ad essere assunti saranno giudicati in maniera ferrea in base alla loro “produttività” ed ecco, ancora, apparire come uno spettro la parola più usata da babbei e mentecatti in questo ventennio: meritocrazia.

Quindi zero investimenti, laboratori fatiscenti, numero di ricercatori che resterà esiguo e, oltre a questo, precarietà a vita ammesso che il ricercatore riesca a produrre qualcosa lavorando, poveretto, con fondi ridotti all'osso.

2. Il secondo punto del documento su cui ragionare è il seguente (cito testualmente dal documento)

-Ammettere l’integrazione stipendiale di ricercatori e docenti con fondi fuori FFO derivanti da progetti di ricerca o fund raising dedicato da parte degli Atenei;

- Superare i limiti della Bassanini sugli incarichi esterni, salvaguardando il principio del conflitto di interesse, inserendo una royalty definita dal singolo Ateneo su tutte le attività esterne a favore del dipartimento di appartenenza.

Questi due paragrafi consentiranno di dedicare ai disonesti una frazione minima del loro tempo all'insegnamento a vantaggio di secondi lavori ben remunerati.

Questo vuol dire tradotto, in termini pratici ,docenti meno presenti nell'università, impegnati ad accrescere il loro patrimonio con lavori “secondari” e conseguente abbassamento del livello di insegnamento universitario, scomparsa della ricerca scientifica che non è di per sè stessa remunerata.

 

Non vi voglio tediare con altra immondizia ideologica, vomitata su questo documento che in altri Paesi bollerebbero come ridicolo...ma un'ultima chicca ve la voglio dare …

I signori del PD sostengono che bisogna puntare “all’apertura h24 di laboratori, aule e spazi studio per favorirne l’accessibilità alla comunità universitaria e al territorio..” (ovviamente a costo zero).

Vorrei sinceramente riuscire a capacitarmi di come si possano produrre cose del genere e fatico a capirne anche lo scopo, a parte la distruzione dell'università pubblica, ma a questo punto mi chiedo a vantaggio di chi.

 

La mia controproposta condivisa da molti colleghi ricercatori è semplice e chiara:

1. Aumento delle risorse per università e ricerca per raddoppiare gli addetti ai lavori e portarli a 300.000 unità (questo si fa portando il finanziamento della ricerca almeno al 2.0 % del PIL, si rinuncia ai cacciabombardieri e avanzano anche dei soldi).

2. Introdurre ruolo unico di docente (eliminazione di tutti i contratti di ricerca precari e del Professore associato, ordinario e del ricercatore) in entrata con possibile scatto di carriera e con contratto a tempo indeterminato.

3. Assunzioni mediante concorso in cui le commissioni siano composte da ricercatori e docenti di università e Enti di ricerca italiani e stranieri in cui i titoli acquisiti abbiano un grosso peso

4. Reintroduzione del finanziamento nazionale della ricerca PRIN

5. Abolizione dei finanziamenti (che sono cospicui) alle università private

6. Usare i soldi, oggi destinati alla ricerca privata, per le infrastrutture di Enti di ricerca e università

7. Dotare ministero, università, e enti di ricerca di personale preparato di supporto alla ricerca in grado di gestire e promuovere progetti di ricerca internazionali

Prepariamoci a contrastare una riforma che, date le premesse, non aumenterà i soldi destinati alla ricerca e quindi non determinerà un aumento del numero di docenti e ricercatori, cosa di cui il Paese ha invece un urgente bisogno. Prepariamoci a creare da subito un movimento di lavoratori, docenti e studenti che dicano “no” all' introduzione del concetto di “precarietà a vita” nelle università. Diciamo “no” ad un'università in cui i docenti lavorino part-time.

Diciamo “no” a questa riforma annunciata ma formuliamo le nostre proposte per un'università diversa, un'università democratica, partecipata in cui cultura e conoscenza riacquistino il loro ruolo centrale, come è giusto che sia.

23/08/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Andrea Ilari

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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