Scuola dell’infanzia: un ritorno al passato

La "scuola dell'infanzia", comunemente denominata "scuola materna", ha peculiarità che non consentono di uniformarla o di omologarla ad altri ordini di scuola. Con la legge 444 del 1968 si istituivano le Scuole materne statali il cui assetto pedagogico e metodologico rispondeva finalmente ad un ordinamento nazionale, mentre in precedenza ci si doveva orientare verso scuole non statali, per lo più cattoliche quindi confessionali. Dal 1968 ad oggi, la scuola dell'infanzia è stata attraversata da riforme che vanno dai "Nuovi Orientamenti" del 1991 alle attuali “Indicazioni Nazionali”. 


Scuola dell’infanzia: un ritorno al passato

Il disegno apertamente neoliberista e reazionario di Renzi sulla scuola rischia di vanificare le conquiste e la cultura pedagogica che hanno caratterizzato dal 1968 ad oggi la scuola dell’infanzia. I “laboratori didattici” lascerebbero il posto a sale di custodia private, di impronta marcatamente confessionale, con oneri a carico dello Stato. 

di Maria Pia Albanese e Beatrice Corsetti  

La "scuola dell'infanzia", comunemente denominata "scuola materna", ha peculiarità che non consentono di uniformarla o di omologarla ad altri ordini di scuola. Con la legge 444 del 1968 si istituivano le Scuole materne statali il cui assetto pedagogico e metodologico rispondeva finalmente ad un ordinamento nazionale, mentre in precedenza ci si doveva orientare verso scuole non statali, per lo più cattoliche quindi confessionali. Dal 1968 ad oggi, la scuola dell'infanzia è stata attraversata da riforme che vanno dai "Nuovi Orientamenti" del 1991 alle attuali “Indicazioni Nazionali”. 

Nonostante le disattenzioni politiche e culturali, nonostante il disimpegno degli Enti Locali, si è ritagliata un’identità specifica all'interno del sistema formativo, pur non essendo obbligatoria l'iscrizione e, quindi, la frequenza. Le caratteristiche della scuola dell’infanzia sono: il gioco, l'esplorazione, la mediazione didattica, l'osservazione, la progettazione, la verifica, la documentazione, la libertà di azione ed espressione nel rispetto di sé e dell’altro. Le dimensioni ludica, esplorativa, euristica e socio-affettiva sono le direttrici cardine dell’esperienza scolare. Le attività proposte vengono strutturate in relazione ai campi di esperienza ossia obiettivi di apprendimento da conseguire entro i 3 anni di frequenza e rappresentano non tanto e non solo i saperi, quanto l'emergere e la conquista della propria identità. 

Le Scuole dell'infanzia si organizzano in sezioni omogenee o eterogenee per età e le bambine e i bambini condividono una frequenza che varia dalle otto ore del tempo pieno alle cinque di quella antimeridiana. Le classi si compongono di 25/28 alunni, che diventano 20/23 in presenza di alunni diversamente abili. Se nel tempo antimeridiano l’insegnante è unica, in quello pieno ci sono due insegnanti, in compresenza per alcune ore, ivi incluse quelle del pranzo, che turnano e che corresponsabilmente gestiscono la classe. 

Le esperienze didattiche sono caratterizzate da un tempo scuola fluido e disteso nelle quali è possibile fare, fermarsi, tornare indietro, spingere in avanti, senza ansia e ansie di valutazione standardizzate e preformate poiché rispettose sia dei tempi di maturazione individuali sia delle varie identità e diversità. Il modello di apprendimento propone tempi e opportunità non contingentate, non omologate, tanto meno rigidamente prescrittive, ma sempre personalizzate e programmate. La cooperazione, la solidarietà, l'inclusività, l'agire ed interagire con gli altri per un obiettivo comune fanno di questa scuola un laboratorio dello stare insieme e della convivenza democratica senza condizionamenti di ordine sociale, etnico e religioso. 

L’impronta neoliberista che Renzi vuole imprimere al Paese, ora si sta dirigendo anche verso la scuola dell’infanzia, imponendo un progetto di legge che riguarderà i bambini e le bambine da 0 a 6 anni, unificando quello delle scuole dell’infanzia agli asili nido. La specificità degli uni non può essere confusa con la specificità degli altri, ma ciò che più preoccupa è che il percorso dell’infanzia verrebbe nuovamente posto nella privatizzazione per lo più confessionale, sottraendolo ad una statalizzazione che fino ad oggi ne ha garantito la qualità. 

Il “polo dell’infanzia 0-6” proposto da Renzi parte da una relazione introduttiva condivisibile per molti aspetti, ma tra le maglie della proposta i pericoli sottesi ad alcuni passaggi sono già evidenti per chi sa come si muovono le scuole paritarie, cattoliche e non. Quando per esempio nel progetto di legge si dice che a carico delle famiglie non potrà essere posto un onere superiore al 20%, significa che nella parificazione, l’80% dei costi delle scuole private, paritarie sarà posto a carico dello Stato. 

Non c’è, nel progetto di legge, alcun riferimento all’insegnamento della religione cattolica e questa esclusione sembra artatamente pianificata per sottrarre questo insegnamento alla odierna discussione consentendo una maggiore blindatura nei decreti attuativi successivi. Altro passaggio, totalmente escluso dal progetto di legge, è quello sulle disabilità e come la programmazione didattica integrata possa articolarsi da 0 a 6 anni. In alcune città italiane il sistema integrato è già in fase di sperimentazione e si è già risolto in una delega in bianco alle scuole cattoliche i cui oneri sono a carico dei Comuni. 

La spinta neoliberista e reazionaria di Renzi, in aperto contrasto con l’art.33 della Costituzione, lascia supporre che la finalità reale del progetto del “polo infanzia” sia proprio quella di riportarci ad una istituzione pre-scolare confessionale, sicché le conquiste e la cultura pedagogica che hanno caratterizzato fino ad oggi questa scuola saranno spazzate via e si avrà una scuola dell’infanzia meramente assistenziale dove i "laboratori" si trasformeranno in sale di custodia private, con oneri a carico dello Stato. 

23/05/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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