Dalla rivoluzione astronomica alla filosofia dell’infinito

Versione cartacea della seconda parte della relazione introduttiva al primo incontro del corso: “Controstoria del secolo di ferro” (1550-1650). Fra crisi e rivoluzioni.


Dalla rivoluzione astronomica alla filosofia dell’infinito

La rivoluzione astronomica, con cui prende avvio la rivoluzione scientifica, non può prendere il nome dal solo Copernico, che ha unicamente iniziato un processo poi continuato da astronomi, fisici, ma anche filosofi come Giordano Bruno, le cui intuizioni sono state in massima parte confermate dalle più recenti scoperte e teorie scientifiche. Il problema è che con Giordano Bruno il materialismo diviene anche dialettico e, quindi, è contrastato dalla borghesia, che fa del meccanicismo la sua visione del mondo. Quest’ultimo, dal punto di vista della rivoluzione culturale è una rivoluzione passiva. Al contrario, il passaggio dal mondo chiuso all’universo infinito non è stato soltanto un evento astronomico o scientifico, ma ha interessato la filosofia in quanto ha mutato la visione complessiva del mondo.

L’universo degli antichi e dei medievali

La cosmologia greco-medievale si fonda su Aristotele e, quindi, su Tolomeo che concepiscono l’universo come unico, chiuso, finito, fatto di sfere concentriche, geocentrico e diviso in due parti distinte: il mondo celeste e il mondo sub-lunare. Tale concezione è conforme al senso comune e alla visione metafisica che considera l’universo un organismo gerarchico finalisticamente orientato, in conformità con la stessa ideologia dominante. Tali teorie si accordano con quelle della Bibbia. Sono inoltre funzionali a naturalizzare una società gerarchica, composta di caste sociali chiuse, alle quali si appartiene per sempre per nascita. D’altra parte con la rivoluzione dei Comuni nasce la prima classe sociale, la borghesia, cui si appartiene per merito e vocazione.

Dal geocentrismo all’eliocentrismo. Copernico e la ricerca di un nuovo sistema astronomico

Il primo significativo colpo al sistema tradizionale viene dal polacco Copernico. La sua opera fondamentale, Le rivoluzioni dei corpi celesti, è stata pubblicata quando l’autore è moribondo nel 1543, per evitare problemi con la censura.

Il recupero dell’idea eliocentrica

Copernico è un umanista e un matematico che ritiene la dottrina tolemaica antieconomica, in quanto troppo complicata. Perciò studia i testi antichi alla ricerca di altre soluzioni. Scoperta in ambito pitagorico e poi ripresa e sviluppata in ambito ellenistico la teoria eliocentrica, è adottata da Copernico. Quest’ultimo pone immobile al centro dell’universo il sole, attorno a cui ruotano i pianeti tra cui la terra, che ruotando su se stessa fa nascere l’impressione che siano il sole e gli altri pianeti a ruotarvi intorno. La luna ruota attorno alla terra e le stelle fisse, contrariamente alla concezione allora dominante, sono molto distanti dal sistema solare. La concezione tradizionale e dominante dell’universo è decisamente rivoluzionata, dallo spirito umanistico che ricerca di superare i limiti dell’ideologia cristiano-medievale guardano al pagano mondo classico antico. Atto ad attutire la carica dirompente della rivoluzione culturale (borghese).

Aspetti non rivoluzionati dal sistema copernicano

D’altra parte l’universo di Copernico è ancora sferico, unico e chiuso dal cielo delle stelle fisse. Copernico inoltre accetta la perfezione dei moti circolari delle sfere cristalline, pensate come entità reali. Naturalmente siamo soltanto all’inizio della rivoluzione culturale scientifica e Copernico non aveva ancora gli strumenti né filosofici, né fisici, né meccanici per svilupparla ulteriormente.

L’operazione pretesca di Osiander

La dottrina di Copernico nonostante tali limiti è dirompente, ma è smorzata dal teologo protestante Osiander che la pubblica con una sua prefazione non autorizzata dall’autore e apparsa anonima, in cui si sostiene la natura puramente ipotetica e matematica della nuova teoria, tradendo la concezione del matematico polacco. In tal modo le classi dominanti se ne potevano servire per scopi pratici, come la navigazione, senza però mettere in discussione l’ideologia dominante religiosa. Così inizialmente fu criticata da Lutero e Melantone che da sinceri credenti la considerano contraria ai testi sacri. Meno ideologici e meno credenti i cattolici evitano di criticarla, in quanto essendo presentata come una mera astrazione matematica, era controproducente. Gli si sarebbe fatta inutilmente pubblicità come una spiegazione scientifica della realtà in netta contrapposizione con l’ideologia dominante (religiosa).

I problemi di fisica sollevati dall’ipotesi copernicana

Inoltre, al di là dei preminenti ostacoli d’ordine filosofico e religioso all’affermazione della teoria copernicana, vi è l’incompatibilità di tale ipotesi con i princìpi della fisica tradizionale, perciò per affermare la nuova teoria ci sarà bisogno di un fisico dello spessore di Galilei in grado, al contempo, di rivoluzionare anche la fisica aristotelica. Prima di tale sviluppo della rivoluzione culturale la teoria di Copernico poteva essere presentata come una pura ipotesi astratta, geometrica, come voleva l’ideologia dominante. Al contrario Bruno, Campanella, Galileo e Keplero giunsero ben presto alla conclusione, in modo ognuno indipendente dell’altro, che era una teoria astronomica nettamente più vicina alla realtà di quella di Aristotele. Tolomeo in realtà aveva sviluppato a partire da Aristotele una teoria puramente matematica, atta a salvare i fenomeni.

Dal mondo “chiuso” all’universo “aperto”: Da Copernico a Bruno

Il secondo momento, il più radicale, della rivoluzione astronomica è opera di Giordano Bruno, il filosofo che con la sua audacia intellettuale supera definitivamente il mondo degli antichi e prospetta le linee fondamentali di quello dei moderni. La fase più radicale della rivoluzione culturale è opera dell’intellettuale più inconciliabile e incompatibile con l’ideologia dominante. Anche perché smonta e denuncia come sofistico il tentativo dell’aristocratico Tycho Brae, al servizio prima del re di Danimarca e poi dell’imperatore, una teoria intermedia, che riprendeva la tesi copernicana dei pianeti che ruotano intorno al sole, che a sua volta ruoterebbe intorno alla terra, immobile al centro dell’universo. In tal modo si sviluppava una concezione utile per i calcoli dei naviganti, ma che non metteva in discussione l’ideologia dominante. In tal modo, si depotenziava la portata rivoluzionaria del sistema copernicano e non si contrapponeva il potere, l’ideologia dominante e la stessa chiesa allo sviluppo scientifico. Non a caso sarà subito abbracciata dai gesuiti e, al contrario, aspramente combattuta non solo da Bruno, che aveva definito Brahe un asino, ma dallo stesso Galieo.

Il mondo ancora chiuso di Copernico

A parte l’eliocentrismo il mondo di Copernico era ancora del passato, un universo ancora finito, che tende ancora a coincidere con il sistema solare. A operare una rottura completa con l’ideologia dominante, espressione della classe dominante, è Giordano Bruno.

Il ripresentarsi di un’idea antica: l’infinità dell’universo

L’idea della pluralità dei mondi e dell’infinità del Tutto ha avuto origine in Grecia con Democrito. Le concezioni infinitistiche degli atomisti erano state rilanciate e rese popolari da Lucrezio, della scuola epicurea. La condanna nel medioevo dell’Atomismo da parte della chiesa, porta ad affermarsi completamente la dottrina tradizionale aristotelica. La concezione radicalmente materialistica, utilitariste ed edonistica di Epicuro è considerata la più radicale antitesi all’ideologia religiosa dominante.

Il ruolo pionieristico di Cusano

Il primo pensatore moderno a sviluppare questa concezione era stato Nicolò Cusano, non a caso ripreso e lodato da Giordano Bruno, cosa davvero rarissima data la lotta senza quartiere del nolano contro le concezioni del passato che venivano spesso utilizzate dall’ideologia dominante. Cusano, tuttavia, negò la concezione dell’infinitezza dell’universo, che da bravo umanista aveva riscoperto, sviluppandola nel senso della illimitatezza del mondo. Ci sono voluti quindici secoli prima che l’umanità torni a mettere in discussione la tradizionale ideologia dominante religiosa, in nome del materialismo proprio della concezione scientifica. I tempi della rivoluzione sono necessariamente lunghi, perciò non bisogna demoralizzarsi. Peraltro nel mondo occidentale e cristiano ci vollero già secoli e durissime lotte per riscoprire, grazie anche in questo caso agli arabi, la concezione Aristotelica e Tolemaica. Peraltro quest’ultima era troppo complicata e, quindi, i cristiani occidentali ne vennero a capo non molto tempo prima della rivoluzione copernicana.

L’astronomia e la filosofia di Bruno

Riprendendo da Lucrezio l’atomismo, dopo la scoperta nel 1417 del manoscritto Sulla natura, e interpretando produttivamente Cusano, Bruno elabora una nuova concezione dell’universo, molto più vicina alla realtà di tutte le precedenti. Essa non si basa su osservazioni astronomiche o calcoli matematici, ma su un’intuizione di fondo del suo pensiero circa l’infinità dell’universo. Partendo dall’ipotesi copernicana che la terra gira intorno al sole, Bruno intuisce che le stelle lungi dall’essere fisse sono soli intorno a cui girano altri pianeti. Da astrazione geometrica, la rivoluzione astronomica è divenuta con gli eccezionali sviluppi di Giordano Bruno uno degli elementi cardine di una visione del mondo filosofica che rompe nel modo più radicale con la concezione dell’universo da sempre dominante.

Le tesi cosmologiche rivoluzionarie di Bruno

  1. l’abbattimento delle mura esterne dell’universo, che implica la rottura con la concezione gerarchicamente chiusa cara da sempre alle classi dominanti e anche con le concezioni religiose. 2. la pluralità dei mondi e loro abitabilità; in tal modo si rompe con l’intolleranza monoteista e razzista del mondo cristiano. Perché Dio avrebbe dovuto creare un essere fatto a sua immagine e somiglianza in uno degli infiniti pianeti dell’universo. Perché si sarebbe dovuto incarnare in questo angoletto del tutto sperduto nell’universo infinito? Peraltro nella concezione cristiana l’incarnazione è il momento centrale della stessa storia. Tale fondamentale evento storico non si svolgeva più al centro dell’universo, ma su un pianeta di una dimensione infinitesimale rispetto non solo all’universo, ma alle stesse stelle. 3. l’identità di struttura tra cielo e terra che rompe radicalmente con la concezione religiosa del mondo che da sempre aveva divinizzato il cielo. Così non c’era più uno spazio esterno al pianeta terra in cui collocare la divinità. La quale, perciò, come mostrerà Bruno ho è dentro di noi (Kant dirà un’idea della ragione) o non è da nessuna parte. A meno di non considerare come farà Bruno e poi Spinoza la natura ciò che i religiosi definivano divino. 4. la geometrizzazione dello spazio cosmico, con il quale è abolito il cielo, dove da un tempo immemorabile vivevano le divinità. Per cui si intende salvare il divino, esso non può che essere identificato con la nostra autocoscienza, la scoperta della quale è davvero qualcosa di divino. 5. l’infinità dell’universo, da qui la consueta assurda accusa di panteismo alla visione filosofica del mondo, che invece mostra che quello che i religiosi chiamano Dio non è altro che la natura, l’universo infinito. Per cui non ogni cosa è dio, per cui ci sarebbero infiniti dei, ma esiste in realtà soltanto dio, cioè l’uno tutto, che ricomprende in sé la molteplicità come suoi momenti. Tanto che già Hegel notava come tale concezione fosse l’esatto opposto del panteismo e se, quindi, la si volesse superare bisognerebbe coglierne il limite storico nell’acosmismo, ossia in una concezione che non riconosce ancora l’assoluto nell’individuo e quindi lo coglie, come poi anche Spinoza, solo nella sua componente oggettiva della sostanza (infinita e assoluta).

La quarta tesi considera lo spazio qualcosa di unico e omogeneo. Bruno colloca così l’universo copernicano nel vuoto infinito di Democrito e di Lucrezio. Da ciò la geometrizzazione dello spazio, ossia la sostituzione dello spazio aristotelico, finito e gerarchicamente differenziato, con uno spazio euclideo, omogeneo e infinito. La quinta tesi è alla base delle altre, e considera l’universo un senza-limiti dai caratteri divini: infinito lo spazio, infiniti i mondi, infinite le creature, infinite la vita e le sue forme. Naturalmente si tratta di una visione del mondo multiculturale, che rompe nel modo più netto con l’idea che esisterebbe una unica (vera) cultura, l’ideologia dominante, in quell’epoca il cristianesimo.

La fredda accoglienza delle tesi bruniane

Da quanto abbiamo visto possiamo asserire che l’universo dei moderni è un prodotto essenzialmente di Bruno e non come si crede comunemente di Copernico. Il suo mancato riconoscimento dipende dal fatto che le tesi di Bruno derivano da intuizioni extra-scientifiche, legate a una visione della natura vitalistica ancora influenzata dalla concezione rinascimentale, anch’essa di derivazione araba, di una magia naturale, dimenticando che spesso le rivoluzioni scientifiche derivano da intuizioni e complessi mentali extrascientifici, che sono riconosciuti come scientifici quando in seguito troveranno una legittimazione sperimentale. Inoltre la concezione di Bruno rompe anche con il principale limite della rivoluzione scientifica borghese improntata a un materialismo rozzo, adialetttico, meccanicista e deterministico. Quest’ultima concezione era, in effetti, una rivoluzione culturale passiva, funzionale all’idea di un nuovo tipo di dominio e sfruttamento, quello borghese, che si sostituisce a quello tradizionale del feudalesimo.

Dal rifiuto all’accettazione

A far accettare le nuove tesi non sono le dimostrazioni scientifiche, sperimentali, che tardavano a venire per l’assenza di strumenti adeguati, ma la giustificazione teologica utilizzata da Bruno secondo cui un universo infinito si adatta meglio di un universo finito a rispecchiare l’infinita potenza di dio. In altri termini, quando non potranno più condannarle alla damnatio memoriae, perché con la piena affermazione della rivoluzione borghese riemergevano, si cerca di contenerle sulla base del tentativo fatto da Bruno di non renderle del tutto inconciliabili con la concezione religiosa dominante, al tempo sdegnosamente rifiutata proprio dalla chiesa, visti i rapporti di forza a lei ancora favorevoli. Poi sarò costretta a rivalutare la giustificazione teologica (ideologica) ideata da Bruno: dio in quanta infinita perfezione non potrebbe certo creare qualcosa di imperfetto, di finito, di morituro, di limitato. Tuttavia la chiesa ritira dall’indice il De revolutionibus di Copernico solo nel 1835 e solo nel 1822 permette la stampa di libri che insegnano il moto della terra. Soltanto del 1889 le forze anticlericali saranno in grado di mutare i rapporti di forza e far finalmente costruire un monumento nel luogo in cui Bruno fu bruciato vivo. Soltanto nel 1992 il papa riconoscerà che la chiesa non si era comportata bene con Galileo. Mentre manca ancora, una seppur minima autocritica sull’imprigionamento, la tortura, il rogo e la damnatio memariae di Giordano Bruino, il più grande filosofo del Rinascimento.

Le nuove tesi cosmologiche e la scienza contemporanea

I cinque schemi cosmografici che abbiamo trovato in Bruno hanno finito per essere convalidati anche sul piano scientifico. Resta ancora in discussione la tesi dell’infinità dell’universo, dopo che Einstein ha asserito che la materia si “incurverebbe” su se stessa, per cui il mondo sarebbe illimitato, ma finito, secondo l’intuizione di Cusano. La più recente teoria delle stringhe sembra riportare alla tesi dell’universo infinito di Bruno, ma pone in questione la stessa dimensione euclidea dello spazio. Dunque soltanto ai giorni nostri la scienza appare in grado di poter sviluppare la rivoluzione culturale oltre Bruno.

05/09/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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