La tragedia di Ustica costituisce uno dei casi più controversi della storia dell'Italia della prima repubblica. I fatti sono noti: il 27 giugno 1980 il DC-9 Itavia, volo IH870, precipitò nel Mar Tirreno mentre era in volo da Bologna a Palermo, morirono tutte le 81 persone a bordo. Da allora, accanto alle indagini tecniche e giudiziarie, si sono sviluppate numerose ricostruzioni alternative, tra cui quella secondo la quale il velivolo sarebbe stato accidentalmente coinvolto in una battaglia aerea tra aerei militari, la cui nazionalità viene cambiata di volta in volta che si esamina l’ipotesi, spesso sono varie, statunitensi, francesi e libici. Esamineremo con particolare ponderazione e prudenza. L’ipotesi della battaglia aerea nasce da elementi reali, ma non necessariamente dimostrati. Affermare che la battaglia aerea sia un'ipotesi molto remota non significa sostenere che sia stata inventata dal nulla. Nel corso delle indagini emersero effettivamente elementi che hanno alimentato il sospetto della presenza di velivoli militari nella zona. L'idea acquistò gradatamente particolare forza negli anni successivi alla tragedia fino ad arrivare ad essere posta al centro dell'istruttoria del giudice Rosario Priore. La sentenza-ordinanza del 1999 ricostruisce il disastro all'interno di uno scenario di guerra aerea e sostenne che il DC-9 era stato abbattuto nel corso di un'intercettazione militare. Tuttavia, quella ricostruzione non portò all'individuazione della nazionalità degli aerei responsabili dell'abbattimento, mentre i successivi processi agli ufficiali italiani dell'Aeronautica accusati di alto tradimento perché avrebbero nascosto i fatti, si conclusero con assoluzioni. Il punto fondamentale di questo scritto è che l'esistenza di una ricostruzione giudiziaria non equivale automaticamente alla dimostrazione tecnica del fatto che vi fu una battaglia aerea.
Cominceremo con l’esaminare il problema delle tracce radar, uno degli argomenti più importanti nell’ipotesi in cui ci sia stata una vera e propria battaglia aerea in quanto in tal senso grande rilevanza assumerebbe proprio ciò che ci si aspetterebbe di trovare nei dati radar. Una battaglia tra più velivoli militari, soprattutto se avviene nelle vicinanze di un aereo civile, produce una quantità significativa di elementi. Tracce radar coerenti, movimenti degli aerei compatibili tra loro, comunicazioni, identificazioni, tempi di decollo e rientro, consumo di carburante e altri dati che consentono di ricostruire una sequenza operativa. Il problema è che, secondo la prospettiva sostenuta, da Alegi e Tricarico in una loro primaria analisi dei fatti, questo quadro coerente non emerge. In un loro precedente lavoro, Ustica, un'ingiustizia civile, la tesi viene espressa già nel titolo: quella che è stata presentata come una «battaglia aerea» non troverebbe un adeguato riscontro nei dati tecnici. La difficoltà aumenta ulteriormente quando si tenta di cambiare le specifiche dello scontro aereo. Nella caratteristica essenziale ed iniziale teoria, Il DC-9 non sarebbe stato il bersaglio, ma una vittima accidentale di uno scontro tra caccia che stavano cercando di colpire un altro aereo. Il problema, a questo punto, è che per rendere credibile questa ricostruzione occorrerebbe quindi dimostrare non soltanto la presenza di altri aerei, ma la loro precisa posizione, la loro attività e la dinamica che avrebbe portato uno di essi a colpire il DC-9.
A questo punto si passa dal sospetto, che nulla ha dato di concreto, alla ricostruzione narrativa. Ma come sanno i giuristi, in questo caso la distinzione tra indizio e prova diventa essenziale e necessaria. Nel corso degli anni sono stati proposti numerosi scenari. Aerei libici, caccia americani o/e francesi, esercitazioni militari, portaerei, inseguimenti, missili. È avvenuto che alcune di queste ricostruzioni sono state successivamente modificate, abbandonate o sostituite da altre, perché rivelatesi indimostrabili. Abbiamo così una vicenda nella quale si sono accumulate «storie fantasiose e alternative», spesso trasformatesi in convinzioni collettive nonostante la loro stessa natura contraddittoria. Il rischio, dunque, è quello di costruire una spiegazione partendo da elementi isolati e successivamente adattare tutti gli altri elementi allo scenario prescelto. È un procedimento particolarmente pericoloso quando si analizza una vicenda vecchia di decenni, nella quale testimonianze, ricordi e documenti sono stati reinterpretati molte volte.
Un altro elemento che ha contribuito grandemente alla fortuna dell'ipotesi della battaglia aerea è quello dei depistaggi. È documentato che la vicenda di Ustica fu caratterizzata da comportamenti, omissioni e controversie che hanno alimentato per decenni il sospetto di un occultamento della verità. La stessa storia giudiziaria ha riconosciuto l'esistenza di gravi anomalie e di comportamenti che spesso hanno ostacolato l'accertamento dei fatti. Ma da ciò non deriva necessariamente che ciò che si voleva nascondere fosse stata una battaglia aerea. Questo uno dei passaggi logici più delicati dell'intera vicenda, se ci fu un depistaggio, non è automaticamente dimostrato quale che fosse la verità cosa il depistaggio avrebbe dovuto nascondere. Un depistaggio può essere la conseguenza di responsabilità diverse, di errori, di omissioni, di interessi istituzionali o di tentativi di proteggere determinate informazioni. Per trasformarlo nella prova indiretta di una battaglia aerea occorre dimostrare anche il collegamento tra il depistaggio e quello specifico scenario. La questione diventa ancora più complessa se si distingue tra giustizia penale e giustizia civile. Dove l’onere della prova si rovescia rispetto a quella penale. Le sentenze civili hanno riconosciuto responsabilità dello Stato e hanno attribuito rilievo alla condotta delle istituzioni nella vicenda di Ustica. Questo, però, non significa che una sentenza civile abbia definitivamente stabilito, sul piano storico e tecnico, che il DC-9 sia stato abbattuto durante una battaglia aerea. Proprio questa differenza è centrale nel dibattito, una cosa è riconoscere una responsabilità civile dello Stato, un’altra cosa è dimostrare chi abbia materialmente causato la distruzione del velivolo e attraverso quale meccanismo. Una possibilità teorica non è una ricostruzione dimostrata. La battaglia aerea, pertanto, non può essere liquidata semplicemente come una «fantasia». Essa è una delle ipotesi che hanno avuto un ruolo importante nella storia delle indagini su Ustica e che sono state sostenute anche in sede giudiziaria. Tuttavia, ad oggi, proprio per questo è necessario sottoporla a un esame ancora più severo. La domanda corretta da porsi non è: «È possibile immaginare che quella sera ci fossero aerei militari?» Perché la risposta sarebbe inevitabilmente sì. La domanda corretta è: «Esistono prove tecniche sufficientemente solide e concordanti per affermare che il DC-9 Itavia fu coinvolto in una battaglia aerea e che la sua distruzione fu provocata da un'azione militare?» In questo secondo interrogativo che la teoria incontra le maggiori difficoltà. Anche se la recente documentazione giudiziaria e giornalistica mostra quanto il dibattito sia tutt'altro che chiuso. Nel 2025 sono state riportate nuove ricostruzioni investigative favorevoli allo scenario della presenza di caccia NATO, mentre altre ricostruzioni continuano a contestare proprio l'assenza di riscontri sufficienti sulla presenza di aerei vicini al DC-9.
Conclusione
La «battaglia aerea» rappresenta quindi un esempio emblematico del labirinto di Ustica. Partendo da alcuni elementi reali — tracce radar, attività militare, testimonianze, anomalie e successivi depistaggi — nel corso degli anni è stata costruita una spiegazione complessiva che pretende di collegare tutti questi elementi. La questione è che una spiegazione coerente non è necessariamente una spiegazione provata. La lettura che proponiamo è un invito a compiere questo passo indietro, separare ciò che è documentato da ciò che è interpretato, ciò che è possibile da ciò che è dimostrato. Il valore di questa impostazione non consiste necessariamente nel fornire una nuova «verità» su Ustica, ma nel mettere in guardia dal pericolo di trasformare una possibilità in una certezza.
Alla luce di questa prospettiva, la battaglia aerea può essere considerata una delle ipotesi formulate nella lunga storia di Ustica, ma non una conclusione che possa essere accettata semplicemente perché spiega narrativamente le anomalie del caso. Questo è il punto centrale: in una vicenda nella quale sono morte 81 persone, la ricerca della verità non può essere affidata alla ricostruzione più suggestiva. Ognuno può immaginarsi suggestive battaglie aeree, ma la verità deve passare al vaglio di prove tecniche, che per quanto riguarda questo punto non ce ne sono. Chi ricerca la verità deve essere capace di distinguere, con il massimo rigore possibile, le prove dalle ipotesi, i fatti dalle interpretazioni e le certezze dalle probabilità.
