Le origini della rivoluzione scientifico-filosofica

Occorre riconoscere tanto il contributo delle civiltà orientali, contro la guerra di civiltà, quanto l’aspetto rivoluzionario del sorgere in Grecia della scienza e della filosofia, di contro ai reazionari che esaltano la visione orientale religiosa del mondo


Le origini della rivoluzione scientifico-filosofica Credits: Occorre riconoscere tanto il contributo delle civiltà orientali, contro la guerra di civiltà, quanto l’aspetto rivoluzionario del sorgere in Grecia della scienza e della filosofia, di contro ai reazionari che esaltano la visione orientale religiosa del mo

Link al video della lezione tenuta per l’Università popolare Antonio Gramsci su argomenti analoghi

1. Che cos’è la filosofia?

Ogni, forma di sapere, ogni scienza si definisce differenziandosi dalle altre per l’oggetto indagato. Ad esempio, la geometria studia le proprietà delle figure piane o solide. Ma qual è l’oggetto della filosofia? La filosofia ha come oggetto “la comprensione della propria epoca con il pensiero” dirà Hegel, il primo grande storico moderno della filosofia. Dunque l’oggetto specifico della filosofia si sviluppa storicamente. Quindi per dare una risposta al momento compiuta alla questione “che cos’è la filosofia” dovremmo aspettare la fine del nostro corso di storia della filosofia. Al momento dobbiamo rispondere alla domanda: quali sono le origini della filosofia? Per rispondere a tale questione abbiamo una guida preziosa, ma necessariamente tendenziosa, Aristotele che – nel IV sec. a. C., nel primo libro della Metafisica – ci ha offerto il primo saggio di storiografia filosofica. La prima risposta data da Aristotele all’origine della filosofia è rimasta fino ai nostri giorni decisamente dominante. Aristotele ha individuato l’oggetto specifico della preistoria della filosofia nella ricerca della causa prima che governa i fenomeni della natura.

Quando ha inizio la preistoria della filosofia?

Tale ricerca ha avuto inizio nel VI secolo a.C. nelle colonie greche in Asia minore, sempre secondo Aristotele. L’opinione di Aristotele è talmente dominante – sebbene ci si ostini a criticarne in modo postmoderno la faziosità, come abbiamo detto necessaria dal momento che ogni opinione è necessariamente soggettiva – che oggi la si considera nota. Ma come sappiamo ancora da Hegel ciò che è noto non è generalmente conosciuto, tanto che si è affermata la vulgata tuttora dominante che la filosofia sarebbe nata all’inizio del VI secolo a Mileto. Perdendo di vista che di fatto per Aristotele in quell’epoca era rinvenibile sostanzialmente una preistoria della filosofia, al punto che definiva quelli che oggi sono comunemente considerati i primi filosofi, come dei fisici. Quindi, cosa sarebbe in realtà “nato” all’inizio del VI sec.? Un nuovo tipo di intellettuale, che diversi secoli dopo sarebbe stato considerato come l’antenato del filosofo. Per altro a proposito di noto e conosciuto, oggi si considera come noto il concetto di filosofia, tanto che se ne dà una definizione meramente storica, dando assurdamente per scontato il suo significato concettuale. Mentre per chi inizia solo ora a occuparsi in modo scientifico di filosofia non può che averne dei pregiudizi. Tanto che Hegel dedicava quasi un quarto dei suoi corsi di Storia della filosofia a smontare questi necessari pregiudizi del neofita, per arrivare a definire quantomeno il concetto di filosofia, per poterne poi ricostruire la storia.

Come nasce e quale significato assume originariamente il lemma filosofia?

Del resto lo stesso termine “filosofia” compare relativamente tardi, sarebbe stato coniato solo all’incirca un secolo dopo in ambito pitagorico. Tale neologismo filologicamente significa “amore del sapere”, quindi nel suo significato primigenio indica un desiderio, una tensione e dunque una ricerca disinteressata volta al costante accrescimento del proprio e del sapere in generale. Come ogni determinato anche la parola filosofia si definisce in rapporto al proprio contrario, ovvero alla concezione allora assolutamente predominante di una rivelazione divina e definitiva della verità. In epoca arcaica la filosofia indicava anche la saggezza che deve guidare le vicissitudini della vita dell’uomo.

Quando e come il termine filosofia assume il significato oggi prevalente nel mondo occidentale

Del resto Pitagora stesso era noto come sapiente, come il primo presunto filosofo, Talete, era considerato uno dei sette saggi. A dimostrazione che tali grandi intellettuali sono i grandi esponenti di quella che sarà a partire da Aristotele individuata come la preistoria della filosofia, solo in ambito socratico-platonico nel IV secolo il termine filosofia si definirà come una tendenza, un desiderio verso una conoscenza che ancora non si possiede e che, forse, non si possiederà mai completamente. In questo senso, ancora oggi dominante grazie all’imperante postmodernismo, il filosofo si determina in contrapposizione al precedente intellettuale, il saggio o sapiente che ritenevano di possedere la conoscenza. L’aporia, che già faceva notare Hegel, di tale definizione, è che non si può amare qualcosa che non si possiede e che quindi non si conosce. Tanto che nessuno sosterrebbe che il vero amante del vino è colui che non lo conosce. Del resto già con Platone e Aristotele il termine finirà con l’indicare la libertà della ricerca razionale, guidata dal solo amore per la scienza.

L’affermazione della filosofia come scienza autonoma

D’altra parte è difficile dubitare che la filosofia si è affermata come scienza autonoma grazie a Socrate e Platone. In tal modo l’amore per il sapere ancora astratto dei pitagorici si concretizza acquisendo forma concettuale con Socrate e sistematica con Platone. Solo con Aristotele, infine, la filosofia si riconosce in una storia unitaria. Per cui ancora oggi si tende a definire Presocratrici i padri della filosofia del VI-V secolo, che ne hanno reso possibile la nascita consapevole con il Socrate di Platone, che è poi in massima parte anche il nostro Socrate.

La prima definizione di filosofia

Del resto, anche la prima definizione scientifica di filosofia è opera di Aristotele, secondo il quale la filosofia sorge dallo stupore per i fenomeni della realtà che ancora gli uomini antichi o i bambini anche oggi non possono conoscere. In tal modo però si prenderebbe coscienza del proprio non sapere, presupposto della filosofia già per il Socrate di Platone. A questo punto ci si interrogherà, per superare l’ignoranza, ai fenomeni che ci stupivano, prima necessariamente per risolvere problemi di natura pratica, ovvero per poter soddisfare i bisogni primari. Solo dopo aver soddisfatto questi ultimi e dopo che si sarà acquisito un certo benessere ci si interrogherà per risolvere questioni sempre più universali, fino a ricercare i principi primi e le cause ultime del mondo.

La prima storia della filosofia

Per Aristotele l’oggetto specifico della preistoria della filosofia è la natura, quali sono gli elementi primi di cui sono composti i corpi naturali, quali sono le cause che spiegano i processi che riguardano i corpi e dunque l’intero universo fisico. Così egli fa iniziare questa preistoria con lo ionico Talete, procedendo con Anassimandro e Anassimene, poi con i pensatori della Magna Grecia, fino ad arrivare a Socrate e Platone. Aristotele, dunque, nel libro Metafisica alfa scrive di fatto la prima storia della filosofia. Per Aristotele, al contrario di quanto ritiene il senso comune dominante non fa iniziare la storia della filosofia con Talete, ma in realtà vede nei pensatori precedenti dei precursori della prima vera e propria filosofia, la sua. D’altra parte possiamo dire che la filosofia conosce diversi inizi, visto che l’oggetto specifico di cui si occupa si viene sviluppando storicamente, tanto che non tutti gli studiosi sono d’accordo su chi sia il primo vero e proprio filosofo. Abbiamo però già visto i motivi per cui il primo vero e proprio filosofo non può esser considerato né Talete né Pitagora. Anche l’opinione che pone come primo reale filosofo Parmenide o Eraclito, anche se meno errata della precedente, non può esser accettata in quanto come mostrava già Hegel il loro pensiero avendo come oggetto le principali astrazioni dell’intelletto, l’essere, il non-essere e il divenire, va considerato un presupposto, per quanto necessario, del sapere filosofico vero e proprio. Infine se consideriamo come già faceva ancora Hegel il pensiero di Socrate volto principalmente a decostruire tutti quei preconcetti e pregiudizi che impedivano la nascita della filosofia, dobbiamo convenire che il primo vero o proprio filosofo è Platone, mentre Aristotele è il primo storico della filosofia. A tale conclusione giungiamo dal momento che la filosofia si pone soltanto a partire da Platone come l’unica scienza davvero libera, in quanto fine a se stessa e in quanto è in grado di trovare in se stessa la propria giustificazione.

La filosofia come sapere dei fondamenti

In senso generale la filosofia viene così a indicare la ricerca autonoma e razionale e, perciò, tutte le scienze fanno parte della filosofia. In senso stretto il termine filosofia indica la scienza che ha come oggetto di studio ciò che è fondamentale o basilare, sia come la metafisica in relazione alla realtà – di cui studia le cause ultime e supreme – sia come la gnoseologia e la logica in relazione alla razionalità, sia l’etica e la filosofia politica nei riguardi dell’attività individuale e sociale, sia come epistemologia nei riguardi della scienza stessa. La filosofia, dunque, quale ricerca dei fondamenti del reale, del razionale e dell’agire è considerata la scienza delle scienze.

Che cosa ha di originale il discorso filosofico?

D’alta parte, gli stessi antenati greci della filosofia muovono nella loro ricerca dell’arché, dei princìpi fondamentali muove da interrogativi e da grandi ed essenziali questioni che molti esseri umani, oggi persino i bambini, si pongono come qual è l’origine del mondo, la sua causa, il principio che lo governa e il suo senso, posto che ne abbia. Naturalmente non è possibile che prima dell’antica civiltà greca, nelle precedenti civiltà orientali nessuno abbia sviluppato, per rispondere a tali interrogativi, un’interpretazione della realtà esterna a di se stesso e abbia elaborato una visione del mondo.

Il problema dei rapporti con l’Oriente
Del resto tali grandi quesiti hanno la loro origine nello sviluppo della civiltà storica che è alla base della civiltà ellenica, ovvero in quelle prime grandi civiltà che il nostro eurocentrismo ci porta a definire ancora oggi orientali. In effetti, diversi studiosi, definibili in modo convenzionale e un po’ sommario orientalisti, sostengono che i greci, padri della filosofia occidentale, avrebbero operato sulla base dell’eredità dell’antica sapienza del mondo orientale. Il che è, peraltro, indubitabile. Il problema è stabilire piuttosto se c’è stato un semplice incremento quantitativo o piuttosto quest’ultimo ha innescato un salto qualitativo. Gli orientalisti non estremisti sostengono la prima tesi, mente gli occidentalisti non estremisti la seconda.

Le filosofie orientali

In India

Gli orientalisti sottolineano che mentre nel mondo greco si era ancora nella preistoria, si era già sviluppata in India la dottrina induista, prima con i libri sacri del Rig Veda, composti fra il 1300 e il 1200 dell’epoca antecedente la nostra, e le Upanishad del IX-VIII secolo a. C. Sempre in India, quando sorse il pensiero greco, il Buddha (Siddharta Gautama 560-480) sviluppava una delle più notevoli religioni-filosofiche, che lo stesso Hegel considera come un sostanziale sviluppo della prima forma di pre-logica sorta in Grecia con Parmenide. D’altra parte, la logica vera e propria per Hegel sorge in Grecia con Platone.

In Persia

Nel VII secolo dell’epoca precedente la nostra Zarathustra aveva interpretato il mondo come un gigantesco campo di battaglia fra i princìpi del bene e del male, rappresentati da Ohrmudz e Ahriman. Perciò Hegel sosterrà che la religione vera e propria sorgerà proprio in Persia.

In Cina

Nello stesso periodo in Cina Lao-Tze sviluppa la dottrina del Tao, ossia del principio indicibile da cui l’Essere nasce alla vita. In seguito si afferma il pensiero di Kong Fuzi, il maestro Kong, ossia Confucio la cui teoria è alla base dell’ordine politico e delle gerarchie sociali cinesi. In Cina, a differenza che nelle altre civiltà, il pensiero giuridico-morale di Confucio rende superfluo lo sviluppo della religione. Al contempo, il suo aspetto maggiormente empirico non favorisce lo sviluppo della filosofia, che sorge superando la rappresentazione religiosa, più metafisica.

Segue sul numero 308, on-line dal 7 novembre.

06/10/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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