Come si muore in Libia e in mare

Ma lì dovete sapere che i diritti umani non esistono, che chi ha la pelle più scura viene venduto come schiavo.


Come si muore in Libia e in mare Credits: https://www.globalist.it/world/2016/07/01/stupri-e-torture-l-inferno-della-tratta-umana-in-libia-202790.html

Sono stata una settimana nei due porti, Trapani e Pozzallo, in cui sono state fatte sbarcare le navi con centinaia di profughi, malati, disidratati e denutriti, donne incinte e bambini con mutilazioni, lasciati giorni sotto il sole al largo delle coste siciliane, perché il Viminale non autorizzava lo sbarco, situazione sbloccata solo grazie all’intervento del Presidente della repubblica nel 1° caso e alla sollecitazione sulla grave situazione sanitaria a bordo nel 2° caso.

Lì ho raccolto tante, nuove testimonianze che confermano il quadro di orrore che vige in Libia.

  • Un bambino era senza un dito. I trafficanti glielo hanno tagliato per ricattare i genitori.
  • A un uomo hanno ucciso la moglie, davanti a lui, perché non avevano soldi per pagare.
  • Alcune donne pesano 35 kg.
  • Non hanno mangiato né bevuto per giorni.
  • 120 ragazzini sono arrivati soli senza i genitori.
  • 20 bambini hanno meno di 4 anni.

Immaginate cosa hanno passato, settimane nel deserto, nei lager libici, e poi sul ponte di lamiera rovente di una nave militare.

Ora un ministro italiano vuol convincere l’Europa a ribaltare la decisione della Corte dei diritti che sostiene che la Libia non è un luogo sicuro. Ma lì dovete sapere che i diritti umani non esistono, che chi ha la pelle più scura viene venduto come schiavo, i migranti che arrivano dal centro Africa vengono gettati nelle carceri/lager dove gli uomini e i bambini vengono torturati e le donne vengono violentate. Vi siete mai chiesti perché cosi tante donne arrivano incinte? Non certo perché hanno scelto di fare un figlio sulla via della fuga da fame, miseria estrema, dittature, persecuzioni, che sia nell’inferno della Libia o nella allucinante traversata del deserto, dove chi cade dai camion in corsa viene lasciato morire. In Libia si muore.

L’autrice è giornalista di SKY TG24

04/08/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://www.globalist.it/world/2016/07/01/stupri-e-torture-l-inferno-della-tratta-umana-in-libia-202790.html

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L'Autore

Raffaella Daino

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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