Dalla pluripolarità al socialismo – sintesi del Manifesto dell’International Manifesto Group

La crisi, la pandemia, i mutati rapporti di forza fra le potenze mondiali e la fine dell’unipolarismo impongono che i lavoratori di tutti i paesi e i popoli oppressi del Terzo mondo si uniscano per un’alternativa al capitalismo e per edificare il socialismo.


Dalla pluripolarità al socialismo – sintesi del Manifesto dell’International Manifesto Group

Sulla base di un manifesto redatto nel settembre scorso e frutto di discussioni fra attivisti di ogni continente, Dalla pluripolarità al socialismo, si è costituito un gruppo internazionale con lo scopo di “far avanzare le lotte di classe per il socialismo”. Tracciamo qui una sintesi di quel documento per favorirne la conoscenza e per sollecitare un dibattito nel merito.

Esso esordisce con la citazione del Manifesto di Marx ed Engels: “La classe dominante incapace di garantire l’esistenza ai lavoratori non è più idonea ad essere la classe dominante” e “a imporre le proprie condizioni di esistenza sulla società”. 

Dopo una sommaria denuncia del carattere predatorio e distruttivo del capitalismo neoliberista, basato sul potere finanziario, il documento passa a elencare alcune lotte esplose a partire dal 2010, dopo che il malcontento aveva “covato sotto la cenere”: primavera araba, proteste contro l’austerità in Europa, contro il cambiamento climatico, donne musulmane indiane, Black Lives Matter, Francia, Turchia, Cile, Nigeria, Brasile e infine India, dove è stato organizzato il più grande sciopero generale della storia.

La Cina, con i suoi enormi avanzamenti economici, tecnologici, ecologici e sociali diviene “indispensabile nella lotta per il socialismo dell’umanità”.

Il capitalismo è la forma più innaturale di produzione in quanto è fondato sulla separazione del lavoro dalle sue condizioni oggettive: la terra e gli altri mezzi di produzione. I bolscevichi e la Terza Internazionale avevano capito che capitalismo e imperialismo procedono di pari passo, sfruttando le classi lavoratrici e i popoli coloniali. Il risultato della resistenza contro questa aggressione è stato la multipolarità o, usando la terminologia più appropriata di Chavez, la “pluripolarità”.

La competizione fra i vari imperialismi è culminata in due terribili guerre mondiali, nelle grandi rivoluzioni socialiste russa e la cinese, e nelle rivolte coloniali contro l’Occidente.

Gli Usa dopo il 1945 sono entrati in guerra per 50 volte contro nazioni del Terzo mondo, senza riuscire a piegare la Corea o il Vietnam di Ho Chi Minh. Più recentemente gli Usa hanno fallito in Iraq, Siria, Afghanistan. 

Le nazioni indipendenti del Terzo mondo hanno avviato processi di sviluppo autonomo e ugualitario, aiutati dai paesi socialisti. I Brics e altri paesi di nuova industrializzazione hanno compiuto notevoli progressi.

La battuta di arresto provocata dalla caduta dell'Unione Sovietica non ha decretato la fine del socialismo. Sviluppare le forze produttive in paesi socialisti poveri e sotto pressioni imperialiste è opera difficilissima. Alcune contraddizioni di classe permangono e sussistono rischi di burocratismo. 

È nostro compito mettere al sicuro il lascito dell’Unione Sovietica e degli altri tentativi di edificare il socialismo facendo un bilancio corretto dei successi, dei limiti e dei fallimenti.

Crisi del capitalismo

Come ha affermato Lenin, il capitalismo ha raggiunto il suo stadio più alto agli inizi del Novecento. Successivamente sono emersi i segni di decadenza.

L’età dell’oro, la trentennale parentesi postbellica, è avvenuta adottando a malincuore il welfare, la programmazione, la proprietà pubbliche e in alcuni casi la riforma agraria, sperimentate con successo nei paesi socialisti, per rabbonire le classi lavoratrici dell’Occidente.

Mentre tanti paesi del Terzo mondo hanno preso a modello queste esperienze, sono sorte istituzioni internazionali alternative a quelle a guida Usa. 

In quel quadro gli Usa, nonostante la guerra fredda e l’imposizione del dominio del dollaro, non sono riusciti a esercitare un dominio mondiale, anche per le contraddizioni interimperialiste, mentre sono migliorate le condizioni dei lavoratori e i capitali hanno subito limitazioni ai loro movimenti. Nonostante l’aumento dei consumi dei lavoratori, la produzione ha superato la domanda, mentre l’aumento dei salari e dei prezzi delle materie prime provenienti dal Terzo mondo tendevano a contrarre i profitti

Le economie capitaliste hanno avuto di fronte l’alternativa fra attuare le riforme di tipo socialista o restituire libertà di movimento ai capitali, smantellando le conquiste dei lavoratori. Mentre i lavoratori e il Terzo mondo avrebbero avuto da guadagnare con la prima opzione, sono prevalsi gli orientamenti neoliberisti. In sostanza un ritorno a prima del 1914! Sono stati perciò decenni di arretramento delle condizioni dei lavoratori e del Terzo mondo. Dissolte le proprietà statali, le regolamentazioni dell’economia e le protezioni sociali, sono cresciuti i tassi di disoccupazione e bloccati i salari reali.

Il Fondo Monetario Internazionale e la World Bank si sono trasformati in “ufficiali giudiziari dei paesi imperiali” e hanno obbligato i paesi del Terzo mondo a ripagare i debiti. 

Negli anni Ottanta e Novanta i mercati dei prodotti di base e le merci a bassa tecnologia si saturavano e i redditi del Terzo mondo crollavano. La riduzione della presenza statale ha impedito il tipo di sviluppo combinato a guida statale che sarebbe servito al Terzo mondo. 

Tuttavia il capitalismo non è riuscito a invertire il declino della crescita economica, dopo il 2008 più lenta che durante la grande depressione. Il suo gretto rifiuto di pagare salari e prezzi di fornitura decenti ha prodotto il calo della domanda e l’esplosione delle disuguaglianze. Abbandonando la produzione il capitale si è dato ad attività predatorie e di finanza speculativa.

Il capitalismo neoliberista ha provocato anche l’emergenza ecologica. La stessa pandemia è stata probabilmente causata da un virus zoonotico giunto all’uomo grazie all’accelerazione della distruzione degli habitat naturali.

Già alla fine del primo decennio del XXI secolo gli osservatori più attenti prevedevano una grave crisi economica. Alla fine è stata la pandemia a innescare la crisi. Per uscirne occorre una politica industriale, investimenti statali, programmazione ecologica e infrastrutture sanitarie pubbliche a un livello paragonabile con quello del socialismo.

Lo scontento popolare nei confronti del capitalismo neoliberista è ampio e profondo. I partiti e i sindacati storici della classe operaia non sono riusciti a mobilitare questo scontento. Un precariato crescente in tutto il mondo è lasciato senza organizzazione.

Nei partiti storici dei lavoratori hanno prevalso piccoli gruppi di intellettuali privilegiati – l’establishment politico neoliberista ha questa radice sociale – che hanno traghettato queste organizzazioni verso il neoliberismo e la globalizzazione.

Mancando il duro lavoro di massa i lavoratori non hanno chi difende i loro diritti collettivi. Sono inoltre divisi per reddito, specializzazione, etnia ecc. e quindi sono facile preda di manipolazioni.

L’establishment politico liberista taccia di populismo sia la politica di estrema destra che i tentativi di sanare le divisioni dentro la classe attraverso la lotta al neoliberismo. Ma si tratta di una falsa equidistanza perché è tollerato che vadano al potere i primi, non i secondi.

Giovani istruiti e grosse fette di classe media precipitano nel precariato e, come nella Germania fra le due guerre, sono tentati da idee di estrema destra. Il problema è aggravato dalla crisi del comunismo internazionale iniziata nel 1991.

Identità fittizie impediscono di far conoscere chi è davvero responsabile delle sofferenze sociali. Pertanto la guerra di classe si svolge all’interno della sinistra.

Unipolarità?

Le profezie di Fukuyama secondo cui, con il crollo dell’Unione Sovietica, la Storia aveva raggiunto il suo esito finale, cioè la democrazia liberale, il capitalismo e l’unipolarità, sono state smentite dai fatti. Il baricentro della produzione si è spostato verso il socialismo cinese e verso paesi capitalisti che hanno abbandonato il fondamentalismo del mercato (Brasile, India, Russia). Sono sorte istituzioni internazionali alternative al Fmi e alla World Bank, quali la Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture e l’Alleanza Bolivariana per le Americhe. Due terzi dei paesi del globo hanno rapporti commerciali con la Cina più intensi di quelli con gli Usa, si è costituito un polo eurasiatico che include un terzo della popolazione mondiale e l’iniziativa cinese della Nuova Via della Seta sta coinvolgendo gran parte del globo.

Anche in Africa e in America Latina le forze nazionali e di sinistra si stanno unendo per resistere all’imperialismo.

Gli Usa cercano di compensare la perdita di centralità economica con le aggressioni militari, nascondendosi dietro la pretestuosa difesa di presunti diritti umani. Hanno inoltre punito ferocemente i paesi ribelli come Siria, Cuba, Venezuela, bloccando loro le forniture di medicinali, petrolio e acqua.

La vera politica industriale dell’Occidente è la guerra che, insieme alla distruzione ambientale, ha provocato ondate di migranti. Crollato il muro di Berlino, ne sono state edificate altre centinaia e i diritti umani vengono negati anche nelle metropoli occidentali. La propaganda anticomunista si accompagna ai crimini del capitalismo contro l’umanità.

I paesi capitalisti si sono dimostrati impreparati ad affrontare la pandemia. Le loro infrastrutture sanitarie, indebolite da decenni di definanziamento, non hanno retto. Si è evitato di costruire un’assistenza medica e sociale di base idonea a tracciare e isolare i casi per eliminare il virus. I lockdown effettuati senza convinzione sono stati prolungati e ripetuti, hanno fatto arretrare le economie e messo in pericolo i mezzi di sussistenza di miliardi di persone. L’ambiguità dei comunicati governativi ha favorito la resistenza alle restrizioni e alle vaccinazioni.

Mentre i paesi ricchi hanno potuto attivare compensazioni alla perdita di reddito – per mantenere il livello della domanda più che per aiutare le persone – la maggior parte dei paesi poveri non ha potuto farlo.

Il sostegno dei mercati finanziari ha prodotto rialzi senza precedenti e quindi le élite sono diventate ancora più ricche. I lavoratori, specialmente le donne con impieghi precari, le minoranze etniche e altri gruppi vulnerabili, al contrario, hanno conosciuto povertà, disoccupazione, indebitamento, oppure hanno dovuto continuare a lavorare esponendosi all’infezione. I rischi sono aumentati per chi ha difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria, vive in abitazioni malsane o è senzatetto.

Le donne sono state colpite in modo più grave. A causa della chiusura di scuole e asili, milioni di esse sono state costrette a rinunciare al lavoro per occuparsi dei figli. Con il crollo dei sistemi sanitari, hanno perso accesso alla contraccezione e durante i lockdown sono rimaste più esposte alla violenza domestica.

La disinformazione dei governi e dei media e l’indicazione del capro espiatorio da parte delle destre hanno accresciuto l’odio verso diverse minoranze che sono state discriminate nella ricerca del lavoro, dell’alloggio ecc.

Anche i giovani sono stati particolarmente colpiti dall’isolamento per la mancanza di momenti di socializzazione e l’interruzione della scuola. Chi non ha avuto accesso a Internet ha subito le peggiori conseguenze fino all’abbandono scolastico. 

Il contrasto con il sistema socialista della Cina è stato sbalorditivo. Dotata di un’infrastruttura sanitaria impressionante, governata da un partito capace di dare la priorità alle vite umane, la Cina, con solo 3,2 morti per milione di abitanti, ha soppresso il virus e si è posta nuovamente a trainare la crescita mondiale.

Altre esperienze socialiste positive sono il Vietnam, il Laos, Cuba, Venezuela e Nicaragua che mediamente hanno limitato il numero di morti Covid-19 a poche decine per milione, contro le migliaia per milione di Usa, Gran Bretagna, Canada e Francia

I paesi capitalisti hanno fatto i salti mortali per non riconoscere questi successi socialisti. Desiderosi di incrementare i profitti di Big Pharma, hanno puntato tutto sui vaccini che, pur necessari, non bastano contro la pandemia. Sono mancati la medicina di prossimità, tracciamenti e isolamenti, soprattutto quando la perdita di fiducia nei vaccini non permette di raggiungere il livello di vaccinazioni e il Terzo mondo rimane in gran parte privo di protezione, il che continua a fare emergere e diffondere nuove varianti il cui arrivo porterà altri profitti a Big Pharma. Le società capitaliste rimarranno in cicli di chiusure e riaperture locali o nazionali, con conseguenze negative per la vita dei lavoratori e l’aumento di incertezza, disuguaglianze e vittime. 

Classe e lotte nazionali per il socialismo

Nel prossimo futuro i progressi verso il socialismo metteranno in campo le lotte internazionali almeno quanto le lotte di classe nazionali.

I capitalisti imperialisti reagiscono inaugurando una nuova fase pseudofilantropica del neoliberismo fatta di vaccini, tecnologie verdi, istruzione e servizi di cura. Con una domanda così depressa, lo Stato è il cliente preferito. La produzione inefficiente e autoritaria di questi beni “essenziali” ai fini di profitto verrà pagata con le entrate fiscali, mentre continuerà senza sosta la speculazione finanziaria.

Anche senza un’opposizione organizzata di sinistra, i fallimenti del neoliberismo, insieme al moltiplicarsi di frodi e corruzione, faranno tremare la politica. I tentativi di esportare queste pratiche riscuoteranno un successo limitato e i governi più responsabili guarderanno a relazioni alternative, come quelle incentrate sulla Cina.

Poiché la pluripolarità avanza, il dominio imperialista e del dollaro si indebolisce e il capitalismo continua a non funzionare, la propaganda della nuova guerra fredda contro la Cina sembrerà sempre più vuota mentre cresceranno le divisioni all’interno del fronte imperialista. 

L’“ordine internazionale fondato sulle regole” e su presunti valori universali proposti dagli Usa non è che la negazione imperialista del diritto allo sviluppo del Terzo mondo, imposta mediante aggressioni militari, sanzioni, embarghi e guerre. Il sostegno fornito dalla Cina a una “comunità umana dal futuro condiviso” basata su valori comuni, sui principi dell’Onu e sui Cinque Principi di coesistenza pacifica – rispetto della sovranità e integrità territoriale, non aggressione, non interferenza negli affari interni, uguaglianza e benefici reciproci, e coesistenza pacifica – offre un’alternativa molto più attraente.

Le classi e le nazioni che lottano per il socialismo devono avanzare in solidarietà. Anche i governi e movimenti non socialisti ma oggetto di aggressioni imperialiste, guerre, blocchi, sanzioni, “rivoluzioni colorate, come l’Iran o Ansarullah, meritano la solidarietà antimperialista.

L’umanità è di fronte al compito di strappare la socializzazione della produzione dal controllo del capitalismo proprio alla vigilia di una nuova rivoluzione industriale fatta di robotica, intelligenza artificiale, nanotecnologie, il calcolo quantistico, biotecnologie, Internet delle Cose, stampanti 3D ecc. Il capitalismo non riesce a svilupparne appieno il potenziale mentre la Cina è all’avanguardia e contende il primato cibernetico agli Usa.

È ora che tutti i lavoratori comincino a edificare il socialismo costituendosi in una “classe per sé”, che rovesci la classe capitalista e prenda il potere politico.

Arriveremo al comunismo – una società che produce valore d’uso anziché valore di scambio, e distribuisce il prodotto sociale prendendo “da ognuno secondo le proprie capacità” e dando “ad ognuno secondo i propri bisogni” – solo alla fine di un lungo percorso. Dovremo prima attraversare diversi stadi di socialismo. Per fare ciò occorre liberare lo Stato dal controllo del capitale e porlo sotto il controllo dei lavoratori. Durante le prime fasi del socialismo molte imprese private possano essere controllate dal capitale. Lo Stato socialista deve progressivamente sottoporre l’intera produzione a finalità sociali mediante una programmazione mirata all’interesse generale. Ogni paese, a seconda delle sue specificità, procederà lungo questo cammino con i suoi tempi e modelli. 

Dal principio prioritario “le persone e il pianeta prima del profitto” conseguono le seguenti richieste principali da parte delle persone e dei popoli in lotta per il socialismo:

  1. Socializzazione della sanità, con l’accesso universale gratuito al suo utilizzo, sistemi pubblici di prossimità estesi ai più remoti quartieri e paesi, che siano in grado di offrire i migliori tipi di prevenzione e di cura. La necessità di medici qualificati estenderà l’istruzione pubblica, la formazione e la ricerca, offrendo possibilità di lavori di buona qualità a molti.
  2. Demercificare i principali elementi della produzione, la terra e il denaro rappresenterà un passo fondamentale verso il socialismo. Il capitalismo, trattandoli come se fossero merci, si rinchiude nelle sue stesse contraddizioni. Acqua e terra devono diventare di proprietà pubblica se vogliamo impedire la catastrofe ecologica. Occorre un piano basato su un’ampia partecipazione popolare e massicci investimenti pubblici per l’abbandono dei combustibili fossili, l’utilizzo di energie rinnovabili e di trasporti pubblici a emissioni-zero di dimensioni mai viste, ripristinando biodiversità e forestazione e riorganizzando il sistema alimentare. Il piano promuoverà un’equa assegnazione di alloggi e una distribuzione di terra per vari scopi economici. Occorre garantire l’accesso universale al lavoro per chi è in grado di lavorare e il sostegno per chi non è in grado di lavorare, ridurre l’orario, per favorire attività creative in grado di fare avanzare la realizzazione personale, la scienza e la cultura a livelli finora impensati. Il denaro e le banche in mano pubblica diverranno strumenti di produzione e distribuzione socialmente organizzati. Dobbiamo rovesciare anche la mercificazione della conoscenza e della tecnologia, eliminare i diritti di proprietà intellettuale, rendere pubbliche istruzione e ricerca.
  3. I monopoli – come l’estrazione delle risorse, i trasporti, le piattaforme digitali – e la produzione dei beni essenziali – cibo, istruzione, sanità – devono essere strettamente regolamentati o nazionalizzati. Il fatto che siano in mani privati non è di beneficio per la società. Naturalmente dobbiamo rimuovere gli attuali limiti delle gestioni pubbliche democratizzandole in modo effettivo.
  4. Occorre distinguere fra bisogni autentici e “bisogni” indotti dalla sete di sbocchi del capitalismo che finiscono col creare insoddisfazione, cupidigia e distruzione ambientale. Si dovrà porre fine a tutte le attività di spreco – per esempio la produzione di armi (che non riguardino la difesa fondamentale) o la speculazione finanziaria. 
  5. Dobbiamo opporci alla nuova guerra fredda sponsorizzata dagli Usa e costruire una governance internazionale multilaterale che permetta a tutti i paesi di svilupparsi, creare uguaglianza economica, di genere, etnia e religione, oltre ad affrontare le sfide comuni attraverso cooperazioni economiche, politiche, scientifiche e culturali.
  6. Nella governance dobbiamo sostituire il falso universalismo dei paesi imperialisti con valori e principi condivisi che riflettano l’oggettiva crescente pluripolarità del mondo. Gli ideali all’origine della Carta delle Nazioni Unite e i 5 principi di coesistenza pacifica sostenuti dai paesi non-allineati sono una base eccellente per costruire alternative alle istituzioni del dominio Usa e occidentale.

La diversità del nostro mondo e delle nostre civiltà è una grande risorsa. Se pace, sviluppo, parità, giustizia, democrazia e libertà sono valori comuni all’intera umanità, non esiste invece un modello politico universale. Per contro, il mondo deve impegnarsi nello scambio costante, nella reciproca conoscenza e nella condivisione dei benefici del progresso.

Lavoratori di tutti i paesi, popoli e nazioni oppresse, unitevi!

19/11/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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