Ora l’unità!

Appello per l’unità dei comunisti e per la costruzione di un unico partito comunista in Italia.


Ora l’unità!

Siamo comuniste e comunisti.

Il possente vento reazionario, conservatore, nichilista che si è levato in questi ultimi decenni in Italia non ha mutato la nostra coscienza politica, non ci ha sospinti nella passività e nell’individualismo.

Non ci siamo arrese, non ci siamo arresi.

I grandi valori della lotta contro la guerra, dell’uguaglianza, della solidarietà, l’orrore dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla donna, tutto ciò che filosoficamente e politicamente è sintetizzabile nella gloriosa parola “comunismo”, segnano e segneranno per il domani la nostra vita, il nostro pensiero, il nostro impegno.

Siamo compagne e compagni italiani.

Non ci siamo mai pentiti della nostra scelta di vita.

Siamo convinti sostenitori della Rivoluzione d’Ottobre, della sua vittoria sul nazifascismo, di tutti i grandi moti rivoluzionari, antimperialisti e anticolonialisti che dall’Ottobre sono scaturiti; il movimento anti-colonialista in Africa e in Asia, la Rivoluzione Cinese, la Rivoluzione Cubana, la lotta per l’indipendenza del popolo coreano, le conquiste sociali e civili in Occidente su spinta del movimento operaio, la vittoria del popolo e del Partito Comunista del Vietnam, il grande e decisivo ruolo del Partito Comunista del Sud Africa nella lotta vincente contro l’apartheid, di ogni grande lotta di liberazione che il movimento comunista mondiale, nel suo insieme, ha condotto e tuttora, con grande energia, conduce su scala planetaria.

Poiché tradirebbe innanzitutto se stesso chi si pentisse del movimento di massa contro la guerra e contro la NATO condotto nel secondo dopoguerra italiano dal P.C.I., le grandi lotte operaie e contadine che, guidate anch’esse dal P.C.I., cambiarono in profondità, in meglio – seminando senso della giustizia, della democrazia, della pace – il nostro Paese. La sua classe operaia, il suo popolo.

Tra di noi vi sono compagne e compagni che apertamente si batterono contro quel lungo e nefasto processo di involuzione che portò il P.C.I. al proprio autoscioglimento, e che poi di nuovo strenuamente si impegnarono nei successivi, diversi, partiti comunisti italiani.

Abbiamo vissuto la crisi profonda del movimento comunista del nostro Paese, che senza soluzione di continuità si è protratta dalle ultime fasi storiche del P.C.I. alle esperienze comuniste successive ad essa, tuttora presenti.

Militiamo o abbiamo militato; siamo dirigenti o siamo stati dirigenti del Partito della Rifondazione Comunista, del PdCI, degli attuali PC e PCI; ci raccogliamo attorno ad alcune riviste, siti web, movimenti o associazioni d’ispirazione marxista e leninista. O siamo parte della vasta, attuale, diaspora comunista italiana senza partito e senza tessera.

Oggi, il contesto internazionale è segnato più che mai da tensioni e pericoli di guerra provenienti dalla “lucida follia” imperialista, come il quadro politico e sociale italiano è segnato dalla convivenza di una nuova, feroce, barbarie capitalista, da una profonda crisi del movimento comunista e dalla quasi totale assenza di un’opposizione – politica e sindacale – di classe e di massa.

Tutto ciò ci spinge a rendere pubbliche le nostre profonde preoccupazioni per una guerra mondiale verosimile, incombente e, in Italia, per le sempre più sofferenti e indifese condizioni sociali di massa, del mondo del lavoro, del non lavoro, della precarizzazione, della povertà, della vasta disperazione sociale.

La vittoria di Joe Biden ha rimodulato la politica di Trump, pur sempre imperialista ma essenzialmente volta ad un neo protezionismo e ad una guerra doganale che vedeva la Repubblica Popolare Cinese come nemico economico e politico principale.

L’Amministrazione Biden ha sostituito la politica di Trump con la più classica linea strategica USA, volta all’aggressione politica e alla diretta minaccia militare contro la Russia e la Cina e a tutti i Paesi non allineati all’imperialismo.

Il summit tenuto dalle potenze occidentali del G7 in Cornovaglia, nel giugno 2021, ha segnato un’accelerazione inquietante, quanto sottovalutata dalle forze di sinistra e persino comuniste italiane, dell’intero fronte euroatlantico verso la guerra. Nel Documento finale del summit, quel Documento di Carbis Bay che potrebbe passare alla storia contemporanea come l’annuncio di una nuova guerra mondiale, Biden ha sottomesso prepotentemente a sé, al potere nordamericano e alla NATO, l’intera Unione Europea, la Gran Bretagna, il Canada e il Giappone, imponendo, sino alla firma servile di tutti i partecipanti, il progetto di costruzione di un vasto fronte mondiale militare contro la Cina, un fronte che, dal nocciolo duro rappresentato dai Paesi del G7 presenti in Cornovaglia, dovrebbe allargarsi alla Corea del Sud, all’India, all’Australia.

Ma se il Documento di Carbis Bay ratifica la spinta alla guerra contro la Cina, suonando con ciò l’allarme per la guerra mondiale, altri cavalli di Troia sono in allestimento per lo stesso sciagurato progetto: il conflitto bellico internazionale.

La riacutizzazione dell’aggressività dell’Ucraina nazifascista a guida nordamericana contro la Russia, che prende forma attraverso la nuova spinta bellica di Kiev ad occupare il Donbass e la Crimea, nell’intento dichiarato di provocare una reazione russa che spianerebbe la strada ad una guerra nordamericana contro Mosca; il rafforzamento e le continue manovre provocatorie della VII Flotta militare USA nei mari del sud della Cina; l’imponente ed illegittimo riarmo, rispetto alle regole internazionali successive alla seconda guerra mondiale, del Giappone, riarmo sollecitato e sostenuto dagli USA; il progetto anglo-americano volto alla consegna di un’intera flotta di sommergibili nucleari all’Australia, nel chiaro intento di rafforzare la presenza militare imperialista nell’Indo-Pacifico: tutto ci parla del pieno ritorno degli USA e della NATO ad un progetto che contempla, come risposta allo sviluppo titanico cinese e al processo di decadenza dell’imperialismo nordamericano, l’attacco militare contro la Russia e la Cina, un esito tragico che avrebbe in sé tutte le basi materiali per una devastante ed amplissima terza guerra mondiale, che si allargherebbe all’Europa, all’Africa, e all’America Latina, aree ove già è tornato ad agire su vasta scala il “golpismo” nordamericano, diretto a colpire ogni progetto di trasformazione sociale ma anche i rapporti sempre più stretti tra tali trasformazioni sociali con Mosca e, soprattutto, Pechino.

In questo quadro internazionale la NATO, sempre più braccio militare degli interessi statunitensi sul piano planetario, agisce in Italia come incontestabile forza trainante volta a collocare il nostro Paese sui fronti di guerra aperti dagli USA, come agente di un continuo riarmo che partecipa in modo determinante, attraverso le imponenti spese economiche, alla destrutturazione dello stato sociale e come vero e proprio dominus politico e militare, un dominus a cui si inchinano, con lo stesso servilismo, la destra, il centro-destra, il centro-sinistra e la sinistra di governo italiana.

Ci rivolgiamo alle comuniste, ai comunisti italiani organizzati nei loro partiti, riviste, associazioni, movimenti e all’intera area della diaspora comunista senza partito: non sentite anche voi, tutte e tutti voi, di fronte all’immane pericolo bellico e di fronte all’assenza pressoché totale di un movimento contro la guerra, la drammatica contraddizione tra questo stato di cose e la divisione del movimento comunista italiano in troppe e troppo fragili organizzazioni politiche, peraltro l’una contro l’altra armata?

In rapporto dialettico con l’onda reazionaria si alza, peraltro, quella anticomunista. Anche sulla scorta del voto vergognoso ed inquietante con il quale al parlamento europeo si “ratificò” – con il consenso del PD – l’equiparazione tra comunismo e nazifascismo, si estende il progetto di rendere illegali il pensiero e la prassi del movimento comunista. Sta in questo solco il voto all’unanimità del consiglio regionale della Puglia di questo ottobre 2021 che, sotto la pressione degli esponenti del centro-destra, ha deciso di modificare una mozione che chiedeva solo lo scioglimento dei gruppi di estrema destra. E la modifica, sostenuta da tutto il PD, suona in questo modo “Oltre alle formazioni che si ispirano al fascismo, vanno sciolte quelle che fanno apologia dei totalitarismi di qualsiasi matrice”. Con inequivocabile riferimento, nel linguaggio della reazione, ai partiti comunisti.

L’Unione Europea accelera la propria strutturazione sulla base delle necessità storiche del grande capitale transnazionale europeo, intenzionato, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, a concorrere con i poli imperialisti alla conquista di quei nuovi mercati mondiali che la stessa, improvvisa, assenza dell’URSS aveva enormemente estesi.

L’UE tende rapidamente ad assumere la forma, politica, economica e militare, di nuovo polo imperialista mondiale, contando su di un parlamento europeo fantasma, impossibilitato a legiferare e totalmente subordinato ad un Consiglio europeo in mano ai rappresentanti diretti del grande capitale europeo; sulla consunzione storica della socialdemocrazia europea, la sua trasformazione in un movimento liberista sovrannazionale europeo, in partito politico stesso dell’UE e, attraverso le organizzazioni sindacali di massa ai partiti socialdemocratici subordinati, in “guardiano” del movimento operaio europeo. Conta sul costituirsi di un sempre più pieno appoggio all’UE, in Italia, da parte dell’intero arco delle forze politiche parlamentari, dai Fratelli d’Italia alla Lega, dal M5S a LEU, passando ovviamente per il PD.

Il nuovo polo imperialista europeo, l’UE, per farsi protagonista nella lotta interimperialistica per la conquista dei mercati, ha bisogno sia di dare avvio ad una nuova, propria, accumulazione capitalistica che di abbassare il costo delle merci, per battersi al meglio nella concorrenza internazionale.

Due obiettivi che l’UE persegue nel più classico dei modi capitalistici: abbattendo i salari, i diritti e lo stato sociale sul piano continentale, attraverso politiche iperliberiste che detta a governi ormai svuotati di sovranità e sudditi.

In questo quadro, l’Euro è lo strumento essenziale sia per accelerare il processo di svuotamento di sovranità dei governi e dei parlamenti europei che per imporre una politica monetaria generale volta al rafforzamento del ruolo del sistema bancario-finanziario del nascente polo imperialista europeo; e per la trasformazione della salarizzazione generale europea in sottosalarizzazione di massa e per la stessa “germanizzazione” dell’UE.

Le conseguenze sociali del nuovo e totale dominio del polo neo imperialista sono state in Italia devastanti. Sotto la sua guida ferrea i governi italiani, ormai delle pure e vuote “facciate” governative, hanno promosso – da Forza Italia al PD, dalla Lega sino, ormai, al M5S, senza soluzione di continuità nelle politiche restauratrici – giganteschi processi di privatizzazioni dei comparti pubblici industriali, bancari, edilizi, tecnologici più avanzati, attaccando duramente la Scuola, la Sanità pubblica, le Poste, le Ferrovie statali. Tutto lo stato sociale sottoposto ad una torsione liberista che sfocia in un attacco senza precedenti all’intero sistema pensionistico, all’intera rete di garanzie sociali, al sistema dei diritti e dei salari.

Si è giunti così alla cancellazione della scala mobile, dell’articolo 18, del contratto nazionale di lavoro, alla Legge Fornero, al job act di Renzi, all’odierna rimozione della cassa integrazione per centinaia di migliaia di operai che non sono tornati in fabbrica dopo il lockdown; alla drastica chiusura di decine e decine di migliaia di piccole e piccolissime imprese, esercizi, negozi, colpiti dalla chiusura per pandemia e abbandonati dallo Stato.

Tutto ciò con un’inadeguata opposizione di classe e di massa, con una scarsa mobilitazione sindacale, con poche lotte e scioperi generali.

Il prodotto sociale è spaventoso e quotidianamente sotto i nostri occhi: disoccupazione all’11%, con 2 milioni e 430 mila persone senza lavoro; la disoccupazione giovanile è del 52%; la forma lavoro che ormai segna totalmente di sé le giovani generazioni, gettandole in un tempo disperato e privo di futuro, è la precarizzazione sottopagata, continua e umiliante; i poveri assoluti sono circa 4 milioni, i poveri relativi quasi 12 milioni; la cancellazione dell’equo canone e il peso enorme dei mutui su salari miserrimi trasforma il bene-casa in un fardello economico spesso insostenibile; il valore d’acquisto dell’euro si è svalutato, negli anni, di circa il 40% rispetto alla lira. Ricordando che l’Italia è l’unico Paese dell’Ue nel quale negli ultimi 31 anni – dal 1990 al 2021- i salari sono diminuiti (meno 2,90%), mentre negli altri Paesi sono aumentati. E a questo risultato non è stata certamenta estranea l’autodissoluzione del Partito Comunista Italiano.

Care compagne e cari compagni, non emerge anche in questo caso, come in quello dello stato reale di guerra in cui viviamo, una contraddizione profonda, persino imbarazzante per noi comunisti, tra la disperazione sociale di massa e la divisione, la polverizzazione del movimento comunista italiano in tanti, troppi rivoli? Una polverizzazione palesatesi in forma persino risibile nelle consultazioni amministrative del mese di ottobre 2021, laddove in diverse grandi città italiane sono state presentate perfino tre, quattro, cinque liste comuniste, con risultati assolutamente insufficienti e totalmente deludenti.

Non è forse ora di superare tutto questo, che pesa e in parte determina la stessa, attuale impossibilità di rilanciare un nuovo ciclo di lotte sociali in grado di cambiare i rapporti di forza tra capitale e lavoro e riavviare una fase di trasformazione sociale?

È sulla scorta di tutto ciò, e non per mere ragioni idealistiche o romantiche, che i firmatari di questo appello sentono di avere la liceità etica politica per rivolgersi ai dirigenti e ai militanti degli attuali partiti comunisti italiani, alla stessa diaspora comunista italiana senza partito, chiedendo a tutte e tutti di impegnarsi al fine di superare la divisione – rispetto al quadro oggettivo sempre più insensata – dell’attuale movimento comunista italiano.

Sentendo anche la liceità etica politica di chiedere ai dirigenti comunisti dei diversi partiti di alzare un braccio e indicare coraggiosamente la strada di un’unità comunista da costruirsi non solo a partire da, pur utili, tavoli ristretti, ma soprattutto a partire dalla, immediata, mobilitazione unitaria dei comunisti nelle piazze, di fronte alle fabbriche, ai cantieri, alle scuole, agli ospedali.

A partire da mobilitazioni, da banchetti comunisti unitari per la raccolta di firme nelle piazze, sulla base di un documento comune per l’uscita dell’Italia dall’Ue, dall’Euro, dalla NATO. Contro il governo Draghi.

La stessa mobilitazione, le stesse parole d’ordine, potranno dire quali sono le forze comuniste tra loro ideologicamente più affini. Questione essenziale, l’affinità, per trasformare la lotta comune nelle piazze in un processo di costruzione di un unico partito comunista.

Noi crediamo che i militanti e i quadri territoriali e nazionali dei partiti comunisti tra loro ideologicamente e politicamente più affini, assieme ai componenti di alcune riviste, siti web ed associazioni d’ispirazione marxista e leninista, movimenti, abbiano il compito di lanciare e sostenere concretamente, sul campo della lotta e dell’iniziativa politica, sociale, teorica, un lavoro ed un progetto per l’unità dei comunisti.

Sta, dunque, innanzitutto ai militanti e ai dirigenti, ancor prima degli altri, avviare, promuovere, sostenere, un processo di superamento della nefasta divisione dei comunisti nel nostro Paese.

Per questo lanciamo questo nostro appello: per l’unità dei comunisti, per la ricostruzione di un più forte e, politicamente e teoricamente coeso, partito comunista in Italia; per rilanciare il conflitto sociale ed offrirsi come cardine, autonomo e unitario, sia di un più vasto fronte anticapitalista che di un movimento di massa contro la guerra.

Non è anche per voi giunto il tempo dell’unità dei comunisti, della costruzione di un unico partito comunista, certo non segnato da mille ed estenuanti contraddizioni interne, ma ideologicamente, culturalmente, politicamente volto all’omogeneità, unito, capace di mobilitazione e di offrirsi come cardine di un nuovo movimento di massa contro la guerra e per l’uscita dall’Italia dalla NATO e della NATO dall’Italia?

Elenco adesioni e modulo per firmare l’appello

 

15/11/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Unità Comunista

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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