La rivoluzione in oriente e la rivoluzione in occidente

La rivoluzione d’ottobre, essendo stata progettata in funzione della rivoluzione in occidente, può considerarsi fallita?


La rivoluzione in oriente e la rivoluzione in occidente Credits: http://mulkhabar.com/2018/03/85249

Segue da Rivoluzione vs putsch

Nei paesi culturalmente e industrialmente più sviluppati, se il proletariato riconoscerà l’importanza del processo rivoluzionario iniziato in Russia nel 1917 – ma condotto in modo così problematico, date le condizioni di spaventosa arretratezza – il processo internazionale di transizione al socialismo potrà esser condotto alle sue estreme conseguenze. In effetti “le repubbliche sovietiche” che potranno sorgere “nei paesi culturalmente più sviluppati, dove il peso e l’influenza del proletariato sono maggiori, hanno tutte le probabilità di superare la Russia, quando si metteranno sulla via della dittatura del proletariato” [1]. Lenin è a tal punto consapevole delle condizioni di arretratezza che rendono tanto ardua la transizione al socialismo nelle repubbliche sovietiche russe da sostenere che: “dopo la vittoria della rivoluzione proletaria anche in uno solo dei paesi progrediti, si determinerà con tutta verosimiglianza una brusca svolta: la Russia cesserà in breve di essere un paese modello e sarà di nuovo un paese arretrato (in senso ‘sovietico’ e socialista)” [2].

Quindi niente di più lontano dal modo di ragionare di Lenin il rendere il modello rivoluzionario sovietico un modello da emulare e da esportare all’estero, soprattutto nei paesi a capitalismo avanzato. Tanto più che, sino al momento in cui i paesi maggiormente sviluppati non toglieranno alla Russia il ruolo di battistrada nella costruzione del socialismo, Lenin è consapevole che il suo paese si troverà “come in una fortezza assediata fino a che gli altri reparti della rivoluzione socialista internazionale non verranno in nostro aiuto” [3]. D’altro canto, fino a che ciò non avverrà, “gli interessi della rivoluzione internazionale esigono che il potere sovietico, il quale ha rovesciato la borghesia nel paese, aiuti questa rivoluzione, ma scegliendo una forma di aiuto corrispondente alle sue forze” [4]. Quindi, per quanto sia essenziale supportare lo sviluppo del processo rivoluzionario in occidente, bisognerà individuare il modo più adeguato, a partire da un’analisi realistica del proprio potenziale.

D’altra parte, fintanto che ritardano ad affermarsi le necessarie rivoluzioni in occidente, “la tattica della Repubblica sovietica deve essere obbligatoriamente, da un lato, quella di tendere al massimo tutte le forze per sollevare economicamente il paese il più presto possibile, di aumentare la sua capacità difensiva, di creare un potente esercito socialista; dall’altro lato, nella politica internazionale, deve essere obbligatoriamente una tattica di manovra, di ritirata, di attesa del momento in cui maturerà definitivamente la rivoluzione proletaria internazionale” [5]. Tanto più assurda è la critica di chi non si adopera o non è comunque in grado di fare la sua parte, ovvero di realizzare la rivoluzione in occidente, che accusa i rivoluzionari russi di aver tradito gli ideali rivoluzionari ogni qualvolta si vedono costretti a delle ritirate tattiche o a dare un grande impulso al settore militare per difendersi dagli attacchi esterni da parte di quei paesi che, non sono costretti dai rivoluzionari, a utilizzare al proprio interno gli apparati repressivi dello Stato. Contro tali cultori della lettera di Marx contro lo spirito dei suoi scritti osserva Lenin: “essi si definiscono tutti marxisti, ma intendono il marxismo con incredibile pedanteria. Essi non hanno affatto compreso ciò che vi è di decisivo nel marxismo, e cioè la sua dialettica rivoluzionaria. Nemmeno la precisa affermazione di Marx, secondo cui nei momenti rivoluzionari occorre la massima duttilità, essi non l’hanno assolutamente compresa” [6].

Lenin ricorda l’esemplare atteggiamento di Marx di fronte alla Comune di Parigi: “Marx non si limitò ad entusiasmarsi per l’eroismo dei comunardi che, com’egli diceva, ‘davano l’assalto al cielo’. Nel movimento rivoluzionario delle masse, benché esso non avesse raggiunto il suo scopo, Marx vide una esperienza storica di enorme importanza, un sicuro passo in avanti della rivoluzione proletaria mondiale, un tentativo pratico più importante di centinaia di programmi e di ragionamenti. Analizzare questa esperienza, ricavarne delle lezioni di tattica, rivedere, sulla base di questa esperienza, la sua teoria, questo fu il compito che Marx si pose” [7].

D’altro canto i proletari dotati di coscienza di classe dei paesi più avanzati in cui non si è innescato il processo rivoluzionario non devono perdere fiducia nella necessità della rivoluzione socialista dinanzi alle inevitabili contraddizioni che si produrranno nel solo paese che è riuscito a realizzare il rovesciamento rivoluzionario. Rivolgendosi a costoro, Lenin afferma: “a questo punto essi debbono rendersi conto di quanto accade e dire: i russi si sono accinti a un magnifico compito, e che se loro lo svolgono male, noi possiamo fare meglio” [8].

D’altra parte, sebbene sia molto probabile che la Rivoluzione provochi i ceti proprietari nazionali a scatenare la guerra civile e la borghesia internazionale a isolare il paese, se non ad aggredirlo, per assicurare la vittoria al processo rivoluzionario il comunista non deve, secondo Lenin, arretrare dinanzi “a nessun sacrificio, nemmeno a quello di una parte del proprio territorio, nemmeno a quello imposto dalle gravi sconfitte che infligge l’imperialismo” [9], né tantomeno alla conseguente “contrazione della produzione, come gli avversari borghesi della schiavitù nell’America del nord non hanno arretrato dinanzi alla contrazione della produzione del cotone causata dalla guerra civile degli anni 1863-1865” [10].

Dunque è proprio la necessità storica che il processo rivoluzionario, quasi certamente, non potrà che partire in un solo paese – per poi mirare a svilupparsi su scala internazionale – che in modo quasi altrettanto sicuro renderà necessarie guerre socialiste difensive. Come osserva Lenin: “Questo fatto provocherà non solo attriti, ma anche l’aperta tendenza della borghesia degli altri paesi a schiacciare il proletariato vittorioso dello Stato socialista. In tali casi la guerra da parte nostra sarebbe legittima e giusta. Sarebbe una guerra per il socialismo, per l’emancipazione degli altri popoli dall’oppressione della borghesia” [11]. Dunque, a parere di Lenin, non può venir considerato un vero socialista chi non dimostra coi fatti di esser pronto a far subire perfino i più gravosi sacrifici alla “propria” patria, purché progredisca realmente la causa della rivoluzione socialista.

Tanto più che, a parere di Lenin, persino i tentativi rivoluzionari sconfitti hanno avuto una funzione storica progressiva poiché:

  1. “le masse acquisteranno esperienza, si istruiranno, raccoglieranno le forze” [12];
  2. porranno all’ordine del giorno una serie di principi fondamentali ed eleveranno, in tal modo, la vita politica ad un livello superiore, costringendo le classi dominanti a tener conto delle rivendicazioni fondamentali dei subalterni. Ad esempio, “chiunque consideri la storia in modo consapevole – osserva Lenin – dirà che la Rivoluzione francese, benché sconfitta, ha tuttavia trionfato perché ha dato al mondo intero le basi della democrazia borghese, della libertà borghese, che non potranno più essere eliminate” [13];
  3. prepareranno il terreno a una successiva rivoluzione vittoriosa, svolgendo la funzione di “prova generale” e ridestando all’azione politica settori sociali sino ad allora passivi. Ad esempio, osserva Lenin a proposito della Rivoluzione del Febbraio 1917: “questa rivoluzione di otto giorni è stata ‘recitata’, se è consentita la metafora, dopo una decina di prove parziali e generali; gli ‘attori’ si conoscevano tra loro, conoscevano la loro parte, il loro posto e il palcoscenico in lungo e in largo, conoscevano fin nelle minime sfumature d’un qualche rilievo le tendenze politiche e i metodi d’azione” [14];
  4. riveleranno la natura di classe delle differenti formazioni politiche, sperimentando nella pratica la concretezza e universalità dei differenti programmi. Così, ad esempio, “la prima rivoluzione (1905) aveva dissodato profondamente il terreno, sradicato pregiudizi secolari, ridestato alla vita e alla lotta politica milioni di operai e decine di milioni di contadini, rivelato le une alle altre e al mondo intero tutte le classi (e tutti i principali partiti) della società russa nella loro vera natura, nella connessione reale dei loro interessi, delle loro forze, dei loro metodi d’azione, dei loro scopi immediati e lontani” [15].
  5. porranno, o quantomeno dimostreranno concretamente la capacità di direzione politica di una classe sociale sino ad allora esclusa, indicando i limiti e le potenzialità per tutte le successive rivoluzioni. Così la Rivoluzione d’ottobre “è entrata nella storia come una conquista del socialismo, e su questa esperienza la futura rivoluzione internazionale costruirà il suo edificio socialista” [16].
  6. offriranno un prezioso ed imprescindibile materiale per lo sviluppo della teoria rivoluzionaria. Così, ad esempio, «è noto che alcuni mesi prima della Comune, nell’autunno del 1870, Marx metteva in guardia gli operai parigini, mostrando loro che ogni tentativo di rovesciare il governo sarebbe stato una sciocchezza dettata dalla disperazione. Ma quando nel marzo 1871, la battaglia decisiva fu imposta agli operai, ed essi l’accettarono, cosicché l’insurrezione divenne un fatto compiuto, Marx, nonostante i cattivi presagi, salutò con entusiasmo la rivoluzione proletaria” [17].

Quindi, sebbene Marx ed Engels avessero a ragione messo sino all’ultimo in guardia i comunardi da quello che gli sembrava un tentativo intempestivo e, dunque, privo di possibilità di successo, una volta che l’insurrezione divenne un fatto la sostennero ed, essendo falliti i tentativi di raggiungere fisicamente Parigi stretta d’assedio, la difesero teoricamente dai detrattori sino al punto di rimettere in discussione alla luce di tale azione il proprio modello teorico-politico. Se tale fu l’atteggiamento dei padri del marxismo, di fronte a un tentativo limitato a una sola città e durato poche decine di giorni, quale dovrebbe essere l’atteggiamento di uno studioso progressista oggi dinanzi ad una rivoluzione che ha interessato territori immensi come quelli dell’Urss, senza contare i cosiddetti paesi satelliti, e che è durata oltre settant’anni?

Note
[1] I. V. Lenin, La III Internazionale e il suo posto nella storia, [aprile 1919], in Sulla rivoluzione socialista, Edizioni Progress, Mosca 1979, p. 404.
[2] Id., L’estremismo, malattia infantile del comunismo [aprile 1920], in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 450.
[3] Id., Lettera agli operai americani (agosto 1918), in Opere complete, Editori Riuniti, Roma 1966, vol. 28, p. 75.
[4] Id., Strano e mostruoso [febbraio 1918], in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 307.
[5] Id., Sei tesi sui compiti immediati del potere sovietico [aprile-maggio 1918], in Sulla rivoluzione… op. cit.p. 321.
[6] Id., Sulla nostra rivoluzione [Gennaio 1923], in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 585.
[7] Id., Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione [agosto-settembre 1917], in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 151.
[8] Id., Rapporto sulla revisione del programma e il cambiamento della denominazione del partito tenuto nel VII congresso straordinario del PC(b)R [marzo 1918], in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 314.
[9] Id., Lettera agli operai americani [agosto 1918], in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 345.
[10] Id., Primo abbozzo di tesi sulla questione agraria [giugno-luglio 1920] in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 509.
[11] Id., Il programma militare della rivoluzione proletaria [settembre 1916] in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 86.
[12] Id., Risultati della discussione sull’autodecisione [luglio 1916], in Opere…, cit., vol. 22, p. 355.
[13] Id., Come si inganna il popolo con le parole d’ordine di libertà e di eguaglianza [maggio 1919], in Sulla rivoluzione… op. cit., p.409.
[14] Id., Lettere da lontano [marzo 1917], in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 97.
[15] Ibidem.
[16] Id., Discorso al I congresso dei consigli delleconomia nazionale [maggio 1918], in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 331.
[17] Id., Stato e rivoluzione [agosto-settembre 1917], in Sulla rivoluzione… op. cit., p. 150.

09/06/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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