La stampa: storia di un'invenzione non europea

Nonostante quanto ci è stato insegnato, la superiorità occidentale sembra avere fondamenta abbastanza scricchiolanti come si vede, ad esempio, andando a studiare con attenzione la storia dell’origine della stampa.


La stampa: storia di un'invenzione non europea Credits: https://www.alamy.it/fotos-immagini/l'invenzione-della-stampa-dei-libri.html?sortBy=relevant

Aprendo un qualunque manuale storiografico al capitolo sul rinascimento troveremo senza dubbio un, generosamente lungo, paragrafo sull'invenzione della stampa ad opera di un tale Gutenberg, monaco tedesco che nel 1453-1455 stampa una copia della Bibbia nella sua lingua madre; a ciò segue celebrazione dell'ingegno euro-rinascimentale con una, oggettivamente vera, descrizione del cambiamento significativo che la stampa ha rappresentato per l'Europa dell'epoca.

Effettivamente, tuttavia, la proposizione di esordio sarebbe vera se prendessimo in analisi, come sempre facciamo, solo i manuali occidentali. Ipotizziamo, pur non avendone sottomano, che un manuale storiografico cinese o coreano racconti una storia un po' diversa. Difatti, anche con una banale consultazione delle più comuni fonti digitali, si scopre che la prima forma di stampa va attribuita alla Cina della dinastia Tang (618-907 D.C.) con il meccanismo delle matrici (blocchi di legno sui quali si incidevano scritture e immagini), infatti si stampavano faticosamente ma molto precisamente intere opere, perlopiù di natura religiosa, esattamente come faranno più tardi gli europei.

Ora, si potrebbe controbattere che a Gutenberg viene attribuita non l'invenzione della stampa in generale ma di quella a caratteri mobili. Tuttavia, anche qui, la cieca difesa del primato europeo scade nel revisionismo: con una breve ricerca si trova immediatamente che l'inventore della tecnica a caratteri mobili, rivoluzionaria rispetto alle matrici più ingombranti e bisognose di maggiore mano d'opera per essere manovrate, è attribuita a un tale Bi Sheng che nel 1041-1048, periodo della dinastia Song, inventa la tecnica a caratteri mobili ben 4 secoli prima di Gutenberg in Europa.

E talmente consolidato e ovvio il dato che la maternità della stampa sia cinese che nella storiografia del paese del dragone viene inserita nelle "4 grandi invenzioni della Cina"! Ne sia la prova che, in un periodo in cui in Europa la carta moneta non era neanche un concetto, nella Cina di Bi Sheng l'imperatore fa stampare banconote con questa tecnica, producendole in serie, mentre sotto la dinastia Jin (1115-1234) si stampano assegni e documenti ufficiali con stampa a caratteri mobili in rame.

Al livello storiografico la sentenza corretta è: "nel 1455-1453 Gutenberg porta in Europa la tecnologia della stampa a caratteri mobili e ne produce una unità non in rame ma in ferro"; ma i nostri manuali si ostinano a dire che noi europei abbiamo inventato la stampa a caratteri mobili.

Eurocentrismo e revisionismo storico si saldano naturalmente quando si viene a parlare di meriti e contributi non occidentali allo sviluppo della civiltà come la conosciamo oggi.

La Cina c'era prima che l'Europa fosse qualcosa di più di un’espressione geografica, c'era mentre l'Europa si lanciava alla conquista di mezzo mondo sgozzandone gli abitanti, e c'è ora che il "vecchio" continente si trova nel declino maggiore della sua storia mentre Asia, Africa e America Latina reclamano il loro giusto posto nello scacchiere internazionale.

La civiltà cinese non ha bisogno dei nostri riconoscimenti per prendersi il suo pezzo di storia e presente.

24/07/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Adriano Morgia

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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