Le origini filosofiche del marxismo

L’importanza della filosofia hegeliana per una comprensione adeguata e non dogmatica del marxismo.


Le origini filosofiche del marxismo Credits: https://www.tesorosdesabiduria.com/2017/06/hegel-marx-engels-communist-manifesto.html

“Una conoscenza più o meno completa del marxismo costa oggi – mi ha assicurato un mio collega – dai venti ai venticinquemila marchi-oro [oggi pari a circa 100 mila euro], e senza tutte le finezze e i dettagli. Per meno non si ottiene niente di veramente buono, al massimo un marxismo di mezza tacca, senza Hegel o senza Ricardo”, osservava Bertolt Brecht nel suo sempre attuale Dialoghi di profughi(Einaudi, Torino 1997).

Proprio per questo, dopo aver in lungo e largo esposto il pensiero di Marx nei precedenti anni accademici, abbiamo deciso di inaugurare le lezioni di quest’anno dell’Università popolare Antonio Gramsci con un corso intitolato: “Le origini filosofiche del marxismo: la filosofia di G.W.F. Hegel” [1]. In tal modo contiamo di offrire ai partecipanti ai corsi di questi anni la possibilità di dotarsi di un marxismo non di mezza tacca e, per di più, a buon mercato. Anche perché, come osserva ancora a ragione Brecht: “E, per di più, il mio collega calcola soltanto le spese per libri, tasse universitarie e ore di lavoro, e non quello che uno ci rimette per via delle difficoltà che incontra nella carriera, o per eventuali detenzioni, e tralascia anche il fatto che nelle professioni liberali l’efficienza diminuisce notevolmente, dopo una lettura approfondita di Marx; in determinati campi, come la storia e la filosofia, non si ridiventa mai più veramente ‘bravi’ dopo esser passati attraverso Marx” (Ibidem).

Tanto più che il più grande e creativo marxista, V. I. Lenin – al punto che molti ancora in tutto il mondo trovano più corretto parlare di marxismo leninismo – notava, nei suoi Quaderni filosofici, “non si può comprendere a pieno Il capitale di Marx e in particolare il suo primo capitolo senza aver studiato a fondo e compreso tutta la Logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx!”. Proprio per questo, in piena Prima guerra mondiale, appena due anni prima lo scoppio della rivoluzione, Lenin si dedica anima e corpo allo studio del pensiero di Hegel per risalire alle fonti filosofiche del pensiero di Marx. A tale scopo, si confronta in particolare proprio con la Scienza della logica.

Dalle preziose annotazioni contenute nei suoi Quaderni filosofici, pubblicati postumi, il grande rivoluzionario russo cerca di mostrare come la comprensione della logica dialettica hegeliana sia una chiave di accesso imprescindibile a Il capitale di Marx. Il concetto decisivo della filosofia hegeliana ereditato dal marxismo è, a suo avviso, proprio la contraddizione dialettica, che consente di comprendere come il corso storico non si sviluppi secondo un’evoluzione lineare, ma in modo contraddittorio, sulla base del conflitto tra gli opposti. Dunque, per rimanere un’efficace guida per l’azione politica, Lenin ne deduce che il marxismo non può ridursi a un sistema di leggi universalmente valide, ma deve costantemente aggiornare la sua comprensione della realtà, tenendo conto dei mutamenti intervenuti nel mondo storico. Proprio per questo Lenin, due anni prima della sua morte, in un articolo dedicato al materialismo militante – che ha assunto lo statuto di una sorta di testamento filosofico – non reclama la fondazione di una “società per lo studio della dialettica marxista”, bensì ha di mira una “società degli amici materialisti della dialettica hegeliana”. (V. I. Lenin, Sul significato del materialismo militante, 1922).

Appena un anno più tardi, nella sua opera decisiva, che ha inaugurato il marxismo occidentale: Storia e coscienza di classe, György Lukács, presumibilmente il più significativo filosofo marxista, indagando il metodo filosofico del pensiero di Marx, risale proprio alla dialettica hegeliana. In questa decisiva opera, nella quale Lukács stesso ammetterà di “esser stato più hegeliano di Hegel”, egli muove proprio a partire dalla dialettica una altrettanto decisiva critica al positivismo, dominante nel marxismo della Seconda Internazionale, che pretendeva di studiare i fenomeni sociali utilizzando il metodo delle scienze naturali. In tal modo l’ideologia allora e, per molti aspetti, ancora oggi dominante naturalizza gli assetti sociali del modo di produzione capitalistico, assunti come dei fatti e non considerati, dialetticamente, come dei prodotti storici. Il metodo dialettico di origine hegeliana è, dunque, contrapposto da Lukács a questa considerazione dei fenomeni sociali, che non storicizzandoli non è in grado di coglierne la natura transitoria e, soprattutto non è capace di individuare il legame organico che li unisce tra di loro. Al contrario, la teoria sociale marxiana usa il concetto hegeliano di totalità, che gli consente di considerare la società non come un aggregato di parti, ma come un insieme organico, in cui ogni componente trova senso unicamente nella relazione con le altre e con il tutto.

Sarà ancora Lukács, qualche anno più tardi, nel suo decisivo Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica (1948), a rovesciare completamente l’interpretazione borghese sino allora dominante di Hegel che ne mirava a fare un pensatore romantico e mistico e un reazionario sostenitore dell’assolutismo prussiano per sbarrare la strada a chi tentava di risalire alle radici filosofiche del marxismo. Al contrario, nella sua essenziale monografia, ancora oggi essenziale come primo approccio all’opera di Hegel, Lukács interpreta Hegel come l’ultimo grande esponente della fase progressista della filosofia borghese. In particolare Lukács dimostra con dovizia di particolari l’importanza decisiva che ha avuto nella formazione del pensiero hegeliano lo studio dell’economia politica classica, oltre al suo costante interesse per le questioni sociali del mondo moderno.

Un altro grande pensatore marxista, Karl Korsch, nel suo Marxismo e filosofia – anch’esso considerato un testo decisivo per lo sviluppo del marxismo occidentale – ritiene indispensabile valorizzare il debito del marxismo nei confronti della filosofia hegeliana, di contro alle concezioni sino allora dominanti che tendevano a ridurre il marxismo a una mera teoria economica o a una teoria sociologica. Entrambe queste scienze presuppongono un dualismo, ovvero una netta separazione tra indagatore e oggetto di indagine, mentre al contrario, tornando a Hegel, è indispensabile per valorizzare l’opera di Marx mostrare come in essa la realtà sociale sia considerata, hegelianamente, come una totalità organica di cui è parte integrante la coscienza, innanzitutto di classe, quale strumento attivo indispensabile alla trasformazione rivoluzionaria.

Per altro già Engels nel suo celebre Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca del 1888, aveva considerato il marxismo non in contrapposizione, come faranno purtroppo troppi marxisti, ma quale compimento della moderna filosofia razionale e in particolare dell’idealismo tedesco culminato nel pensiero di Hegel. Anzi, a parere dello stesso fondatore del marxismo, la stessa contrapposizione fra materialismo e idealismo, caposaldo di ogni interpretazione dogmatica del marxismo, doveva essere rimessa in discussione proprio perché lo stesso materialismo storico, da Engels fondato insieme a Marx, doveva essere considerato il naturale erede della dialettica hegeliana, da lui intesa quale teoria della storicità del reale, secondo una concezione che sarà sviluppata da Lukács e Gramsci.

Engels ha così messo in luce il profondo legame del marxismo con la filosofia hegeliana, in aperta polemica con il positivismo allora dominante all’interno dello stesso movimento operaio, che finiva inconsapevolmente con il fondare una nuova metafisica sulla base di una concezione astorica della scienza naturale. Al contrario Engels intende mostrare la validità del materialismo dialettico, quale sviluppo della dialettica hegeliana, nell’interpretazione non solo del mondo storico, ma anche dei fenomeni naturali. Intendendo la dialettica quale fondamento del movimento del reale, essa è considerata da Engels la logica dello sviluppo della natura, del mondo storico e del pensiero, sulla base della hegeliana identità di reale e razionale. In tal modo Engels recupera i fondamenti logico-metodologici della filosofia hegeliana anche per quanto concerne la filosofia della natura, rinvenendo delle significative analogie fra l’evoluzione del mondo naturale e quella del mondo storico.

Del resto Marx stesso aveva fatto vanto a Hegel, a questo “individuo colossale al quale dobbiamo tanto” (K. Marx, Marx-Engels Werke, vol. 33, p. 665) che egli “per primo comprese la storia della filosofia nel suo insieme” (K. Marx, “Lettera a Lassalle” del 1858 in Marx-Engels Werke, vol. 29, p. 549). E ancora, in merito al riconoscimento del debito da lui stesso contratto nei confronti di Hegel e in particolare della sua dialettica, si veda tanto la “Lettera a Kugelmann” del 27 giugno 1870, quanto la celebre Postazione alla seconda edizione de Il capitale del 1873, in cui Marx sostiene esplicitamente d’aver “civettato” con Hegel nella stesura del suo capolavoro ed esprime disprezzo nei confronti dei suoi contemporanei, “epigoni imbronciati, pretenziosi e mediocri” che continuavano a denigrare Hegel dilettandosi a trattarlo come un “cane morto”, utilizzando – come spesso avviene – un’espressione utilizzata già dallo stesso Hegel per stigmatizzare i suoi contemporanei che consideravano appunto “un cane morto” Spinoza. Al contrario, a parere di Marx, Hegel “è stato il primo ad esporre le forme generali del movimento [dialettico] in modo ampio e cosciente” (K. Marx, Marx-Engels Werke, vol. 23, p. 27).


Note

[1] Il corso, tenuto dal sottoscritto, ha luogo ogni mercoledì al Centro Culturale Cento Fiori, via Goito 35/b, Roma (metro Stazione Termini) dalle ore 18 alle 21. Il corso è così strutturato: dopo i primi due incontri dedicati ai giovanili scritti teologico-politici e alle tesi di fondo della filosofia di Hegel, proseguirà con un terzo e un quarto incontro il 19 e il 26 settembre dedicati alla Fenomenologia dello spirito. Il 3 e il 10 ottobre affronteremo la Scienza della logica, il 17la filosofia della natura e dello spirito soggettivo. Infine, il 24 ottobre, analizzeremo I lineamenti di filosofia del diritto, mentre il 31 ottobre la filosofia della storia e lo spirito assoluto. Le prime due lezioni e, poi, anche le successive saranno consultabili alla pagina https://www.youtube.com/channel/UCAejVCDXlmCkXXvJCrQpJMA/videos

15/09/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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